Il mistero della Donna Pantera

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Mi sono sempre piaciuti i gatti, e le pantere rappresentano per me il mistero…

Inizio qui questo racconto, frutto di pura fantasia, senza riferimento a fatti reali.

Se ci sono errori è perché scrivo e pubblico, un esercizio per me fondamentale per tenermi in allenamento.

Baci a tutti…

 

 

Il mistero della Pantera nera

 

Yoric era cresciuto forte e bello.

Il padre Aldon si era ingegnato in mille lavori ed essendo molto istruito, perché era il saggio vecchio del villaggio, aveva insegnato a Yoric tutte le sue conoscenze.

La loro casetta si trovava in un punto sperduto nel bosco, ma attorno c’era un ruscello che portava acqua e avevano così potuto coltivare un orticello  e aver di che sopravvivere.

Ogni tanto Yoric chiedeva a suo padre di raccontargli della mamma. Lui aveva appena sei anni quando era morta e si ricordava  del suo sorriso dolce e del momento triste in cui la madre, in quella fredda caverna era morta. Odiava gli uomini che li avevano costretti ad andarsene. Qual era il motivo? Suo padre non gli aveva mai rivelato nulla.

Intanto nel villaggio continuavano le sparizioni misteriose di bambini.

Il comitato si era riunito:

–          Hai voluto cacciare Yoric e la sua famiglia, ma come vedi, le scomparse dei nostri figli stanno continuando. Anche tua figlia nacque lo stesso giorno di Yoric ma tu hai accusato solo loro. Forse volevi prendere il posto del saggio Aldon?

Avedon, così era stato accusato di aver cacciato ingiustamente la famiglia di Yoric ed in più c’era il sospetto che anche sua figlia c’entrasse con quei misfatti.

Eppure Avedon era convinto che ci fosse stato un legame tra la nascita nel villaggio di quel bambino e le brutali scomparse.

5120202Ogni tanto si soffermava a guardare sua figlia che cresceva forte e fiera e coraggiosa. Sua madre Mirianna era morta dandola alla luce. Era una donna bellissima, con un carattere capace di tenergli testa. Quando venne il momento di partorire, chiese di essere lasciata sola, non volle nessuno accanto. Scelse un luogo buio e partorì Eilen senza un lamento, proprio come i gatti. Si era accucciata e la bimba era scivolata così, alla vita, velocemente. Ma Mirianna sapeva che sarebbe morta, aveva chiamato il marito a sé per consegnargli la figlia. Gli aveva detto poche parole, confuse, aveva la pelle madida di sudore e gli occhi verdi accesi.

–          Avedon, tienila lontana da me, uccidimi. Sto soffrendo troppo e so che non riuscirei a trattenermi…

–          Zitta! – Le aveva gridato Avedon – non dire nulla, so quello che vuoi dirmi, io ti ho sempre amato, anche conoscendo la verità!

E così aveva preso la bimba dall’abbraccio mortale della madre e si era allontanato con la bambina tra le braccia, lasciando sola la povera donna. Non ne aveva mai parlato con nessuno e si limitava a sedare il proprio dolore cogliendo nella figlia quei stessi lineamenti della madre che aveva tanto amato. I capelli biondi emanavano riflessi di un rosso fuoco e gli occhi azzurri sembravano accendersi di luce propria nel buio della notte. Occhi felini qualcuno aveva osato dire sottovoce.

Eilen, così si chiamava la fanciulla, un giorno, insieme alla sua amica Vania decise di avventurarsi nel bosco.

Cominciava l’imbrunire e Eilen si era preparata. Il cavallo aspettava nel fienile, dove aveva nascosto le scorte di cibo e le fiaccole. Se suo padre l’avesse scoperta, sarebbero stati guai amari per lei e la sua amica.

Suo padre aveva il terrore che si avventurasse in prossimità della sera, ma aveva deciso che avrebbe risolto il mistero e per fare questo doveva uscire. Il villaggio non avrebbe dovuto più vivere nel terrore.

