DONNE IN NERO CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA

DA DONNE IN NERO DI PADOVA:
Donne in Nero di Padova

sono in piazza Garibaldi

mercoledì 4 giugno alle 17.30

contro pacchetti sicurezza e tolleranza zero


SICUREZZA è divb2dd2f9a022ad7f42f3ecd7d57aa0fe2.jpgentata la parola magica che domina sulle pagine dei quotidiani, nelle cronache dei telegiornali, nei discorsi dei politici e degli amministratori.
Si invoca la SICUREZZA contro la VIOLENZA cercando capri espiatori da punire e/o espellere. Si strumentalizza anche la VIOLENZA CONTRO LE DONNE addebitandola spesso alla presenza degli stranieri, dando così vita a un clima xenofobo e razzista, introducendo misure repressive discriminatorie, militarizzando luoghi e vite e limitando i diritti di tutte e tutti.

Ma la VIOLENZA MASCHILE CONTRO LE DONNE non ha passaporto, non è cronaca nera né questione di ordine pubblico, nasce dalle relazioni disuguali tra gli uomini e le donne, sia nel privato che nel pubblico.

Su questa violenza esercitata dagli uomini contro le donne è ora che tutti, uomini e donne, cominciamo a porci delle domande:

Da dove nascono tutti questi maltrattamenti, stupri, omicidi fatti da mariti, compagni, padri, fratelli, amici  contro le loro mogli, compagne, sorelle, figlie, amiche?
Cos’è questo nuovo mercato sessuale globale in cui uomini abusano di donne preferibilmente straniere, uomini extracomunitari stuprano cittadine europee, uomini maturi europei affollano le linee aeree per andare a fare sesso con minorenni thailandesi, clandestine dell’est si prostituiscono con cittadini dell’ovest?

E quindi:
 
Quando si smetterà di scambiare la libertà femminile per disponibilità sessuale?
Quando si smetterà di associare la virilità, l’essere maschi, all’essere forti confondendo la forza con la violenza?
Quando le relazioni tra uomini e donne diventeranno relazioni libere tra persone libere?

Noi crediamo che la soluzione non verrà certo dai “pacchetti sicurezza”, dalla “tolleranza zero” che punisce gli “altri”, – islamici, rumeni, rom… –  vedendo in essi la violenza che non si vuol vedere in se stessi.

Fino a che non cambierà la cultura di questo paese non ci sarà nessuna città sicura per le donne: non servono le telecamere a ogni angolo o la militarizzazione del territorio, mentre è assolutamente necessario riempire e vivacizzare le strade e non svuotarle. Ma c’è bisogno, soprattutto, di impegnarsi per trasformare le relazioni tra gli uomini e le donne (ma anche tra nativi/e e migranti, tra “noi” e “gli/le altri/e”), affinché non siano più relazioni basate su rapporti di forza, ma sul reciproco rispetto e riconoscimento.


assurdità giornaliere

La portavoce della Destra vuole abolire la legge Merlin
No bipartisan: sarebbe un ulteriore sfruttamento

e91a37b8683970069de204e91e8beadc.jpgSantanché: riaprire le case chiuse
“Facciamo subito un referendum”

Sulle strade italiane ogni anno si prostituiscono circa 70 mila donne
di FRANCESCO BEI

  ROMA – Daniela Santanché, sparita dai radar dopo la sfortunata prova come candidato premier della Dest5b31429ee211450dd98b5640f8798d52.jpgra, è tornata. “Un ritorno – confida sulla scalinata della Cassazione – alla maniera della “Santa”… col botto!”. Il “botto” è una richiesta referendaria, depositata ieri mattina insieme a un comitato promotore tutto al femminile (Storace e La Destra non c’entrano), per l’abolizione della legge Merlin e la conseguente riapertura in Italia dei bordelli. Con uno spolverino di lino ecru, collana di rubini, occhialoni neri Prada, Santanché sfida “i furbi e gli ipocriti” lanciando la sua provocazione: “A cinquant’anni dalla sua nascita la legge Merlin non può essere considerata un tabù. E’ necessario cambiarla profondamente garantendo strade sicure ai cittadini e libertà dalla schiavitù alle prostitute”.

