La Primavera del Libro – Programma edizione 2012

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http://www.linguafranca.it/it/Programma_2012/

 

Sabato 21 aprile 2012 alle 15.00 ci sarò anch’io!

Ecco il programma della giornata:

Sabato 21 Aprile

Ore 09.30
Castello Scaligero
Apertura mostra mercato della piccola editoria

11.00
Auditorium
Incontro-dibattito con Paolo Roversi sull’opera La mano sinistra del diavolo.

Ore 15.00-18.30
Auditorium

In-Con-Tra l’Autore. Il Giardino degli Scrittori: letture e presentazioni in sequenza con Marco Nundini, Giulia Penzo, Patrizio Pacioni, Mario Cionfoli e Arnaldo Ederle.

Ore 21.00
Auditorium
A Verona… l’anima mia! Poesie dialettali veronesi, ispirazioni. Esibizione musicale e figurativa a cura di Mattia Venturini, con la collaborazione di Milena Speri e Alessandro Berti.

TRADIMENTO: tacere o confessare?

Un investigatore privato, una modella bellissima, una scrittrice sconosciuta…

 

 

 

Tradimento:

tacere o confessare?

 

 

Cecilia Zoppelletto

conduce

Sabato 6 novembre h. 21.00

 

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Storie, dilemmi ed emozioni
della nostra societa’
a confronto con
Cecilia Zoppelletto
e i suoi ospiti.

Ogni sabato alle 21.00

 

 

Grazie a Cecilia Zoppelletto e ad Antenna 3 Nordest per avermi offerto l’opportunità di presentare il mio libro Un fedele tradimento

 


I TRE LIMONI

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Non so perché, qualche volta mi capita!

Ho rispolverato questa vecchia favola, dell’epoca impervia di educatrice nei centri estivi.

E’ ancora estate, nessuno legge, quindi spero che nessuno la leggerà…

Odio la retorica, il buonismo, ma nella favola tutto va a farsi friggere.

Non esiste democrazia, c’è un re e una regina, un principe e una principessa che si incontrano e vivono felici e contenti per l’eternità.

Il male è male, il bene è bene.

Senza chiaro-scuri, ombre.

La vita da favola non è da favola.

Volete mettere gli intrighi della vita reale?

Le persone reali che scompaiono con i loro segreti?

Nella vita reale il Gladio non è una spada per ammazzare il drago.

E’ qualcosa che ti sta alle spalle, ti giri per guardare… e non c’è più,

meglio di un mago…

 

 

 

 

I TRE LIMONI

di

Giulia Penzo

 

 

C’era una volta in un paese lontano lontano, un re e una regina che non riuscivano ad aver figli, e dopo mille tentativi (non ridete per la faticaccia, perché logora anche il rapporto più idilliaco un atto d’amore consumato per obbligo coniugale), decisero di rivolgersi per un ultimo consiglio al Mago delle Rocce.

 

Voi certamente vi chiederete chi fosse mai il Mago delle Rocce, per la verità poco ne sappiamo: comunque la sua fama era nota in tutti i paesi del mondo.

Non era in alcun luogo e tutti dicevano che non avesse un’identità ben definita.

C’era chi raccontava che il Mago delle Rocce fosse da sempre esistito e ricordava che pure il proprio nonno, bisnonno e persino trisavolo lo avevano conosciuto.

 

Il rapporto tra il Re e la Regina si andava lentamente incrinando.

Il Re accusava la Regina di non essere capace di avere figli e la Regina, a sua volta, cominciava ad accusare il Re.

A parte questo, si amavano e purtroppo questa malinconia e continui litigi li rendevano tristi e dubbiosi sulla loro solida unione.

Anche il popolo cominciava a mormorare. C’era qualcuno, il solito millantatore, che gridava che il Re non era un vero uomo e non meritava il titolo di Re e la Regina non era una vera donna, non meritevole del regno e di sedere a fianco del re.

Le cose cominciavano dunque a mettersi male all’interno del Regno.

C’era stato quell’anno un calo pauroso delle nascite; la nascita di un bimbo sembrava oltraggiare il Re come se fosse stato un atto di accusa nei suoi confronti, un modo per dire: “Ecco cosa sanno fare i tuoi sudditi!”

