HOTEL SAN VALENTINO

san-valentino-2010-al-grand-hotel-palace-di-terracina-lt_1.jpgIl caldo fa strani effetti; allucinazioni, sogni, fantasie si accavallano… e non si possono fermare.

Sfilano davanti inducendoti a comportamenti assurdi, oppure… basta una finestra, una luce accesa e non hai bisogno di altro…

 

Tutto questo succede nell’Hotel San Valentino…

 

 

HOTEL SAN VALENTINO

 

Entrò nella stanza 116 dell’Hotel San Valentino.

Il nome era tutto un programma e la sua segretaria gli inviò uno smile sorridente insieme all’sms di prenotazione.

Credette per un momento ad una presa in giro, ma Anna era una donnona per niente romantica: nella zona probabilmente era l’hotel a 4 stelle più economico e in una zona centrale della città.

Anche quella risultò una giornata pesante, in mezzo all’afa della calura estiva; dovette attardarsi a discutere di alcune beghe di lavoro con i responsabili delle agenzie territoriali.

Seguiva per conto della sua Azienda alcune agenzie satellite, doveva controllare che tutto fosse in ordine e in linea con le direttive della sede centrale.

Un lavoro che lo portava in giro per l’Italia nelle zone più sperdute, offrendogli l’opportunità di conoscere gente diversa e luoghi insoliti, paesi sconosciuti e paesaggi misteriosi.

In Sicilia in pieno luglio, non era certo il momento ideale per lavorare…; sentì il sudore che gli appiccicava la pelle ai vestiti e inserì la card nella serratura elettronica, agognando l’aria condizionata della stanza.

La camera era ampia e arredata con gusto. Si fece una doccia veloce e si buttò subito a letto, per leggere e rilassarsi.

Il sonno lo colse ancor prima di voltare le prime pagine.

Si svegliò di soprassalto, quando il libro dalle mani gli cadde con un rumore sordo sul pavimento.

Aprì gli occhi. Sentiva ancora caldo, l’immagine davanti agli occhi di un sogno sfuggente. Si alzò dal letto e si diresse verso il piccolo frigorifero, … alcune lattine di coca cola, una sprite, una birra, qualche bottiglietta mignon di liquore e sacchettini di arachidi poco allettanti a quell’ora di notte. Prese la lattina di birra e lo schiocco fece fuoriuscire la schiuma fresca e leggera. La leccò con ingordigia e tracannò velocemente la bevanda che gli scivolò veloce nello stomaco. Si spostò con la lattina in mano verso la grande finestra; si toccò la pancia e grattò i testicoli per sentirsi cosciente.

Fuori era buio e il paesaggio un parcheggio deserto, qualche macchina di passaggio e la luce giallognola dei lampioni.

Poi, nell’angolo del muro, si accese la luce alla finestra della camera di fronte alla sua.

Le tende erano tirate in parte, lasciando intravedere la giovane donna che entrava nella camera.

Era vestita con un tailleur nero, elegante, serio. Si sfilò la giacca gettandola nel letto; sotto indossava una camicia di raso bianco. Altrettanto velocemente si tolse i pantaloni, lasciando le gambe slanciate e affusolate completamente nude.

La camicia bianca scivolò ad accarezzarle i fianchi ben torniti. Poi la vide sparire dentro il bagno, così immaginò Giorgio.

Se ne stava a guardare, alla finestra, protetto da un vetro.

E se qualcuno l’avesse sorpreso lì, come un maniaco? Avrebbe potuto dare l’allarme, avvisare la direzione…, non avrebbe certo fatto una bella impressione…

“Che pensieri stupidi!”, realizzò, “che colpa ne ho se quella ragazza si spoglia davanti a me senza preoccuparsi di essere osservata da qualcuno attraverso le finestre?”

In quel momento la ragazza uscì dal bagno, aveva un asciugamano tra i capelli, come un turbante, e indossava solo uno slip nero. Il seno era libero, piccolo e sodo.

Giorgio ne era ammaliato, per il modo sensuale con cui si muoveva liberamente.

Non aveva solo un bel corpo, aveva un’eleganza tutta particolare.

Proprio davanti a lui, si offriva come in vetrina. Gli sembrò di essere un ladro.

La ragazza sollevò una gamba poggiando il piede sul letto e cominciò a massaggiare con piccoli movimenti circolari l’interno della coscia, come se si stesse spalmando della crema – così parve a Giorgio – e poi ripetè la stessa operazione sull’altra gamba.

Dopo qualche minuto di massaggio la ragazza ritornò in bagno.

Una strana eccitazione lo aveva preso.

“Possibile che non se ne sia accorta che qualcuno la sta osservando?” pensò, “lo fa apposta…”

La ragazza uscì dal bagno con i capelli asciutti e fluenti. Uno strano colore dai riflessi castani, un biondo scuro.