E’ consapevole che la proposta “dividerà il Paese” – viste le reazioni, largamente contrarie, lo sta già dividendo – ma tira dritto ugualmente. Anche contro il Vaticano: “Non so come si comporterà la Chiesa, è chiaro che avrà una posizione diversa, ma noi andremo avanti lo stesso”. Del resto parlando con le sue amiche, prima della presentazione ai giornalisti, la pasionaria glamour pronostica l’ostilità del mondo cattolico, ma non sembra preoccuparsene troppo: “Se dovessi sempre tener conto della Chiesa non farei nulla, io per esempio non sono d’accordo con la posizione del Vaticano sugli anticoncezionali”.

Dunque si parte con la raccolta firme, sulle spiagge italiane e ai concerti, per liberare le schiave del sesso “dai capi maschi che rubano loro anche i guadagni fatti vendendo il proprio corpo”. Per il futuro la Santanché immagina “cooperative di donne” che gestiscano, sotto controllo medico e fiscale, i casini.

E su questa battaglia spera di trovare il ministro Roberto Maroni, “che ha enunciato un piano sicurezza importante”, e “soprattutto le donne, di ogni schieramento politico”, a partire dalle ministre del governo Berlusconi.

FONTE: la Repubblica http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/proposta-santanche/proposta-santanche/proposta-santanche.html

presenza femminile in politica? nebulosa astratta

DONNATV   

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dopo la formazione del governo Berlusconi è scesa in
strada a parlare con donne e uomini per conoscere la loro
opinione sulla presenza femminile in politica. Risultato? La
maggio parte non sa quante siano le donne nel Parlamento o
al governo, in molti ignorano chi sia Mara Carfagna d9f9627ed03efcef165e76d96055c48a.jpg, la
nuova ministra delle Pari Opportunità, e buona parte degli
intervistati non pensa che la sottorappresentanza femminile
sia un problema.
Ma c’è anche ci conosce una sola donna impegnata in
politica: Vladimir Luxuria.
Donnatv ci segnala il video “Donne e politica: opinioni nel centro
commerciale” nel canale società su

www.donnatv.it

 

rapporto Save the children

di Daniela Del Boca

Nel rapporto di Save the Children l’Italia è agli ultimi posti fra i paesi europei per condizioni di salute, lavoro e pari opportunità delle madri. Quoziente familiare e detassazione degli straordinari  aumentano il divario tra lavoratori e lavoratrici. Mentre con costi simili si potrebbero detassare le spese delle famiglie con figli in cui le madri lavorano e usano servizi, in un percorso volto a modificare la struttura familiare italiana, caratterizzata da ruoli fortemente tradizionali. Altrimenti, il rischio è di rendere ancora più grave il binomio donne a casa e culle vuote.

Nel giorno della festa della mamma è stato pubblicato il nono rapporto di Save the Children dal titolo “State of the World’s Mothers” (www.savethechildren.org) che mostra un ranking per molti paesi sviluppati e non, sulla condizione di salute, lavoro e pari opportunità delle madri. L’Italia è al diciannovesimo posto, ultima o quasi dei paesi europei.

LA SITUAZIONE E LE PRIORITÀ DEL GOVERNO

Tra i fattori che spingono l’Italia così in basso ci sono i divari di reddito uomo/donna (che ci vede allo stesso livello del Belize, della Repubblica Dominicana e dell’ Honduras) e ben lontani dall’80 per cento circa della maggior parte dei paesi del Nord Europa.
Un altro fattore è la rappresentanza politica, cioè la percentuale di donne presenti nel governo nazionali (solo il 17 per cento ) che ci vede simili al Gabon, o alla Bolivia e di nuovo ben distanti dal Nord Europa (con il 44 per cento). Mentre in questi paesi il tasso di partecipazione delle donne, con figli e non, è quasi uguale a quello maschile e il numero di figli per donna è vicino a due, in Italia più di una donna su due, in età di lavoro, non è occupata e ha un figlio solo o nessuno.
Nonostante l’avvicinarsi degli obiettivi  di Lisbona e gli appelli recenti del  Presidente della Repubblica che chiede di “affrontare le politiche per la famiglia, con misure volte ad elevare il tasso di occupazione femminile e a conciliare la vita familiare e la vita lavorativa” (1), sembra che le priorità annunciate dal nuovo governo vadano nella direzione opposta.
Da un lato è indicativo il basso numero di donne ministro, solo quattro su ventuno, nel nuovo esecutivo, dall’altro sono significative le proposte di quoziente familiare, che sostengono le famiglie monoreddito, e di detassazione degli straordinari che aumenta il divario tra lavoratori e lavoratrici.
Il sistema con quoziente familiare fa pagare alle donne che lavorano un’aliquota certamente più elevata rispetto all’attuale, in quanto determinata anche dal reddito del coniuge: inevitabilmente non può che scoraggiare la partecipazione femminile al mondo del lavoro, e ciò in una situazione come quella italiana caratterizzata dal gap occupazionale tra uomini e donne più alto d’Europa. 
La detassazione degli straordinari, poi, è un intervento a favore dei lavoratori che fanno (e possono fare) gli straordinari e quindi favorisce principalmente uomini, che lavorano al Nord e nelle grandi imprese. Non favorisce certo donne con figli piccoli, giovani, anziani, proprio quando il grosso problema del mercato del lavoro italiano continua a essere costituito dai bassi tassi di occupazione di queste fasce e porta a esacerbare il già grave divario tra uomini e donne.
Inoltre, incentiva le imprese a usare le ore di lavoro rispetto al numero di lavoratori: straordinario al posto del lavoro normale (si legga l’ultimo invervento di Matteo Richiardi). Il problema del nostro mercato del lavoro è il basso tasso di occupazione, non il basso numero di ore lavorate, a differenza di altri mercati del lavoro meno regolati dove le imprese usano il numero degli occupati invece delle ore di lavoro per aggiustare la produzione al variare della domanda.

