BUON ANNO!

Ogni anno devo lasciare qualche mio racconto incompiuto sul blog, per scaramanzia.

Lo terminerò nel 2012!

AUGURO A TUTTI

UN FELICE 2012

E CHE LA RICCHEZZA (DI TUTTO) SIA CON NOI!

 

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La viaggiatrice virtuale

buon anno,2012,racconto,auguriRIASSUNTO

Linda è impiegata in una grande azienda finanziaria.

Durante la cena prima delle consueta pausa estiva, il suo capo le chiede dove andrà in vacanza e lei, dinnanzi a tutti, per non sfigurare mente e confida che partirà per una vacanza nelle montagne austriache.

Non sarà così. Infatti decide di trascorrere le sue vacanze trincerata in casa per 15 giorni, senza farsi vedere da nessuno e facendo credere a tutti la sua partenza.

Ma non ha fatto i conti con il destino.

Proprio la prima notte di ferie, entra in casa sua un ladro. Riesce a bloccarlo e a trascinarlo nel salotto, ma dopo qualche ora si fa viva anche sua sorella. E sembra che tra le due non ci sia proprio un bel rapporto.

La vacanza virtuale comincia proprio a mettersi male…

Per seguire dall’ultimo post:

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LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

 

 

buon anno,2012,racconto,auguriSiete pazze, stavo per soffocare! Vi potrei denunciare per maltrattamenti!”, urlò contro Veronica.

Ah, bella questa! Ti introfuli di notte a casa mia e pretendi di essere accolto a braccia aperte?”, Linda riprese il controllo della situazione.

Quella cretina di mia moglie mi aveva assicurato che non c’era nessuno a casa per una quindicina di giorni! Chi pensava che avrei trovato non una ma due donne!”, si sfogò quel bellimbusto, quasi piagnucolando.

Tua moglie? Ma chi è tua moglie che sa tutte queste cose sul mio conto?”, chiese Linda, curiosa.

Lavora con te. Mi aveva detto che la casa era vuota in questo periodo, sai, ho bisogno di soldi, non puoi capire…”

Certo ed è naturale andarli a prendere a casa degli altri. A rubare come un ladro.”

Sì, sono un ladro, ma ti giuro che lo sono perché non so più cosa fare. Mi hanno licenziato e devo pagare l’assegno di mantenimento per mio figlio. Quella strozzina di mia moglie non riesce a capirlo e non vuole farmi vedere mio figlio finché non glieli avrò consegnati.”

Mi sembra giusto. Come padre non devi valere granché se non riesci nemmeno a contribuire al mantenimento di tuo figlio. Tua moglie deve pur ricevere un piccolo aiuto economico, non credi?”

buon anno,2012,racconto,auguriNon è colpa mia se a quarant’anni mi hanno licenziato e non trovo più lavoro. Comunque ho sempre aiutato a casa e mio figlio l’ho tenuto spesso con me. Sono le prime vacanze estive che non riesco a trascorrere insieme a lui, altrimenti saremmo andati al mare da qualche parte.”

Il ladruncolo frignava dinnanzi all’incalzare maligno delle domande di Linda.

Forse cerchi solo un certo tipo di lavoro. Mai provato come lavapiatti, cameriere, muratore o altro? Scommetto di no. Immagino che questi lavori siano troppo umilianti per te, mentre per tua moglie non è umiliante riuscire a cavarsela con quel poco che riesce ad avere con il suo stipendio!”

E smettetela voi due! Sembri una moglie in piena crisi isterica!”, gridò Veronica frapponendosi al loro discorso, “Su, prepariamoci qualcosa da mangiare che è ora di colazione ormai.”

I due seguivano con lo sguardo Veronica che si era diretta tutta pimpante in cucina.

buon anno,2012,racconto,auguriAprì il frigorifero in cerca di latte.

Oh, mamma!”

Il frigorifero era traboccante di ogni ben di dio. Si rizzò in piedi e guardò diritta negli occhi Linda.