Spense la luce e Giorgio non riuscì a vedere altro.

Rimase con l’immagine della donna impressa nella mente.

Si sentì improvvisamente solo. Tutto quell’avvicendarsi di lavoro, di giornate perennemente uguali a sé stesse. Dentro una gabbia di vetro, ecco come si sentiva. Non poteva toccare quella donna e chissà, forse anche lei si sentiva sola quanto lui.

Due solitudini potevano annullarsi senza quel pezzo di vetro: perché non creare stanze comunicanti, tunnel da percorrere, tubi in cui amarsi senza bisogno di conoscenze ulteriori, senza legami, senza vincoli?

Solitudini da trasformare in incontri d’amore, di carezze amichevoli.

Nel buio avrebbe trovato qualcuno, lo avrebbe toccato e gli sarebbe bastato per capire se ci sarebbe stato l’incontro, altrimenti se ne sarebbe andato, avrebbe cercato un altro corpo.

Ritornò a letto. Nel sogno raggiunse la donna. Lei a braccia aperte lo accolse, con amore…

La mattina si alzò e di corsa si vestì.

Voleva sapere il numero della camera e soprattutto voleva conoscerne la sua affascinante ospite.

Chiese in direzione il numero della camera che gli stava di fronte.

S’informò se era libera quella notte…

Il direttore gli rispose che sì, in effetti quella camera si sarebbe liberata proprio quella mattina.

Per lui fu una delusione. Allora quella donna non sarebbe rientrata.

Fece colazione velocemente e poi rimase ad aspettare. Ma non sapeva chi aspettare.

Gli arrivò un sms.

Partenza da Palermo ore 15.30, con le indicazioni del volo e le coincidenze.

Era Anna. La immaginò sorridente, bella come un pomodoro maturo.

Le telefonò.

“Anna, pensavo…”

“A cosa pensavi? Hai ricevuto il mio sms con la prenotazione oppure c’è qualcosa che non va?”, gli rispose lei, interrompendolo, pensando a qualche contrattempo.

“Vuoi che ci incontriamo questo week-end?”

“Ma…, Giorgio…”

“Sei stata tu a prenotare l’Hotel San Valentino, ti aspetto qua… Ho prenotato per te un’altra camera, se non ti fidi…, verifica pure”

“Dammi il tempo, devo preparare ancora tutto, cosa ti è successo, perché mi vuoi lì con te?”

“Ho voglia di vederti, ci conosciamo da tanti anni, mi sembrava una buona idea… Non ho nessuno a casa che mi aspetta e da quel che so anche tu sei sola. Palermo è una città splendida… “

 

Anna entrò nella camera, dopo la serata con Giorgio.

Era partita così, preparando in fretta i bagagli, senza pensarci molto, in fondo aveva colto la sua debolezza, la solitudine.

Palermo era una città viva di sapori e di odori, calda nell’accoglienza e nel clima.

Una cena a lume di candela, lei non sapeva come comportarsi, non aveva capito se quella era una cena d’amore o d’amicizia. Giorgio non aveva fatto avances di alcun tipo. Non si faceva comunque illusioni, la sua vita era costellata da piccole sofferenze e il corpo sgraziato certo non l’aiutava nelle relazioni e soprattutto nelle relazioni con gli uomini, anche se la sua intelligenza e simpatia sicuramente contribuivano ad un buon rapporto con tutte le persone, uomini e donne.

Perché Giorgio l’aveva chiamata per trascorrere quel fine settimana insieme?

Dopo cena l’aveva salutata frettolosamente ed era rientrato in camera, lasciandola sola.

Non sapeva che dall’altra parte, nella finestra davanti alla sua camera, Giorgio la osservava al buio.

Vide Anna entrare.

Anna si sfilò la maglietta nera aderente.

La finestra era ancora con le tende tirate.

Il seno di Anna era una montagna di carne soffice e trasparente.

La vide dirigersi verso il bagno. Dopo qualche minuto interminabile uscì ed era completamente nuda. Gli slip che indossava si addentravano nei meandri intimi del corpo.

Sentì farsi forte l’eccitazione.

Poi Anna guardò nella sua direzione. Si era come accorta di qualcosa di strano.

Andò alla finestra e tirò con un gesto deciso le tende.

Tutto si richiuse dietro le pesanti coltri.

Era svanito il sogno, ma a Giorgio quello che aveva visto sarebbe bastato per la notte.

Quella notte Giorgio avrebbe dormito tra le braccia del corpo di Anna.

 

 

 

 

P.S. qualsiasi riferimento a luogo e persone è del tutto casuale e frutto della mia fantasia!!!

 

PERBACCO HO PRESO UN PREMIO!!