L’ALTERNATIVA

Con costi simili, 2 miliardi circa, si potrebbero invece detassare le spese delle famiglie con figli in cui le madri lavorano e usano servizi ( si veda l’articolo di Boeri e Del Boca “Chi Lavora in Famiglia“) . Un intervento di questo tipo oltre che incentivare il lavoro delle donne, soprattutto con figli, potrebbe incentivare l’emersione di lavoro nero (badanti, babysitter), a creare nuova occupazione (servizi aggiuntivi necessari per le famiglie in cui si lavora in due).
Si tratta di proseguire un percorso volto a modificare la struttura familiare italiana caratterizzata da ruoli fortemente tradizionali in cui le donne sono dipendenti dalla famiglia ed esposte a rischi di disoccupazione, separazioni familiari, restringendo il divario tra redditi e opportunità tra uomini e donne. Le misure proposte vanno nella direzione opposta, con il rischio di rendere ancora più grave il binomio donne a casa e culle vuote.

(1) la Repubblica 11 maggio 2008

DANIELA DEL BOCA RISPONDE AI COMMENTI

di Daniela Del Boca

Appare evidente in questi commenti una forte contrapposizione tra donne e uomini. Mentre le donne chiedono più opzioni, per aumentare la possibilità di conciliazione lavoro-famiglia e parità di responsabilità nella famiglia (part-time, reinserimento dopo i periodi di maternità,orari degli asili più flessibili, politiche aziendali  family..), gli uomini che tendono a considerare come vincolante  qualsiasi soluzione che possa incentivare il lavoro femminile, sostenendo l’importanza del lavoro familiare delle donne.
Inoltre emerge una radicata convinzione della componente maschile che le preferenze delle donne non siano ben note e male interpretate e che in realtà ogni donna desideri soprattutto rimanere a casa ad accudire marito e figli. Strano che nessuna donna che ci scrive rivendichi questa vocazione.
L’obiettivo qui era di ragionare su politiche che allarghino le possibilità di scelta e che rispondano ad esigenze diverse di famiglie diverse nell’ottica di una maggiore uguaglianza di opportunità più che uguaglianza degli esiti. L’obiettivo non è mandare tutti i bambini al nido ma mettere tutti nelle condizioni di avere per i figli piccoli di tipo di cura che ritengono più appropriata. Né di mandare tutte le donne a lavorare.
Siamo convinti che molte donne hanno preferenze per il lavoro in casa. Tuttavia una parte di esse desidera lavorare  e ne ha anche bisogno. Lo dimostrano un tasso di disoccupazione del 10% e il fatto che tra gli inattivi disposti a lavorare (secondo le indagini ISTAT)  il 67% sono donne. Lo suggerisce, tra le varie cose, il fatto che le giovani donne italiane di oggi siano in media più istruite dei loro coetanei maschi (il 25% delle venticinquenni raggiunge la laurea contro il 19% dei loro coetanei)
Lo desiderano e ne hanno bisogno anche perchè i redditi familiari italiani (soprattutto delle famiglie con figli piccoli) sono tra i più bassi d’Europa e i tassi di separazione/ divorzi sono in crescita e si stanno avvicinando a quelli degli altri paesi europei. L’obiettivo qui è pensare a interventi che aumentino le opportunità di fare la propria scelta con una varietà di opzioni maggiore di quella attuale.

