Sulle dita ne ho contato uno

Certe volte mi chiedono, e questa volta me l’ha chiesto una persona a cui tengo molto, se le mie poesie parlano di me. Logico che rispondo di sì. Le mie poesie parlano di me, ma sono anche rielaborazioni di quello che vivo per renderle universalmente comprese. Quello che voglio comunicare non necessariamente l’ho vissuto nella vita reale, ma l’ho vissuto comunque  nel mio intimo, come emozione e per questo sento l’istinto naturale a condividerlo con l'”altro”. bianco_e_nero_1b

Lascio qui una mia poesia, proprio per rendere chiaro il concetto.

 

 

 

 

Sulla dita ne ho contato uno

Sulle dita ne ho contato uno.

Era un ti amo leggero

morto sulle tue labbra

ancor prima che raggiungesse le mie.

Era un ti amo fatto di pioggia,

la farfalla che ti era sfuggita,

la donna che ti aveva tradito.

Sulle dita ne ho contato uno.

Era il mio ti amo.

(di Giulia Penzo)

 

P.S. La foto è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia.

L’amore non è mai stanco

Il blog viaggia lento, sembra stanco. E’ solo apparenza: l’amore non è mai stanco.

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L’amore non è mai stanco

Amami nel tempo,

amami sempre

quando non ci sono,

nei pensieri lontani,

nei tuoi sogni strani.

Amami nel tempo,

amami sempre

quando ti sono accanto

nel dolce riposo a fianco.

Amami nel tempo

perché, amore,

l’amore non è mai stanco.

(di Giulia Penzo)

 

Una che si chiamava Amore

Che bella questa canzone interpretata da Elvis Costello, uno dei miei cantanti preferiti.

Già, è facile essere fraintesi. E secondo me si adatta bene a questa mia (poesia).

 

UNA CHE SI CHIAMAVA AMORE

Seduta sullo scoglio, i capelli ondeggianti nel vento,

gli occhi sembravano riflettere il mare,

che ti scuoteva tutta,

impaziente com’eri di vivere.

Ecco, ti volti verso di me, ti sto di fronte,

mi guardi e mi dici: “Che hai?

Perché non ti siedi accanto?

Guarda com’è immenso!”,

e porti il tuo sguardo lontano, da lui.

Il mare t’invade, onda dopo onda,

in un freddo abbraccio.

Meriti un bacio. Ti do un bacio e ti abbandoni,

come se non esistessi, come se fossi mia e non lo sei

e ti aggrappi a me, ma sono io che cerco un appoggio.

Non ti avessi rivisto! La tua voce non ha suoni!

Non ha più suoni! Se non un intenso muggito.

Eri mia di nuovo, dopo tanto tempo,

dopo quel giorno in cui ti avevo lasciato,

in cui ti avevo detto che l’amore era finito,

che avevo trovato la mia strada senza di te.

Ipocrita! Meritavo almeno un’accusa infamante,

e invece te ne sei andata, senza dire niente,

con lo sguardo duro e impassibile;

sei andata senza domandarmi perché,

perché tutto era inarrestabile.

Ma tu avevi capito. Bastava uno sguardo e mi capivi.

È stato così fin dal primo momento.

Parlavamo molto poco. Non sapevo nulla di te,

dei tuoi segreti, dei tuoi tormenti.

E io me ne fregavo di quelle come te,

di quelle che amano per vivere.

Io una come te me la mangiavo.

Tu mi hai mangiato. Eri bella. Sei bella, tu sei il mare.

Ti ho cercato, amore,

ho trovato anche il posto dove abitavi,

ma chi ti conosceva mi ha confidato

che senza dire nulla te n’eri andata.

Ah, ero contento perché sapevo che soffrivi:

io ero contento.

La sera mi divertivo a giocare,

il sesso è sempre stato il mio forte.

Eppure quando con rabbia facevo l’amore,

mi ricomparivi, bella e selvaggia,

del dolore si aprivano porte.

Eri tu che possedevi il mio corpo e ti chiamavo.

Volevo solo te: Amore, ondeggiavo nell’amore.

Quando ti ho perso ho capito

che senza di te non ci sarebbe stato null’altro.

E sono venuto da te, ora sono qui e sto correndo da te.

 

“Un uomo si è gettato in mare!

Aiuto, una donna dice che un uomo è caduto in mare!”

