FERRERO FACCI LA GRAZIA: INVITO AL DIRETTORE DI LIBERAZIONE

foto da http://www.radio.rai.it/radio3/via_lattea/images/sansonetti3.jpg

Lettera aperta: 

 

CARO SANSONETTI,

(se non fosse offensivo

direi che sei il giullare di Berlusconi)

PERCHE’ NON TE NE TORNI A CASA

A SCRIVERE UN BEL LIBRO DI MEMORIE

INVECE DI INSERIRE INSANI TURPILOQUI DELLA TUA MENTE

IN QUELLO CHE DOVREBBE ESSERE UN GIORNALE,

RIDOTTO A SPAZZATURA

SOTTO LA TUA DIREZIONE?

SEI INVITATO DA VESPA

NON PER I TUOI FLUENTI E DECORATIVI CAPELLI

MA PERCHE’ LA TUA PRESENZA

E’ LA DIMOSTRAZIONE

DELL’INCONSISTENZA DEL PENSIERO RETORICO BERTINOTTIANO.

TU CHE NON SEI COMUNISTA,

TU CHE PROVIENI DAI SALOTTI PERBENE,

TORNA A CASA TUA!!!!!

FERRERO: FACCI LA GRAZIA.

Rosalind Elsie Franklin: CHI ERA?

Quante sono le scienziate a cui è stato rubato il Nobel? 

La scienza è amica delle donne, ma non gli scienziati…a quanto pare.  

L’ho scoperta per caso… E alla sua memoria dedico questo piccolo post.

Una compagna della Rete nazionale DPI fa una tesi su Rosalind Elsie Franklin e ci comunica che è il cinquantenario della sua morte.

Ma chi è Rosalind Elsie FranKlin?

Vi inserisco queste informazioni tratte dal sito: www.torinoscienza.it

Rosalind Franklin: l’eroina mancata della scoperta del DNA

 407077048.pngPochi sanno che nel 1963 sul podio per la consegna del Premio Nobel per la scoperta della struttura del DNA mancava uno scienziato il cui contributo è stato fondamentale: si trattava della ricercatrice Rosalind Franklin. Prematuramente scomparsa all’età di 37 anni per un tumore alle ovaie, ha condotto tutti gli esperimenti che hanno permesso di fotografare ai raggi X la struttura del DNA, e la cui interpretazione ha permesso di dedurne la struttura tridimensionale.

Rosalind Franklin dovette affrontare un ambiente ostile alle donne, che in parte la ostacolò nell’emergere nel panorama internazionale come scienziata, ma il suo forte spirito di indipendenza e la sua indiscutibile intelligenza le hanno permesso di imporsi comunque nella storia della scienza e sono arrivati fino a noi, tanto da far sorgere la necessità di una rivalutazione storica del suo lavoro.

Rosalind Franklin aveva 33 anni nel febbraio del 1953, quando sul suo taccuino di appunti scrisse che “il Dna è composto da due catene distinte”, due settimane dopo Crick e Watson costruirono il loro celebre modello della struttura del DNA, nel laboratorio di Cavendish a Cambridge.

 Le “istruzioni” per costruire il modello arrivarono ai due scienziati per vie traverse, attraverso le quali vennero a conoscenza degli studi della Franklin, mai pubblicati in veste ufficiale. Wilkins, un superiore della Franklin, aveva, infatti, mostrato a Crick e Watson nel gennaio 1953 una fotografia del DNA fatta dalla Franklin, quella recante il numero 51, senza poter immaginare che da questa informazione i due scienziati sarebbero stati in grado di inferire la struttura del DNA623094024.png, anche aiutati dalla lettura del volume di Max Perutz che riassumeva il lavoro dei principali ricercatori del centro, tra cui quello della Franklin. Watson nel suo celebre libro “La doppia elica” (1968) lascia intravedere le difficoltà che la scienziata dovette affrontare per poter continuare le proprie ricerche nel mondo della ricerca inglese decisamente ostile al genere femminile in quegli anni, nonostante il suo curriculum scientifico fosse eccellente.

Le difficoltà che dovette affrontare, unite alla prematura morte che non le ha permesso di ricevere il giusto riconoscimento, ne hanno fatto un’icona del movimento femminista nelle scienze.