Non dirmi che hai fatto una spesa giornaliera, qui ce n’è per sfamare un reggimento! Non me ne vado finché non mi spieghi cos’hai programmato di fare a casa con questo tipo!”

E no! Non cambiare le carte in tavola”, la fronteggiò subito Linda, “Sei tu che mi devi spiegare cosa sei venuta a fare a casa mia!”, e le si piazzò fulminea davanti con le mani sui fianchi a mo’ di poliziotta.

Veronica sembrò quasi folgorata, colpita nel cuore, e si piegò in due a tremolare, andando a rintanarsi sul divano a fianco del bellimbusto per cercare protezione. Quello la guardava infatti inebetito e affascinato dalla grazia e dalla femminilità seducente.

E va bene, va bene… Ecco, mi sono lasciata con Marco. Anzi, l’ho lasciato, dopo che ho scoperto l’ennesimo tradimento! E non so dove andare. Giuro che non tornerei a casa nemmeno sotto la canna di una pistola!”

Sembrò soppesare bene le parole perché si rivolse al tipo: “Ehi, a proposito, tu non avrai mica una pistola!?”

Ma vi sembro tipo da portare pistole? Lasciatemi andare, va’, siete due pazze… Non dirò nulla a nessuno, ma vi prego di lasciarmi andare! E poi qui si muore dal caldo, non riesco a resistere!”buon anno,2012,racconto,auguri

In effetti ci si stava inoltrando nella mattina più calda di quella maledettissima estate.

E Linda aveva fatto i conti con tutto tranne che con quel piccolo particolare. D’altra parte le forze della natura si chiamano “forze” a ragione.

Il clima fino a quel momento era stato clemente e le temperature ben al di sotto della media estiva. I meteo si erano sbizzarriti nelle previsioni più ardue, smentite ogni volta da brezze inaspettate che a Milano venivano accolte con gioia soprattutto dai vecchietti agonizzanti che cercavano rifugio con le loro badanti all’interno dei supermercati.

Ma se la fortuna è cieca, la sfortuna invece ci vede benissimo e proprio in quell’occasione il tempo sembrava finalmente esprimere la propria autorevolezza.

I metereologi avrebbero senz’altro ricordato quella giornata che sarebbe diventata la più calda da cento anni, raggiungendo un record senz’altro storico.

buon anno,2012,racconto,auguriGià se Linda avesse guardato i primi telegiornali  avrebbe notato con timore quei titoloni che gridavano all’emergenza, scoraggiando la gente a uscire di casa nelle ore più calde – e almeno su questo i nostri tre potevano starsene tranquilli – , avrebbe valutato seriamente le varie interviste agli esperti, con i numerosi numeri verdi da contattare in caso d’emergenza e i vari piani anticaldo delle ASL regionali.

Essere una persona fragile d’estate in effetti sembrava essere una questione piuttosto seria e il caldo mieteva persone fragili come se fossero vittime ineluttabili di un destino infame. La fragilità ora era un caso nazionale. E se Linda riteneva di essere una persona fragile, in questo caso aveva una buona ragione per sentirsi maggiormente in pericolo. Faceva caldo, anzi, caldissimo!

Guardò il tipo paonazzo in viso, da cui grondavano sulla fronte goccioline di sudore.

Fino a quel momento la tensione aveva dissimulato il calore sotto forma di nervosismo, ma adesso che le relazioni di conoscenza stavano facendo il loro naturale corso in effetti si cominciava a percepire l’umidità malsana che ristagnava sulla stanza non ancora sottoposta all’adeguata quotidiana areazione mattutina.

 

(CONTINUA)

 

P.S. le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto della mia fantasia personale.

BUON 2011!

Stanotte c’è chi si abbufferà nel tipicissimo Cenone.

C’è chi si ubriacherà per brindare all’anno passato e pigliarsi felice il primo dell’anno.

C’è chi resterà in famiglia con i propri cari, sbuffando per i “botti” rumorosi, e sbadigliando per la noia, perché “i propri cari” sono sempre a portata di mano, e si dice, almeno una volta all’anno bisognerebbe lasciarli perdere…

C’è chi lavorerà, maledicendo tutti quelli che stanno festeggiando.