PREMIO DARDOS

 

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Dal blog IL CORVO mi è arrivata la nomination al PREMIO DARDOS.

GRAZIE a Bruno  per l’apprezzamento del mio blog.

Si tratta di un premio che viene assegnato dai blogger a blog meritevoli per contenuti di carattere culturale, etico e/o letterario (ok…ok…, il mio blog è stato sopravalutato…)

È previsto un semplice regolamento. Se vieni nominato negli elenchi sei invitato a:
1)  accettare e comunicare il regolamento, visualizzando il logo del premio;
2)  linkare il blog che ti ha designato;
3)  premiare altri 15 blog meritevoli (compreso quello che ti ha premiato, se vuoi), avvisandolo del premio.

 

STO PREPARANDO LA LISTA…, A DIR LA VERITÀ NON CI DEVO PENSARE MOLTO…

 

 

L’ULTIMO VIAGGIO

il_viaggio.jpgSi parla di mattanza, di sfruttamento del corpo delle donne, di cultura e sottocultura che ha portato ad uno svilimento della dignità della donna.

Ma guardiamoci un po’: la cosiddetta dignità quando è stata mai raggiunta?

Guardate il linguaggio, come si dimentica della nostra esistenza.

Oh, oh… chiamiamo un’avvocata? Una magistrata? Una sindaca?

Guardate la politica, come ci offre il contentino.

Conciliazione dei tempi di vita, un bel modo per dirci che dobbiamo districarci tra mille cose.

Guardate il mondo delle relazioni, come ci annienta.

Che bel posticino la famiglia, dove si consumano i delitti più efferati!

E potrei continuare…

E  nella nostra cosiddetta cultura occidentale.

Oggi ne raccogliamo i frutti: omicidi continui di donne, che si ribellano al proprio padrone.

Ogni lettura che ne diamo cerca in effetti di nascondere quello che ci appare come impossibile, perché lo schiavo difficilmente riesce a spezzare le proprie catene.

Ringrazia il padrone quando riceve apprezzamenti, lo odia quando viene svilito.

Quando a lui si rivolge, dimostrandogli considerazione, pende dai suoi occhi, da un gesto di gentilezza.

Lo schiavo accetta tutto dal momento che riconosce l’altro come padrone.

Poi arriva un momento inatteso, un attimo quando vede il dubbio nell’altro, lo trova in se stesso, e vede il padrone qual è: inutile e disarmato perché il servo è indispensabile al padrone. Senza un servo non esiste un padrone.

Questo può accadere solo nel momento della consapevolezza nelle proprie forze, nel desiderio di libertà che permea ogni persona.

È uno svelamento che non arriva senza conseguenze. Lo schiavo disobbediente deve soccombere, un altro presto lo sostituirà, ancora più mansueto perché conosce la fine predestinata in caso di disobbedienza.

I padroni si uniscono, trovano giustificazione al loro potere e disgregano i servi, rendendoli nemici tra di loro, premiando alcuni anziché altri. Certi casi in politica vi fanno venire in mente qualcosa, alcune seggiole riservate?

Possiamo ripercorrere tutta la storia dalla notte dei tempi. Forse esisteva un tempo in cui le donne avevano la supremazia, l’uomo aveva però dalla sua la forza della natura che l’ha reso potente, agile.  E forse alle donne manco interessa il potere, ma desiderano una condivisione di pace, di obiettivi da raggiungere insieme.

Stiamo andando verso una società che della forza fisica ora non sa che farsene. Le donne cominciano ad esserne consapevoli.

Cominciano le ribellioni.

E gli omicidi.

 

 

 

 

L’ULTIMO VIAGGIO

 

 

Quante volte avevano litigato in quei giorni?

Non riusciva a capire tutto quel livore. Aveva dentro un’irrequietezza che la portava ad osservare ogni piccola imperfezione nel comportamento del compagno.

L’amore cominciava ad appannarsi, anzi iniziava a dubitare dell’esistenza dell’amore.

Le sue richieste erano pressanti, non si adeguava ad esse, bramava la libertà.

Quel viaggio verso quella piccola cittadina della laguna veneziana era stato programmato casualmente, tanto per vivificare un noioso week-end ripetitivo.

Il viaggio si consumò nel silenzio e non era certo un silenzio ieratico, quanto piuttosto il sintomo di una insoddisfazione latente, pronta a scoppiare al minimo accenno di irritazione.

Quando era iniziato tutto questo?

L’aveva conosciuto all’Università quattordici anni prima.

Avevano pianificato tutto, lo studio, il lavoro.