 Un riesame dei suoi carteggi, ha rivelato che la ricercatrice effettivamente soffriva molto l’ambiente in cui viveva, ma non tanto per il fatto di essere una donna, in quanto il maschilismo si manifestava solo in determinate occasioni e non tanto nella vita quotidiana, ma per la sua posizione sociale e religiosa, così diversa da quella degli altri personaggi che lavoravano al King’s College. 1485619495.pngIl suo disagio era tale, che appena le fu possibile si allontanò dalla struttura, anche se a detta dei suoi collaboratori, probabilmente era ad un passo da dedurre lei stessa la struttura del DNA. Dai suoi scritti non trapela nulla che riguardi un moto di amarezza o di dispiacere per questa mancata scoperta, operata dai due ricercatori basandosi sui suoi studi e a sua insaputa. Tutt’altro, nel resto della sua breve vita si dedicò agli studi del virus del mosaico del tabacco, sui quali produsse eccellenti lavori, e rimase sempre in più che ottimi rapporti con Crick, con il quale non solo scambiò una ricca corrispondenza epistolare ma passò molto tempo con i coniugi Crick, soprattutto durante i periodi di convalescenza della sua malattia. 

Probabilmente mai avrebbe immaginato che la sua storia venisse in futuro interpretata come quella di un eroina mancata del DNA, e che al King’s College di Londra, che lei non aveva amato, le dedicassero addirittura un edificio, il “Franklin-Wilkins building”.

Per approfondimenti: “Rosalind Franklin“, la biografia della ricercatrice scritta dalla giornalista Brenda Maddox.

Un piccolo dittatore

Rettifico il mio precedente post. 

Potevo sognare un attacco di Veltroni? Macchè, anche lui loda il lodo Alfano (praticamente la legge che rende impunibile il Presidente del Consiglio). Di Pietro spera nel referendum per abrogarlo…Macchè, agli italiani tutto questo sembra che non interessi. Lo stesso Sansonetti predicava: ” e diamolo questo lodo Alfano!” Ecchè sarà mai se il nostro Presidente lo utilizzerà un pochino e si trasformerà in un piccolo dittatore?

Ecco…, mi consolo con la pubblicità di Ryanair: ciò che dovrebbero dire quelli della sx radicale (rifondazione è di sinistra ? mah…). Vendola, narcisista quanto Bertinotti, che volete, dopo tre elezioni in Parlamento (ma non avevano parlato i rinnovamento?) vuole salvare la sinistra. Mammmmma mia!!!! L’avete sentito parlare? Manco Padre Pio…

Povera sinistra italiana.

 

Ryanair, uno spot contro il governo
Castelli minaccia la compagnia

Il sottosegretario ai Trasporti chiede scuse immediate, e ipotizza ritorsioni
Il ministro Matteoli: “Messaggio talmente volgare che le scuse non sarebbero sufficienti”

 

Il banner sul sito di RyanairROMA – Bossi e il suo ormai famoso “dito medio” usati per una pubblicità su Ryanair. Aprendo il sito della compagnia low cost irlandese si vede infatti subito nella home page una fotografia del senatur, ripresa domenica scorsa durante un comizio in Veneto. Il gestaccio del leader della Lega Nord aveva come obiettivo l’inno nazionale. Da Ryanair è stato usato per attaccare il governo italiano e presentare una nuova campagna pubblicitaria, che prevede l’offerta di biglietti a 10 euro.

Per leggere l’intero articolo andare su http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/ryanair-protesta/ryanair-protesta/ryanair-protesta.html

foto dal sito www.mymovies.it

Veltroni, attacca!!!

Berlusconi che vuole il sangue di Veltroni? fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/alemanno-500-milioni/sangue-veltroni/sangue-veltroni.html

Povero Veltroni!  Mentre D’Alema , il miglior amico di Berlusconi, sembra muoversi alle spalle del povero Veltroni, Berlusconi lo prende per il collo.

E certo che Veltroni non è proprio il politico che amo, ma dinnanzi a questi insani attacchi, ne prendo anch’io le difese.

 Veltroni, attacca!!!

 

VERGOGNA! …sul dito di Bossi

vergogna!

potrei mettere la foto di Bossi col dito alzato ma offenderebbe anche il buon gusto di questo blog.

Vergognati Bossi! Un ministro non potrebbe mai comportarsi così in nessuna democrazia reale.

Dimettiti, è l’azione più saggia da fare anche se in un Paese come il nostro qualche dubbio mi viene: siamo veramente in democrazia? Forse quel dito alzato, più che all’inno di Mameli, era rivolto a noi poveri cittadini italiani che sopportiamo in silenzio…

 

ministre, donne e nudità: problemi di vestiti, di vesti o sottovesti?