C’è chi festeggerà, ma le scarpe nuove gli faranno così male che riuscirà a malapena a sorridere per il brindisi…

C’è chi desidererà di essere da un’altra parte, adducendo il motivo che il primo dell’anno è un giorno come gli altri, solo una convenzione consumistica che riduce le persone simili a “zombie con i brillantini” ma al momento di dormire giurerà a se stesso che l’anno successivo prenoterà una festa insieme agli amici almeno due mesi prima…

 

Comunque sia la vostra scelta, auguro a tutti,

visto che mezzanotte è passata…

 

… UN FELICISSIMO 2011!!

 

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e per iniziare

proseguo con il mio racconto, che dal titolo ben si accorda con la serata… ;))

 

 

IL COLLEZIONISTA DI FINALI


(per leggere il racconto dall’inizio, seguire i post )

Il maialino fece il suo fastoso ingresso in tavola e non aveva certamente un bell’aspetto, nonostante fosse amabilmente sdraiato su un letto di insalata.

Il ramoscello in bocca non lo aiutava ad esprimere una felice espressione e quello non era certo un ramoscello d’ulivo, né il porceddu in quel momento poteva competere con la colomba della pace, anzi, sembrava recare una dichiarazione di guerra.

Io, Arturo e Marta sorridemmo felici, perché condividevamo lo stesso sgomento nei confronti della povera creatura, ridotta ormai ad un ammasso di carne rinsecchita.

Anche questa volta benedissi la Sardegna gustando un Carignano del Sulcis, che ci fece la grazia di immergerci in un mondo sconosciuto di note fruttate e di sapori esaltati. La zietta era un continuo errore culinario, ma quanto a vini era senz’altro un’intenditrice.

– Zia, ma quanto ci vuoi far mangiare? Siamo in quattro, mica un esercito!

– Hai ragione Marta, avevo ordinato in macelleria un maialino da latte ma non pensavo fosse così grosso. L’ho cucinato in forno come nella ricetta, ma non sono riuscita ad infilzarlo con lo spiedo. Ah, in questi momenti mi manca tanto tuo padre!

genealogia_beautiful.jpgArturo guardava rassegnato la povera bestiolina e d’altra parte il maiale è un piatto a cui si rinuncia solo in punto di morte, perciò lo mangiammo senza ulteriori proteste.

La mamma di Arturo, tuttavia, a metà pasto guardò preoccupata l’orologio e si alzò in piedi gridando: “Beatiful!” e ci lasciò, scusandosi per la maleducazione, con il maialino ancora mezzo intero. Arturo ci spiegò che la serie televisiva era un appuntamento cui la signora Lia non poteva mancare: pareva si trattasse di una puntatona speciale della domenica e quindi imperdibile.

– Mamma ormai è così, persa nel suo mondo, da quando mio padre è morto.

– Quando è successo? – chiesi per cortesia.

– Ormai è un anno.

Chissà perché, pensavo felice quel pover’uomo che era riuscito a sottrarsi alla settimana di ricette culinarie dedicate alla Sardegna.

Arturo intanto dalla cucina tornò con in mano una bottiglia di mirto che appoggiò sul basso tavolino.

– Almeno finiamo in bellezza. Non capisco come mia mamma possa cucinare così male dopo tanti anni di esperimenti.

Finimmo il pranzo con un bel bicchierino di mirto che ci fece digerire e desiderare di essere in altri posti. Sognavo già il mio letto, accoccolato con Marta. mirto.jpg

Marta invece mi spiegò: – Suo padre un giorno è uscito a pescare e non è più tornato. Non hanno nemmeno trovato il corpo. Lì vicino alla macchina, nel canale dove andava a pescare hanno recuperato la sua canna da pesca, i suoi attrezzi. Hanno pensato ad un malore…

Arturo si era alzato e si dirigeva verso la biblioteca. Tirò fuori dalla tasca un mazzo di chiavi e aprì la serratura che bloccava le ante di vetro che proteggevano i libri.

