K.lit | Il Festival dei Blog Letterari 7/8 Luglio 2012 – Thiene (VI)

Testo tratto da K.lit

Blog letterari 3.0

klit,festival,blog,blogger,festival blog,letteratura,donne,linguaggiok.Lit è una chiave di entrata nel mondo dei blog; la lettera k, infatti, rimanda al termine key, chiave, mentre Lit è la forma abbreviata di literature, letteratura. Ricorda il click del mouse: agile, immediato. Così sono i blog letterari che si specchieranno nei due giorni di luglio a Thiene con migliaia di persone presenti a un festival unico nel suo genere in Europa.

Zygmunt Bauman, nel suo celebre testo Modernità liquida, si chiedeva una decina di anni fa che cosa fosse la modernità e quali fossero gli elementi che la rappresentavano. Da una prospettiva particolare, i blog letterari appartengono alla modernità grazie alle loro dinamiche fluide, e si rapportano con le nuove tecnologie, portando le persone a nuove domande, non solo per quanto concerne il mondo dei libri.

La liquidità dell’epoca contemporanea è unione di arti e conoscenza, k.Lit cercherà di interpretarne lo spirito: fare incontrare blogger, addetti ai lavori, artisti, lettori, cittadini. Gli argomenti affrontati dai relatori diverranno suggestioni e intrattenimento.

Sette location si coloreranno con tavole rotonde, attività artistiche, laboratori e tanti blogger da ogni parte d’Italia (e non solo); prenderanno vita attraverso un linguaggio semplice perché non vi è nulla di più bello che incontrarsi, conoscersi e capirsi: come nei caffè letterari di un tempo, magari con un tocco d’ironia.

Thiene diventerà lo spazio fisico in cui il web prenderà forma reale.

 

Qui il programma dell’evento.

 

SABATO 7 LUGLIO DALLE 11.00 ALLE 11.30 CI SARO’ ANCH’IO!!!

Parteciperò ad una tavola rotonda in CENTRO CITTA’ a THIENE (VI) per parlare di Linguaggio maschile e femminile insieme a:

LAURA COSTANTINI (GIORNALISTA RAI)

FEDERICO BACCOMO (SCRITTORE E AVVOCATO)

GIULIA PENZO (BLOGGER)

MODERA: MARTA PEREGO (GIORNALISTA IRIS MEDIASET)

 

 

 

LA BANDA BACIOTTI

LA BANDA BACIOTTI

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Faccio parte della Banda Baciotti.

Me ne sto, l’ammetto, rendendo conto:

dove vado lascio baciotti.

Ogni tanto mi scappa un abbraccio.

È una banda che non lascia tracce,

vive su facebook, il blog la nobilita.

 

 

 

 

Continuo il mio racconto.

 

UN VIAGGIO IN INGHILTERRA

 

 

 

Continua dal post precedente,

QUI tutto il racconto fino a questo punto:

 

 

Si sentiva su di giri: quella sarebbe stata l’ultima serata!

Guardò Deborah… Se fosse stata un uomo, così vestita, non avrebbe resistito e sarebbe caduta ai suoi piedi.

“Guido io”, le intimò, sorridendo, Deborah, “Seguimi in tutto quello che faccio…, fai finta di essere il palo della lap dance e io ti danzo attorno. Balliamo come al locale, io però mi arrangio col festeggiato”

In quel momento bussarono alla porta della camera.

“Siete pronte?”, chiese loro il ragazzotto che le aveva accolte.

Deborah accorse ad aprire.

“Waw! Non vi avrei riconosciute…, siete bellissime”, il tipo restò quasi senza fiato, “Andiamo, vi faccio strada”

“Hai messo la musica che ti ha dato Carlo?”, s’informò Deborah.

“Sì, tutto a posto, ho un impianto stereo da far invidia ad una discoteca; noi facciamo musica e autoproduciamo i nostri lavori”.

Le condusse attraverso una serie di corridoi fino al salone principale e poi da lì scesero attraverso una scala interna verso un’altra porta.