Aspettò che suo padre si coricasse vicino al fuoco e che si addormentasse e poi furtivamente uscì, avvolta nel mantello col cappuccio nero.426975__horses-in-the-sunset_p

Preparò il cavallo e poi di corsa si diresse al ponte dove si era data appuntamento con Vania. Vania arrivò tutta trafelata:

– Non possiamo andare, Eilen, è troppo pericoloso.

–          Ma se non ci muoviamo noi, continueranno le sparizioni. Io non voglio vivere nel terrore, preferisco morire e vedere quale sarà la mia sorte e se posso salvare i miei amici del villaggio.

–          Ma…ma…

–          Senti, Vania, se non vuoi venire, non preoccuparti, ci andrò da sola. Anzi, preferisco così, in tal modo se mi succede qualcosa potrai riferire quello che mi è successo a mio padre. Ma non prima di un giorno. Se non torno entro domani notte, allora potrai parlare. Va bene?

Vania era titubante. In fondo non se la sentiva di lasciar sola l’amica. Però anche era vero che solo lei poteva aiutarla e dare l’allarme nel caso non fosse tornata. E poi sapeva che l’amica era un tipo intelligente e sveglio e con lei qualsiasi mostro sarebbe fuggito a gambe levate, piuttosto di incontrare l’ardore della sua spada.

Eilen salutò Vania e con un gesto deciso girò il cavallo e si addentrò nel bosco. Cominciava a far buio, ma la ragazza non aveva paura. Non si accorse di essere seguita.  Due occhi gialli e famelici la spiavano da lontano. Nemmeno Eilen era a conoscenza di quello che c’era nel bosco. Nessuno aveva mai superato quel ponte, perché il villaggio era circondato da fiumi e da colline che davano frutta e le cui coltivazioni erano così rigogliose che nessuno si lamentava per la mancanza di cibo e tutti si accontentavano di quello che la terra offriva.

Ma Eilen sapeva che il mondo non era formato solo da quelle colline, lei vedeva la grande palla di fuoco che ogni giorno si svegliava la mattina e perdersi poi la sera all’orizzonte ed ogni giorno pregava che il sole ritornasse presto il giorno seguente, perché  a lei piaceva camminare sui prati insieme alle amiche e avrebbe tanto desiderato potersi avventurare oltre quel bosco.

Aveva sentito parlare della famiglia di Yoric che era stata cacciata. Lei si ricordava di Yoric, un bambino con cui si divertiva a giocare a nascondino o con le spade.

Non aveva mai pensato che Yoric potesse essere pericoloso, ma suo padre le aveva sempre detto che doveva stare attenta  e che non doveva giocare con lui.

Non fece in tempo a pensare ad altro perché all’improvviso sentì di essere avvolta come in una ragnatela. Ormai era buio e si era innalzato un forte vento che le scompigliava la lunga treccia e che le faceva impigliare i capelli tra i rami degli alberi.

Cercò, impaurita, di liberarsi e sguainò la spada:

–          Vieni avanti mostro, non mi fai paura! Non hai il coraggio di affrontarmi?

Sentì delle piccole urla e un grido inferocito, quando provò proprio vicino al cuore la puntura come di un insetto e dal dolore svenne, cadendo da cavallo.

Quando si svegliò era completamente legata e si trovava su un giaciglio fatto d’erba e di fiori selvatici.

–          Finalmente ti sei svegliata. Hai fame?

Le chiese una donnina piccolissima, dallo sguardo  fiero e dai lunghi capelli neri. Era bellissima.

–          Si, certo che ho fame, grazie… ma voi chi siete?

La piccola donna non parlò, ma le offerse un grosso bicchiere di latte che con fatica riusciva a porgere.

–          Ieri ti abbiamo trovato nel bosco. È la prima volta che vediamo una donna avventurarsi da sola nel bosco. Come mai sei così coraggiosa?

–          La sera al villaggio non possiamo uscire dalle nostre case. Molti bambini sono scomparsi e non sono più ritornati e così ho deciso di risolvere questo mistero.

Non fece in tempo a terminare la frase che un altro piccolo uomo, non più alto di un metro si avvicinò alla donna e le bisbigliò piano all’orecchio in modo che Eilen non potesse sentire.

