UNA LEGGE SENZA FUTURO

 

Non occorre avere un’intelligenza o un acume particolare per capire che mercoledì a Piazza Navona i giovani di estrema destra hanno ricevuto, non dico istruzioni dettagliate, ma che comunque sono stati lasciati liberi di agire indisturbati per attaccare con spranghe e manganelli i ragazzi del movimento studentesco, un’Onda Anomala, che non può ricevere nessuna etichetta se non quella della lotta per il mantenimento del diritto all’istruzione, e che con la sinistra condivide i valori dell’uguaglianza e dei diritti e doveri uguali per tutti.


E’ inutile negare che il decreto Gelmini, trasformato in Legge senza alcun confronto con l’opposizione, sia un mezzo per tagliare i fondi alla scuola pubblica, ben 1 miliardo e 400 milioni, soldi che verranno utilizzati senza conoscerne la destinazione. Purtroppo anche il referendum, trattandosi di disposizioni per lo più di carattere finanziario, potrebbe risultare vano. E Napolitano? Potrebbe anche non firmarlo e questo rappresenterebbe un segnale come è stato per la Legge Pecorella , non  firmata da Ciampi e rimandata alle Camere, e che poi è stata dichiarata incostituzionale (aboliva l’appello, in caso di assoluzione o prescrizione in primo grado).

 

E’ inutile negare che non c’è nessun presupposto pedagogico e riorganizzativo nei tagli indiscriminati che il decreto farà nei confronti dei docenti e delle ore di scuola. Cosa sarà il grembiulino nero per tutti, a fronte di un taglio dei docenti, perché non si parla di maestro prevalente ma di maestro unico, e del tempo scolastico?

La mia maestra unica è stata quanto di più orribile può avere un bambino, una vecchia megera single, che ci rendeva rivali tra bambini in un clima di terrore.


E’ inutile negare che non si parla di merito nel decreto Gelmini.

Cominciamo da merito? Allora cominciamo a tagliare a partire da quei 32.000 insegnanti di religione, nominati dal vescovo, ma mantenuti dallo Stato, che non hanno altro merito che quello di essere vicini a qualche Parrocchia. E dire che l’insegnamento della Religione è un’importante materia, ma facciamo in modo che i docenti siano nominati tramite concorso, alla pari con gli altri.


E diamo il merito anche ai giovani ricercatori che purtroppo non potranno essere riconfermati a causa della L.133/08 che blocca le assunzioni.

Facciamo dei controlli su chi veramente si occupa di ricerca e che si dimostri la validità del loro lavoro.

Se proprio dobbiamo tagliare, tagliamo i soldi alle scuole private (che ne ricevono anche dai comuni e dalle regioni).


E teniamo presente che il futuro è nelle mani dei giovani. E questa è una LEGGE SENZA FUTURO.

 

LETTERA APERTA ALLE DONNE DI PADOVA

questa lettera la trovate anche su:

http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article2756

Lettera di Paola Zaretti, presidente di OIKOS-BIOS, associazione di promozione sociale di Padova.

E’ una lettera che offre spunti interessanti di riflessione anche alle donne che non sono residenti a Padova, perché chiama all’incontro.

OIKOS-BIOS

 

Care compagne… di viaggio,

 

credo di dire cosa ovvia se dico (e penso) che sia assolutamente necessario e urgente, in questo momento storico, che le donne di questa città che fanno a capo a differenti strutture ed esperienze – istituzionali e di “movimento” antico e nuovo – si incontrino.

Da molti anni, ben prima del Marzo del 2007 – periodo in cui Oikos-Bios ha organizzato il primo Convegno su Le figure della violenza con la presenza di Irigaray l’idea di proporre l’iniziativa di un incontro il più possibile allargato, era presente con insistenza nei miei pensieri.