Sulla diga, scossa dal vento e dalle onde,

si sentivano delle grida infrante,

intorno a una giovane donna un assembramento.

“Signorina, signorina, come sta?”

“Sto bene, lo conoscevo da poco.

Ad un certo punto si è messo a correre.

Ha detto ti amo e si è gettato in mare.

Mi stava raccontando che aveva amato qualcuno,

                                                una che si chiamava Amore”

Illogico

E mimage_book.php.jpegentre prendo respiro, mi libero…

Questa poesia era nata dalla lettura del libro di Tobino.

Anni segnano la distanza del mio animo dal contenuto.

Il racconto “La viaggiatrice virtuale” procede il suo percorso, ma odio impormi una scansione temporale. Ora, a dispetto di ogni logica, ho deciso di inserire questa poesia.

 

 

 

 

 

LIBERE DONNE

 

Che l’amore generi pazzia

questo è vero,

che l’amore guarisca la pazzia

anche questo è vero,

ma dove sta il confine

tra amore e pazzia?

Perché è sempre bello sconfinare,

arrivare là dove sei più libera

che nella comune libertà.

E in fondo, aggrapparsi all’illogico

non rientra nella naturale tendenza

dell’umano?

Il solo tempo, la nostra società

fatta di individui senza unicità

ci ha ricondotto a troncare

questa tendenza e a livellarla

su un unico terreno:

quello della logica innaturale

e snaturata dello stare assieme

senza conoscere con chi si sta assieme.

L’unico volo,

l’unico fremito di ali stropicciate

è quello dell’amore

che nasce ancora spontaneo

dall’illogico, da un sospiro dell’ignoto.

E non ha importanza quale sia il chi,

nella follia della normalità

o nell’anormalità della follia,

purché si alzino le voci

di desideri assopiti,

di tenerezze inaudite,

di instancabili carezze.

Una scelta d’amore

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Foto da Global project

 

In questa foto non ci sono, però c’ero anch’io alla grande catena umana a Chioggia contro il nucleare, una delle 10 catene che si sono organizzate a livello nazionale contro il nucleare e per invitare tutti al Referendum del 12 e 13 giugno.

Tra poco, il 12 e 13 giugno, infatti si andrà a votare per i referendum che presentano ben 4 quesiti:

 

1) Abrogazione di norma sulle Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

2) Abrogazione parziale di norma sulla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

3) Abrogazione parziale di norme sulle Nuove centrali per la produzione di energia nucleare.

4) Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

 

In rete ci sono varie spiegazioni dei quesiti, ma QUI trovate quella che secondo me è la più chiara e completa.

In fondo, la ricetta per essere felici in amore è quella di cambiare menù ogni settimana (almeno secondo il messaggio del mio racconto). Così non accade per l’ambiente. Abbandoniamo definitivamente quello che secondo noi è dannoso e irreparabile per la salute nostra e della terra e facciamo una scelta d’amore per l’eternità. Non aspettiamo un’altra Chernobyl o Fukushima, ben consapevoli che non esiste il reattore sicuro per definizione.

 

Io il 12 giugno voterò 4 SÌ!

 

 

 

IL COLLEZIONISTA DI FINALI

 

RIASSUNTO DELLA TRAMA (puntate/post precedenti):

1667710162.pngI° parte: La storia si svolge a Padova. Arturo conosce in modo inaspettato Anna, mentre è a casa di Filippo, nel mezzo di una festa. Scopre i due che si stanno baciando nella biblioteca della grande casa del professore Brunelli, padre di Filippo.
Filippo si arrabbia con lui e lo caccia da casa; è sgarbato anche con Anna che se ne va insieme ad Arturo, che con la macchina l’accompagna a casa a Legnaro.
Arturo è uno studente universitario di lettere.
Anna è in terza liceo classico, e si sta preparando per l’esame di maturità.

II° parte: la storia viene narrata in prima persona da Umberto, uno squattrinato scrittore di venticinque anni, che s’arrabatta finanziariamente scrivendo lettere d’amore a pagamento e piccole recensioni di libri sui giornali. Umberto viene invitato da Marta, la sua ragazza, a casa di Arturo, suo cugino.
Umberto accetta e insieme vanno a casa di Arturo, a Piove di Sacco, una cittadina in provincia di Padova. Lì, la zia di Marta e mamma di Arturo, ha preparato un pranzo stravagante a base di ricette sarde. Durante il pranzo nasce una discussione tra Umberto e Arturo sulla letteratura, sulla scrittura in generale. I due si contrastano, con idee diverse, finché Arturo sfida Umberto. Con le sue lettere Umberto deve far innamorare una ragazza di Arturo. Umberto accetta.