Prese un libro e ci disse: – Venite, ci sediamo qui sulle poltrone. Lasciamo la tavola così, poi mia madre penserà a sparecchiare. Prima hai parlato dell’inganno dello scrittore. È vero, chi scrive sempre inganna eppure c’è un momento in cui lo scrittore non può fuggire alla Verità. Un momento in cui svela la sua concezione della vita, la sua visione del mondo al lettore. Perché la confessione in punto di morte? Perché il condannato sa che oltre non potrà nascondersi, dovrà svelarsi, necessariamente, per non tradire sé stesso. Al termine della sua narrazione, dovrà rivelare, anticipare il seguito della storia, che non è mai particolare, ma universale. Il protagonista non è più il protagonista del romanzo ma diventa il Protagonista, e vivrà di vita propria. Pensiamo alla soap opera che sta guardando mia madre. Lì i personaggi muoiono, resuscitano, si sposano, si separano, si risposano, senza che ci sia un ordine logico da rispettare. Perché qualcuno si chiede, funzionano? Non è assurdo questo?

Marta lo guardava, ma la sua mente logico-matematica male si adeguava a questi voli pindarici.

Arturo proseguì: – Non è assurdo perché chi guarda viene catapultato in un mondo diverso, dove le regole della logica non esistono. Sappiamo che sono “finzioni” e che possiamo chiudere la televisione e queste faranno parte di altri mondi, che non ci riguardano.

Ieri sera ho guardato un documentario sulla realtà del turismo sessuale nel sud est asiatico. C’era una ragazza che raccontava di come ad appena tredici anni era stata avviata alla prostituzione nell’area di Pattaya, una città thailandese di circa un milione e mezzo di abitanti, dove il turismo è fondato sulla vendita di bambine e bambini, della loro verginità, addirittura della loro vita. Ad un certo punto volevo cambiare canale, allontanare da me quel dolore e bruttura. Se fossero state narrate, in maniera romanzata, le avrei accettate, le avrei lette, compiaciuto della bellezza del libro che mi aveva fatto conoscere aspetti della vita a me estranei. Poi sarei arrivato al finale del racconto.

La protagonista, quella che narrava delle violenze che aveva subìto, cosa avrebbe fatto?

Lo scrittore avrebbe potuto farla morire di aids, come succede nella realtà.

Oppure avrebbe potuto farla diventare l’eroina di qualche associazione umanitaria per il riconoscimento dei diritti umani.

Oppure avrebbe potuto farle trovare l’amore con uno dei suoi stupratori, che magari le avrebbe offerto una vita felice portandola via da quel paese.

Poi avrei chiuso il libro, me ne sarei dimenticato, sarebbe stato qualcosa che non aveva valore di denuncia. Però il finale avrebbe rivelato qual è il modo di concepire la vita di quello scrittore… – così disse Arturo, sicuro di avermi convinto.

Lo guardai intensamente. Di certo, sui finali, non avevo la stessa opinione…

(CONTINUA)

 

P.S. le foto sono liberamente tratte dal web e non hanno alcuna attinenza col  racconto

 

 

 

BUON NATALE: a Natale si racconta Amore

A Natale si racconta l’amore che vive al di là dello spazio e del tempo!

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Buon Natale
e un felicissimo 2011

da
Giulia

 

 

 

La stella

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Lulla correva. A piedi nudi correva da Melyna.

“Melyna, Melyna!”, gridava a piena voce.

La porta della piccola casa era aperta perciò da lontano la vide accovacciata vicino al fuoco: intrecciava fili di paglia per farne un grosso cesto. Melyna tirò su gli occhi e vide Lulla correre verso di lei.

Le guance accese per la corsa e i capelli lunghissimi fino alle anche, sembrava una giovane puledra.

“Melyna, guarda cosa ho trovato”

Si accovacciò ai suoi piedi e le mostrò tre grosse pietre.

