Topi d’appartamento

Ora, che m’intrufoli in una storia d’appartamenti è solo un caso, senza riferimenti a situazioni d’attualità che non sarei in grado di commentare, visti gli intrighi d’alto spionaggio.

D’altra parte sembra inutile il tentativo di invitarvi a chiudere ben bene le porte quando partite per viaggi lunghi.

Ho girato per borghi in Calabria dove tengono la porte aperte e mi sembra che tutti se ne stiano tranquilli, a dispetto di chi dice che ci sia molta malvivenza al sud.

Non molto tranquilli se ne stanno invece altri ospiti in Calabria. Passando per la statale 106 jonica abbiamo rischiato di investire di notte molti immigrati che provenivano dal centro di accoglienza e dai campi di lavoro.

 

Continua il mio racconto “La viaggiatrice virtuale”. Linda non sta trascorrendo una vacanza tranquilla…

continua dal post precedente

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

0ada273f7f259fffb87638a532166d77.jpegUn rumore insolito la svegliò; qualcuno stava incautamente tentando di forzare la porta del suo appartamento. Sbirciò l’orologio, erano le tre del mattino e un brivido la percorse lungo la schiena. Cercò di ragionare per quanto possibile a mente fredda, prese la prima cosa che le capitò tra le mani, un libro grosso, e si avvicinò verso l’ingresso. Abitava in un appartamento abbastanza grande in cui la zona giorno era suddivisa dalla parte notturna grazie ad un corridoio e a una porta a soffietto. Dal soggiorno attraverso il piccolo corridoio si passava nell’entrata e lì c’era anche un ripostiglio senza finestre. Vi entrò per rifugiarsi e avere un attimo per pensare e comunque nascondersi. Pensò subito a un ladro, a qualche malintenzionato che voleva entrare nel suo appartamento, approfittando della sua assenza. Si appoggiò silenziosamente al muro, aveva il cellulare in tasca ma non voleva usarlo. Voleva prima accertarsi di quello che stava accadendo… e poi telefonare a chi? Alla polizia? E così diventare la barzelletta del vicinato e tra i suoi colleghi di lavoro. A questo avrebbe preferito la morte. Nel ripostiglio lasciò il libro per afferrare un ombrello, molto più adatto nel caso di un’eventuale difesa e rimase in silenzio al buio, aspettando che il malvivente entrasse. 6652282-ladro-furtivo.jpgDifatti, di lì a poco sentì lo scatto della serratura e si maledì per non aver inserito il catenaccio. Quello entrò e richiuse la porta dietro di sé e fece i primi passi nell’entrata. Linda scorse un fascio di luce, probabilmente quello di una torcia. Pensò che il ladro andasse diretto verso il soggiorno, invece lo sentì muovere i primi passi e imprecare a bassa voce: “…azz!”

In quel momento vide una testa entrare per guardare dentro il ripostiglio e pensò dentro di sé: adesso!

Quello strabuzzò gli occhi per la sorpresa inaspettata e non riuscì a scansare l’ombrellata che Linda gli piazzò sulla testa. Il dolore fu tale che cadde a peso morto a testa in giù, ma la parte più dolorosa doveva ancora arrivare perché Linda continuava a batterlo dappertutto. Provò a rialzarsi ma senza risultato perché ormai si era trasformata in una belva inferocita. L’ombrello continuava a cadere sulla testa del topastro d’appartamento, finché quello non diede più alcun segnale di vita. Aveva agito al buio ma ora sentiva l’esigenza di vedere in volto quel malvivente. Accese la luce e lo vide…

(continua)

 

P.S. Le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto di pura fantasia.


Topi d’appartamentoultima modifica: 2011-08-02T01:34:00+00:00da emmagiulia

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27 pensieri su “Topi d’appartamento

  1. Mamma mia quante botte, quelle sognate di dare, senza colpa, a chissacchì… fa pensare molto, a sé, alle volte che si è rischiato. Ed anche alle volte che si fanno cose “non ammesse” e poi ci si ritrova a non poter magari denunciare… Attendo i risvolti 🙂

  2. …quando ben di Dio nella SS106, ma anche a monte, piange il cuore a passar dritti… comunque per chiudere il cerchio ti segnalo la grottesca pantomima parlamentare di oggi di deputati e senatori che cercano di far credere di avere intenzione di tagliare qualche spesa, al confronto “il gioco assurdo” è qualcosa di molto esplicito e chiarissimo…