Ho avuto l’opportunità di parlarne, in seguito, ad alcune persone che fanno parte del Gruppo delle Donne in Nero, le prime da noi contattate e le sole, del resto, che abbiano manifestato un certo interesse e disponibilità a iniziare un dialogo con noi partecipando, su nostro invito, e con un loro intervento, al Convegno.

Nessuna risposta ci è mai pervenuta – né in quell’occasione, né in altre successive – da parte di altri gruppi invitati a partecipare o – qualora lo volessero – a dare la loro adesione ad altre iniziative centrate sulla violenza di genere.

Tale invito da parte nostra, non voleva essere nulla di più che un gesto di apertura in vista di un possibile dialogo con le realtà femminili e femministe esistenti in questa città, finalizzato alla ri-costruzione di un movimento che sembrava inesistente.

Ho ritenuto, non arbitrariamente, che quel silenzio fosse, in realtà, una risposta eloquente e inequivocabile ed essendo stata nel frattempo informata, a grandi linee, di una certa disgregazione dovuta a una serie di fratture causate da episodi non privi di violenza che avrebbero profondamente segnato la qualità delle relazioni fra le donne del movimento anni ‘70 in questa città, mi sono detta che, sic stantibus rebus, non c’era ragione di credere che fosse compito mio, che toccasse, insomma, proprio a me – che ho vissuto l’esperienza della pratica femminista nel contesto di un’altra città – tentare, con scarsissime possibilità di riuscita, l’operazione improbabile di provare a ritessere i fili di un ordito e di una trama appartenenti alla storia di un contesto urbano a me del tutto sconosciuto.

Ho deciso così, in quel momento, di desistere da un’impresa tanto difficile che, oltretutto, avrebbe anche corso il rischio di apparire, nell’immaginario altrui, per ciò che non era: un atto di presunzione o, peggio ancora, una prevaricazione.

In realtà, se è giusto tener conto, in una certa misura, del prossimo, rinunciare a un desiderio avvertito come prioritario e a un’iniziativa ritenuta – a ragione o a torto – politicamente importante in nome della preoccupazione di ciò che SI pensa o non Si pensa o SI può pensare, è un errore, così com’è un errore fare della propria provenienza extraterritoriale un motivo per desistere da ciò che si ritiene giusto fare.

Si trattava, d’altronde, in quella mia temporanea rinuncia, di un problema solo in parte personale giacché trovava, nella conoscenza e nell’esperienza diretta delle modalità di funzionamento dei gruppi, un terreno favorevole: non conoscere e non aver preso parte in carne e ossa – e non solo “ideologicamente” – alle vicende del movimento nato in questa città e ai gruppi allora esistenti, mi avrebbe forse messa nella spiacevole condizione di un’estraneità tanto più fastidiosa e “disturbante” quanto più l’”estranea” di turno – si fa per dire! – assumeva una posizione attiva e propositiva su un terreno estremamente delicato.

Di qui la mia decisione di rinviare l’appuntamento e di scrivervi solo ora, per invitarvi ad un incontro nella nostra sede a seguito di una decisione maturata nel frattempo e determinata sia dalla presa di contatto con alcune realtà con le quali si è aperta una collaborazione e un dialogo, sia, soprattutto, dalla piega presa da importanti eventi politici (la raccolta di firme ideata dall’UDI per il 50 e 50, la ripresa della lotta in difesa 194, l’opposizione alla crociata di Ferrara e, ultima in sequenza ma non per importanza, la strage di donne di cui la cronaca ci informa) che hanno risvegliato e ridato ossigeno a desideri, energie e speranze solo sopite e alla voglia di ricominciare a lottare assieme alle nuove generazioni per contribuire a una Vita migliore.

Ritengo che in questo momento di grave deriva politica sia necessario tradurre in Atti politici estremamente concreti tutto il potenziale di Vita e di capacità che appartiene alle donne, alla loro intelligenza, sensibilità e acutezza.