La donna si rabbuiò, con sguardo cattivo.

– Dobbiamo dire come stanno le cose, Milko, non possiamo continuare a far finta di nulla.

Si rivolse a Eilen.

–          Conosci la storia del “villaggio delle pantere?”

–          No, non ne ho mai sentito parlare.

–          Tu assomigli a loro… hai tratti particolari. Capelli biondi, occhi verdi, denti bianchi affilati. Non sei per caso anche tu una donna pantera?

Qualche volta Eilen aveva sentito queste parole tra i bisbigli di suo padre. A dir la verità non sapeva cosa fossero le pantere. Qualcuno le aveva raccontato la storia di questi strani animali neri…

(CONTINUA)

MERCATINI NATALIZI

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Ecco l’ultima parte del mio racconto. Domani sarò in viaggio, vero. Sento già il freddo penetrarmi dentro la pelle. Sarò in giro per mercatini natalizi. Tra poco è Natale, tutto un altro ritmo, tutto un clima diverso, l’attesa di cose belle, non cose, sentimenti belli, il calore dei figli, i regali… tutto.

 

 

 

 

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

Riassunto: Linda lavora in una finanziaria. Durante un pranzo di lavoro, il suo responsabile le chiede dove andrà in vacanza durante la pausa estiva. Linda non sa cosa rispondere, davanti a tutti e, presa alla sprovvista, mente, dicendo che andrà in montagna. Linda però decide di non partire e si rinchiude in casa, fingendo di essere partita, ma un ladro entra all’improvviso dentro casa sua. Non basta, arriva anche la sorella Linda, dopo tanti anni di lontananza, e l’isolamento vaneggiato si trasforma ben presto in altra cosa…

 

Le due sorelle si guardarono e scoppiarono a ridere. La situazione si stava facendo sempre più assurda.

Immagine_04512“Vedete, ho una teoria. Gli chef ci fanno credere che mescolando più ingredienti si ottengono cibi più saporiti e invece personalmente penso che non ci sia nulla di più buono di gustare l’alimento nel suo aroma naturale. Insomma, per spiegarvi, le patate non vanno messe dentro lo spezzatino. La carne deve essere gustata a parte e così le patate. La mozzarella è buona al naturale, fresca e leggera, senza alcun condimento. Il suo candore non andrà macchiato da insulse cucchiaiate d’olio. E così la verdura. Un cotechino sarà squisito accompagnato da un buon piatto di lenticchie, ma queste andranno servite a parte. Un buon cibo deve essere accompagnato, mai affogato dentro altri. Un po’ come l’amore, non credete? L’amore va accompagnato, mai oltraggiato da altri orpelli, come belle parole inutili.”

“Bene, e così abbiamo scoperto anche il filosofo-chef!”

………

FINE

 

Uteri allo sbando

Tutto nasce da un appello di un gruppo di donne di se-non-ora-quando-serigraf_6-150x150SENONORAQUANDO  con l’apertura del sito www.chelibertà.it :

“… Noi rifiutiamo di considerare la “maternità surrogata” un atto di libertà o di amore.
In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è qui: “committenti” italiani possono trovare in altri paesi una donna che “porti” un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione: non più del patriarca ma del mercato. Vogliamo che la maternità surrogata sia messa al bando.” 

Oh, mamma! La polemica si è scatenata… SNOQ libere vengono accusate di essere poco femministe. Chi si reputa femminista accusa l’altra di non essere abbastanza femminista. Purtroppo le definizioni non servono quando si presentano dei problemi etici. Ognuno agisce secondo la propria coscienza. Importante è non ledere i diritti delle persone. E qui, purtroppo, il problema etico si fa forte, perché nel caso di una maternità surrogata, chi è la vera madre? Perché una figlia/o sarà sempre alla ricerca della propria madre biologica, nonostante l’amore infinito dimostrato dalla madre adottiva (? si chiamerà madre adottiva o assumerà altro nome nel diritto?). La donna che affitta il proprio utero lo fa per soldi, per eccesso di bontà, per che cosa? Tenere un figli/a nella propria pancia per 9 mesi crea un legame dimostrato (anche se non serve, perché ogni donna che l’ha provato lo sa) dalla letteratura scientifica. Non voglio giudicare chi lo fa. E se l’embrione impiantato non appartiene geneticamente alla madre in affitto ma solo ad altre persone esterne, la donna diventa una mera incubatrice? Datemi tempo per pensare perché qui il corpo sarà usato a uso e consumo. Solo consumo…

