COSTRUZIONE INVERSA

 

E continua così il mio racconto “Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes“.

Si può leggere tutto cliccando  QUI, naturalmente fino a questo punto.

Certe volte, senza una ragione apparente, si ha l’urgenza di scrivere, almeno capita così a me, e questo anche se si fanno altre cose, se si è impegnati in qualcos’altro che distoglie, e che ti sembra rubare il tempo.

Alcuni mi chiedono se attingo dalla realtà per le mie storie, per le mie poesie.

No, la realtà è talmente incommensurabile che mi perderei in essa. Forse qui la costruzione inversa, come il latino insegna, aiuta.

 

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Esiste un luogo

della conferma,

del contrario di tutto,

della memoria

costruzione inversa.

 

Esiste quel luogo

nello spazio del silenzio,

intimo nell’attimo

dell’ansimare fluente,

insieme.

 

Esiste un luogo

dove ti posso abbracciare

anche con le mani legate

al cappio

dell’anello che stringe il dito.

 

Quel luogo infinito

pensato in ogni luogo diverso

è ora disperso

nel buio del mio desiderio:

si contorcono gli spazi di luce.

 

È

luogo

segreto.

 

 

COSTRUZIONE INVERSA

Si alzò in piedi, adirato, rivolgendosi a Giorgio: “Ma cosa stai dicendo?”

Luca stava tremando tutto per trattenersi dall’ira che stava scoppiando dentro di lui.

Vieni nella mia casa, ed hai il coraggio di dire queste cose?”

Marina, entrata nel soggiorno, se ne stava come inebetita davanti alla scena surreale che le si era presentata davanti.

Diglielo, Marina”, la invitò Giorgio “Diglielo, poco fa avevamo il desiderio di amarci e anche adesso, perché trattenersi e fingere?”

Marina lo ignorò e andò diretta verso Luca: “Io amo te”

Luca cominciò a piangere, come un bambino arrabbiato con se stesso, come quando un altro bambino gli porta via il giocattolo con cui sta giocando e non trova la forza per reagire.

Amo te”, lo rassicurò Marina, abbracciandolo e tentando con le mani di asciugargli le lacrime.

Luca la guardò negli occhi e la vide come la prima volta, la vide bella, e la voleva tutta per sé, e nell’istante stesso la allontanava, come se non bastasse quell’amore, come se ci fosse qualcos’altro che doveva pretendere, e divenne improvvisamente cattivo.

Però volevi lui, non ti basto io, eh?”, la strattonò lontano, ricacciandola verso Giorgio, che rimaneva immobile al centro della stanza.

Marina tornò verso di lui, “Non capisci? Lui mi vuole”, e lo disse indicando Giorgio, “lui vuole far l’amore con me senza vincoli, per il piacere, per il desiderio di esplorare nuove emozioni, quelle immaginarie, di discussioni, di opinioni, contatti quotidiani che si concretizzano improvvisamente ora”, andò per abbracciare Luca, “ma lui non vuole impadronirsi della mia vita”

Sono io che ti amo, e ti desidero”, gli disse Luca e cominciò ad accarezzarla, “ti voglio, voglio solo te”, e iniziò a spogliarla, prima dolcemente e poi con veemenza, tanto che Marina si ritrovò completamente nuda, e allora lei fece altrettanto con Luca. I due rimasero nudi in mezzo alla stanza e cominciarono l’amplesso, accarezzandosi dolcemente e sdraiandosi sul pavimento. Giorgio cercò di allontanarsi. La situazione era così assurda che gli mancavano i punti di riferimento per comportarsi in maniera adeguata. Non aveva mai visto da vicino i corpi di due amanti, e ora avrebbe voluto aiutarli e partecipare a quell’atto creativo. Il corpo di Luca era adagiato sul corpo di Marina e la accarezzava dolcemente, muovendosi in maniera ritmata e baciandola sulla bocca, e poi iniziò a ripetere “Sei mia, sei solo mia”

Giorgio ne fu inorridito.

Devo andare, pensò. E senza fare rumore si diresse verso la porta, si girò per dare un ultimo sguardo alla coppia, i cui ansimanti respiri riempivano di rumore assordante l’intero spazio.

Uscì e richiuse dietro di sé la porta. E cominciò a scendere precipitosamente le scale: voleva allontanarsi al più presto.