  3. … ora gli toccherà imbonire il malcapitato perchè non venga scoperta la meta del suo viaggio, necessita un compromesso… ma la domanda delle cento pistole è: che diavolo cercava ‘sto dilettante nell’appartamento di Linda? 🙂

  4. Caspita amica mia, Linda deve prevenirsi meglio, tutte quelle ombrellate potevano ridursi a una sola con un ombrellone da spiaggia.
    Ma il punto non è questo.
    Cosa farà ora Linda col malandrino?
    Immagino due settimane in casa col malcapitato legato a una sedia alla mercè di Linda.
    haffner

  5. Ai topi di appatamenti per ora non ci voglio pensare…D’altronde anch’io vado e vengo, sonospesso in viaggio e allora? Dovrei preoccuparmi troppo spesso.
    Piacerebbe anche a me una spiaggia a pochi passi da casa, posso chiederti di dove sei?
    Ciao e buone vacanze e continuiamo a leggere la tua viaggiatrice.
    Anna

  6. Buogiorno Giulia, ieri ho partorito le terza parte del racconto (cosa non difficile perchè scritta da anni nei miei diari di montagna), ma ora sono indeciso se andare avanti con la conclusione o lasciar perdere. In fin dei conti io la fine la conosco bene, ma a chi possono interessare le scempiaggini di chi rischia in montagna?
    Riscio soltanto che mi prendano per matto.
    Un caro saluto e buone ferie se non sei ancora ritornata alla vita di tutti i giorni.
    haffner

  7. Cara amica, grazie per i gentili commenti che hai lasciato da me.
    Mi hai fatto una domanda in merito al mio nik e rispondo ben volentieri.
    Amo fin da piccolo la musica classica pe la formazione che ho ricevuto,e a quella età è facile crearsi un mito. Il mio mito era Mozart e una delle sue sinfonie che prediligevo era la N° 35 in RE maggiore (detta la Haffner).
    Fin da ragazzo gli amici mi dettero il nomignolo di Haffner, nomignolo che mi ha sempre accompagnato anche in montagna, data l’abitudine di descrivere la bontà dei chiodi che trovavo infissi o che piantavo da me, dal loro suono.
    Chiunque si sia legato alla mia corda sa che uso classificare i chiodi in questo modo, pertanto uno ben piantato è per me un chiodo in RE meggiore o in Do Maggiore, CHiodi su cui si può fare affidamento. Per contro un chiodo delicato o da appendersi con prudenza è in MI bemolle o SOL minore, tonalità che a me danno un senso di mestizia. Potrei continuare e mi prenderesti per metto certamente.
    Il mio nome vero invece è Enzo, ma nella cerchia degli amici tutti mi conoscono per haffner.
    Buona giornata Giulia e buon sole.
    haffner

  8. La storia di Irene si alternerà… Non dico altro, chiaro dal titolo che ci sarà un’altra ragazza, un altro tipo di esistenza. Cioè già c’è perché lo scritto è datato, anche se non terminato. Lo sto ripulendo, cercando di alleggerire alcuni aspetti, frasi… Lo so che è un po’ duro come argomento, fantasia largamente superata dalla realtà di tutti i giorni.
    Ciao. E scrivi

  9. Buongiorno Giulia, passo a farti visita nella speranza di leggere qualcosa di tuo, ma con rammarico vedo che non scrivi più.
    Con la speranza che tu riprenda ti auguro tante giornate di sole, come quelle che viviamo in questi giorni.
    Un caro saluto.
    haffner

  10. Ciao cara Giulia, hai fatto le vacanze in Calabria?
    Ora che sono anch’io ritornato alla base dopo la cosidetta vacanza estiva, ho navigato fino al tuo blog desideroso di conoscere le vicende della viaggiatrice virttuale. Certo sei bravissima a interrompere il racconto proprio nel punto in cui maggiormente si desidera sapere. Sono quindi in attesa della prossima puntata.
    Ciao, buona domenica e buona settimana
    Antonio.

  11. … Il momento è epico, altrochè! 🙂
    Se tu te paragoni agli Indiàn ci metterai el cappello venesiàn!

    Il problema degli indiani d’America è serio (vedi qualche link su Diary), per fortuna gli USA non sono riusciti a sterminarli tutti e ora devono fare i conti con loro e con il mondo, almeno con il piccolo mondo solidale con loro…
    Siamo tutti indiani, se ci sta a cuore la sorte degli ultimi…

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