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

Riassunto: Linda lavora in una finanziaria. Durante un pranzo di lavoro, il suo responsabile le chiede dove andrà in vacanza durante la pausa estiva. Linda non sa cosa rispondere, davanti a tutti e, presa alla sprovvista, mente, dicendo che andrà in montagna. Linda però decide di non partire e si rinchiude in casa, fingendo di essere partita, ma un ladro entra all’improvviso dentro casa sua. Non basta, arriva anche la sorella Linda, dopo tanti anni di lontananza, e l’isolamento vaneggiato si trasforma ben presto in altra cosa…

 

dolce-gabbana-handbagQuesto bastò a farle perdere l’equilibrio e a farla cadere per terra. Se non ci fosse stata Veronica a sedersi sopra quella stazza d’uomo, sicuramente quello avrebbe trovato il modo per rotolare sopra il corpo esile della donna.

Veronica invece gli si mise a cavalcioni sulla schiena e lo bloccò per terra e Linda poté staccare la caviglia da quella presa maldestra.

“Hai visto che servo a qualcosa? Dai, mettiamolo seduto sul divano così lo teniamo meglio sotto controllo”.

Tutte e due issarono il losco individuo sul divano. Quello stava tentando di dimenarsi, ma un colpo della borsetta sulla testa da parte di Veronica gli tolse ogni piccola velleità  di ribellione.

Grazie…, Linda allungò uno sguardo d’intesa alla sorella.

Ora Veronica non era più una sorellina, ma una donna matura. Le vide le piccole rughe intorno agli occhi, i capelli che non avevano più la lucentezza dei capelli della giovinezza, e nonostante tutto era una donna piena di fascino infantile, un qualcosa di incompiuto. Peccato che rovinasse ogni cosa…

“Zitto! O ti caccio il fazzoletto di nuovo in gola!”

Veronica si stava rivolgendo al tipo seduto, paonazzo in faccia per la mancanza d’aria, che stava cercando di risucchiare dopo che gli era stato tolto il fazzoletto ficcato in bocca.

“Siete pazze, stavo per soffocare! Vi potrei denunciare per maltrattamenti!”, urlò contro Veronica.

l’assegno di mantenimento per mio figlio. Quella strozzina di mia moglie non riesce a capirlo e non vuole farmi vedere mio figlio finché non glieli avrò consegnati.”

“Mi sembra giusto. Come padre non devi valere granché se non riesci nemmeno a contribuire al mantenimento di tuo figlio. Tua moglie deve pur ricevere un piccolo aiuto economico, non credi?”

“Non è colpa mia se a quarant’anni mi hanno licenziato e non trovo più lavoro. Comunque ho sempre aiutato a casa e mio figlio l’ho tenuto spesso con me. Sono le prime vacanze estive che non riesco a trascorrere insieme a lui, altrimenti saremo andati al mare da qualche parte.”

Il ladruncolo stava quasi piagnucolando dinnanzi all’incalzare maligno delle domande di Linda.

“Forse cerchi solo un certo tipo di lavoro. Mai provato come lavapiatti, cameriere, muratore o altro? Scommetto di no. Immagino che questi lavori siano troppo umilianti per te, mentre per tua moglie non è umiliante riuscire a cavarsela con quel poco che riesce ad avere con il suo stipendio!”

….

“Embé?”

“Embé cosa?”

“Perché non te ne vai?”

“Non vi lascio voi due sole. E poi ho una fame da lupo. Che ne dite se preparo qualcosa? Ormai sono diventato un grande chef da quando mia moglie mi ha lasciato.”

(CONTINUA)