Per quanto riguarda il quoziente familiare per una spiegazione piu’ approfondita si rimanda “Imposte:una questione di famiglia”di Maria Concetta Chiuri e Daniela Del Boca a “Aliquote rosa” di Marco Leonardi e Carlo Fiorio) e a “Quel singolare quoziente di famiglia” di Claudio De Vincenti e  Ruggero Paladino, 5 Marzo 2007). Come si spiega in questi articoli, il quoziente familiare favorisce, rispetto al sistema attuale, la famiglie dove entra un unico reddito elevato tramite l’abbassamento dell’aliquota media che deve pagare. Mentre se ci sono due percettori di reddito, quello con reddito inferiore e’ sottoposto ad una aliquota marginale decisamente più alta elativamente al sistema di tassazione disgiunto (il reddito più basso è in genere quello femminile), con conseguente disincentivo a possedere un reddito da tassare.
E’ sicuramente vero che in Francia, dove è in vigore il quoziente familiare da molto tempo, il tasso di partecipazione femminile è tradizionalmente  molto più elevato  rispetto al caso italiano. E’ altresì vero che in Francia sono da tempo adottatati molti strumenti di conciliazione famiglia-lavoro decisamente carenti in Italia, quali asili statali e privati più diffusi ma anche forte presenza di asili aziendali, orari di lavoro più flessibili e ridotti, incentivi statali per l’assistenza domiciliare dei bambini e, infine, generosi sussidi per i figli (Allocation Parental d’Education). Tutto questi strumenti hanno contribuito al “miracolo” francese, ovvero alta natalità ed alta partecipazione femminile al mercato del lavoro.
Per un confronto delle varie politiche per la famiglia e indicatori dettagliati che comprendono anche il benessere dei bambini (1)

Un ultimo aspetto riguarda il presunto effetto negativo dell’uso dei servizi educativi per la prima infanzia sul benessere dei bambini. Studi recenti che hanno analizzato a fondo questa questione (tra questi il premio Nobel 2000 James Heckman) mostrano come i servizi educativi per l’infanzia (quelli di alcune regioni Italiane  sono tra l’altro tra i migliori d’Europa) offrono ai bambini importanti possibilità di interazione, soprattutto per i bambini italiani che crescono spesso senza fratelli o sorelle, ed enormi possibilità  di stimolo e apprendimento. Vi è inoltre la convinzione che i bambini risentano del lavoro della madre in termini di minor tempo e minori attenzioni a loro dedicati. I dati Multiscopo  ISTAT mostrano, invece, che le donne che lavorano ‘compensano’ il minor tempo a loro disposizione riducendo in primis il proprio tempo libero piuttosto che quello passato con i figli; inoltre, tendono a incrementare le attività di qualità (quali lettura , gioco, etc) sicuramente positive per lo sviluppo del bambino. Rimane, pertanto, tutta da provare l’eventuale relazione negativa fra lavoro della madre e sviluppo del bambino. Queste ricerche mostrano anche che l’apporto dei padri e ‘ molto importante ai fini dello sviluppo cognitivo e non dei bambini piccoli indicando come anche dalle prime fasi del ciclo vitale il ruolo dei genitori potrebbe essere molto più intercambiabile.

(1) si veda Del Boca D. e C. Wetzels “Social Policies Motherhood and Labour Markets” Cambridge University Press 2007

http://www.lavoce.info/articoli/-famiglia/pagina1000425.html

UNIVERSITA’ DI UDINE: LA PRIMA DONNA RETTORE!!

è VERAMENTE BUFFO CHE LA PRIMA DONNA RETTORE SI CHIAMI “COMPAGNO” 

A UDINE LA PRIMA DONNA RETTORE!
ecco il link su Repubblica.it

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scuola/rettore-donna/1.html

 

Fumata bianca dopo 3 votazioni per scegliere il sostituto di Honsell alla testa dell’ateneo friulano

696c6271478af634691d3b0c9ef319f0.jpgCompagno prima donna rettore

Udine, ha battuto per 28 voti il preside di Ingegneria De Toni
E’ originaria di Rigolato e ha cinquant’anni
Insegna strategia d’impresa ed è preside vicario di Economia
Ha lanciato il premio Start cup