III° parte: E’ Anna la ragazza che Umberto deve far innamorare di Arturo. Lui la conosce personalmente all’insaputa di Arturo.
Arturo s’incontra con Anna. Le svela un segreto. Ha la lettera che suo padre doveva consegnarle prima di morire. Confessa di essere stato a conoscenza della relazione di Anna con il padre.
Anna prende la lettera e se ne va. Con Arturo non ha nient’altro da condividere e lascia Arturo al bar da solo, che ricorda alcuni avvenimenti importanti.
Arturo infatti è l’ultima persona che ha visto suo padre ancora vivo. Arturo si rivolge ai carabinieri per denunciarne la scomparsa. Non si ritrova il corpo del padre di Arturo.

Fuori dal Bar Anna incontra Umberto che la sta aspettando. Anna è felice, pensa che Umberto sia lì per lei. In realtà scopre che è Umberto l’autore delle lettere che riceveva da parte del padre di Arturo. Anna lascia Umberto.

Dopo qualche anno si scopre che il padre di Arturo viveva felicemente in Brasile, dal giornale si apprende che è stato ucciso durante una rapina.

IL COLLEZIONISTA DI FINALI

(per leggere interamente il racconto, seguire i post dall’inizio)

 

La felicità appartiene a questa vita terrena?

referendum,amoreTutto si conclude così nella normalità, mentre cerchiamo un finale eccezionale. Magari aspettiamo un amore che ci faccia battere il cuore a più non posso in ogni momento della nostra vita, un lavoro che ci dia soddisfazione e piacere, la ricchezza per gustarci a piene mani le bellezze del lusso: Arturo sorrideva mentre dalla finestra guardava sua madre, finalmente sorridente e felice, allontanarsi sulla strada, a braccetto di un piccolo uomo baffuto.

La morte definitiva di suo padre e la sepoltura avevano segnato un riavvicinamento della povera donna alla normalità della vita quotidiana, portandola a frequentare amicizie al di fuori della solita cerchia di conoscenze parrocchiali e a condurre due anime solitarie e inconciliabili, quella di sua madre e quella dell’ex carabiniere Castrocielo, a sua volta amico del padre, a ritrovarsi e a alimentare un amore che in altri tempi sarebbe stato impossibile.

Le due figure sembravano ritagliate nel cielo azzurro: una piccola donna e un piccolo uomo che colmavano d’amore le loro altrimenti inutili esistenze.

Lei rivolse un ultimo sguardo alla casa, sentendosi ormai al sicuro, tra le braccia del suo uomo e salutò con la mano Arturo, affacciato alla finestra.

– Finalmente. Pensavo non sarebbe stato mai possibile finire così – si appoggiò con il viso al braccio dell’uomo che aveva a fianco.

– È finita, ormai.

– Certe volte mi chiedo come abbiamo fatto, a resistere tutto questo tempo… così lontani.

Le accarezzò i capelli sottili e la strinse con le mani sui fianchi.

– Lo sai che non potevamo uscire allo scoperto e poi tuo marito poteva tornare da un momento all’altro.

– Mi dispiace per Arturo, ma suo padre non l’ha mai apprezzato come figlio, forse è stato un bene per tutti, non solo per noi due.

– Sì, tuo marito pensava solo al sesso. Per lui qualsiasi donna andava bene purché cedesse alle sue voglie. Come hai fatto a sopportarlo in questi anni!

– Perché avevo te, sapevo che tu mi amavi e mi bastava. Mi bastava il tuo amore, vederti, sentire quelle parole tue dolcissime che ripetevo ogni giorno dentro me per farmi forza. E quei tuoi baci, e i sogni dei tuoi baci, delle tue mani.

Salirono in macchina. Si baciarono con passione, per soddisfare tutto quel periodo di lontananza e di finta vedovanza.

– Sei sicuro che non riusciranno mai a collegare noi due all’omicidio?

Era ancora turbata, ma la decisione di uccidere suo marito in effetti era venuta prima a lei.

– Non preoccuparti, ho pagato bene quei morti di fame per far sembrare una rapina l’uccisione di tuo marito.

– Potrebbero ricattarci, hai pensato a questo?