“Ehi, ma dove ci porti?”, chiese Deborah vedendo che ci si stava addentrando in luoghi nascosti.

“E’ la taverna, allestita per i nostri spettacoli musicali”

Deborah si riassestò la tutina, lanciò uno sguardo d’intesa ad Alessia: “Apri”

Il ragazzotto aprì la porta. Dentro era praticamente buio ma la stanza poteva definirsi tutto tranne ‘taverna’.

C’erano divanetti colorati bassi e pouff giganteschi dislocati ai lati della stanza, un piano bar all’ingresso, e alle pareti poster colorati. Sul bancone-piano bar un tipo le accolse sorridendo.

Gigantesche casse erano ai lati della piccola e bassa pedana in fondo alla stanza, illuminata proprio come un palco.

Alessia si pentì di essere lì, come una deficiente, a mostrare il culo e le tette come se fosse stata un prodotto da bancone e da baraccone. ‘Sono la solita fessa, a farmi incastrare nelle situazioni più impensabili’ e sfoderò il miglior sorriso.

Furono accolte da un applauso e da fischi d’ammirazione inequivocabili, mentre il ragazzotto che le aveva accompagnate si dirigeva verso il bancone a mixare la musica e le luci.

Al centro della stanza, su una sedia, stava seduto un uomo con una benda sugli occhi, che rideva sguaiatamente. Immaginarono che quello fosse il festeggiato. Dall’odore di sudore e di alcool, sentivano che già si era ad un buon livello di esaltazione.

Quando si trovarono sulla pedana, uno degli amici seduti sui divanetti si avvicinò al tipo e gli sfilò la benda. Aveva due occhi azzurri piccoli come fessure e quando le vide si mise le mani tra i capelli, ridendo sguaiato. Partì la musica, ormai Alessia conosceva i movimenti a memoria, ogni tanto Deborah veniva a strusciarsi addosso a lei. Agli uomini piaceva quando si sfioravano in verosimili atteggiamenti sessuali e lanciavano urla di incitamento.

Tutto sembrava scorrere tranquillo, Deborah andò dal festeggiato, mimava carezze e piano lo attirò sul palco. Si mise a danzargli davanti in maniera provocante, mentre gli altri spettatori gridavano, eccitati, parole volgari.

Poi, – non se l’aspettavano – sul palco salì un altro ragazzotto, piazzandosi proprio davanti a lei, così da formare due coppie.

Cercava di prenderla con le mani, ma gli sgusciava e volteggiava intorno, sempre mantendendo una certa sensuale freddezza.

Ad un certo punto Deborah la vide in difficoltà: quello non aveva sicuramente l’intenzione di ballare. Era abbastanza esperta per capire quando le cose si mettevano male. Il tipo sembrava alterato anche nei movimenti e voleva afferrarla. Difatti, strattonò Alessia verso di sé per abbracciarla, lei si oppose, ma intorno gli altri uomini a cerchio incitavano e gridavano: “Bacio, bacio, bacio!” in un crescendo poco promettente.

Deborah intanto era vincolata al festeggiato, che mezzo intontito dall’alcool non sapeva che fare. Vedendo Alessia in difficoltà, cercò di lasciarlo e di andare ad attirare l’altro per distoglierlo dall’amica, come si fa con la bestie, quando si offrono carni più prelibate per distoglierle dalla preda che hanno puntato.

Sbagliò i conti perché la manata che le arrivò sulla faccia non le consentì di capire altro.

Alessia la vide cadere all’indietro e poi quello che successe fu una serie di flash concitati.

Si lanciò in aiuto dell’amica, per vedere come stava ma la ragazza non reagiva.

I due se ne stavano inebetiti in mezzo al palco.

Chiamate un medico”, sentì la sua voce urlare più volte.

Il tempo sembrava essersi fermato.

Guardò intorno le facce ma non trovò nessuna che la rassicurasse. Si ricordò di Jack…

(CONTINUA)

 

 

 

 

 

 

NEL MARE DEI MIEI DESIDERI, PERCHE’ PROPRIO TU?

