IMPRIMATUR

 

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Che bello, vorrei concedere anch’io l’imprimatur.

Scommetto che Assange ha lasciato i suoi segreti ad una donna.

Sarà una donna a decidere quali documenti devono essere messi o meno on line?

Mah… Credo di sì.

E pensate. C’è chi decide quali libri possono o non possono essere pubblicati.

E poi mi si dice che la letteratura è libertà.


 

Nihil obstat quominus imprimatur.

Non esiste alcun impedimento al fatto di essere stampato.

Mi riferisco al post di oggi, naturalmente.

 

 

 

Vita apparente

 

Certezze: meccaniche.

Robotica: la mente.

Vita: apparente.

Vita, ti guardo attonita

mentre mi corri

perduta, incontro.

Vita, da amare insolita

sempre. Assoluta

quando ti sogno diversa.

Insoluta,

quando mi aggrappo

a te, ingiusta.

“Spegni la luce,

spegni la luce,

oh, mia cara!”,

chiama l’Ignoto,

sul vuoto, fremente

dell’ora inattesa.

La Vita, ingenua,

vi giunge indifesa.

 

Certezze: abbattute.

Robotica: l’ipotesi.

Formicolio: reale.

Vita: apparente.

 

 

IL COLLEZIONISTA DI FINALI

 

(per leggere il racconto dall’inizio, seguire i post )

 

viandante-sul-mare-di-nebbia-caspar_david_friedrich.jpg– Caro Arturo, la fai così semplice… non tutti gli scrittori scrivono allo stesso modo e per gli stessi motivi. Sei un esteta, probabilmente, e concepisci il romanzo come un’opera d’arte che deve sottoporsi a canoni precisi, ma è dalla notte dei tempi che cerchiamo di elaborare canoni da seguire e da spezzare, incessantemente. Sei convinto che esista l’arte, cui lo scrittore si inchina come dinnanzi ad un’icona da venerare, immagine di perfezione sublime da esaltare, sempre. Senza rifugiarsi nell’antico trattato Del sublime, Il ritratto di Dorian Gray potrebbe essere il manifesto palese. Volta pure lo sguardo alla storia, e vedrai che più la scrittura si avvicina alla realtà, più la realtà si ribella e l’opera diventa misera scopiazzatura. Più si vuole raccontare la realtà, più la realtà fugge. È successo così anche per l’arte pittorica, inizialmente tentativo dell’uomo di riprodurre fedelmente il mondo che lo circonda, sino ad arrivare alla fotografia. La pittura ha capito la resa dinnanzi ad essa, ed ha abbandonato questa mera riproduzione, rompendo con la realtà: pensa all’astrattismo. Ma la realtà rimane comunque più inverosimile della fantasia e ci sorprende continuamente, dimostrandosi palese, qual è. L’arte invece si gonfia, e come tutto il superfluo, distorce la bellezza. Ed ha valore solo se comunica all’altro. La realtà non ha bisogno di questo: è. Vedi la famosa e condivisa poesia del Leopardi, L’infinito. Tu senti quel sentimento che pervade il testo, ma ha senso il testo solo nella tua lettura ed interpretazione, ha necessità di un codice linguistico, di una forma. La natura, ha senso invece in sé e non abbisogna di spiegazioni. L’umano dinnanzi ad essa non ha bisogno di parole, ma assapora con il respiro a pieni polmoni la vita che la permea.

Ti ripeto perciò che nulla è di più subdolo dell’arte e dell’artista. Prendi me ad esempio. Potrei sedurre chiunque con le mie lettere d’amore, e di quel sentimento non ci potrebbe essere nemmeno l’ombra nel mio cuore.

Arturo si mise a ridere, scuotendo il capo.

– Mi stai dicendo che l’artista è solo un mercenario, ma tu non sei un’artista, sei solo uno scrittore di misere lettere d’amore che non rimarranno certamente nella storia della letteratura!

Marta mi guardò. In effetti essere definito un’artista da strapazzo non fa piacere a nessuno e cominciavo già a sbuffare e a versarmi un altro bicchierino di mirto; e non era certo il secondo…

Marta allora per acquietare gli animi intervenne: – Arturo, non esagerare. Umberto riesce a scrivere benissimo e con trasporto.

Le sorrisi e la guardai con amore, mentre cercava di convincere Arturo della bontà della mia scrittura.

– Ho letto anch’io qualche sua lettera. E non pensare ad uno stile barocco. Scrive con stili diversi, a seconda della persona a cui è indirizzata; utilizza strumenti moderni come l’e-mail e facebook. Però Umberto, devi essere sincero: forse quelle persone riesci a sedurle perché le lettere o i messaggi sono accompagnati da qualcuno di reale, che li renderà poi tangibili e non potrai mai sapere se quelli hanno raggiunto l’obiettivo grazie a te o per merito di chi le porta in mano.