 Anche dalla lettura dell’articolo che vi ho inserito nel precedente post si ha la percezione di un’umiliante enfasi dell’immagine della “donna senza qualità”, se non quelle fisiche, così mi scrive Rosanna! Che ne dite? Le donne in Parlamento entrano se belle, se carine, se… Cicciolina docet.

Secondo voi, è colpa della bellezza delle donne, o l’accentuazione delle proprie “capacità” fisiche con l’uso di tailleur provocanti o atteggiamenti ammiccanti che fa passare in secondo piano l’intelligenza e le capacità politiche?

La bravissima e competente Rosy Bindi, unica secondo me che potrebbe assumere con serietà la segreteria del Partito Democratico, era stata attaccata proprio sul piano della bellezza. Ma io come donna, ad es, preferisco, secondo i miei canoni estetici, una donna come Rosy Bindi che una donna, pur molto avvenente, come la Brambilla..

Insomma la bellezza è qualcosa che cambia secondo i propri gusti e “de gustibus disputandum non est”, mentre le capacità politiche trovano ampia possibilità di realizzazione e possono essere verificate sul piano dell’azione… 

La libertà del tailleur corto in parlamento, dei bigliettini d’invito stucchevoli: dovremmo lottare anche per questo?

L’ ossessione di Luigi XIV

Vi inserisco un articolo apparso su la Repubblica di qualche giorno fa: mi sembrava interessante come spunto di discussione per aprire un dibattito sulla questione del rapporto privato/pubblico 

foto dahttp://www.theage.com.au/

foto da wikipedia 

L’ ossessione di Luigi XIV


di Alexander Stille

la Repubblica, 14 luglio 2008

Che peso dare all’ultima tornata di scandali, un turbine di intercettazioni, voci, pettegolezzi piccanti? Sarebbe facile liquidarli come giornalismo scandalistico, sensazionalismo o una questione di stile e buon gusto: Sabina Guzzanti ha esagerato con quell’appellativo riferito alla Carfagna? Per Berlusconi non è che gossip e spazzatura. Però spulciando con attenzione il caos di rivelazioni e frammenti di informazioni e intercettazioni, si scopre tutta una serie di problematiche fondamentali. identificative dell’Italia di oggi, che riguardano lo stato di diritto, la responsabilità del potere.Ma anche gli infiniti conflitti di interesse creati dalla presenza di Berlusconi in politica, e il quadro della vita politica nazionale di un grande paese ridotta ad estensione del potere personale di un singolo individuo. In un editoriale stranamente rivelatore, Vittorio Feltri, direttore di Libero, ha scritto: «Silvio non aver paura, anche il duce ci dava con le donne, abbiamo bisogno di un premier, non di un frate». In realtà le troppo generose elargizioni in potere e in denaro alla famiglia di Claretta Petacci preoccuparono molti fascisti e non vennero rese pubbliche, esempio perfetto dell’arbitrarietà e della assenza di responsabilità vigenti sotto una dittatura personale.

Tanto per cominciare le intercettazioni, comprese quelle “piccanti” di cui non si fa che parlare, nascono da un fatto di estrema gravità: i rapporti scorretti tra Agostino Saccà, responsabile di Rai Fiction e Berlusconi nel suo ruolo di proprietario di Mediaset, principale concorrente della Rai. Saccà è stato indagato sulla base di prove indicanti che sfruttava la sua posizione in Rai per creare una società di produzione indipendente, che sperava di promuovere garantendo favori a Berlusconi. In realtà Saccà corteggiava Mediaset sia come possibile investitore per la sua nuova società che come fonte di redditizi contratti cinematografici. Berlusconi, da parte sua sollecita a Saccà favori di ogni genere. In un caso Berlusconi chiede esplicitamente che Saccà ingaggi un’attrice in rapporti sentimentali con un senatore del centrosinistra per conquistarne l’appoggio e far cadere il governo Prodi. Il fatto che il governo Prodi sia poi caduto per altri motivi è ininfluente. Ringraziando Saccà per i numerosi piaceri, Berlusconi, stando a quanto riportato, ha detto: «Ti contraccambierò quando sarai libero imprenditore».