UDINE.È donna il settimo rettore dell’università friulana. Dopo tre fumate nere ad avere la meglio è stata Cristiana Compagno. Il preside vicario di Economia con 285 voti ha avuto la meglio sul preside di Ingegneria, Alberto Felice De Toni, che ha ottenuto 257 preferenze. Nove le schede bianche, cinque le nulle. È una delle poche donne italiane a capo di un’università, l’unica in questo momento a guidare un ateneo con oltre 15 mila studenti. La prima nella storia trentennale dell’università di Udine.
La docente di Strategia d’impresa gestirà l’ateneo friulano fino al 2011. Il risultato delle urne è stato ufficializzato, ieri, dal decano, Roberto Gusmani, intorno alle 15.30. Dopo un primo momento in cui De Toni era in vantaggio, la Compagno è passata in testa e ha vinto con 28 voti di scarto sul suo sfidante. Ha recuperato, insomma, parte dei colleghi che nelle precedenti consultazioni avevano votato scheda bianca. Nella sala del consiglio di palazzo Florio, la tensione era alle stelle. Come sempre i due candidati non seguivano lo spoglio, l’accordo era: «Ci troviamo alle 15.30 e saliamo assieme». Quando però i supporter della professoressa hanno capito che ormai il risulato non poteva più cambiare, l’hanno sollecitata a salire. Quando ha fatto il suo ingresso in sala, la professoressa è stata letteralmente travolta dai flash dei fotografi, ma soprattutto dagli abbracci di chi aveva seguito la lunga campagna elettorale chiusa, per la prima volta, con il ballottaggio.
Emozionata quel tanto che basta, la professoressa ha subito ringraziato chi le ha dato fiducia e ribadito il suo impegno ad analizzare i sistemi di qualità dell’università friulana radicata sul territorio e destinata a diventare un grande centro per l’internazionalizzazione. «Sono orgogliosa di essere stata votata anche da molti uomini, ringrazio tutti con tutto il cuore – ha aggiunto – è stata una campagna elettorale dura, ma sono certa che l’ateneo si ricompatterà perché le due squadre non erano in competizione. Buon lavoro avrò bisogno di tutti voi».
La professoressa Compagno, 50 anni, docente di Strategia d’impresa, ha sempre fatto della ricerca e dell’innovazione i suoi cavalli di battaglia. È stata lei a lanciare il premio Start cup e l’incubatore d’imprese Techno seed. Non a caso il suo predecessore, Furio Honsell, ha definito la vittoria della Compagno «la più bella, sono che anni apprezzo le sue qualità scientifiche. Mi fa molto piacere – ha ribadito – che nella storia dell’università italiana con più di 15 mila studenti, Udine sia la seconda ad avere un rettore donna. Prima solo Roma tre.Questo dimostra che a Udine innovazione e tradizione si confermano sempre».

diritto all’abitare

8a38a0bb7f7c46c17c368e6049e08440.gifun gruppo di donne e madri veneziane e i loro figli si sono accampate in campo dell’Erbaria, vicino a Rialto, per riportare l’attenzione sulla loro condizione, da circa due anni infatti queste donne sono costrette a vivere in alloggi Ater occupati, in condizione di estrema precarietà e con l’incubo costante dello sgombero. Queste donne rivendicano il diritto all’abitare e chiedono che venga posta l’attenzione sull’emergenza casa che da anni affligge venezia.

di qui sotto il comunicato delle donne e mamme veneziane

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DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI

Da anni un gruppo di donne e madri, grazie anche all’insipienza e all’incapacità di questa Amministarzione Comunale e degli uffici Casa preposti, è costretto a vivere in alloggi Ater occupati, in condizioni di estrema precarietà, con l’incubo costante dello sgombero. Non si tratta di cittadine extracomunitarie o di “perfide” rom, ma di giovani donne veneziane con figli minorenni nati sotto le ali del “leon”.

Quando il diritto all’abitare diventa un privilegio non ci sono case nè per i cittadini stranieri nè per i veneziani.

La guerra tra poveri che così può innescarsi ostacola e preclude la soddisfazione di un diritto universale di cittadinanza come la casa.

Da giovedì 22 Maggio queste donne occupano simbolicamente uno spazio importante del centro storico di Venezia.

Vengono difese e sostenute dal comitato Casa Santa Margherita, dal Sindacato Unine Inquilini, dai militanti del partito di Rifondazione Comunista.