“Guarda, nonna…”, le mise sul grembo tre pietre nere, lucenti e liscie.

Lulla si entusiasmava con poco, lì nella fattoria della nonna.

La sua prorompente vitalità a tredici anni era evidente e Melyna si era dimenticata di come a quell’età si cresca in fretta.

“Vai a lavarti, sembri più sporca delle nostre capre…”

“Ma nonna! È bellissimo stare al fiume in questo periodo!”

“Ti devo raccontare una storia nuova; se ti lavi e mangiamo, poi ci mettiamo vicino al fuoco e incomincio…”

Lulla guardò le pietre. Il fiume regalava oggetti meravigliosi, pietre, pezzi di tronco dalle forme strane, fiori sconosciuti, e la dolcezza dell’acqua, fresca ma capace di tepore alle prime ore del pomeriggio, però la nonna voleva raccontarle una storia nuova e questo bastò per distoglierla e compensarla della perdita preziosa delle rimanenti ore assolate della giornata.

La nonna rovesciò dentro un catino un po’ dell’acqua che stava riscaldando sul fuoco. Lulla si lavò le mani e il viso, si cambiò l’intimo e si preparò con un lungo vestito di lana per la notte. Insieme mangiarono il pane che Melyna aveva preparato la mattina: assaporavano piccoli pezzi che sapevano di erba, di terra, di cielo, di acqua tersa e sfuggente.

Si misero vicino al fuoco, una accanto all’altra e poi la nonna cominciò a narrare.

Le raccontò del giorno in cui suo padre e la madre la portarono nella sua casa, dopo qualche ora dalla nascita. Braccati dalla polizia, dovevano scappare per inseguire ideali di libertà: una bimba così piccola sarebbe stata in pericolo insieme a loro, nella fuga.

Lei non era ancora abbastanza anziana, aveva perso il marito in guerra, e viveva ormai sola. Era la notte di Natale e accolse quella giovane vita come un dono dal cielo. Quella stessa notte, il latrato famelico dei cani e gli spari ravvicinati denunciarono la morte dei due giovani genitori.

Lulla piangeva.

La nonna allora cominciò la Storia delle Storie…

Nella notte profonda i due ragazzi, compagno e compagna, dopo aver lasciato la figlioletta si abbracciarono nell’ultimo bacio, prima che la polizia li raggiungesse. La stella cometa non li dimenticò…

Arrivò la profonda notte e, dalla piccola finestra della casa, Melyna e Lulla, abbracciate, in lontananza videro la luce di una Stella e finalmente apparve un sorriso…

La luce avvolse nonna e nipote.

Rivissero la scena di quella notte. I due ragazzi fuggivano, in mezzo ai cespugli; in lontananza si udiva l’ansimante respiro dei cani. Videro lei, nella corsa, debole per il parto, incespicare e cadere e lui abbracciarla e aspettare in silenzio. I cani erano ormai vicini quando la stella cometa comparve nel cielo e con la sua luce acquietò gli animali che, smarriti, non obbedivano più al richiamo dei feroci padroni. I due, in silenzio, si nascosero alla loro vista finché il vociare della ricerca fu disperso. I due ragazzi si guardarono negli occhi. Erano salvi! Tornarono alla fattoria e aprirono la porta.

Lì, la figlioletta Lulla e la nonna Melyna aspettavano…

BUON NATALE

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Nel piccolo albero,

si riflette sul candore

del lucido e trasparente balocco

il sorriso di un uomo

mentre una lacrima

si fa più amara

ripensando al passato.

Frammenti di carta nelle sue tasche,

oggetti che nascondono

un cuore bambino,

che ama giocare, sognare, amare.

Caro alberello,

l’uomo sorride e gli parla,

davanti a me

c’è ancora un regalo,

la gioia di andare avanti

e di vivere un altro Natale.

 

 

 

 

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Buon Natale

da Giulia

 

Oggi è Natale

io sono con voi

ed è questo che conta

 

 

 

 

 

 

Papà, tra poco è Natale!