Ah, no, una stilettata da parte tua! No, Marta, non puoi farmi questo, già non ti amo più. La zittii, arrabbiato. Il mirto stava diffondendo l’orgogliosa radice sarda nelle mie vene rigonfie.

– È grazie alle mie lettere se due persone si incontrano nuovamente, se una di quelle due crede alle parole scritte con sincerità. Verba volant, scripta manent: non si dice così? Anche se sappiamo quanta falsità possa esserci nello scritto, addirittura nelle stesse leggi che ci diamo per ordinare la nostra società. Fatta la legge, trovato l’inganno: perchè sappiamo che molteplici sono le interpretazioni che ne possiamo dare. Ma le mie produzioni letterarie hanno almeno l’onestà di raccogliere un cambiamento nell’animo di chi le legge, e di modificarne il comportamento!

Arturo mi colse nella mia debolezza. – È vero, d’altra parte l’uomo ha necessità di comunicare ma la scrittura è qualcos’altro dalla parola, – mi rispose argutamente. – Ti propongo una sfida…

 

(CONTINUA)

 

P.S. le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto.

 

Perché solo i cattivi vogliono conquistare il mondo?

Mentre Alessia (vd.  post precedente) è alle prese con allungamenti di mani, posso divagare, … tra poco andrò in suo aiuto. Capita però che nel frattempo quotidianamente succedano piccole ingiustizie, niente a che vedere con la gravità di certi avvenimenti  ma che denotano comunque un dato di fatto incontrovertibile, ossia:

SOLO I CATTIVI VOGLIONO CONQUISTARE IL MONDO

 

 

Piccole ingiustizie quotidiane nelle parti più assurde dell’universo…

 

RADIO.jpgImmaginate ora un paese, magari sì… proprio il vostro paese, magari una cittadina sulla laguna, una bellissima città di mare con i gabbiani e i pescherecci all’orizzonte.

 

Voi vi appoggiate sulla fine sabbia ad assaporare la salsedine, i granelli di sabbia che si insinuano nelle parti più segrete del vostro corpo…, i raggi del sole ancora tenui ma caldi abbastanza da accarezzarvi la pelle. Tutta, tutta la vostra coscienza è abbandonata al piacere…

 

STOP!!! Basta!!! Che fate?

Sto divagando…, mi lascio trasportare dall’amore per la mia città, ma non è d’amore che devo parlare…

Riavvolgiamo tutto, ricominciamo…

 

Immaginate ora un paese…, potrebbe essere il vostro, uno qualunque, e non importa che abbia il mare e vedute straordinarie, è un paese con cittadini, un’amministrazione e, di solito, associazioni che operano nel territorio.

Associazioni varie, con obiettivi disparati, per es. …vabbé… un comitato composto da donne…

 

Queste donne non sono tante, poche, vanno e vengono e d’altra parte è un comitato, ha un’organizzazione instabile, però alcune rimangono, portano avanti progetti.

 

Ma torniamo al paese: in ogni paese che si rispetti c’è una radio locale.

 

La radio locale è quell’affare che quando siete soli a casa, o in macchina…, l’accendete e vi tiene compagnia, con canzoni, offrendo informazioni amene e, ogni tanto, allietandovi con programmi di approfondimento con l’esperto…, esperto di banane, arance ed albicocche.

 

Mica la radio locale può approfondire con esperti di gran richiamo! Naturalmente si parlerà dell’albicocco del vicino che non albicocca abbastanza.

 

Ritorniamo al comitato: quelle donne non hanno sede, nasce un’idea… , ascoltando la radio…, perché non andare a parlare in quella radio? Di donne, da donne, di tematiche femminili e non solo? Mica si può parlare solo di albicocche?

Due di loro, un po’ coraggiose, decidono di contattare l’editore e di andare in radio a portare la novella, che se non è patata, è comunque novella e offre un’informazione diversa, meno usuale, un po’ strana…sicuramente femminile.

 

Il programma inizia pian piano. Gli ascolti cominciano a crescere, merito anche di quel pazzo web, in cui la radio ondeggia come barchetta in mezzo a tempesta e merito anche di quelle due donne.

Alcune in città si fermano ad ascoltarle si chiedono: “Chi sono?”

Loro dalla radio rispondono: “Siamo il Comitato Donne…”

Alcune cominciano a sintonizzarsi ad una determinata ora nei due determinati giorni.