Si sono installate in uno dei salotti di Venezia perchè da anni sono accampate in attesa di un alloggio pubblico. Secondo questa Amministrazione, targata partito Democratico, le case pubbliche sono poche. Forse è anche vero ma se non si restaurano quelle vuote e si vendono 170 alloggi per acquistarne poi 30 (strepitoso il cespite di guadagno) quelle poche saranno sempre meno e l’emergenza casa non potrà che aumentare. La precedenteAmministarzione comunale per casi analoghi era riuscita a trovare un’accordo con l’Ater – sanando di fatto situazioni di occupazione – dimostrando che si possono superare i limiti assurdi della Legge regionale vigente.

Reiterare il male è diabolico ma ripetere una cosa giusta è senz’altro un bene.

Le donne che difendono il loro diritto all’abitare chiedono:

* un incontro urgente con il Sindaco Cacciari e con l’Assessora Mara Rumiz
* l’avvio da parte del Comune di Venezia di una trattativa con l’Ater e con la Giunta Regionale per sanare quei casi di occupazione evidentemente determinati da gravi problemi sociali
* il ripristino del punto d’ascolto (URP) in Assessorato Casa per tutti gli utenti
* il rilancio delle politiche comunali sul problema della casa

donne e mammme veneziane

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petizione per Venezia

Questa petizione la trovate all’indirizzo  http://www.firmiamo.it/venezianoneunalbergo2

 fonte: 40xVenezia http://www.40xvenezia.it/

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A: al Presidente della Regione Veneto e al Sindaco di Venezia

I numeri dell’Osservatorio casa del Comune raccontano di un turismo onnivoro che ha già sottratto oltre mille abitazioni della città storica all’uso residenziale: ma si annuncia il peggio. Si chiama, infatti, “Nuova disciplina regionale in materia di turismo” il colpo mortale che potrebbe trasformare per legge Venezia in una città-albergo. Il testo in discussione in questi giorni in giunta regionale, a firma dell’ex assessore Luca Zaia, contiene tre novità capestro per la città storica:
L’articolo 131 arriva addirittura ad inventare una nuova tipologia di struttura, ovvero. la “dimora ospitale di Venezia”, che a fronte del solo obbligo di “arredi in stile tradizionale o mobilio d’epoca” liberalizzerà senza limiti l’apertura di nuovi super-affittacamere, fino a 18 stanze. Risultato: deregulation spinta e sanatoria per i molti alberghi-fantasma;
L’articolo 132, invece, autorizza ogni albergo ad aprire proprie dependance, in un qualsiasi immobile del suo stesso sestiere: ogni appartamento, in qualsiasi edificio, casa, condominio potrà diventare succursale d’hotel.
L’articolo 46 al comma 3, ripete il gravissimo errore di considerare “residenze” le attività ricettive degli affittacamere. Tale errore è già presente nella norma regionale del 2002 e ha causato negli ultimi cinque anni il moltiplicarsi delle trasformazioni effettive di larga parte del patrimonio da residenziale a ricettivo, senza possibilità di controllo diretto dell’Amministrazione comunale, titolare delle concessioni di trasformazione d’uso.
È chiaro che questi articoli – se approvati – porteranno la città al collasso, con la conseguenza di aggredire ancor più la residenza a favore di una ristretta cerchia di portatori di interessi privati.

I 40XVENEZIA VOGLIONO VIVERE IN UNA CITTà NON IN UN ALBERGO E 
 QUINDI, CONTRO LA SPECULAZIONE CHE SI STA PREPARANDO CHIEDONO :

1 – la cancellazione degli articoli 131, 132 e del comma 3 dell’art. 46 dal disegno di legge Zaia;

2 – che sia attuata una capillare campagna di controllo dei requisiti fiscali e giuridici delle attività alberghiere e para-alberghiere;

3 – che la nuova legge consideri i delicati equilibri sociali della città antica di Venezia, prevedendo norme restrittive alla trasformazione del tessuto residenziale, già gravemente compromesso dagli effetti della LR 33/2002;

4 – il blocco dei cambi d’uso da residenza ad attività ricettiva alberghiera ed extralberghiera, compresi gli affittacamere, attraverso una variante al Piano della Città antica del Comune, anche nella malaugurata ipotesi che la Legge regionale consideri gli affittacamere, ai fini della destinazione urbanistica, come “residenza”;

5 – di conoscere in che misura gli oneri introitati dal Comune negli ultimi anni, dalle trasformazioni dei tanti edifici da residenza in alberghi, sono stati destinati alle opere di urbanizzazione e ad attrezzature pubbliche (parcheggi, verde, spazi di quartiere, asili, scuole, ecc.) come previsto dalle leggi vigenti in materia.