Per realizzare questo obiettivo, credo sia necessario lo Studio di un piano politico e la messa a punto di una strategia comune capace di declinare insieme uni-tà e di-versità in una co-esistenza antidialettica.

Ciò significa, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda l’impostazione di lavoro scelta da Oikos-bios, contrastare in primo luogo la logica, la pratica e l’ossessione dicotomica maschile del dentro o fuori (dalle istituzioni) e lavorare alla costruzione di una teoria e di una pratica non dicotomica – personale e politica – del Dentro e Fuori contemporaneamente.

Ma significa anche rifiutare unità fittizie o improvvisate che non hanno alcuna reale incidenza sociale e politica in senso trasformativo e che rischiano di funzionare come boomerang a nostro svantaggio.

Si tratta, in definitiva, in questo momento, di riformulare un’etica femminile e femminista impegnata non nella piccola ma alla “Grande Politica” e di ricercare uno stile di lavoro il più possibile condiviso e improntato, piuttosto che alle piccole differenze fra donna e donna – differenze che pure rappresentano, se utilizzate nei giusti contesti una risorsa irrinunciabile – alla massima compattezza, senza la quale è impossibile rispondere con efficacia a un’antica domanda in modi nuovi, inediti e più attuali, risultanti dal reperimento di quei nuovi strumenti – empirici e intellettuali, teorici e pratici – di cui saremo capaci:

 

Come è possibile non solo resistere realmente, ma anche insidiare e/o dislocare la rete socio-simbolica esistente (il “grande Altro” lacaniano) che predetermina lo spazio all’interno del quale soltanto il soggetto può esistere? ( Zizek)

 

Ma si tratta anche di formulare, in aggiunta, domande come queste:

Quali sono le forme di resistenza femminile più efficaci per insidiare al cuore il sistema del dominio patriarcale?

Come fondare la resistenza femminile affinché essa non sia “cooptata in anticipo, inclusa in un gioco eterno che il Potere gioca con se stesso?”

Quali sono i vantaggi di una resistenza intesa come “eccesso”?

E’ possibile una riarticolazione dell’Ordine Simbolico dominante attraverso l’Atto?

 

E’ un lavoro impegnativo per il quale diamo, come Associazione, la nostra disponibilità restando in attesa – qualora foste interessate all’ incontro in un tempo da concordare insieme – di una vostra gentile risposta.

 

Un saluto da

Paola Zaretti (OIKOS-BIOS)

 

Padova,Settembre 2008

 

 

PROSTITUZIONE E CRIMINALIZZAZIONE

A lato la locandina del dibattito sul ddl Carfagna e la criminalizzazione della prostituzione che si terrà martedì 28 alle ore 21 presso la Sala degli anziani di Palazzo Moroni a Padova, organizzato da Fuxia Block.699219489.jpg

Interverranno:

Carla Corso, del comitato per i diritti civili delle prostitute;

Annamaria Alborghetti, associazione Antigone;

Betty – Sexy Sock che presenterà il video ‘Ni coupables Ni Victimes’ sui/lle sex workers europei/e;

Alisa Del Re dell’Università di Padova,

Crystal, prostitute e trans – Padova

qui la locandina per covre color def.jpg

GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA

121056221.jpg Non sono iscritta al PD, e non sono neanche simpatizzante del PD, ma bisogna ammettere che Veltroni è riuscito a mobilitare tante persone, si parla di 2 milioni e mezzo, e guardando le immagini in televisione mi sembra che sia stato quasi quanto la grande manifestazione in difesa dell’articolo 18 organizzata dalla CGIL nel 2002.  Io c’ero, ed è stata un ‘esperienza bellissima e indimenticabile.

Ieri ci sarei andata anch’io perché non si trattava di manifestare per una sigla politica, anche se era stata indetta dal PD, ma si trattava di scendere in piazza contro questo governo che vuole distruggere lo stato sociale, quel welfare state nato proprio per distruggere la povertà, l’ignoranza e perseguire il bene di tutti.