L’odore della sera era intenso. L’umidità penetrava nelle ossa, e si mise le mani dentro le tasche per trovare un po’ di tepore. Le lacrime gli scendevano sul viso, e le persone che gli passavano accanto si soffermavano ad osservare quell’uomo dall’aria insolitamente mesta. Non sapeva dove andare, qualsiasi strada gli andava bene pur di andare via.

E Milano in quel momento appariva sempre più lontana.

(CONTINUA)

 

 

 

*la foto è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia.

COSTRUZIONE INVERSA

 

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Esiste un luogo

della conferma,

del contrario di tutto,

della memoria

costruzione inversa.

 

Esiste quel luogo

nello spazio del silenzio,

intimo nell’attimo

dell’ansimare fluente,

insieme.

 

Esiste un luogo

dove ti posso abbracciare

anche con le mani legate

al cappio

dell’anello che stringe il dito.

 

Quel luogo infinito

pensato in ogni luogo diverso

è ora disperso

nel buio del mio desiderio:

si contorcono gli spazi di luce.

 

È

luogo

segreto.

 

 

 

 

 

*la foto è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia.

LA MIA CASA È FATTA DI VENTO

Continua il mio racconto…

Grazie a Liminare_206 per la gentile concessione della foto.

 

 

LA MIA CASA È FATTA DI VENTO

Lo spazio astruso – G.F.G. Liminare_206

Lo spazio astruso - G.F.G. Liminare_206 2045 26122007 PC260056.JPGLa casa era luminosa e arredata semplicemente, in un miscuglio di bianco e nero. Giorgio si sentì in imbarazzo. Sarebbe sprofondato piuttosto che incontrare la persona da cui scaturiva quella voce. E poi la delusione di non essere solo, anzi da soli, ma di essere in compagnia!

Un brivido gli percorse la schiena e gli fece afflosciare qualsiasi desiderio.

L’uomo che gli si diresse incontro era magro e allampanato e con un leggero accento francese, anzi era un uomo con la erre moscia.

Ciao, …e così sei il fantomatico Gio(rrr)gio”, esordì con voce petulante, “piace(rrr)e, Luca”, e gli allungò la mano ossuta, insistendo con autocompiacimento sulla sua dislalia.

Sì…, piacere” e arrossì fin sulla punta delle orecchie.

Un minuto prima mi stavo per prendere la sua donna, pensò Giorgio, e un minuto dopo mi ritrovo qui in questa assurda situazione imbarazzante.

Guardava Marina, per avere un segnale di incoraggiamento ma lei lo ignorava, e si comportava come se quello successo tra loro qualche minuto prima non fosse mai avvenuto.

Vieni dentro, accomodati” , gli disse Luca accompagnandolo in un soleggiato soggiorno, pieno di libri e di cd musicali.

Siediti un po’”, indicò a Giorgio una poltrona in pelle nera, “riposati, mentre Marina ti prepara qualcosa da bere; sai, mi ha raccontato molto di te, è sempre lì nel tuo blog e mi sta trascurando per questo” e rivolse uno sguardo carico di devozione e di finta accusa verso la moglie.

Un altro uomo che non s’accorge del disagio, della tensione nella propria donna, pensò Giorgio amaramente.

Vide l’uomo come la maschera di se stesso e si ricordò della finzione del rapporto con la sua ex moglie.

Ricordava come ci fosse stata in entrambi la voglia di cambiare, di fare nuove esperienze molto tempo prima della fine del loro matrimonio, ma non trovavano il coraggio di rompere qualcosa che li faceva soffrire. Avevano cercato altre strade allora, intessendo altre relazioni.

Questa impossibilità nel ritorno ad una situazione iniziale idilliaca li bloccava nelle proprie scelte. Sapevano che, andandosene, non sarebbero più tornati se non a costo di una grande sofferenza. Perché non è possibile, nelle relazioni, che un’azione non comporti una conseguenza: le regole sociali non lo consentono, perché implicano il possesso. Anche se fosse tornato da sua moglie, il rapporto non sarebbe più stato quello di prima, come se si fosse arrecato danno ad una proprietà.

Ad un certo punto aveva percepito sua moglie come ostacolo alla soddisfazione dei suoi desideri e aveva provato un impulso irresistibile a ridiventare padrone della sua decisione.