Questo è l’esempio perfetto di quel conflitto di interesse che molti di noi paventarono nel momento in cui Berlusconi entrò in politica: l’uso del grande potere che gli deriva dalla ricchezza per distorcere la funzione di governo, per corrompere un funzionario pubblico affinché si presti ai suoi fini invece di fare il proprio dovere. L’ammissione da parte di Berlusconi che il fine era far cadere un governo con mezzi impropri basterebbe da sola, in un paese normale, a escludere Berlusconi dalle cariche pubbliche, ma gli italiani, sordi al problema del conflitto di interessi, ancora una volta si sono fidati, fiduciosi che avrebbe anteposto il progresso del paese agli interessi personali, fiducia che alla luce di una serie di leggi ad personam e dell’attuale pasticcio si è dimostrata per l’ennesima volta illusoria. Eppure l’incapacità di Berlusconi di distinguere il confine tra le sue aspirazioni personali e il bene del paese è elemento fondamentale della sua identità, il codice alla base del suo Dna politico.

Torniamo un attimo alle origini della soap opera che ha per protagonista Mara Carfagna: Berlusconi in Tv dichiara esplicitamente il suo interesse sessuale per lei: «Se non fossi già sposato, la sposerei subito». In ultima analisi non è importante se Berlusconi sia riuscito nei suoi intenti, e se la Carfagna sia una delle donne delle intercettazioni. In una democrazia normale, ci si aspetta che l’incarico di parlamentare o di ministro sia assegnato a persone di grandi qualità (non direi le più qualificate, la politica è politica ovunque), ma è logico attendersi un altissimo livello di professionalità. Candidare al Parlamento e assegnare un ministero ad una trentaduenne ex pin-up la cui principale qualifica è chiaramente l’attrazione sessuale del premier nei suoi confronti significa farsi beffe del concetto di governo rappresentativo. Per la parlamentare accettare un ruolo di potere dopo esser stata corteggiata apertamente in televisione significa sacrificare ogni diritto alla privacy. Introdurre la propria vita sessuale nella sfera pubblica è una caratteristica saliente del politico Berlusconi. «Ho avuto una fidanzata turca», dice di fronte ad una delegazione turca. Fa battute sull’avvenente premier danese e la moglie Veronica. Si vanta con la stampa francese delle sue amanti d’oltralpe. Dice di essersi sacrificato a fare il dongiovanni con il primo ministro finlandese, una donna bruttina. Parla con gli investitori a Wall Street delle “belle segretarie”. Nell’ultima campagna sbandierava la maggiore avvenenza delle donne del Popolo della Libertà rispetto a quelle del centrosinistra. E commentando la percentuale di donne presenti in lista nella sua coalizione non ha potuto evitare di sottolineare che «Portiamo in Parlamento il 30 per cento di donne e si scatena la corsa a dire che sono fidanzate mie e di Gianfranco. Siamo superman, ma certi traguardi sono impegnativi anche per noi». Intenzionalmente portava a pensare che sì, con qualcuna forse era andato a letto, ma non con tutte.

Fa scalpore per un attimo che nel press kit della Casa Bianca, anche sotto l’amica amministrazione Bush, ci si riferisca a Berlusconi poco rispettosamente come a un “politico dilettante” in un “paese noto per la corruzione”. Ma è segno della profonda mediocrità e del provincialismo dell’Italia di Berlusconi in cui grazie a una stampa ampiamente controllata e accomodante le gaffe del premier vengono minimizzate, o celate o non mostrate in Tv, che la maggior parte degli italiani vive nell’illusione che Berlusconi goda di vasto rispetto oltreoceano, quando invece è considerato pressoché universalmente un buffone. Non è semplicemente una questione di stile. Il profondo sessismo e la misoginia sono entrambi specchio di una società in cui le donne hanno pochissimo potere, e l’Italia è agli ultimi posti quanto a presenza delle donne in politica e nella forza lavoro. Il basso livello di partecipazione alla forza lavoro è considerato un fattore importante nella scarsa performance economica italiana degli ultimi anni, non si tratta quindi solo di equità, e lo squilibrio tra uomini e donne è stato posto in relazione con il bassissimo tasso di natalità in Italia, un tema teoricamente caro al centrodestra.