Tre sono i pilastri del welfare: istruzione, salute e lavoro (con la previdenza sociale).

L’istruzione? Dice bene Veltroni quando accusa Berlusconi che per lui l’unica scuola è la televisione.

La ministra Gelmini parla di riforma della scuola: ma non esiste alcuna riforma quando non c’è alcun disegno pedagogico sottostante. Prima ci deve essere una buona programmazione, supportata dall’analisi del bisogno, delle risorse e da quelli che sono gli obiettivi e poi si può intervenire con la riorganizzazione. Col decreto Gelmini avviene il contrario. Prima si fanno i tagli, ad es. si dice che bisogna tornare al maestro unico nella scuola elementare, ma non si spiegano le motivazioni di tale scelta. E la motivazione non può essere allora altro che una ragione economica. E così si tagliano le ore di scuola: da 30 nelle elementari si passa a 24 ore, nei licei si tagliano 3 ore e non si spiega in quale disciplina, negli istituti professionali si tagliano 6 ore (forse i laboratori che dovrebbero costituire la parte qualificante degli istituti tecnici?). Tutto è nebuloso, tranne il fatto che vengono mantenuti i professori di religione, specie protetta dallo spirito santo e vengono REGALATI i soldi alle scuole private, contro la nostra Costituzione che disciplina diversamente la scuola pubblica e la scuola privata, che sono istituzioni obiettivamente diverse, e stabilisce che l’intervento educativo privato debba avvenire «senza oneri per lo Stato» (art. 33, c. 3).

Si dica chiaramente che l’unico disegno è quello di voler trasformare l’istruzione in un grande affare privato, e ritornare nella più grande ignoranza. Vi ricordate la famosa canzone “Contessa” di Pietrangeli? anche l’operaio vuole il figlio dottore… Non va giù, non va giù che tutti siano nello stesso piano, che tutti possano studiare e capire. Bisogna distruggere le possibilità che uno riesca con le proprie capacità. Qualche rincogl…nita, stile la ragazzina del PD, parla di abolizione del titolo di studio: ma lo sa questa povera imb..lle, che è proprio questo che si vuole raggiungere? Quando si parla di giudizio sulla base di competenze si arriva in un mondo astratto, e questo lo si può notare da quando sono stati creati i famosi “crediti“.  Le competenze, nonostante quello che può sostenere qualche psicologo, non sono misurabili in maniera oggettiva . Basti pensare che nel lavoro 3 sono le componenti importanti: il sapere, il saper fare e il saper essere. Il sapere, quell’insieme di conoscenze culturali di base, devono essere acquisite tramite una buona preparazione scolastica! Il titolo di studio sarà burocratico ma pur sempre è anche garanzia di trasparenza, come appunto è la burocrazia.

Se trasformeremo l’università in Fondazioni, come è dichiarato nella finanziaria di Tremonti, la ricerca verrà pilotata solo su alcuni campi che potranno avere un risvolto economico, ma la scienza non è un business!

Mi fermo qua, mi ci vorrebbe una vita  a scrivere questo post…

AVVISO AI NAVIGANTI

Avviso ai naviganti

Il Presidente Emerito

Cossiga

 

è un uomo che se ne intende

di bassa cucina

 

e ha pronta una ricetta

gustosa

 

piccante e saporita:

 

“Lasciar perdere gli studenti dei licei

pensi a cosa succederebbe

se un ragazzino di dodici anni

rimanesse ucciso o gravemente ferito…

 

ma lasciar fare gli universitari

ritirare le forze di polizia dalle strade

infiltrare il movimento con agenti provocatori

pronti a tutto e lasciare che per una decina di giorni

 

devastino i negozi

diano fuoco alle macchine

e mettano a ferro e fuoco le città…

 