Ora quell’uomo era davanti a lui, e quella donna, e tutti e tre, ovunque si voltasse vedeva un uomo e una donna, nel loro essere. Lui aveva fallito con quella donna, ingannandola, ingannando se stesso, ingannando la sua ex moglie, ingannando anche la sua donna, la donna immaginaria. Perché nascondersi dietro l’ipocrisia?

Ovunque si girasse, non trovava Luca e Marina e Giorgio, vedeva qualcos’altro in loro e cominciò ad amarli. Non voleva tradimento, non era tradimento, era un desiderio d’amore il suo, un desiderio di vita. E lo voleva comunicare al mondo.

Era il momento di rompere le regole di vita dell’esistenza per entrare in una dimensione nuova dell’essere.

Avrebbe allontanato l’inganno dalla sua esistenza, perché aveva percepito il desiderio anche in quella donna. Non il tradimento, ma un desiderio di accogliere. Talvolta non serve altro che un Sì, perché un “altro” si pieghi davanti a te.

Un Sì perché ad un altro qualcosa si “spieghi”.

Basta un Sì per oltrepassare le sue naturali difese e diffidenze e differenze.

Lei mi ha fatto “entrare” ed io sono entrato, Giorgio ne era convinto.

Non muri né porte ma un dentro e un fuori, un esserci o non esserci. Un piccolo sì che divide due mondi, il suo dal mio, il mio dal suo.

Lei mi ha offerto qualcosa che è da Lei stessa ed io, ora che mi ha detto sì, sono ormai privo di difese e non ho ragione per non credere alla sua buona fede.

Lei desidera che io ci sia.

Basta un Sì.

Voglio amare la tua donna, voglio unirmi a lei, carnalmente, non solo nel mio mondo immaginario”, cominciò a parlare, rivolgendosi a Luca. E Luca lo guardò come se nel suo soggiorno fosse atterrato un marziano, e uno strano ghigno si disegnò sul suo volto tirato, come offeso.

 

(CONTINUA)

 

 

 

E’ ARRIVATA LA PACE!

Nel 2001 ero ad Assisi a manifestare contro la guerra in Afghanistan 

E’ arrivata la pace,
sventolando bandiere di guerra,
preannunciata da una buffa signora
dopo uno spot
breve di 45 minuti.
E’ arrivata la pace,
con l’alito pesante
di un tranquillo signore
che ha mangiato troppe parole,
spinate come piccoli pesci.
“Preferisco mangiare di magro”
– ha detto – “qualche salatino
ogni tanto
solo per stuzzicare l’appetito”
(Certi giurano averlo visto ingozzarsi)
E’ arrivata la pace,
colorata come una caramella
di gomma arabica.
Ad alcuni è andata
di traverso,
ad un altro – accidenti! –
è rimasto un pezzetto
tra i denti.
Se qualcuno lo bacia,
ne succhia ancora un po’.
Si dice
che un giorno,
tra le sue ossa
che dolgono,
talvolta prudenti,
troveranno quel pezzetto
di gomma arabica e,
forse un cane,
verrà a leccarlo,
e molto cordialmente
quel mucchietto d’ossa
lo lascerà fare,
giacchè la pace è di tutti
e, si sa,

BISOGNA CONDIVIDERLA.

CI PRENDIAMO UN CAFFE’…ESPRESSO?

 

Continua il mio racconto “Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes”. Per leggerlo senza interruzioni, fino a questo punto, CLICCARE QUI

Ringrazio Liminare per la gentile concessione della foto “La donna imperfetta”

 

CI PRENDIAMO UN CAFFE’…ESPRESSO?

 

 

La Donna imperfetta 2 (Villa Medici – Roma) Liminare_206

La Donna imperfetta 2 (Villa Medici - Roma) G.F.G. Liminare_206 13.jpg

 

Gli occhi di Marina erano grandi occhi nocciola, come quelli di uno scoiattolo indifeso. Giorgio ebbe subito il bisogno di abbracciarla, come per proteggerla.

Sei bellissima”, le disse ansioso di dimostrarle la sua ammirazione e scivolando con gli occhi sulle prorompenti forme femminili.

Grazie…, sei stanco?”, Marina cercò subito di sorvolare sul complimento, come schivando lo sguardo di Giorgio.

Non ti immaginavo così…”, continuò imperterrito, “…femminile”.