  Aquarium – G.F.G. Liminare_206

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Continua il mio racconto “Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes”

Grazie a Liminare_206 per la foto gentilmente concessa:

 

Lord65, ovvero il mattino

 

Lord65 era ironico, sempre presente nei momenti difficili. Un post sui Doors, l’amore per la musica e per i viaggi, era bastato per diventare subito amico di Giorgio63. Ogni tanto Lord65 partiva e postava anche durante i suoi viaggi; bellissime foto di paesaggi campeggiavano nel suo blog e, sempre informatissimo sulle novità del momento, intervallava notizie curiose di visite in luoghi stranissimi con commenti sulla politica attuale. Il mondo dei bloggers era variegato ma Giorgio sapeva riconoscere chi era in grado di apportare qualche novità tra le solite assurde presunzioni o in mezzo agli innumerevoli tentativi adolescenziali di espressione artistica. Certe volte si soffermava divertito sui blog delle ragazzine, sempre piene di fantasia, di disegni dolci ripieni come biscotti di cuoricini, stelline, gattini e peluche. Le loro poesie e i loro post reclamavano dolci carezze, amore e amore soffice come panna. Qualcosa di delicato, che non osava disturbare o intaccare magari con commenti sarcastici. Anche virtuali erano bellissimi, i giovani. Non che lui si sentisse vecchio, anzi. Ma aveva acquisito una capacità critica nel tempo che lo aveva reso duro, se così si può dire, nei confronti dell’altro. Le sue relazioni avevano perso la spontaneità giovanile dell’approccio diretto. E procedevano per gradi.

Ogni mattina Giorgio63 apriva il blog dell’amico, per leggervi le ultime novità. Lord65 era ogni volta una scoperta artistica nuova, e peraltro offriva gratuitamente suggerimenti seri sul mondo dell’informatica; un giorno avrebbe pubblicato una piccola guida per blogger, questo era il suo sogno, anche se al momento si accontentava di un lavoro come sistemista.

Nella blogosfera Lord aveva simpatizzato con tantissimi amici. Giorgio63 invece era meno seguito e non ne capiva il motivo, anche se cercava di essere sempre presente, commentava sempre i post degli amici, non era invadente…mah…, non riusciva a farsene una ragione. Lord65 era diventato amico in particolare di Stefy che gestiva un blog di grafica, di musica, e di programmini vari per abbellire i siti e i blog.

Lord65 aveva confidato a Giorgio63 che prima o poi si sarebbe incontrato con Stefy; al momento si telefonavano, si piacevano, avevano gli stessi interessi culturali. Il problema era che Lord era già sposato e con un figlio ancora piccolo.

Quella mattina, lo contattò con un sms: “domani sono a Roma,vuoi che ci incontriamo per un caffè?”

Lord rispose subito “sono al lavoro alle 8.00, se vuoi alle 7.30 possiamo trovarci per fare colazione assieme”.

Ok”, gli rispose Giorgio63.

Giorgiò arrivò a Roma molto presto. Trovò sistemazione in un hotel vicino alla stazione Termini, non proprio un hotel a 5 stelle, ma comunque comodo e funzionale per passarci la notte.

Anche quella notte Giovanna non gli aveva scritto. Era preoccupato per lei, per la situazione pericolosa con il marito; sapeva che ne sarebbe uscita solo con l’aiuto di qualcuno, e lui voleva essere quel qualcuno. Avrebbe voluto abbracciarla, sentirla viva. Le aveva lasciato una mail prima di partire, dove le aveva scritto che partiva per conoscere un po’ di amici virtuali e soprattutto per vedere lei, per capire cosa provasse per lei.

La mattina seguente con Lord si era dato appuntamento in un bar lì vicino. Gli arrivò un sms “cosa indossi?”, “maglietta a righe blu e jeans” rispose. Una mano si alzò vicino al bancone. Giorgio! Si senti chiamare da un ragazzotto biondo, un po’ appesantito dal lavoro sicuramente sedentario di sistemista.