A trent’anni non erano ancora decisi ad affrontare una vita insieme ma vivevano a casa dei genitori, e d’altra parte stavano bene, potevano lavorare, divertirsi, viaggiare senza quelle piccole preoccupazioni quotidiane che tolgono il respiro, che usurano il rapporto divorandolo piano tra le inerzie e contrattempi che la vita in comune offre ogni giorno, miserabili incombenze che rovinano la bellezza del vivere insieme, del condividere lo stesso letto, della passione amorosa notturna, diurna e magari anche pomeridiana.

Oh, non solo sesso!

La condivisione di due anime si nutre di qualcos’altro. Uno sguardo offerto in un momento di sofferenza, la felicità di una risata insieme, un consiglio disinteressato, un abbraccio che toglie il fiato.

E sapere che non sei sola o solo.

Che c’è qualcuno che ti ama, per quello che sei e niente di più.

Che ti ama, non perché sei bella o intelligente, o entrambe o ancor di più o per qualcos’altro, ma che ti ama per come sei.

Irrimediabilmente.

Da quando erano insieme non aveva incontrato nessun uomo più bello del compagno, o forse l’aveva incontrato ma non si era resa conto della bellezza. Lo guardava e lo vedeva affascinante e intelligente più degli altri.

Poi successe qualcosa che non pensava sarebbe mai capitato.

Di notte.

Il suo corpo rispondeva sempre al desiderio del compagno, erano saltuarie le notti che passavano insieme e cercavano di sfruttarle insieme per godere della dolcezza degli abbracci di trasporto amoroso.

Quella sera però non aveva voglia.

Non c’era alcun buon motivo secondo gli stereotipi comuni.

Non aveva mal di testa, mal di stomaco, non era in prossimità della mestruazione, non aveva nulla.

Il motivo era: non aveva voglia di fare l’amore.

Non aveva voglia di fare l’amore. Non era nemmeno un motivo.

Non altrettanto il suo uomo. La desiderava, le si appoggiava, cercava di stimolarla nelle maniere consuete, nei capezzoli, tra le labbra, nelle piccole labbra.

Cominciava ad infastidirsi, voleva dormire, anche abbracciata, ma dormire.

Lui lo prese come un gioco, di ritrosia.

Lei voleva esprimere la propria volontà, senza mezzucci, senza finzioni.

Lui si pose sopra di lei e con forza le aprì le gambe e la tirò a sé.

Cercò di divincolarsi, si mise a ridere, pensando che stesse scherzando, che non avrebbe mai approfittato di lei, lei che era la sua compagna, il suo amore, che rispettava.

 

In macchina, durante il viaggio, lo guardò: capiva ora tutto quel livore.

Lo guardò bene: lo trovò brutto e stupido. E si era spezzato qualcosa.

Prese la sua decisione: per lei quello sarebbe stato l’ultimo viaggio insieme.

 

 

 

 

 

 

LA TUA BOCCA

cuoricini.jpgVe lo dico io cosa succederà.

Succederà che tra poco anche il mio misero blog lo chiuderanno. Ed è un blog innocuo, mica come quelli di informazione che c’hanno all’interno veri giornalisti.

Magari potrebbe capitare che nell’intercalare dei discorsi dei protagonisti dei miei racconti ci infili un: “Piove, governo ladro!” che magari subito mi intercettano – perché a Google (e a qualche ministro) non sfugge manco una parolina – e mi intimano di rettificare quanto ho scritto, pena multa impagabile per le povere tasche della sottoscritta.

E visto che si parla di bavagli…, perché mai imbavagliarla? Mi riferisco alla bocca…, naturalmente.

 

 

 

 

 

Cos’è la tua bocca! Così folle!

È nutrimento, è mito platonico,

è peccato disciolto nel dubbio,

trascende ogni arcano irrisolto.

La tua bocca! Terra d’oblìo!

È soluzione di liquido amore,

nel buio mi porta giù dalla gola

verso gli onirici spazi del cuore.

 

 

 

 

 

PENSIERI… DI UNA POESIA ANONIMA

viola del pensiero.jpgMi è arrivata questa poesia da una persona.

Non dico uomo o donna. Una persona.

Io offro la mia ospitalità. Questa persona vorrebbe dei giudizi obiettivi sulla sua poesia, senza risparmio di critiche.

Io ci aggiungo una foto e offro il mio spazio.

Amo questo mio spazio di libertà.

Un giorno una persona mi ha detto: “Credevo scrivessi di politica nel tuo blog!”

Ho pensato molto su questa affermazione apparentemente banale.

Ora non dico niente, ma una risposta la darò.

Ora mi concentro sulla poesia:

 

 

 

PENSIERI

Un fiore viola
Le facce
I piedi.
Sono, ritaglio di un ritaglio.
Come tale valgo molto,
Come tanto valgo nulla.
Basta per me?
Basta per te?
Guarda dall’alto e


una prospettiva che cambia
meglio.
Sai giocare, impara…
Son tornato.