Non abbiamo mai parlato di questo, ma di altro, se ben ricordo, e poi…che importanza ha? Vieni, sbrigati, ho lasciato la macchina in divieto di sosta e qui i vigili sono tremendi” e si diresse scattante verso una macchina grigia, una vecchia rover fumosa.

Il traffico era intenso, le vie di Padova erano color mattone, un girovagare di sensi unici. Si ritrovò in una via laterale da cui si poteva intravedere la bellissima Basilica del Santo. Mentre  Marina guidava, Giorgio aveva osservato attentamente la donna al suo fianco. Guidava a scatti nervosi, le braccia affusolate bianche spiccavano dalla maglietta attillata, e dai pantaloni emergeva la carne ancora giovane, da trentenne, che guizzava veloce lasciando intravedere una vogliosità istintuale di sano appetito.

Oggi hai beccato il mio giorno libero; lo sai che lavoro come impiegata presso la direzione della nostra azienda sanitaria…”, lo guardò di sottecchi Marina, sentendosi osservata.

Sì, me l’avevi detto…, spero non ti dispiaccia questo mio arrivo imprevisto…, ma avevo voglia di cambiare, di vedere gente nuova e soprattutto avevo voglia di conoscerti”

Marina gli lanciò un’occhiata traversa. Si fermò con la macchina davanti ad una piccola palazzina.

Forse hai voglia di conoscere solo una persona”, Marina lo punse nel vivo.

No, non credere…, avevo bisogno di capire…”

Capire cosa?”, lo guardava dritto negli occhi.

Capire se è solo apparenza, la nostra…, la nostra vicinanza…”

Vicinanza?…tu sei pazzo!!” e si mise a sorridere “…nel virtuale non esiste la vicinanza. Senti…”, continuò Marina “…si avvicina l’ora di pranzo, che facciamo? Vuoi che andiamo a casa mia e prepariamo qualcosa oppure andiamo in qualche bar vicino?”

Non ho molta fame…” rispose Giorgio realmente indeciso.

Va bene, allora, andiamo su da me così ti rinfreschi un po’ e ti preparo qualcosa da bere, poi se vuoi ti riaccompagno in stazione, alle 22.00 hai il treno, no?”

Sì…alle 22.00. Vorrei essere a Milano questa notte. L’alba deve essere mia, l’inizio di un nuovo giorno…”

Ho capito, …per Giovanna”

Sì” rispose Giorgio convinto.

A Padova succede che ogni via sia sempre completamente deserta. Padova, nonostante la ricchezza culturale apportata dall’Università e dai numerosi studenti provenienti da ogni parte d’Italia, lascia ognuno in una profonda solitudine, a girovagare tra i portici dove si può cogliere il sole come un fiore in pieno deserto. Giorgio non riusciva a capire se quella era una bella giornata.

Parcheggiarono in una di queste vie, e scesero dalla macchina; Marina si diresse sicura verso uno degli innumerevoli portoni sotto un portico, entrarono e salirono le scale del piccolo condominio silenzioso. Marina lo precedeva e Giorgio, dietro, intravedeva le curve della donna. Un lieve eccitamento cominciò a risvegliarsi in lui e per questo si arrabbiò con se stesso. Stupido, si diceva, se lei se ne accorge non avrà più fiducia in me.

E d’altra parte notava una sfida in quella donna, che aveva il coraggio di condurre uno sconosciuto dentro la sua casa. Lei si appoggiò alla porta per cercare le chiavi dentro la borsetta che portava con sé, si girò verso di lui e notò il suo sguardo adorante. Bastò un attimo e le loro bocche già si cercavano, lui sentì il suo sapore, sentiva il seno caldo di lei, come ripieno di dolcelatte, premergli contro il torace, e mentre le sue mani incoscienti gli scivolavano dentro i pantaloni, lui frugava con le dita facilmente dentro di lei. Avrebbe voluto sentire il suo odore, assaggiarla tutta e l’avrebbe presa anche in piedi, così, per liberarsi di quel desiderio improvviso.

Il rimbombo nelle scale di una porta che sbatteva li risvegliò, e Marina velocemente si ricompose, riassestando la maglietta e i pantaloni che lasciavano debordare più del necessario. Anche Giorgio cercò di darsi un contegno. E gli fu necessario perché, quando Marina introdusse le chiavi per entrare dentro casa, la voce di un uomo li raggiunse : “Marina, sei tornata?”