– Non sanno nemmeno chi sono e dove abito. Dal Brasile non è facile ritrovarci in Italia e poi non ho mai parlato con loro direttamente; li ho contattati grazie ad un amico che mi doveva un favore. Ora, ti prego, stiamo tranquilli e godiamoci questa bella giornata di sole.

Contattare quel tipo da contrabbando che aveva conosciuto in un brutto affare di droga non era stato facile – in questo le sue conoscenze da ex carabiniere lo avevano aiutato – ma era l’unico modo per risparmiarsi un viaggio in Brasile che gli sarebbe costato molto di più di quei ventimila euro che aveva pagato per quel lavoretto pulito e per eliminare il marito della sua donna. Ora, vedendola, pensava che ne era valsa la pena. La sua depressione era scomparsa e non frequentava più studi medici. Da quel punto di vista, alla fine si era rivelato anche un bel risparmio.

referendum,amoreCon la macchina presero la strada dell’argine, vicino al fiume.

Si distesero sull’erba. Scaricò dalla macchina la borsa con la roba da mangiare.

– Ma quanta roba hai portato? Siamo solo noi due!

– Amore mio, ma questa è la settimana del Menù cinese! Per te ho preparato gli involtini primavera!

Strabuzzò gli occhi, la guardò e la vide bella. Lei vide la sua espressione e si mise a sorridere. Si abbracciarono felici, ridendo. La settimana cinese per il pover’uomo si prospettava alquanto insolita e poco appetitosa, però era innamorato e averla vicino, anche senza doti culinarie perfette, lo rendeva felice.

– E vada per la settimana cinese… – e la distese sull’erba fresca e pungente – gli involtini possono aspettare…

Dalla strada una coppia di ragazzi giovani in scooter si fermò a guardarli, mentre si scambiavano effusioni affettuose sul prato.

– Da vecchio voglio essere anch’io come loro, ancora felice insieme a te… – sussurrò alla ragazza che gli era seduta dietro.

FINE


P.S. Le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto di pura fantasia.

RITORNO A CASA


Il rumore di te stesso

rincorre un silenzio senza fine.

Aperte le porte

si liberano i messaggi

di un cuore muto

senza dolci speranze.

Ricerchi te stesso?

Disteso sopra il letto

ti leggi dentro

quello che ormai

credevi realtà.

Ma può essere reale

ciò che è solo il prodotto

di una tua falsa modestia

sulla tua intelligenza?

 

 

 

 

 

Continua il mio Viaggio in Inghilterra. Qui il racconto fino a questo post, per chi non desidera girovagar per post.

Sono trascorsi 5 anni dall’ultimo incontro tra Neal e Alessia…

 

UN VIAGGIO IN INGHILTERRA

 

CONTINUA DAL POST PRECEDENTE

 

Ritorno a casa

(2010)

 

 

“Alessia!”, Neal guardò la bionda ragazza slanciata che le era passata accanto.

Il suo sorriso…, felice.

“Alessia!”, la richiamò più forte, mentre la ragazza non lo aveva riconosciuto e proseguiva parlando con le altre ragazze del gruppo.

Alessia si voltò e lo guardò con attenzione. Gli occhi, stupendi occhi da amare, – pensò Neal – si aprirono con stupore.

“Neal?”, rispose quasi non credendo all’immagine davanti. “Sei proprio tu?”

Neal sorrise timidamente.

Si staccò dal gruppetto e gli andò incontro, gettandosi d’impeto ad abbracciarlo. Una felicità improvvisa lo colse, come se non avesse aspettato altro nella vita. Cinque anni erano passati da quei giorni tumultuosi e affannati a Southampton.

Rimase impacciato, immobile per l’emozione.

“Cosa ci fai qui? Non dirmi che sei ancora studente…” e gli lanciò un sorrisetto ironico. Aveva notato la giacca di velluto e la camicia a quadri stropicciata, fin troppo elegante per i gusti sportivi di Neal. E’ sempre lo stesso, pensò, il tempo si è fermato.

“No, insegno qui in Facoltà…”, le disse quasi vergognandosene.

“Allora ci vedremo ancora!”, lanciò un’occhiata alle amiche che l’aspettavano impazienti, “Ora ho lezione, devo andare, è stato bellissimo”, e fece per andarsene, in maniera troppo affrettata, parve a Neal.