 

L’interesse aumenta.

 

Loro si divertono un mondo. Ah, sapete quando una non si vergogna e non ha paura, perché non teme nulla, solo se stessa e pensa: “L’Italia è un paese libero, io sono in un paese libero, il mio paese dentro il Paese è un paese libero!” e parla di qualsiasi cosa, senza bavagli, senza censura.

Certo, il direttore della radio qualche volta le riprendeva bonariamente per alcune esternazioni sul Governo, sul governo locale, sulla Chiesa ma le lasciava fare…, gli ascoltatori aumentavano ed erano contenti di sentire qualcosa di diverso.

 

LIBERTÀ, LIBERTÀ, LIBERTÀ era la parola d’ordine.

 

Voi a questo punto vi chiederete…, direte: “Embé, allora la vostra è un’isola felice, perché qui nel nostro Paese non succede mica così…, ci sono tentativi per imbavagliare l’informazione, per evitare le intercettazioni, scandali sessuali vengono insabbiati, le stragi rimangono impunite, la repubblica si affonda sul lavoro…”

 

Embé…, avete ragione…

 

E vi lascio immaginare come finisce in quel paese.

 

Riavvolgiamo tutto.

 

UN VIAGGIO IN INGHILTERRA: belle ragazze…

Potrei scrivere nulla: potrei scrivere della storia di Alessia, una ragazzina come tante, che si aggirano su questa terra, tutte uguali dinnanzi ai sentimenti, alcune private dei loro diritti, altre inconsapevoli, altre ancora massacrate. Vi ricordate la battuta di Berlusconi sulle ragazze albanesi? Incontrando il premier albanese Berisha, il presidente Berlusconi ha chiesto un maggior controllo sugli scafisti. Poi, credendo di essere anche simpatico, ha chiarito nello specifico cosa chiedeva: “Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze”.

Per fortuna non sono mancate le risposte anche da parte di chi ha sofferto e di chi conosce la storia di tante ragazze albanesi; leggete la bella lettera di Elvira Dones, scrittrice e giornalista albanese.

Succede poi che i tentativi di reprimere l’informazione non si fermano mai: 60 audaci corsari si battono anche per questo, sono 60 blogger che ci hanno messo la faccia (e i piedi) contro il decreto Romani, in discussione in Parlamento, leggete qua:

http://www.enzodifrennablog.it/dblog/articolo.asp?articolo=678 : troverete anche il video della protesta.

E così tutto rientra in un processo globale quando mi ritrovo anche a difendere Google: la rete difende Google “A rischio la libertà di espressione”

http://www.repubblica.it/tecnologia/2010/02/25/news/google_difesa_in_rete-2425538/

 

Senza l’informazione la stupidità umana non emerge, nell’informazione la stupidità umana emerge:

a noi scegliere…

 

Costituzione italiana

 

Art. 21. – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

 

Ora, dopo questa parentesi, posso continuare a scrivere di Alessia. Sinceramente non so cosa sia successo quella sera…, forse lei ce lo racconterà o forse no: al momento seguiamola nel suo viaggio…

 

 

continua dal post precedente

telecomnews.jpg“Non puoi stare tutto il giorno a casa, su, vieni in spiaggia con noi. Tra due giorni parti e abbiamo voglia di vederti. Non ti sei più fatta viva, per colpa di quel Roberto. Non ce l’hai manco presentato, chissà dove siete andati quella sera… Menomale che se n’è andato, quando lo rivedrai?”, sua amica Alice la chiamò al cellulare, curiosa di sentire l’amica.

“Non lo so, Ali… dopo il viaggio, credo…, guarda che non ho voglia, mi devo preparare per il viaggio, ho ancora la valigia da fare e devo uscire con mia mamma per comperare qualche altra cosa. Mi dispiace…”, cercò di tagliar corto Alessia.

“Non hai voglia di salutarci prima di partire? Non avrei mai pensato che una volta trovato un ragazzo ci lasciassi e ti dimenticassi così di noi… Ti abbiamo forse fatto qualcosa, che non ce ne siamo accorte? Eppure siamo sempre state amiche…”, le rispose delusa.

“Sì, Ali, non preoccuparti, è che veramente ho problemi qui a casa; mia mamma è così in tensione che sembra stia per partire per l’Alaska, ho voglia di stare tranquilla e poi mi sento al telefono con Roberto; ti prometto che quando torno dal viaggio vengo subito da voi e riprendiamo tutto come prima…”

“Vabbé, Ale, non è che mi nascondi qualcosa…, vero?”, le chiese così a bruciapelo, percependo una nota di freddezza.

