CAMBIA/MENTO

alba1.jpgPubblico una parte del mio racconto. Comincia a diventare imbarazzante anche per me questo silenzio nel mio blog, che poi, tutto sommato, è uno spazio virtuale importante.

Ho tanto da raccontare, ma al momento mi fermo qui. E’ notte, anche se il post lo faccio uscire domattina (anzi, stamattina). Mi piace lasciarlo dormire, come me, un altro po’ per poi svegliarsi alle luci dell’alba e aprirsi al nuovo giorno.

 

 

 

 

Continua il mio racconto “La viaggiatrice virtuale”. Linda non sta trascorrendo una vacanza tranquilla…

continua dal post precedente

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE


Fu una giornata distruttiva. Erano quasi le quattro del mattino.

Era stata dura ma ce l’aveva fatta a trasportarlo fino in salotto. L’aveva legato per benino con la corda che teneva nel ripostiglio.

Cercò di svegliarsi ma gli assestò un altro colpo in testa e messo dello scotch sulla bocca così che non potesse gridare. Se l’avesse disteso sul letto dove avrebbe dormito? Così l’aveva trascinato fino al divano, per terra, rotolandolo sopra un vecchio tappeto, e aspettò che si svegliasse per farlo sedere sopra: le sue forze non le permettevano di tirarlo sù. Gli si addormentò vicino; per un attimo pensò di averlo ucciso, ma poi lo sentì lamentarsi. Si era avvicinata alla sua bocca per sentire le parole ma erano solo lamenti insensati. Emanava un buon profumo e non sembrava cattivo, almeno dall’aspetto.

Aveva cercato di liberarsi dalla corda stretta con cui l’aveva legato. Avere un padre pescatore qualche volta fa comodo. Difatti si ricordava una serie di nodi e ne aveva fatto uno per cui più ci si prova a muoversi e più si stringe il nodo. Comunque non era riuscito a liberarsi. Era mezzo intontito e anche Linda, le sembrava di essere uno zombie.

Quando si rese conto di essere prigioniero tentò di urlare. Gli aveva ficcato un piccolo fazzoletto in gola e l’implorava con gli occhi di toglierlo. Comunque le sorprese non erano ancora finite. Non si era ancora ripresa dallo spavento e stava osservando come un animale strano quell’uomo disteso per terra. Cercava di parlargli, di spiegare il motivo per cui si trovava a casa quella sera, anziché essere in viaggio. Quasi si stava scusando con il ladro… Certe volte si comportava  da cretina! Quello aveva profondi occhi neri e uno sguardo indifeso. Per un attimo aveva percepito la potenza del possesso, era adesso in balia della sua volontà, ma aveva altro a cui pensare.

busta_da_lettera.gifLa lettera che aveva trovato nella cassetta le aveva portato una notizia troppo bella per goderla in quella triste situazione.

Fu in mezzo a questi pensieri che sentì che qualcuno stava cercando di entrare nel suo appartamento…

Linda cominciò a maledire la giornata, ma si riprese subito e si diresse sicura verso la porta; questa volta avrebbe lasciato al bando ogni esitazione. Riprese il mano l’ombrello che aveva usato qualche ora prima con il ladro. Guardò dallo spioncino.

Aprì di scatto la porta.

Tu?”, esclamò quella.

Che ci fai a quest’ora a casa mia… E perché volevi entrare?”, Linda esclamò con tono inferocito. Poi si ricordò di non poter gridare e si mise a digrignare tra i denti: “Che ci fai a casa mia! Ladra!”

La poveretta girò la testa verso di lei e col tono più serafico del mondo le rispose: “E’ questo il modo con cui dopo tanti anni si accoglie una sorella?”

Linda la guardò e trattenendosi dallo spaccarle in testa l’ombrello, preferì brandirlo in aria con rabbia.

Veronica, rispondi o giuro che te lo spacco in testa a costo di fare un omicidio; perché sei venuta qui a casa mia?”

Fammi entrare almeno, non vorrai svegliare tutto il condominio alle cinque del mattino!”, e intanto si era fatta strada, passando indenne davanti a Linda.

Maledetta vacanza!”, sibilò tra sé e richiuse la porta, sperando che le sorprese, almeno per quella giornata, si fossero esaurite.

Vedo che non sei sola… Ho disturbato qualche tuo gioco erotico?”, e toccò con la images.jpegpunta della scarpa il corpo legato dell’uomo riverso sul pavimento. “Sorellina, c’hai gusto a quanto pare…”, lo sfiorò con lo sguardo a soppesare la muscolatura soda e ben tornita.

A vederle non sembravano nemmeno lontane parenti. Una mora, alta e magra e l’altra piccolina e dai capelli rosso fuoco. Ma non era solo una questione di lineamenti e di corporatura. Era nel loro modo di approcciarsi alla vita che la distanza aumentava.

Se Linda appariva anonima a prima vista e cercava di defilarsi da ogni possibile situazione conflittuale, Veronica invece non perdeva occasione per farsi notare, per emergere.

Devi andartene, non puoi rimanere qua.”

Perché? Non mi puoi ospitare almeno per questa giornata? E poi mi sembri in difficoltà: questo tipo per terra non mi sembra un amico capitato per caso…”

Veronica, non voglio…, non sei più una bambina, non puoi rimanere qua perché questa è casa mia, casa mia, lo capisci?, mia e solo mia, e decido io chi deve e non deve restare”, rispose Linda con voce calma e serena, come se non ci fosse altra possibilità di scelta.

Fu in quel momento che l’uomo sul pavimento con un gesto repentino afferrò, nonostante la corda imprigionasse i suoi polsi, una caviglia di Linda, che senza alcuna precauzione gli dava le spalle, tutta presa dalla conversazione con la sorella.

Questo bastò a farle perdere l’equilibrio e a farla cadere per terra. Se non ci fosse stata Veronica a sedersi sopra quella stazza d’uomo, sicuramente quello avrebbe trovato il modo per rotolare sopra il corpo esile della donna.

Veronica invece gli si mise a cavalcioni sulla schiena e lo bloccò per terra e Linda potè staccare la caviglia da quella presa maldestra.

Hai visto che servo a qualcosa? Dai, mettiamolo seduto sul divano così lo teniamo meglio sotto controllo”.

Tutte e due issarono il losco individuo sul divano. Quello stava tentando di dimenarsi, ma un colpo della borsetta sulla testa da parte di Veronica gli tolse ogni piccola velleità di ribellione.

Grazie…, Linda allungò uno sguardo d’intesa alla sorella.

Ora Veronica non era più una sorellina, ma una donna matura. Le vide le piccole rughe intorno agli occhi, i capelli che non avevano più la lucentezza dei capelli della giovinezza, e nonostante tutto era una donna piena di fascino infantile, un qualcosa di incompiuto. Peccato che rovinasse ogni cosa…

Zitto! O ti caccio il fazzoletto di nuovo in gola!”

Veronica si stava rivolgendo al tipo seduto, paonazzo in faccia per la mancanza d’aria, che stava cercando di risucchiare voracemente dopo che gli era stato tolto il fazzoletto ficcato in bocca…

 

 

(continua)