“Dammi un indirizzo, il tuo telefono, come faccio a rintracciarti?”, cercava di trattenerla ma lei già si era allontanata, raggiungendo velocemente il gruppetto delle altre ragazze.

“Ti trovo io!”, gli gridò quasi, e la vide sparire dentro i corridoi del palazzo dell’Università.

“Chi era?”, chiese una delle ragazze ad Alessia.

“Nessuno, un vecchio amico…”, le rispose, “Vado un attimo in bagno, entrate pure, vi raggiungo tra poco in aula” e prese la direzione verso i bagni.

Le stanze erano vecchie e puzzavano.

Sentiva fluire dentro di sé tutte le emozioni che credeva ormai di aver dimenticato. Che cazzo ci faceva là Neal?

Andò al lavandino e si buttò un po’ di acqua fredda sul viso. Forse non si sarebbero più incontrati, che probabilità c’era che tra loro ci sarebbe stato qualche altro incontro? Sentì fluire il sangue caldo giù dal naso, prese un fazzoletto per tamponare il flusso e si appoggiò alla porta per prendere respiro.

Uscì dal bagno per tornare a lezione. Era troppo importante seguire quel corso e alla lezione di quel professore ci teneva veramente, le mancava solo un esame e poi avrebbe dato la tesi.

Diventare educatrice, non sapeva se quella era veramente la sua strada, ci avrebbe comunque provato, con i bambini ci sapeva fare.

Uscì e se lo ritrovò di nuovo. Era seduto per terra, davanti alla porta dei bagni, la valigetta da professore accanto, sembrava uno studente fuori corso.

“Credevi che ti avrei lasciato andare via così? Senza scambiarci una parola? Alessia, sono passati cinque anni…”, sembrava deluso.

Si sedette accanto a lui. Era come essere sul prato in Inghilterra.

“Vedi, sono destinato a curare le tue ferite”, e le tolse il fazzoletto sporco di sangue dal naso per passargliene uno pulito, sorridendo perché davvero lo pensava.

Alessia prese il fazzoletto, però il sangue si era fermato. “Ormai non serve più…”, gli rispose con ironia.

“Vieni…, andiamo fuori, ormai ho perso la lezione, andiamo a bere qualcosa al bar”, si tirò su e gli porse le mani per trascinarlo. Neal si alzò in piedi e se la ritrovò davanti, ora donna. Riemerse tutto il suo desiderio, nonostante il tempo trascorso, e cinse con le mani i fianchi e la tirò a sé per baciarla. Il sapore della sua bocca era un misto di sangue. Alessia si lasciò baciare, percependo lo stesso desiderio, come se fosse rimasto qualcosa di incompiuto da completare.

Si staccarono dal bacio come vecchi amanti, noncuranti degli altri.

Uscirono dalla sede della Facoltà di Scienze della Formazione, Palazzo del Capitanio, passando attraverso l’arco della Torre dell’Orologio nella Piazza dei Signori. Quel passaggio per Alessia rappresentava l’uscita da un giardino fatato, ombreggiato dagli alberi, alla vita frenetica della città. Pochi metri per determinare il mondo.

Più volte si era fermata ad osservare il grande orologio che campeggiava nella torre.

“Di che segno sei?”, chiese Alessia a Neal.

“Capricorno, … perché questa domanda?”

“Beh, manca il segno della bilancia sull’orologio…”, e gli indicò il grande orologio sulla torre, “L’hanno fatto apposta, manca la giustizia a questo mondo…”, rispose seccamente Alessia.

Neal si fermò. “Non puoi essere così. Perché vuoi rovinare tutto? Anche adesso, a distanza di anni mi fai paura quando fai queste affermazioni, siamo qui insieme e tutto è bello e tu … Il pittore di quell’orologio l’avrà fatto con altra intenzione…”

Alessia scoppiò a ridere, perché Neal se l’era presa così, per una battuta infelice.

L’aria era fresca e frizzante. Le strade padovane erano un via vai di gente tra le bancarelle del mercato sulla piazza.

Neal la guardò. Sì, era cambiata, non solo perché si era fatta donna, dalle forme dolcissime, ma nello sguardo, consapevole di sé, sicura.

“Cosa stai seguendo? All’Università cosa frequenti?”, le chiese.

“Scienze dell’educazione. Sto facendo tirocinio in un asilo nido privato, mi piace, è un bel lavoro e mi hanno già detto che mi assumeranno dopo la laurea…, in settembre dovrei presentare la tesi”

“Così lavori e studi… , sei brava”, la incoraggiava a parlare.