Il ragazzotto gli sorrise e gli corse incontro, abbracciandolo: “Che bello vederti, finalmente!”

Sì, dopo tante chattate, eccoci di persona!”

Purtroppo ho a disposizione solo 15 minuti, poi sai che devo andare al lavoro…” gli rispose Lord un po’ dispiaciuto “..il tempo appena di bere un caffè…”.

Non preoccuparti, anch’io non ho molto tempo”, mentì Giorgio, ma non voleva essere di peso. Il caffè rimase nella tazzina. Lord sembrava demoralizzato da qualcosa.

Sai, con Stefy chiudo. Aspettiamo un altro bambino…Mia moglie…”

Ma tu e Stefy,…vi siete mai incontrati?”

No, Stefy non vuole, dice che non vuole essere lei a rovinare la mia famiglia, e che dev’essere una mia decisione”, rispose Lord abbassando lo sguardo.

Sì, ha ragione, ma non puoi prendere nessuna decisione seria se non la conosci almeno fisicamente; non riusciresti mai a fare un passo così importante”.

Tu pensi sia solo una questione che riguarda una relazione fisica. Non è così, almeno nel mio caso; con lei, nella mia virtualità riesco ad essere e ad esprimermi nella maniera più autentica. Con mia moglie non c’è più quel rapporto di complicità che trovo invece con Stefy. Perché non si può amare più di una persona? Internet, ha creato un modo per permettere al nostro spirito di amare e di essere amati indipendentemente dalla nostra fisicità.”

Tua moglie non accetterebbe mai un’altra relazione, me l’avevi detto…”

Non andrei ad incidere nella nostra vita quotidiana. Amerei Stefy, ed amerei mia moglie in modo diverso, ma amerei entrambe…”

Non credo che Stefy sarebbe d’accordo…essere considerata un ritaglio di spazio intellettuale..”

Non so, così non si può continuare. Ho deciso di chiudere con lei…e voglio chiudere il blog”

No, davvero, non puoi farlo…”, disse Giorgio al suo amico, ponendo un braccio con affetto sulla sua spalla.

Ti porta via troppo tempo, anche al lavoro ed oggi, con il secondo figlio in arrivo, non posso permetterlo..”

E’ vero, ma puoi moderarti…”

Lo sai anche tu che non è possibile: una volta che si sono innescate le relazioni, si moltiplicano i contatti, le amicizie e tutto diventa più complicato, non puoi permetterti di ignorare tutto” guardò distrattamente l’orologio, “Devo andare…Tu adesso dove andrai?”

Da Giovanna”

Sei sicuro che voglia incontrarti?”

Non lo so”

L’amico lo abbracciò, senza dire altro, e se ne andò.

Lord65, ovvero la mattina, se ne andò.

Giorgio continuò a sorseggiare pensieroso il caffè ormai freddo.

Non gli aveva chiesto quale fosse il suo vero nome; avrebbe continuato a chiamarlo “Lord65”.

 (continua)

SE IL MIO UOMO CONOSCESSE ROLAND BARTHES

Può l’amore salvare il mondo? Naturalmente no, perché anche gli strnz si innamorano, però il cambiamento è sempre un atto d’amore…

Inserisco il primo atto di un mio racconto che parla d’amore e di cambiamento:

 

Giulia Penzo

 

Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes

Se il mio uomo 

conoscesse Roland Barthes

basterebbe un abbraccio

per sentirmi

libera.

  

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe uno sguardo

a colmare

il desiderio.

 

 

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe un bacio

per slegarmi

dal dubbio.

 

 

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe il vento

per raggirare

l’attesa.

 

 

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe una parola

per capire

tutto.

 

 

Se il mio uomo

mi conoscesse.