“No, stupida, un bacio, dai magari riesco a passare da voi prima di partire…”, chiuse il discorso Alessia.

“Vieni, sìììì, un bacio, baci baci, ci mancheraiii!”, le gridò sull’orecchio, un po’ rasserenata; erano amiche fin dalle elementari e insieme frequentavano il liceo classico. Alessia era bravissima a scuola e Alice invece si arrabbattava tra i cinque e i sei in latino e greco, ma era un mostro in matematica e si scambiavano i compiti e gli aiuti in classe. E poi le risate insieme, una bionda e l’altra bruna, si divertivano a prendere in giro i ragazzetti coetanei e l’aiuto reciproco anche nella vita, nella condivisione dei pensieri, dell’amore e delle amicizie.

“Sì, anche voi mi mancherete…”, e Alessia chiuse il cellulare.

In quel momento le arrivò un sms di Roberto: sei la mia stella.

Una lacrima le scivolò sul viso e ne sentì il sapore salato sulle labbra.

 

***

 

 

Arrivò, nella luce soffusa di una falsa felicità il giorno della partenza. I genitori di Alessia erano contenti che partisse, la vedevano giù di morale a causa della storia con Roberto; volevano che lo dimenticasse. Lei se ne stava zitta e aspettava la telefonata di Roberto in camera sua. Da una settimana non usciva più con le amiche. Sua mamma aveva cercato di parlarle, ma era come parlare con un muro di ghiaccio e d’altra parte ricordava la sua adolescenza e i suoi primi amori: sarebbe sopravvissuta anche sua figlia e avrebbe superato questa fase, non c’era granché di preoccuparsi al momento e poi un viaggio sarebbe servito a qualcosa.

Quel giorno la corriera si fermò davanti al municipio del Comune: i ragazzi, una quarantina, partivano insieme a quattro professori. Passavano per Parigi e poi, a Le Havre, avrebbero preso la nave per la traversata della Manica. Lì, sul piazzale della corriera in partenza, salutò i genitori; Alessia sembrava più piccola di quel che era. Sua mamma notò il pallore e la scarsa allegria, a differenza degli altri ragazzi tutti vocianti e rumorosi e per un attimo pensò di riportarsela a casa, con un presentimento negativo. Alessia salutò tutti, sforzandosi di sorridere, poi si guardò in giro alla ricerca di qualche faccia amica e, vedendo che non conosceva nessuno, si fece coraggio e salì sulla corriera pronta a partire.

Si sedette nell’ultima fila, accanto al finestrino, in modo da poter guardare fuori il paesaggio e starsene tranquilla. Il cellulare l’aveva lasciato appositamente sullo zaino, ma lo sentì vibrare; non le andava di sentire nessuno in quel momento.

“Non rispondi?”, all’improvviso si era seduto accanto a lei in ragazzo alto, pieno di capelli ricci con una faccia così buffa che non riuscì a trattenere un sorriso.

“Finalmente! Ti faccio ridere?”, e lo disse con un accento strano, sicuramente non italiano. Com’era arrivato, così si alzò e se ne andò via.

Alessia pensò di averlo offeso con la sua risatina, ma dopo qualche minuto risentì la voce del ragazzo al microfono, vicino all’autista: “Mi chiamo Neal e sarò la vostra guida per tutto il viaggio, dovrete quindi sopportarmi cari ragazzi!… Fatemi largoooo”, e correndo, con la testa piena di ricci che ondulavano pazzamente, attraversò il piccolo corridoio tra i sedili della corriera e finì la sua corsa proprio sul sedile accanto ad Alessia…

(CONTINUA)

 

P.S. le foto non hanno alcuna attinenza con il racconto e sono liberamente tratte dal web

Censura!

A Milano è stato censurato il poster del Telefono Donna in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne. E’ un poster con l’immagine di una donna nuda, distesa sul letto, come  crocifissa, con una frase: “Chi paga per i peccati dell’uomo?”

  

  

A dir la verità, più che crocifissa, la donna appare abbandonata sul letto, ma l’idea fa riflettere e pensare e forse è questo lo scopo del Telefono donna.   