 

MA è PROPRIO COSì BANALE IL MALE?

La banalità del male…, così la filosofa Hannah Arendt intitolò il suo libro dopo che aver seguito nel 1961  il processo al criminale nazista Eichmann, come inviata del settimanale New Yorker.
Ma è veramente così banale?
Dopo aver seguito la triste vicenda di quella ragazza di Niscemi, violentata e uccisa da tre ragazzi suoi amici (?) non me la sentirei più di chiamare banale questo male (malvagità) presente in quei tre.

Una cattiveria inaudita, che si sfoga con una violenza assurda che non trova nessuna giustificazione.

Ci devo pensare…devo trovare una giustificazione, altrimenti chiederei anch’io per loro la pena di morte.

CRONACA DA la Repubblica
www.repubblica.it

I tre minorenni hanno massacrato la ragazza con calci, schiaffi e pugni
prima di soffocarla con un cavo d’antenna. Infatti il volto è molto tumefatto

Niscemi, Lorena morta strangolata
“E ora, posso andare a casa?”

Lo ha chiesto al magistrato uno degli indagati dopo la confessione resa ieri

 

Uno dei tre indagati per l’omicidio di Lorena Cultraro

CATANIA – Lorena Cultraro è stata massacrata con calci, schiaffi e pugni prima di essere strozzata con un cavo da antenna. Il corpo della quattordicenne uccisa a Niscemi (Caltanissetta) da tre minorenni di 15, 16 e 17 anni, è infatti pieno di lividi e volto è tumefatto. Sono i primi risultati dell’autopsia, completata nel primo pomeriggio. Il medico legale Maria Berlich aveva iniziato l’esame intorno alle 11 nell’obitorio di Caltagirone (Catania). Sono state fatte delle lastre poi ripetute, perché non chiare.

Compiuto anche l’esame eziologico. “Non è stato possibile, per le condizioni del cadavere, accertare se Lorena fosse incinta. Bisognerà attendere l’esito degli esami istologici e ci vorranno dei giorni”, ha spiegato il medico legale. Il volto della ragazza è quasi irriconoscibile: il padre, Giuseppe Cultraro, ieri l’aveva potuta riconoscere, come lui stesso ha spiegato, solo per le meches ai capelli che si era fatta da poco.

Ieri il giudice ha confermato l’arresto dei minorenni, dopo averne verbalizzato la confessione. Dopo aver confessato il delitto uno dei tre minorenni, si legge nell’edizione odierna del Giornale di Sicilia, ha chiesto al giudice se poteva andare a casa. “Signor giudice, le ho confessato tutto. Ora posso andare a casa?”, avrebbe detto. A quel punto, riferisce il quotidiano, il magistrato del tribunale dei minori gli ha gridato: “Ma lo capisci che hai confessato un omicidio? Ma dove vuoi andare?”.

Nessuno dei tre giovani potrà essere condannato all’ergastolo, come chiedono disperati i genitori di Lorena. La pena massima prevista dal codice è di trent’anni, con la possibilità di una riduzione di pena fino a un terzo.

(16 maggio 2008)

LA NASCITA

La mia pianura

La strada si snoda in curve pericolose,

un grigio asfalto sfumato,

un tutto di terra e cielo indiviso,

mentre alle prime ore del pomeriggio

la soffice nebbia svapora.

La pianura padana è un’immagine d’amore della natura,

quando tra la nebbia fa capolino il fiume

sporco di fango e di barche fantasma,

e poi un raggio di sole bambino

illumina il fogliame rado e verdastro.

Non è il verde dei pittori,

che amano un verde umbro pastoso:

il verde della pianura è di un verde che consola,

un verde schiumoso di animali da cortile,

che odi lontani in qualche sabbiosa rincorsa,

un verde così misterioso e scuro

che ti fa sentire l’assurdo della natura,

una lama spietata di sensazione lucida

di esser parte di qualcosa

(scherzosamente unica e irripetibile?).

Quanta crudeltà inflitta

nel dover lasciare questi luoghi,

senza più abitare questa immensa casa,

dolce pianura mia,

mia dolce, dolce pianura.