Dopo di che

forti del consenso popolare

il suono delle sirene

delle ambulanze

 

dovrà sovrastare quello

delle auto di polizia e carabinieri:

nel senso che le forze dell’ordine

non dovrebbero avere pietà

 

e mandarli tutti in ospedale

picchiarli a sangue

anche i docenti che li fomentano

non quelli anziani

 

ma le maestre ragazzine sì”

 

Certo il nome

di un simile personaggio

 

più che con la kappa

dovrebbe essere scritto

 

con la cacca

                                                Giulio Stocchi

 

LA POESIA CHE MI PIACE

La poesia che mi piace ha zero in condotta, non piange per se stessa, non usa le belle parole per colpire al cuore, non guarda orizzonti lontani dipinti d’azzurro. E’ una poesia sonora, che rimbomba, che mostra i corpi nella loro mortale bellezza. Che svela il sipario, che abbassa lo sguardo per vedere lontano, di più.

Mi piace la poesia se è come la poesia di Giulio Stocchi (http://www.giuliostocchi.it/).

Come tutti i poeti sa esprimere e cogliere l’attimo fuggente e lo ringrazio per questa sua poesia:

 

Avviso ai naviganti

 

L’Unto del Signore

è apparso in Televisione

 

Si deterge le gocce

che cadono

 

quando Gli cola il cerone

 

Giulio Stocchi

 

LEGGE TRUFFA PER LE DONNE

Mi è stato segnalato questo comunicato. 

VOTES FOR WOMEN? Macché! Tra le proposte per la legge elettorale c’è anche questa novità proposta dalla maggioranza: ossia oltre ad eliminare le preferenze (i nomi saranno scelti dal partito alla faccia del merito) ci sarà l’eliminazione dell’obbligo di scegliere candidati di sesso diverso in modo alternato. Ossia se nella lista ci saranno 50 nomi, nei primi posti potrebbero esserci solo uomini mentre negli ultimi solo le donne. Naturalmente all’apparenza ci sarebbe il 50% tra donne e uomini ma le possibilità che passi una donna sarebbero pressoché nulle.

Ma la ministra alle PP.OO dov’è?

COMUNICATI

Lunedì 20 Ottobre 2008 – ore 17:14 [in categoria: politica ]

Legge elettorale, presentato emendamento truffa contro le donne. Carfagna intervenga o si dimetta

 

 

La legge elettorale per le Europee che la maggioranza vuole approvare oltre a togliere all’elettore il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento a rappresentarlo, danneggerà ulteriormente le donne. – Lo dichiara l’on. Silvana Mura deputata di Idv – Infatti apprendo che il Relatore ha presentato un emendamento che cancella l’obbligo che non possano essere inserite nella stessa lista più di due candidature successive dello stesso sesso, previsto nella versione originaria del testo unificato, lasciando invece solo il generico obbligo che in una lista debbano essere presenti metà candidati uomini e metà candidati donne. Più concretamente se nella versione precedente nella peggiore delle ipotesi si poteva avere la seguente sequenza di candidature: uomo, uomo, donna, ora invece su un ipoetica lista di 50 candidati i primi 25 possono essere tutti uomini e le restanti posizioni assegnate alle donne. Una beffa clamorosa se si considerà che non ci saranno più le preferenze. Di fronte a quest’atto di arroganza gravissimo ci aspettiamo al più presto una ferma presa di posizione da parte della Ministra delle Pari opportunità. Se la Carfagna, che già avrebbe dovuto preventivamente evitare una simile soluzione, non sarà in grado di fare nulla per impedire che un simile emendamento passi, allora dovrebbe prendere riflettere seriamente quale utilità abbia la sua permanenza in un esecutivo in cui il suo peso e molto difficile da valutare.


Pubblicato da Ufficio stampa personale [ufficiostampa@italiadeivalori.it]

L’APPELLO DEI PREMI NOBEL PER SAVIANO

Sei Premi Nobel scrivono un appello (per sottoscriverlo: www.repubblica.it) per dimostrare la propria solidarietà allo scrittore Saviano che nel suo libro Gomorra ha avuto il coraggio di denunciare le azioni criminali della camorra.