 

(CONTINUA)

IMPROVVISAMENTE, UN’ALTRA DIMENSIONE

Continua il mio racconto “Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes“. Chi lo vuole leggere dall’inizio può CLICCARE QUI

 

 

 

Foto tratta da Wikipedia280px-Padova_060123.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

IMPROVVISAMENTE, UN’ALTRA DIMENSIONE

 

Pronto? Parlo con Giorgio?”, lo interrogò, dall’altra parte della linea telefonica, una voce squillante femminile.

Giorgio esitò: “Sì, sono io”

Ciao, mi presento, già ci conosciamo e abbiamo parlato nel blog tante volte, sono VOGLIADISOLE…” e lasciò la frase a metà.

Ciaoooo…, allora hai ricevuto la mia mail?”

Sì, ce l’ho proprio qui davanti agli occhi…”

Allora, vengo a trovarti? A proposito, come ti chiami, non potrò mica continuare a chiamarti VOGLIADISOLE anche per telefono”

Certo, mi chiamo Marina…ti piace come nome? Me l’hanno dato perché sono nata in spiaggia, a Sottomarina, una spiaggia a pochi chilometri da Padova. Insomma, i miei non hanno avuto molta fantasia…”, e si mise a sorridere.

Bello come nome! E pensa a me, anche nel nickname utilizzo il mio nome di battesimo…, ho problemi di identità già di mio e se utilizzo altri nomi mi faccio un bel casino…”

Marina dall’altra parte si mise a sghignazzare con aria sorniona, seducente…

Allora ci vediamo oggi pomeriggio?”, riprese seria.

Certo, sono qui alla stazione Termini e sto aspettando l’Eurostar che mi porterà fino a Padova. A minuti dovrebbe essere qui, e per le 17.00 dovrei essere lì alla stazione di Padova; …tu riesci a venire?”

Sì, ti vengo a prendere in stazione; ho la macchina. Abito proprio vicino alla Basilica del Santo, in centro, così poi ti porto a fare un giro per Padova”

Grazie, sei gentilissima”

Figurati, ho voglia di conoscerti, non ci vedo nulla di male in un incontro tra amici. Sai, a certe cose non ci pensi, ma ogni tanto bisognerebbe farle per capire chi e com’è la persona che ti scrive, che commenta i tuoi post, con cui trascorri buona parte della tua vita.”

Già, …comunque non preoccuparti, devo prendere il treno per Milano alle 22.00; voglio essere a Milano questa notte. Milano sarà la mia ultima tappa.”

Ho capito…, vuoi andare da Giovanna?”

Sì…” , rispose titubante. Non voleva che tutti gli altri blogger ne venissero a conoscenza prima di Giovanna. “Sai, le ho scritto una mail, come a te, solo che non l’ha ancora letta…oppure non ne vuole sapere”

Non so, quando sarai qui ne parleremo” rispose Marina, affrettando la chiusura della comunicazione “tra un po’ saremo uno difronte all’altro…, ne avremo di cose da dirci…”

Ok, allora a tra poco…e grazie, ti stai dimostrando quella che sei anche nel blog; non ti immaginavo diversa”

Quando ci vedremo, lo sapremo…ciao, ciao…” e chiuse velocemente la telefonata.

Lesse sul display luminoso della stazione l’arrivo dell’eurostar 9474 delle 12.50. Sarebbe arrivato a Padova alle 16.49.

Tutto si svolgeva rapidamente, nemmeno il tempo di un pensiero, e si ritrovò seduto sul proprio posto vicino al finestrino, lui amava vedere dalla finestra scorrere le immagini veloci del paesaggio, come in un film. Si appisolò. Nel dormiveglia immaginava il seno di una donna, immenso, grande accogliente. Quando si riprese dal torpore, una donna lo fissava, seduta dalla parte opposta alla sua. Forse mi sono eccitato e ho detto qualche parola di troppo…, pensò, la donna infatti gli sorrise.

La donna, sulla trentina, era insignificante nell’aspetto, capelli biondastri le incorniciavano il viso, segnato da una cicatrice infossata sul naso, nella parte centrale tra gli occhi.

Sta bene?” la donna si rivolgeva proprio a lui. La cicatrice ballava come una danzatrice del ventre. Chissà perché riusciva a notare solo quel particolare.