Da qualche giorno ho terminato di leggere:  

AMOROSI ASSASSINI

STORIE DI VIOLENZE SULLE DONNE
Genere: Libri
Editore: LATERZA
Pubblicazione: 06/2008
Numero di pagine: 265
Prezzo: € 16,00
ISBN-13: 9788842085140
ISBN: 8842085146

“Amorosi assassini. Storie di violenze sulle donne” è firmato da tredici giornaliste, scrittrici e saggiste del gruppo  Controparola. Tra di loro Dacia Maraini, Paola Gaglianone, Lia Levi.
Quello della violenza contro le donne non è certo un fenomeno marginale. Le cifre, secondo l’indagine ISTAT presentata il 21 febbraio 2007, sono da mattanza, da vero e proprio “ginocidio”: ogni anno un milione e 150 mila donne vengono maltrattate, picchiate, stuprate e uccise, a fronte di poche migliaia di denunce. Le violenze avvengono in contesti poveri e degradati ma anche in ambienti borghesi “insospettabili”. E a differenza di quanto sostiene la pubblicistica reazionaria, per lo più si consumano tra le pareti domestiche, per mano di padri, fratelli, mariti, amanti, ex fidanzati.

E tutto nell’indifferenza…

Mi rimane impressa la storia di una ragazza, forte, bella, Deborah Rizzato, violentata a 16 anni e poi molestata da quell’uomo che l’aveva violentata, uscito dopo qualche anno dalla prigione, fino a quando lui l’ha uccisa, senza pietà con sei pugnalate sullo spiazzo deserto del luogo in cui lei andava a lavorare…

E’ stato un grido di aiuto disperato, il suo, inascoltato nonostante le ripetute denunce ai carabinieri.

Perché? Mi chiedo? In certi casi vorrei la pena di morte. Perché come si è conclusa la funzione rieducativa della pena?

 Quest’uomo è uscito dal carcere ed ha ucciso la sua vittima. Ora quest’uomo avrà un’altra possibilità di vita, che invece è stata completamente tolta a Deborah. PERCHE’?

Non è possibile che le istituzioni salvaguardino un criminale e tralascino la vittima. E’ ingiusto!

 

fonte www.ansa.it POLEMICA A MILANO SU POSTER NUDA IN CROCE

 MILANO – Una donna nuda stesa su un materasso bianco nella posa della crocifissione. Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un’immagine shock che a Milano, pero’, rischia di restare nei magazzini invece di finire sui pannelli di affissione. L’assessore all’Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cerchera’ in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade.

 ”Faro’ tutto quanto e’ in mio potere – ha affermato – per evitare l’affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini”. La donna raffigurata nel manifesto, che dovrebbe finire su 500 spazi di pubblica affissione del Comune, ricorda inequivocabilmente il Cristo in croce e sopra il drappo che le copre le parti intime campeggia la scritta: ”Chi paga per i peccati dell’uomo?”. ”Chiediamo all’associazione di ritirare il manifesto – ha attaccato Carlo Fidanza, capogruppo di An a Palazzo Marino – perche’ una giornata cosi’ importante non deve essere svilita da una provocazione del genere”. Ma lo spettro della censura ha subito agitato la classe politica milanese.

 ”Roba da medioevo – ha ribattuto Pierfrancesco Majorino (Pd) – se dovessimo applicare il metodo Cadeo in tv, dovremmo oscurare il 70% delle trasmissioni di Rai e Mediaset”. La nuova polemica riporta il clima politico al settembre dell’anno scorso, quando, durante la settimana della moda, un marchio di abbigliamento affisse per Milano numerosi poster, firmati da Oliviero Toscani, che raffiguravano il corpo nudo di una ragazza, martoriata dall’anoressia. Allora fu il sindaco Letizia Moratti in persona a tuonare perche’ il manifesto fosse rimosso. ”Chi censura e’ sempre un mentecatto – ha rievocato le polemiche di oggi e di allora, Oliviero Toscani – e se gia’ oggi c’e’ qualcuno che ride di lui, domani tutti lo derideranno, perche’ la censura e’ sempre passata per imbecille nella storia”.

Se c’e’ qualcuno che invece preferirebbe stare lontana dalle polemiche e’ Stefania Bartoccetti, presidente dell’associazione Telefono Donna, che dopo un primo via libera degli uffici comunali, aveva gia’ fatto stampare i manifesti con la donna in croce. ”Da cattolica – ha affermato – non ci vedo nulla di offensivo ne’ di blasfemo. Abbiamo scelto un’immagine forte per spingere le vittime delle violenze a uscire dal silenzio”. Resta ora da capire quale messaggio scegliera’ il Comune per la giornata mondiale contro la violenza, visto che l’assessore Cadeo e la responsabile dei Servizi Sociali Mariolina Moioli hanno deciso di realizzare un nuovo manifesto per occupare gli spazi di affissione pubblica a Milano il 25 novembre. ”Sull’odioso problema della violenza sulle donne – ha spiegato Cadeo – non dobbiamo abbassare la guardia e l’amministrazione si impegnera’ in prima persona, anche sul fronte della sensibilizzazione, con un suo manifesto”.