“La sera lavoro in un bar del centro, altrimenti non riuscirei a pagarmi la stanza in affitto con le altre ragazze. Siamo in quattro che ci dividiamo l’appartamento, per restare a Padova è la soluzione migliore…, e tu? Da Oxford a Padova, come mai?”

“Dopo la tesi sono stato assistente del mio Professore ad Oxford e poi mi è stato offerto una cattedra di letteratura inglese qui a Padova, insegno a Lettere ma il mio sogno rimane Venezia”

Camminarono tranquilli per le vie porticate di Padova, scambiandosi sorrisi.

“Andiamo a casa mia?”, le disse così a bruciapelo, “Vieni, così ti mostro dove abito e mangiamo qualcosa, dovrei avere qualcosa in frigorifero”

Si incamminarono verso Prato della Valle. Neal abitava su un piccolo condominio tranquillo.

Casa sua era composta da un soggiorno-cucina e una luminosissima camera da letto.

“Sono tutti professori che abitano questi appartamentini, li usano come secondo appartamento. Praticamente non ci abita nessuno…”

“E tu chi ci porti?”, Alessia prese la foto appoggiata sul tavolino del soggiorno e guardò il bel sorriso della ragazza ritratta, “E’ la tua ragazza?”

“Sì, lavora all’Università…”

“Adesso dov’è?”, ripose la foto con delicatezza.

“All’Università…, credo”

“E se ti trovasse con me, cosa penserebbe?”, gli diede le spalle.

“Non me ne importa, ora”, e le andò vicino, “Aspettavo solo te”

La prese per i fianchi e la girò verso di sé.

“Avevo voglia di rivederti…”, cercò di baciarla, le scostò i capelli dal collo.

Aveva aspettato, ripercorso nei suoi desideri quel momento in cui l’avrebbe rivista, perché sapeva che l’avrebbe rivista. Era venuto in Italia anche per lei. Il lavoro era stata una scusa, una causa giusta.

Alessia si abbandonò ai baci. Si ritrovarono nel letto come se fosse naturale, come se non ci fosse null’altro intorno che il fluire di uno stesso desiderio, appagati da carezze e da soffi di amore. Si addormentarono abbracciati nel calore dei loro corpi.

Alessia si svegliò per prima. Realizzò di essere ancora nel letto con Neal. Fuori la luce si stava scaldando dei colori dell’imbrunire, e poi sentì che le stava capitando ancora. Piano si svincolò dall’abbraccio di Neal, cercando di non svegliarlo. Si alzò dal letto e si diresse verso il bagno, fece appena in tempo ad entrare che cominciò a vomitare nella tazza del water. Non aveva mangiato nulla ma lo stomaco si stava ribellando comunque. Le capitava sempre così. Anche con altri uomini. Possibile … anche con Neal? Lo aveva desiderato veramente, non riusciva a capire come mai il suo corpo si stesse ribellando. E sapeva cosa sarebbe successo dopo: le avrebbe fatto schifo, non avrebbe più sopportato che la toccasse.

Quanti litigi aveva dovuto affrontare per questo suo comportamento? Aveva cercato di analizzarsi ma non riusciva a gestire il corpo, nonostante la sua razionalità sapesse benissimo ricondurre all’episodio che lo aveva scatenato.

Era meglio andarsene, non sopportava di affrontare un’altra storia di spiegazioni insopportabili…

Si rivestì in fretta, recuperando i vestiti sparsi nel letto, e uscì di corsa dall’appartamento prima che Neal si svegliasse.

(CONTINUA)

 

UN VIAGGIO IN INGHILTERRA: certe volte…

 

Oh, certe volte mi diverto a scrivere, insomma certe volte mi viene la voglia di scrivere d’amore adolescenziale…

 

 

 

Rubo i momenti

di silenzio tra noi

e aleggi nel mio cuore,

spolverando i cocci

di qualcosa

che non so definire.

Ti sto dando tutta me stessa,

a poco a poco

e lentamente sto scoprendo

che non posso farne a meno.

Scopri pure la mia nulla-essenza,

non ridere della mia non-conoscenza,

sto imparando

e quello che mi dai

in me sta crescendo,

lentamente sta crescendo.

 

 

Quel giorno sua madre Giovanna arrivò tutta entusiasta a casa.