 

 

 

  Giovanna si sentiva completamente svuotata e si buttò sul letto per assaporare quei pochi attimi di libertà prima di iniziare nuovamente il tram tram quotidiano di annientamento. Sua sorella Giulia era arrivata anche quella sera con il figlio di due anni a casa dei genitori e il piccolo Andrea già bussava alla porta della sua cameretta con le piccole manine paffute. ac0d52e0ef692f3e08242639778eefce.jpgSuo nipote era un piccolo gnomo pensante, e non voleva fargli del male. Si tirò su dal letto a malincuore ma lo sguardo d’amore di Andrea le bastò per ricompensarla della fatica; lo issò tra le braccia per guardarlo alla sua stessa altezza. “Ana…, buba…”. Andrea le mostrava un piccolo graffio sull’occhio. Odiava sua sorella che faceva soffrire inutilmente quel bambino. Cominciò a baciarlo tutto fino a fargli il solletico e lui si dimenava allegro sul letto, dove insieme vi si erano tuffati, mentre Giovanna gli faceva le facce strane e sbaciucchiava con amore il piccolo corpicino che fremeva dal piacere. Un giorno anche Giovanna sapeva che avrebbe avuto un figlio. Lo voleva con tutte le sue forze, perché un figlio ti consolida nella tua esistenza, è il ponte verso l’infinito, la consapevolezza di esistere per sempre e che rimarrà per sempre qualcosa di te. Ma non avrebbe chiesto nulla ai suoi figli, li avrebbe lasciati liberi. Strinse forte i pugni, e le unghie si conficcavano sulla carne, con dolore. Giovanna amava il dolore.

Andrea era stanco e Giovanna lo raccolse accanto a sé, finché il sonno calò sui grandi occhi del bimbo. Giovanna volentieri sarebbe rimasta con il nipote a dormire, ma aveva ancora da scrivere la programmazione dell’anno scolastico. Lavorava come educatrice di asilo nido e doveva scrivere insieme alla collega il programma didattico per l’intero anno. E poi c’era Giorgio. Un appuntamento fisso ormai ogni sera. Aveva conosciuto Giorgio attraverso il blog: qualche frase di conoscenza, il passaggio su facebook, e il colloquio infinito su chat.

In poche parole aveva detto a lui di tutto: avevano flirtato ingenuamente, raccontando in maniera spudorata il proprio corpo e i propri desideri.

Lui voleva incontrarla.

Ma lei come avrebbe potuto?

Era un inganno vivente la sua esistenza.

Anzi si era impadronita di un’altra esistenza: “Amore, se tu potessi capire!”

Accese il pc ed entrò subito in chat; lui l’aspettava.

G ciao, come va?

G è successo ancora.

G ti ha picchiato?

G no, ma sono a casa di mia madre, me ne sono andata di casa con Andrea.

G e adesso, come stai? Dove sei?

G sono ritornata di nuovo a casa mia. E’ lui che adesso è uscito.

G amore, ti voglio vedere, ti devo incontrare…se posso aiutarti in qualche modo così mi è impossibile.

G non puoi aiutarmi, lo sai…

G va bene, ma ti voglio incontrare lo stesso, lo sai che così non possiamo continuare.

Giovanna troncò la chat. Chiuse di colpo. Non andava bene così? Perché farsi del male? Giorgio voleva incontrarla.

In quel momento entrò anche sua sorella: “Vado a casa, Mario mi viene a prendere”.

Sei sicura? Non sarebbe meglio per te fermarti qui?”, le disse Giovanna, preoccupata.

No, lo sai che dopo si incazzerebbe ancora di più”, le rispose sua sorella, che intanto sollevava dolcemente tra le sue braccia il bambino, che ignaro continuava a dormire.

Ma tu hai bisogno della tua libertà, non puoi continuare così…”, Giovanna aveva visto le occhiaie da notti insonni nel viso di sua sorella. Giulia era bellissima. violenza01G.jpgUna donna che poteva avere chiunque, al minimo gesto gli uomini le sarebbero caduti ai suoi piedi, e lei aveva scelto quello sbagliato, quello che la tradiva, quello che la picchiava se avesse osato ribellarsi, che la sviliva dinnanzi agli altri. Sua sorella li cercava proprio, quelli pazzi. Se ne andò, accompagnata dalla madre, fin giù sul portone. Giovanna si accostò alla finestra e vide la sorella salire veloce sulla macchina del cognato.