Ma al di là del sessismo e della misoginia, sessualizzando e personalizzando la sfera politica Berlusconi procede nel cambiare la natura fondamentale della democrazia in Italia. Parlare delle ‘mie fanciulle’ e delle ‘mie bambine’ , rientra nello stile di governo patrimoniale di Berlusconi, in cui il Parlamento e il governo sono semplicemente un’estensione del suo potere personale e del suo impero finanziario. Berlusconi ha cambiato la legge elettorale italiana, contro la volontà degli italiani espressa in un referendum, per tornare ad un sistema proporzionale imponendo il potere quasi assoluto dei segretari di partito sui candidati al Parlamento. Non era solo la maniera perfetta per perpetuare il sistema delle “caste” in Italia, ma dava a Berlusconi la facoltà di mettere in Parlamento chi volesse, riducendo il ruolo del parlamentare a quello di un mero dipendente. Il risultato è una Deborah Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi cacciata dalla Rai perché nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche eseguiva gli ordini del suo ex capo. La punizione? Una liquidazione di più di 350.000 euro e un seggio in Parlamento. L’ Italia è in teoria una democrazia parlamentare, ma sotto Berlusconi il Parlamento è stato svuotato di ogni reale significato. Non è che un timbro di gomma per avallare le decisioni del capo.

In questo senso l’ultimo scandalo, quello delle ‘bambine’ , è pregnante. Prendiamo ad esempio un siparietto che ha ricevuto molta meno attenzione del dovuto. Durante una seduta del Parlamento Berlusconi ha inviato un “affettuoso” bigliettino a due giovani parlamentari, Gabriella Giammanco e Nunzia de Girolamo, due delle tante onorevoli la cui unica qualifica è un bel faccino e il fascino che esercitano su Berlusconi. Il biglietto diceva: «Gabri, Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo (sottolineato) ad andarvene! Molti baci a tutte e due!!! Il “Vostro” presidente». In realtà il riferimento all’aspetto fisico e all'”invito galante” etichettano le due donne come null’altro che oggetti sessuali che non devono curarsi dei lavori parlamentari, sono solo decorative.

Questa totale confusione tra pubblico e privato rispecchia la visione berlusconiana dello “stato patrimoniale”, come lo definì Giuliano Ferrara, in cui tutto e tutti appartengono a Berlusconi. Ai tempi di Luigi XIV, non c’era distinzione tra pubblico e privato. La corte assisteva nella stanza da letto del re alla vestizione e a molte funzioni corporali del sovrano. Ma il motto di Luigi XIV “L’etat c’est moi” era in realtà un passo avanti rispetto all’anarchia feudale e implicava pur sempre un concetto di Stato. Quello di Berlusconi è ancor più primitivo, più vicino alla frase “E’ tutta roba mia”. Ragione di più perché le intercettazioni siano pubblicate e analizzate in tutte le loro implicazioni. Chi decide quali nastri siano ‘irrilevanti’ e meramente personali quando il meramente personale e il politico sono inesorabilmente interconnessi?

(Traduzione di Emilia Benghi)

Le mie impronte digitali

81fc419a174349311815333af7690b5a.jpg  Alda Merini

Nulla è più forte della poesia…

 

Poesia di Alda Merini (dalla raccolta “Vuoto d’amore”)

Le mie impronte digitali

 

Le mie impronte digitali
prese nel manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse
 la vena della vita,

quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme ahimè
alle stelle dell’Orsa maggiore.

i rifondaroli che lottano per il potere (de magna’), l’opposizione un po’ indisposta

Ma che cavolo fanno i rifondaroli?

Non mi preoccuperei naturalmente di loro, se non fosse che si appellassero anche come “comunisti”.  Alla faccia del comunismo, naturalmente.

Da una parte Ferrero-Grassi e dall’altra il Vendola, che innaffiato dello spirito santo, accumula al Sud un sacco di voti (quando alle scorse elezioni con sinistra democratica ha preso così poco che si pensava che la debacle del Sud dipendesse proprio dal Vendola).

 Accidenti! al patrimonio di Rifondazione nessuno proprio ci vuole rinunciare. Qualche bella anima direbbe che sto parlando del patrimonio costituito dalle persone che credono ancora nei valori dell’uguaglianza e della solidarietà. Macché! Qui si parla di schéi! E di quadri…

Quei bellissimi quadri  (non quadri di partito, ma opere d’arte), di proprietà del partito, ma che la sora Lella, moglie del Bertinotti, s’è appesa ai muri della propria casa.

Intanto Sansonetti grida a Primo Piano:

“macché sarà mai!…ma diamolo questo lodo Alfano!”