 

pioggia_vetro.jpgDa un po’ di giorni si trovavano al freddo, Maurizio e suo padre. Gli aveva chiesto insistentemente il motivo dei termosifoni spenti in quei giorni di dicembre in cui, affacciandosi alla finestra, il vapore del proprio respiro sul vetro lasciava strane scie e impronte. Era arrivato al punto di desiderare che si facesse presto mattina per andare a scuola e godere insieme agli amici un po’ di tepore. Non aveva il coraggio di parlare con nessuno e si accontentava della felicità di stare insieme ai compagni di scuola. Aveva chiesto di essere spostato proprio nel banco vicino al termosifone, quello odiato da tutti perché ad una certa ora il calore era così insopportabile che chiunque si sarebbe infastidito. Maurizio no, si beatificava delle goccioline di sudore che gli scorrevano sulla schiena, immagazzinando tutto il calore che avrebbe poi irradiato per il resto della giornata.

Tutto era cominciato dopo quel maledetto giorno in cui aveva perso sua madre: se n’era andata via per sempre. L’aveva salutata una mattina, che doveva andare all’ospedale per una visita. Un bacio veloce sulla guancia, la mano fredda di sua madre: come poteva perdonarsi di non essere stato attento, di non averla abbracciata un’ultima volta stretto stretto… Anzi, con fastidio l’aveva scostata con la mano, quando aveva provato a raddrizzargli il ciuffo indomito davanti agli occhi. Una lacrima gli scivolò giù sul quaderno dove cercava un po’ di concentrazione per fare i compiti. La riviveva negli abbracci, nei dolci di cioccolato, nei caldi budini del pomeriggio e si arrabbiò perché non ricordava il colore degli occhi, ma lo sguardo intenso e il sorriso. Si alzò e andò a prendere la fotografia di sua madre, candida col velo sul capo e sorridente il giorno delle nozze con suo padre. Com’era bella! Gli occhi erano di color nocciola, come i suoi.

Sentì il morso della fame. Appoggiò con cura la foto e andò in cucina. Aprì il frigorifero ma come al solito non c’era nulla. Qualche bottiglia di latte, una confezione di uova. Se ci fosse stata la mamma!, pensò Maurizio. Ormai suo padre viveva nel suo mondo, non si curava di lui, non gli preparava neanche la cena e non gli faceva trovare nulla da mangiare. 4127868_50678bf6b9_m.jpgAndava a lavorare in fabbrica e tornava distrutto dalla fatica; quando arrivava si buttava nel letto e non si sarebbe alzato fino alla mattina seguente. Guardò l’orologio, erano appena le dieci della sera, ma non avrebbe sopportato oltre di restare senza mangiare. Aprì la dispensa: dentro c’era una scatola di passata di pomodoro e un po’ di pasta e decise di prepararsi la pastasciutta. Si era stupito della sua dote di imparare in cucina attraverso i ricordi della vita con sua madre. Mettere a bollire l’acqua nella pentola, un’impresa la prima volta che aveva provato; poi lei che metteva il sugo nel pentolino e lo versava dentro il pentolone con la pasta e mescolava mescolava…

Quando ebbe finito di mangiare si buttò così vestito nel letto e cominciò a pensare. Doveva far qualcosa per cambiare quella situazione. Forse se avesse trovato qualche lavoro, con suo padre avrebbe cominciato a parlare. Dal funerale avevano scambiato si e no qualche parola, era un rimprovero, gli pareva, come se suo padre lo accusasse: “Perché non sei morto tu, invece di tua madre?

Sentì aprire la porta, suo padre era rientrato. Si alzò per andargli incontro e salutarlo: “Papà, se vuoi c’è ancora un po’ di pastasciutta sulla pentola, te la scaldo un po’?”

Giuseppe sospirò e guardò suo figlio con aria dolce: “Sì, certo, ho proprio fame, bravo Maurizio”

Maurizio volò in cucina e cominciò a scaldare la spaghettata, ringraziando il cielo di aver sbagliato la dose della pasta e di averla lasciata nella pentola.