Lei si sentiva impotente. Ora sua madre sicuramente l’avrebbe cercata per rasserenarsi un po’.

Meno male che ci sei tu, con noi, altrimenti io e tuo padre non sapremo cosa fare” le avrebbe detto ancora una volta sua madre. E a lei chi pensava? Lei ad ascoltare, ad aiutare, a soffrire per gli altri, ma quando qualcuno l’avrebbe ascoltata?

Giovanna si guardò allo specchio. Sapeva di essere bella. La mano le scivolava veloce verso l’altezza del piccolo monte che delimitava la sua intimità, soffice come velluto. Si prese tra le mani le ciocche bionde dei capelli: voleva ora essere vista ora da lui, avrebbe voluto solo lui ora. Le arrivò un sms: buonanotte amore mio. Si buttò nel letto e finse che lui fosse lì.

 

Giorgio guardò l’orologio: era quasi la mezzanotte e G. non le aveva mandato nessun sms in risposta alla buonanotte. Quella donna lo faceva impazzire e lui non era mica un ragazzino, anzi era un uomo di 40 anni, separato e con figli. Un amico lo aveva fatto iscrivere a face book. “Conoscerai tante donne, dammi retta, altro che uscite a faticare, aspetta e vedrai…” gli aveva detto l’amico. Ed in effetti, dopo qualche battuta simpatica era facile passare ad un discorso più intimo e magari chiedere un appuntamento.

Ma con G. era stato lui a fare il primo passo: aveva visto la sua foto su Facebook. Erano tratti appena accennati, la foto era sbiadita, non si capiva nemmeno l’età, ma il mistero che ne emanava lo incuriosiva, e poi ne conosceva il blog. Anche lui ne aveva uno dove inseriva le sue poesie e le sue riflessioni sul mondo: una specie di diario che teneva costantemente aggiornato e con il quale aveva conosciuto molte persone, uomini e donne con cui intratteneva discorsi virtuali e da cui riceveva incoraggiamenti nei momenti bui e tristi della sua vita. Durante il periodo di separazione dalla moglie molti erano riusciti ad incoraggiarlo e a tirargli su il morale. Forse anche la sua dispersione nel blog, nel mondo virtuale, lo aveva allontanato dai problemi reali, non accorgendosi che la moglie pian piano se ne stava andando, via da lui. Vent’anni di vita insieme, dispersi in un vortice di impegni continui e di abitudini che ora pesavano alla moglie, che avrebbe voluto ancora passione, amore da parte sua. Era lui ad essere profondamente cambiato: dialogare con la moglie era qualcosa di scontato,come chiedere risposte alla propria coscienza. La conosceva così bene che non le poneva più domande e anche l’amore era scontato, nella sessualità quotidiana la ricercava come per soddisfare un qualcosa di naturale, vilmente erotico. Sua moglie meritava di più. Ma era lui che non gli poteva dare di più. I figli rinnovavano spasmodicamente la loro esistenza, ma acuivano nella loro richiesta giovanile la distanza dialettica tra di loro. La distanza allo specchio dei figli raddoppiava, si sdoppiava. E lui come un gatto randagio si rifugiava in un mondo virtuale, dove ancora aveva significato, dove la sua identità si confondeva ed emergeva nella sua essenza.

La moglie lo aveva compreso o, semplicemente, essendo una donna intelligente, lo aveva lasciato andare per prendersi anche lei le proprie emozioni e passioni. Era stata dura, comunque la separazione aveva portato a conflitti, con colpevolizzazioni reciproche di responsabilità nel fallimento della loro vita di coppia e per spartizioni materiali del patrimonio comune. Che tristezza! Vivere insieme, baciarsi, entrare ognuno dentro l’altro e poi, miseramente, incappare nell’inutilità della suddivisione economica di beni. Lui le avrebbe dato comunque tutto, ma lei lo rivendicava, e allora meschinamente, si impuntava anche lui su sciocchezze. Ora se ne stavano lontani, per evitare ulteriori sofferenze e litigi e vivevano ciascuno per conto proprio.