L’appello dei premi Nobel
“Lottiamo per Saviano”

 
Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro – Gomorra – tradotto e letto in tutto il mondo.

È minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese.

Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, Repubblica, e di tacere.

Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. È un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.

Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.

DARIO FO
MIKHAIL GORBACIOV
GUNTHER GRASS
RITA LEVI MONTALCINI
ORHAN PAMUK
DESMOND TUTU

ZONE UMIDE

 

brr…, ho proprio voglia di leggere ZONE UMIDE, il libro che ha scandalizzato (dicono) la Germania, e qui sotto nel post trovate l’intervista all’autrice Charlotte Roche.

La stagione, altrettanto umida, senz’altro aiuterà ad immergersi nella lettura nel libro.

Il libro, ben pubblicizzato come tutti i libri porno,  inizia con le emorroidi della protagonista e speriamo che non le faccia venire anche a noi che leggeremo il libro.

La scrittrice parla della liberazione della donna attuata grazie alla sua visione di corpo femminile non perfetto e patinato così come ci viene propinato nel porno. A me sembra che si parli comunque di tette e culi, anche se privi dell’uso di cartigienica e sapone intimo. Ma prima di giudicare non oso pronunciarmi, anche se dalla generalizzazione che fa l’autrice delle femministe, definendole in prevalenza lesbiche, mi sembra di capire che sia una con le idee poco chiare. Da quel che ho sempre capito il femminismo non odia gli uomini, ma ama le donne e le ama come persone, non come amanti.

Sempre per restare in zone umide, secondo la massima “le cozze viaggiano sempre in coppia” due notizie che fanno rizzare i cape…li: proposta di elezione di Pecorella alla Corte Costituzionale e le classi ponte.

GAETANO PECORELLA: Roma, 15 ott. (da Apcom) – L’Idv non accetta scambi, nè baratti col fine di sbloccare l’impasse Vigilanza-Consulta. Lo ribadisce il leader, Antonio Di Pietro, secondo cui “sarebbe uno scandalo immorale e incivile, quello di scambiare un atto dovuto, come l’elezione di Orlando, con la nomina di Pecorella, che noi non possiamo votare”. A impedire all’esponente del Pdl di occupare la poltrona vacante della Corte costituzionale è “un insanabile conflitto d’interessi”, secondo Di Pietro, visto che “Pecorella, ex avvocato del premier, sarebbe chiamato a pronunciarsi sul Lodo Alfano, una legge che Berlusconi ha fatto per sospendere i suoi giudizi”. Senza contare che il candidato ufficiale del Pdl “è sotto processo”. 

Ma non era di Pecorella proprio la Legge Pecorella dichiarata incostituzionale proprio da quella Corte Costituzionale in cui adesso l’avvocato Pecorella vuole entrare? Era la legge che era stata rimandata da Ciampi alle Camere proprio per una revisione.

 CLASSI PONTE: questi simpaticoni dei leghisti, che si definiscono di sinistra   più della sinistra, creano le classi ponte. Voi associate l’idea di ponte a quella dell’intercultura? Macché ! Dopo un’accesa discussione l’aula di Montecitorio ha approvato la mozione della Lega concernente iniziative in materia di accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo. Nella mozione leghista si chiede al governo di «rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado autorizzando il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione», e ad «istituire classi ponte che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test di frequentare corsi di apprendimento delle lingua italiana» (per l’articolo andate a http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/10/scuola-mozione-aula.shtml?uuid=78094fc4-9ab9-11dd-ad2b-19db11f9235c&DocRulesView=Libero)

Vengono pertanto create delle classi speciali separate. Vi ricordate come stavano i ragazzini disabili prima dell’introduzione della L. 104/92? Certo i ragazzini con disabilità potevano accedere alla scuola ma molto dipendeva dalla sensibilità del preside e degli insegnanti ed erano i genitori a sobbarcarsi tutte le fatiche per il trasporto o anche solo per l’accompagnamento al bagno perché non erano previsti gli insegnanti di sostegno egli operatori sociosanitari. Andate a leggere Nati due volte di Pontiggia. Torniamo alle classi separate, ora per gli immigrati poi per sesso ed infine anche per quoziente intellettivo?