Sì…sono solo stanco” rispose Giorgio malvolentieri, “è stata una giornataccia”

Sta rientrando dal lavoro?” insisteva la donna, desiderosa di parlare. Non aveva con sé nessun libro, nessun giornale…

Perché la gente non si fa i cazzi propri, pensò Giorgio. Ma Giorgio pensava che era come avrebbe detto J.P. Sartre, l’essere-nel-mondo o, come direbbe Martin Buber, è relazione, non è se non è mutua appartenenza.

Lui voleva appartenere a qualcuno. Ma quella donna lo irritava. Chissà come sarebbe stato essere il suo uomo, il suo compagno. Finse di riaddormentarsi.

A Bologna gli arrivò un sms di Marina: A che punto sei?

A Bologna, …come ti riconoscerò?, lui gli rispose con un altro sms.

Sarò una donna bionda con una maglietta bianca e pantaloni bianchi…, a dopo, gli scrisse Marina.

Chissà quante donne vestite di bianco avrebbe incontrato alla stazione, ma chissà perché aveva come il presentimento che l’avrebbe riconosciuta.

Arrivò alla stazione davvero stanco.

Scese nel sottopassaggio e riemerse. La visione della donna che gli si parò davanti, con la mano alzata, era completamente diversa da quello che si era immaginato e pensò che fare una piccola deviazione per conoscere Vogliadisole ne era valsa davvero la pena.

Sei Marina?” gli andò incontro sorridente, “…piacere, Giorgio” e stese la mano per stringere la mano della donna che gli era apparsa davanti.

Marina non era una donna. Era una donna con un seno. Non un seno normale, ma una di quelle donne il cui seno sovrasta la figura, sul quale, parlando, inevitabilmente, l’occhio maschile e femminile, indistintamente cade indiscreto.

Anche a Giorgio successe la stessa cosa. Il seno di quella donna lo faceva già impazzire, e il torpore provato prima si riaccese, con la voglia di sprofondare in quella morbidezza.

Allora, come stai? Trascorso bene il viaggio?” gli fece lei, guardandolo negli occhi e qualcosa gli fece capire che avrebbe trascorso il pomeriggio in un’altra… DIMENSIONE.

 

(CONTINUA)

 

 

VOGLIADISOLE, ovvero il pomeriggio

L’albero di Giuda – G.F.G. Liminare_206 (anni 1970)

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Continua il mio racconto (vd. post precedente e Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes)

Un ringraziamento speciale a Liminare per la gentile concessione della foto.

Giulia Penzo

 

 

Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes

 

VOGLIADISOLE, ovvero il pomeriggio

 

Aveva girovagato tutto il giorno per Roma. Come non farsi stregare dalla Città? Si era disteso sulla gradinata di Piazza di Spagna. Disteso sotto il sole, pensava che lì per sempre avrebbe potuto godere della luce di Roma. Una luce di bellezza.

Le bottiglie vuote di birra erano abbandonate sui gradini, testimonianza di qualcuno che la notte si era strafatto di alcool. Aprì il suo piccolo netbook, e tentò di collegarsi ad internet. Nessuno gli aveva scritto, anzi Lei non gli aveva ancora scritto. Pensò a Vogliadisole. Entrò nel suo blog, e come sempre trovò gli innumerevoli commenti degli amici, che la salutavano, la ringraziavano per le sue parole dolci, per la sua amicizia continua, fatta di piccoli gesti: un saluto, un abbraccio anche se virtuali rappresentavano per qualcuno una finestra aperta d’amore, una ventata d’allegria. Il mondo dei blogger è un mondo triste, in cui tutti hanno bisogno di relazionare con l’altro; forse – a Giorgio venne in mente – forse hanno un buco interiore da riempire: c’è qualcosa nella loro vita che non funziona e vogliono salvarla attraverso il blog. Anche lui.


O forse è l’eterna relazione il gioco dell’essere.


Scrisse una mail a VOGLIADISOLE:

Carissima, sono a Roma e domani risalgo fino a Milano. Se vuoi mi fermo a Padova e vengo a trovarti; hai ancora voglia di vedere di persona un vecchio amico di blog? Naturalmente è solo un’occasione per prendere un caffè insieme e scambiare quattro chiacchere di persona, senza pretesa alcuna. Se oggi non hai tempo a disposizione per me, non preoccuparti, troveremo un’altra occasione. Ti lascio il mio numero di cellulare. Dovrei essere a Padova per le 17.00, fammi sapere al più presto.