In quel momento, tra i suoi pensieri, entrò Giovanna e come al solito la percepì fisicamente accanto a lui. Lei si posava sopra di lui, la sentiva muoversi leggera, una danza colorata.

calendario_fantasy_luglio_07_2009.jpgSi scosse da quel torpore, non la voleva così e cercò di distogliere il pensiero; il suo sguardo si posò distrattamente sul calendario. Mancava ancora qualche giorno e poi sarebbe andato in ferie. Guardò il pc e prese una decisione. Avrebbe iniziato il viaggio. Una tappa ogni giorno per conoscere i suoi compagni virtuali. E avrebbe conosciuto anche lei, Giovanna. Anzi, Giovanna ne sarebbe stata l’ultima tappa.

Prese questa decisione, si alzò, si sedette davanti al pc e cominciò a scrivere ai vari contatti del suo blog.

                                                                                                             continua

 

P.S. le foto sono liberamente tratte da internet e non hanno alcuna attinenza con il racconto

 

 

 

Facebook ovvero l’arte di assomigliare a se stesso

Nuova immagine.JPG

Mi sono lasciata tentare e sono capitolata su Facebook

La mia prima impressione è di essere in vetrina:

 

che poi è forte che ti chiedono: CHE FAI IN QUESTO MOMENTO?

Ma che cavolo starò facendo se ci sto scrivendo sopra?

e poi ti invitano e c’è l’amaro dubbio: se rifiuto mi ingiurieranno per tutta la vita?

 

Qui nel blog mi pare tutto più trasparente e chiaro:

sono me stessa

Su Facebook ho la brutta impressione di voler a tutti costi assomigliare a me stessa:

grazie, blog

piccolo spazio di libero movimento

 

DDL AMMAZZABLOG

Tutto sembra che nasca nel blog di Daniele Minotti  e se volete capirne di più andate al suo post Ddl editoria: one more thing.

Ma a dir la verità tutto nasce a seguito dell’approvazione del Consiglio dei Ministri  il 12 ottobre del 2007 di un disegno di legge per la nuova disciplina dell’editoria quotidiana, periodica e libraria, che conferisce al Governo una delega per l’emanazione di un testo unico finalizzato al riordino dell’intera legislazione del settore.

Ricardo Franco Levi

 Il 9 giugno 2008 viene ripresentata da Ricardo Franco Levi ex Sottosegretario della Presidenza del Consiglio la

PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa del deputato LEVI
Nuova disciplina del settore dell’editoria e delega al Governo per l’emanazione di un testo unico delle disposizioni legislative in materia di editoria
Presentata il 9 giugno 2008

L’articolo 8 prevede l’obbligo di iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione per i soggetti che svolgono su internet attività editoriale, estendendo altresì a questi ultimi la normativa sulla responsabilità per i reati a mezzo stampa (ma sono vari i punti fumosi).

Il 6 novembre 2008 questa proposta viene ripresentata rimaneggiata lievemente in alcune parti con un nuovo testo (C-1269) ed è stata assegnata, in sede referente, alla VII Commissione Cultura della Camera.

A questo punto, chi se ne intende di diritto e di editoria (vd. Minotti) comincia a spargere la voce e a segnalare nel proprio blog i punti più significativi e preoccupanti della proposta di legge, prima appunto che diventi legge.

Luca Spinelli raccoglie l’invito di Minotti e segnala alcuni passi del disegno sul suo sito Punto Informatico. A questo punto il tam tam si diffonde in rete: ad es. io vengo a conoscenza grazie alla segnalazione di signoraRita.

Di Pietro si accorge dell’impatto che questa legge potrebbe avere sul mondo dei blogger e dichiara che Italia dei Valori offrirà tutta l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione e così anche Grillo.

A questo punto abbiamo le spalle coperte! O no…?