Si precipitò nella camera, dove Alessia se ne stava comodamente distesa ripensando a cosa avrebbe fatto durante le vacanze estive; la scuola era finita e, dopo un anno di studio intenso, era “sfinita” e si attardava la mattina a fantasticare. Sognava ad occhi aperti, quando sua mamma si catapultò quasi sopra di lei: “Svegliati, dormigliona! In Agosto si parte per l’Inghilterra!”

In Inghilterra? Come, così all’improvviso? Pensò tra sé.

Alessia si svegliò del tutto e vide, soffusa in una nuvola rosa, sua madre con la faccia tutta rossa per la corsa: “Svegliati!”, e le dava uno strattone così forte da scaraventarla fuori dal letto.

“Che maniere! Va bene, va bene, mi alzo, ma cos’è questa storia? Parto per l’Inghilterra?”

“Si, parti, ma solo se ti sbrighi, abbiamo una settimana di tempo per iscriverti nella lista e preparare tutti i documenti!”

Il Comune della sua città infatti aveva aperto un bando per tutti i ragazzi più meritevoli a scuola: un viaggio di un mese presso un college a Southampton, tutto pagato, tranne un’irrisoria tassa di iscrizione.

Alessia non stava più nella pelle: un paese straniero, Londra! Aveva sedici anni: quando le sarebbe mai capitata un’occasione del genere, a lei che non aveva neanche i soldi per andare in discoteca con le amiche?

Riuscì ad entrare nella lista dei ragazzi ammessi al viaggio e Alessia non riusciva a pensare ad altro che al giorno della partenza. Nel frattempo si divertiva ad andare in spiaggia con le amiche, a fare il bagno e a conoscere gente nuova. L’estate nella sua città, con una spiaggia bellissima sull’adriatico, era un’esplosione di vita, di ragazzi giovani che arrivavano per passarci le vacanze estive.

Fu così che incontrò Roberto: alto, occhi azzurri cristallini, capelli neri e un sorriso…

Mentre se ne stava sdraiata sola sotto l’ombrellone, si sentiva osservata. Alessia aprì gli occhi e credette di avere una visione: lui, bellissimo, la guardava divertito.

“Sei sola? Ti va di fare un bagno?”

Come rifiutare?

Non aveva mai visto un ragazzo così bello. Si tuffarono, divertendosi tra le nuotate, gli sfioramenti sott’acqua. Poi tornarono su, a distendersi sulla sabbia. E parlarono e parlarono, lui sembrava capirla. Avrebbe gridato al mondo di essere in un sogno, era per lei una sensazione nuova, un’attrazione fisica intensa diversa da quelle cotterelle che aveva preso durante l’anno scolastico per qualche suo stupido coetaneo. Lui era diverso, più grande, aveva vent’anni, le sembrava un vero uomo.

“Ali, non ho mai conosciuto uno così…bello, intelligente, simpatico”, informò sua amica Alice al telefono quella sera.

“Non è troppo grande per te? Vent’anni, ma è vecchio!”

“No, guarda, devi vederlo e poi ci separano solo quattro anni, ed io li dimostro tutti…, anche lui dice che sembro più vecchia…”

“Sì, ma Ale… quello mica si accontenta di qualche bacetto, quello starà cercando un’avventura estiva, vuole un amore da spiaggia, mica vuole l’amore eterno”

“No, no, è un tipo serio, dovresti sentirlo, abbiamo parlato di tante cose; sa tutto e va all’università, fa legge, e dice che vuole diventare avvocato come suo padre…”

“Sì, ho capito, sei cotta. Domani sera portacelo in compagnia così lo conosciamo”

“Ok, a domani, ci vediamo al solito posto alle otto”, terminò il discorso, felice di essersi confidata con l’amica, e poi avrebbe proposto a Roberto di incontrarsi anche la sera. Era la prima volta anche per loro due trovarsi da soli in un posto diverso dalla spiaggia.

Si preparò con cura, un paio di pantaloni di pelle nera attillati e un top nero scollatissimo sulla schiena. Quella sera Roberto andò a prenderla sotto casa con la moto, una vecchia vespa anni ’60 rilucidata a nuovo.

“Mmmmhhm…, sei bellissima…”, gli disse, tirandola a sé e dandole un bacio delicatissimo sulle labbra. “Me l’ha prestata mio amico, dai, sali, stasera ti porto io in un posto”

“Non andiamo dai miei amici? Ci stanno aspettando…”

“Non preoccuparti, ci andiamo dopo. Adesso ti faccio io da cicerone”

Scrisse veloce un sms all’amica: non aspettateci, veniamo tra un’oretta.