Preparò velocemente la tavola e vide suo padre arrivare e sedersi, proprio come un tempo.

Prendi, papà”, gli porse il piatto e si sedette insieme a lui.

Giuseppe cominciò a mangiare avidamente: “Buona, davvero”, gli sorrise.

Maurizio sentì dentro di sé una felicità immensa e si fece coraggio.

Papà, tra poco è Natale”, disse, abbassando gli occhi.

Non lo vide arrivare. Il ceffone gli si stampò in pieno viso.

Sei uno stupido! Hai il coraggio di pensare al Natale quando tua madre è morta da un mese?”

Ma papà,…domani…”, gli fece eco Maurizio, piangendo sommessamente per il dolore fisico e al cuore.

Vattene…, vai via, vattene, non hai rispetto”, suo padre gli intimò quasi sibilando, alzandosi in piedi.

Maurizio si alzò, indietreggiando fino alla porta e poi oltre, fino in camera sua. Si sentiva come svuotato e si buttò sul letto. Pianse da solo così tanto che al mattino si ritrovò con gli occhi gonfi e con difficoltà si alzò per andare a scuola; doveva andarci, per salutare gli amici e scambiare gli auguri di Natale e del nuovo anno in arrivo. Aveva sentito suo padre uscire la mattina presto, avrebbe voluto scusarsi e dirgli quanto era stato egoista, ma non aveva trovato la forza.

Si vestì svogliatamente e andò a scuola; la mattina trascorse veloce festeggiando con panettoni, bibite e i professori che pregustavano l’aria felice delle feste. All’una si ritrovò in piazza, preso da un’incredibile solitudine. 99.jpgSi mise a bighellonare per le strade, illuminate a festa, il rosso e l’oro che brillavano nelle case e nei monumenti, i negozi pieni di cose belle. “Mamma, perché?”, si chiedeva e quasi cresceva in lui un sentimento di accusa contro la madre che li aveva lasciati soli, anzi da solo.

A casa, intanto, Giuseppe si era fermato a contemplare il lavoro, ma iniziava a preoccuparsi, si stava facendo tardi. Guardò l’orologio: erano le otto della sera e Maurizio non era ancora arrivato. Ancora qualche minuto e poi sarebbe uscito per andare in cerca. Maledizione, perché l’ho trattato in quel modo? Se fosse successo qualcosa anche a Maurizio non se lo sarebbe mai perdonato… Dio, pensò, aiutami tu…

In quel momento, nel turbinio dei pensieri, sentì che qualcuno apriva la porta. Tirò un sospiro di sollievo e continuò il lavoro.

Maurizio entrò nella grande casa, lo avvolse qualcosa ancora di tiepido, ma era un calore familiare. Un rumore proveniva dal salotto, ma non osò fiatare. Fece per andare diritto in camera ma passando per il salotto quello che vide lo fece restare senza parole.

221810.jpgSuo padre era chino sotto il loro piccolo alberello, quello che addobbavano ogni anno con gli stessi balocchi da quando era nato e stava preparando il tradizionale presepe.

Maurizio si fece coraggio e si chinò accanto al padre.

Papà…”

Scusa Maurizio per ieri sera”, Giuseppe non aveva il coraggio di guardare il figlio negli occhi.

Non preoccuparti, capisco papà, ti ho capito”

Sì, lo so che sei un ragazzo in gamba”, gli disse Giuseppe, mentre sistemava la mangiatoia dove la statuina del Bambin Gesù sarebbe apparsa alla mezzanotte.

presepePERFETTO.jpgEcco, guarda, ho finito”, e Giuseppe cinse con un braccio il figlio.

Maurizio guardò bene il presepe.

Papà, manca…manca la statuina della Madonnina…”

No, Maurizio, non manca. Credo che stanotte scenderà anche lei. Sì, sono sicuro che stanotte la mamma scenderà insieme al Bambin Gesù…”

E padre e figlio si abbracciarono stretti stretti.

Sì”, ripeteva Giuseppe, “tra poco è Natale”