 

 

 

Si guardò in giro. Da quanto tempo mancava da Roma? Dal giorno in cui aveva partecipato alla manifestazione organizzata dalla CGIL in difesa dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Una giornata indimenticabile, trascorsa in mezzo a milioni di persone, tutte in nome di un’ideale di uguaglianza. Ricordava ancora la morte del professor Biagi, ucciso qualche giorno prima dalle BR. Un tempismo perfetto, pensava Giorgio, anche quella volta.

Un’avanguardia che non ascolta la base.

Certe volte Giorgio pensava che il Comunismo fosse stato attaccato proprio da chi lo propugnava.

 

I primi a parlare contro il Comunismo erano stati proprio quei filosofi che lo avevano attaccato nel nome, eliminando il nome, e che avevano fondato qualcosa di diverso dal Comunismo. Filosofi che, senza gli operai al seguito, non sarebbero stati nulla. Filosofi che ora comparivano tra i massimi filosofi del Novecento. E forse, più che cattivi maestri, cattivi discepoli.

 

Aveva davvero Voglia di Sole. VOGLIADISOLE, rispondi!

Si incamminò verso la Stazione, e passò prima all’Hotel per riprendere il piccolo bagaglio.

Mentre il sole di mezzogiorno si stagliava alto nel cielo, abbassò lo sguardo per difendere gli occhi e in quel momento il cellulare suonò.

 

(CONTINUA)

NEL MARE DEI MIEI DESIDERI, PERCHE’ PROPRIO TU?

  Aquarium – G.F.G. Liminare_206

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Continua il mio racconto “Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes”

Grazie a Liminare_206 per la foto gentilmente concessa:

 

Lord65, ovvero il mattino

 

Lord65 era ironico, sempre presente nei momenti difficili. Un post sui Doors, l’amore per la musica e per i viaggi, era bastato per diventare subito amico di Giorgio63. Ogni tanto Lord65 partiva e postava anche durante i suoi viaggi; bellissime foto di paesaggi campeggiavano nel suo blog e, sempre informatissimo sulle novità del momento, intervallava notizie curiose di visite in luoghi stranissimi con commenti sulla politica attuale. Il mondo dei bloggers era variegato ma Giorgio sapeva riconoscere chi era in grado di apportare qualche novità tra le solite assurde presunzioni o in mezzo agli innumerevoli tentativi adolescenziali di espressione artistica. Certe volte si soffermava divertito sui blog delle ragazzine, sempre piene di fantasia, di disegni dolci ripieni come biscotti di cuoricini, stelline, gattini e peluche. Le loro poesie e i loro post reclamavano dolci carezze, amore e amore soffice come panna. Qualcosa di delicato, che non osava disturbare o intaccare magari con commenti sarcastici. Anche virtuali erano bellissimi, i giovani. Non che lui si sentisse vecchio, anzi. Ma aveva acquisito una capacità critica nel tempo che lo aveva reso duro, se così si può dire, nei confronti dell’altro. Le sue relazioni avevano perso la spontaneità giovanile dell’approccio diretto. E procedevano per gradi.

Ogni mattina Giorgio63 apriva il blog dell’amico, per leggervi le ultime novità. Lord65 era ogni volta una scoperta artistica nuova, e peraltro offriva gratuitamente suggerimenti seri sul mondo dell’informatica; un giorno avrebbe pubblicato una piccola guida per blogger, questo era il suo sogno, anche se al momento si accontentava di un lavoro come sistemista.

Nella blogosfera Lord aveva simpatizzato con tantissimi amici. Giorgio63 invece era meno seguito e non ne capiva il motivo, anche se cercava di essere sempre presente, commentava sempre i post degli amici, non era invadente…mah…, non riusciva a farsene una ragione. Lord65 era diventato amico in particolare di Stefy che gestiva un blog di grafica, di musica, e di programmini vari per abbellire i siti e i blog.

Lord65 aveva confidato a Giorgio63 che prima o poi si sarebbe incontrato con Stefy; al momento si telefonavano, si piacevano, avevano gli stessi interessi culturali. Il problema era che Lord era già sposato e con un figlio ancora piccolo.