Si inoltrarono verso la campagna. La portò sull’argine del fiume e presero una strada ancora incerta e sconnessa; lei si teneva stretta con le braccia attorno ai suoi fianchi ad assaporare il profumo di lui. Poi arrivarono: un po’ rientrante se ne stava silenziosa una casa ancora in costruzione, ma bella, attorniata da alberi, il cicalìo degli insetti notturni alimentava un’atmosfera incantata.

“E’ di mio padre, un’altra inutile costruzione visto che con noi in vacanza non viene mai, sempre preso com’è dal suo lavoro!”

Alessia percepì dell’astio in quelle parole e lo abbracciò, esclamando: “E’ bellissima!”

“Sei tu bellissima, non te ne accorgi? Vieni”, e la prese per mano, indicandole i calcinacci per non inciampare.

Stava attenta a non cadere, i tacchi a spillo la impacciavano nei movimenti e allora lui si accucciò e le sfilò le scarpe e si ritrovò piccola tra le sue braccia. Cominciarono a baciarsi, le mani di Roberto si inoltravano nel seno lasciato scoperto dalla canottiera, di cui aveva sciolto il piccolo nodo sul collo. Prendendola tra le braccia la sollevò e la portò tra le stanze aperte della grande casa. Alessia si teneva stretta a lui, ancora sospesa dal travolgere delle emozioni contrastanti. Con altri ragazzi non era arrivata ad altro che a piccoli baci innocui, mentre sentiva ora che stava provando una sensazione fisica diversa, aveva tutto il corpo che era sospinto verso di lui, come una forza alla quale non voleva resistere.

“Aspetta”, le sussurrò all’improvviso Roberto, e la lasciò in mezzo al buio della stanza da cui si intravedeva il cielo stellato. Dopo qualche minuto tornò con una grande coperta e la adagiò sul cemento.

Poi le si avvicinò e riprese il dolce lavoro con la lingua sul collo, sull’incavo della spalla e piano la sospinse sulla coperta, adagiandosi piano. La tirò sopra di sé e lei lo baciava mentre lui le sfilava i pantaloni, poi si inarcò riportandola sotto di lui. Alessia non sapeva cosa fare, si lasciava trasportare, le mani le sfuggivano dalla coscienza, poi…

“Ho portato questi…”

Roberto prese dalla tasca dei pantaloni una piccola bustina. Non era del tutto stupida, sapeva che era un preservativo.

“No, guarda, ti sbagli”, Alessia si tirò su seduta. “Non sono qua per fare l’amore con te … allora ti eri preparato tutto?”, era delusa e cercava di rivestirsi velocemente. “Non ci conosciamo nemmeno…”, argomentava, assalita da un presentimento di paura. Essere sola, lontano da tutti, aveva il cellulare con sé, ma a cosa le sarebbe servito? Si sentiva completamente indifesa e si malediva per la sua ingenuità, proprio lei che stava sempre attenta a tutto… affidarsi così ad uno sconosciuto. Questo pensava, mentre lui la riadagiava piano supina, facendo pressione con il suo corpo. “No, aspetta…”, lei tentava di fermarlo, come poteva, con le mani cercava di allontanarlo…

 

STAI

Perché quando amo, solo te amo.


 

 

Stai ora

perché facile la notte

che l’umore avvolge

nelle ampie spire

dei nostri corpi, facili.

Facile tenerti

quanto aperte e chiuse

in un girar di vortici

le vene gonfie

a risucchiare vita.

Facile tenerti

quanto la bocca a te

anela e singhiozza

all’aria il buio.

Facile in me tenerti,

è sempre comunque facile

perché quando amo

solo te amo.

 

QUANTO

 

Venezia_Ponte_dei_Sospiri.jpgQuanto

 

Quanto mi desideri ora

fingo di non capire

se passeggiando

lungo i canali mi rivolgi

sguardi continui

di voluttà evanescente,

di umidità penetrante

che di baci salmastri

mi bagna la nuca.

Quanto non sono insensibile

te lo dimostro ora

mentre mi sporgo

dalla bianca balaustra

a sentire l’odore della laguna.

Legno conficcato nell’acqua:

un atto d’amore si erode

mentre dall’alto del ponte

tutto semplicemente scorre.