Ecco, comincia il disgusto…

Parla la scrittrice che ha sconvolto la Germania con «Zone umide», romanzo scandalo

Erotismo e disgusto:
il mio neofemminismo

Charlotte Roche: «Ho restituito il corpo alle donne»

BERLINO — L’incipit conta, in un libro. In questo di Charlotte Roche — Zone umide — conta più che in altri: «Che io ricordi, ho sempre avuto le emorroidi. Per molti anni ho pensato fosse meglio non dirlo a nessuno».

Leggerezza un po’ proustiana per contenuti scioccanti. Soprattutto, però, è l’apertura immediata di una finestra sul corpo, sulla malattia, sul disgusto, sulle cosiddette parti intime femminili che non si chiude nemmeno nell’ultima pagina. Forse, il racconto del femminismo del Ventunesimo Secolo. Anzi, il suo manifesto. «Sì, quando ho iniziato a scriverlo la mia idea era quella — dice Roche, 30 anni, dalla sua casa di Colonia, dove vive con il marito e una figlia —. Scrivere qualcosa per liberare le donne da una costrizione, per renderle meno schiave in fatto di odori, sesso, corpo, organi. In questo senso è un manifesto, anche se poi ha preso la forma del racconto». In effetti, il volume (Feuchtgebiete il titolo in tedesco) è davvero diventato un manifesto per le ragazze della Germania: ha ormai venduto oltre un milione di copie dalla primavera scorsa, è stato il primo e unico libro in tedesco a guidare la classifica di Amazon, le teenager ne parlano, i giovani ci organizzano dibattiti. per leggere tutto vai a http://www.corriere.it/cultura/08_ottobre_14/erotismo_disgusto_neofemminismo_fdcaeb34-99b2-11dd-a6f3-00144f02aabc.shtml

 

BASTA! BASTA ALLA DISTRUZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA!

fonte: http://www.quirinale.it/

Nota sulle web-mail al Presidente della Repubblica Napolitano in relazione alla legge di conversione del decreto legge n. 137, in materia di istruzione e università

Giunge in questi giorni al Presidente della Repubblica un gran numero di messaggi con i quali da parte di singoli, e in particolar modo di insegnanti, nonché da parte di talune organizzazioni, gli si chiede di non firmare il decreto legge 137 – o, più propriamente – la legge di conversione di tale decreto.Pur nella viva attenzione e comprensione, da parte del Presidente, per le motivazioni di tali appelli, si deve rilevare innanzitutto che  il Parlamento non ha ancora concluso l’esame del provvedimento in questione. Inoltre,  secondo la Costituzione italiana, è il governo che si assume la responsabilità del merito delle sue scelte politiche e dei provvedimenti di legge sottoposti al Parlamento, che possono essere contrastati e respinti, o modificati, solo nel Parlamento stesso. Il Capo dello Stato non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce: la stessa facoltà di chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulle leggi approvate incontra limiti temporali oggettivi nel caso della conversione di decreti-legge, ed il Presidente ha in ogni caso l’obbligo di promulgare le leggi, qualora le stesse siano nuovamente approvate, anche nel medesimo testo.

QUI SOPRA LA NOTA del 13 ottobre DA PARTE DEL QUIRINALE IN RIFERIMENTO ALLA POSTA VIA WEB INVIATA AFFINCHE’ NON FIRMI IL DECRETO GELMINI (dopo il passaggio al Senato).

Non credo ci possa salvare Napolitano…