Quella mattina, lo contattò con un sms: “domani sono a Roma,vuoi che ci incontriamo per un caffè?”

Lord rispose subito “sono al lavoro alle 8.00, se vuoi alle 7.30 possiamo trovarci per fare colazione assieme”.

Ok”, gli rispose Giorgio63.

Giorgiò arrivò a Roma molto presto. Trovò sistemazione in un hotel vicino alla stazione Termini, non proprio un hotel a 5 stelle, ma comunque comodo e funzionale per passarci la notte.

Anche quella notte Giovanna non gli aveva scritto. Era preoccupato per lei, per la situazione pericolosa con il marito; sapeva che ne sarebbe uscita solo con l’aiuto di qualcuno, e lui voleva essere quel qualcuno. Avrebbe voluto abbracciarla, sentirla viva. Le aveva lasciato una mail prima di partire, dove le aveva scritto che partiva per conoscere un po’ di amici virtuali e soprattutto per vedere lei, per capire cosa provasse per lei.

La mattina seguente con Lord si era dato appuntamento in un bar lì vicino. Gli arrivò un sms “cosa indossi?”, “maglietta a righe blu e jeans” rispose. Una mano si alzò vicino al bancone. Giorgio! Si senti chiamare da un ragazzotto biondo, un po’ appesantito dal lavoro sicuramente sedentario di sistemista.

Il ragazzotto gli sorrise e gli corse incontro, abbracciandolo: “Che bello vederti, finalmente!”

Sì, dopo tante chattate, eccoci di persona!”

Purtroppo ho a disposizione solo 15 minuti, poi sai che devo andare al lavoro…” gli rispose Lord un po’ dispiaciuto “..il tempo appena di bere un caffè…”.

Non preoccuparti, anch’io non ho molto tempo”, mentì Giorgio, ma non voleva essere di peso. Il caffè rimase nella tazzina. Lord sembrava demoralizzato da qualcosa.

Sai, con Stefy chiudo. Aspettiamo un altro bambino…Mia moglie…”

Ma tu e Stefy,…vi siete mai incontrati?”

No, Stefy non vuole, dice che non vuole essere lei a rovinare la mia famiglia, e che dev’essere una mia decisione”, rispose Lord abbassando lo sguardo.

Sì, ha ragione, ma non puoi prendere nessuna decisione seria se non la conosci almeno fisicamente; non riusciresti mai a fare un passo così importante”.

Tu pensi sia solo una questione che riguarda una relazione fisica. Non è così, almeno nel mio caso; con lei, nella mia virtualità riesco ad essere e ad esprimermi nella maniera più autentica. Con mia moglie non c’è più quel rapporto di complicità che trovo invece con Stefy. Perché non si può amare più di una persona? Internet, ha creato un modo per permettere al nostro spirito di amare e di essere amati indipendentemente dalla nostra fisicità.”

Tua moglie non accetterebbe mai un’altra relazione, me l’avevi detto…”

Non andrei ad incidere nella nostra vita quotidiana. Amerei Stefy, ed amerei mia moglie in modo diverso, ma amerei entrambe…”

Non credo che Stefy sarebbe d’accordo…essere considerata un ritaglio di spazio intellettuale..”

Non so, così non si può continuare. Ho deciso di chiudere con lei…e voglio chiudere il blog”

No, davvero, non puoi farlo…”, disse Giorgio al suo amico, ponendo un braccio con affetto sulla sua spalla.

Ti porta via troppo tempo, anche al lavoro ed oggi, con il secondo figlio in arrivo, non posso permetterlo..”

E’ vero, ma puoi moderarti…”

Lo sai anche tu che non è possibile: una volta che si sono innescate le relazioni, si moltiplicano i contatti, le amicizie e tutto diventa più complicato, non puoi permetterti di ignorare tutto” guardò distrattamente l’orologio, “Devo andare…Tu adesso dove andrai?”

Da Giovanna”

Sei sicuro che voglia incontrarti?”

Non lo so”

L’amico lo abbracciò, senza dire altro, e se ne andò.

Lord65, ovvero la mattina, se ne andò.

Giorgio continuò a sorseggiare pensieroso il caffè ormai freddo.

Non gli aveva chiesto quale fosse il suo vero nome; avrebbe continuato a chiamarlo “Lord65”.

 (continua)