I saggi del regno avevano dunque cercato varie soluzioni.

Venne aumentato l’orario di lavoro, furono creati eventi con feste, gare in cui gli uomini dovevano sempre parteciparvi.

Ma la popolazione non ne poteva più e le donne soffrivano perché vedevano rientrare alla sera i mariti distrutti dalla fatica e desiderosi solo di dormire.

Il regno sembrava avviato verso la Rovina.

Quando si parla di Rovina si parla anche di mago delle Rocce, che è appunto specializzato in situazioni critiche, di rovina e il nome sembra proprio gli derivi da questo, perché i problemi che gli vengono proposti sono come delle rocce, impossibili da abbattere ma, secondo il mago, sempre ‘superabili’ e dalla cui vetta è possibile scorgere tutto il paesaggio e trovare quindi una soluzione.

 

Il mago ha la pessima abitudine di comparire quando c’è aria di crisi. Quel giorno, quando arrivò, il re e la regina si stavano lanciando le più terribili accuse, accompagnate da vasi di fiori, bicchieri, piatti… – e a quell’epoca i piatti erano pesantissimi e i bicchieri di metallo! – e da tutto ciò che incontravano nel loro percorso.

Tra le guardie reali era il panico e si temeva il peggio quando, nel bel mezzo di un lancio di pollo che si stava spiaccicando sulla faccia del re, si udì questa voce.

– Sono il Mago delle rocce! – gridò con voce burbera – Cosa sta succedendo?

E proprio in quel momento al Mago arrivò in faccia il bel pollo cotto a puntino!

Il re e la regina impallidirono: non era consono alle loro nobili figure comportarsi in quel barbaro modo.

– Scusateci, siete veramente… – chiese il re, sperando in un errore.

– Sì sono proprio il Mago delle Rocce e, non dovreste avere dubbio di questo, ben si vede che tra di voi tira aria di crisi…

Aveva raccolto il pollo e con la bocca lo addentava avidamente.

Davanti a quella visione assurda, il re e la regina cominciarono a piangere e singhiozzando all’unisono gridarono: – Vogliamo in figlio!

– Zitti! Piangendo non si risolve niente – e così dicendo sparì nel nulla lasciando tre limoni sopra la tavola.

Il re e la regina si guardarono, meravigliati dell’accaduto e sorpresi perché il mago li aveva lasciati senza risolvere niente e lasciando solo quei tre limoni. Che se ne facevano di tre limoni? Li guardarono con attenzione, rigirandoli tra le mani, annusandoli…, sembravano semplici limoni, nulla di più. Al massimo ne avrebbero ricavato un buon succo.

Demoralizzati, ritornarono a tavola per pranzare e proprio mentre si stava mangiando il re decise di usare uno dei tre limoni.

Lo tagliò a metà e improvvisamente dall’interno uscì…

Cosa uscì?

Una mamma con un bellissimo bambino.

– Altolà! – gridò il re

– Chi siete? – dissero insieme rivolgendosi alla signora che se ne stava davanti a loro.

– Mi manda il Mago delle rocce; come vedete sono una povera mamma, che non ha nulla per sfamare questo mio figlio. Io e mio marito, senza lavoro e senza casa, abbiamo deciso che sarebbe stato meglio per il futuro del nostro bimbo vivere assieme a voi perché non abbiamo più la possibilità di mantenerlo – e mentre diceva queste parole, piangeva sommessamente.

Era proprio un bel bambino. Il re e la regina si guardarono negli occhi, pensando a quanto avevano desiderato un bambino simile ma, quando il loro sguardo cadde sulla povera donna piangente, non poterono fare nient’altro che quello che il cuore consigliava loro.

Il re prese allora la parola.

– Povera donna, voi volete farci questo dono meraviglioso, ma noi non possiamo accettarlo; accettate voi piuttosto di essere da noi aiutata affinché mai più vi sovvenga l’idea di abbandonare questo vostro figlio – così dicendo ordinò affinché alla povera donna fossero consegnati mille denari, un lavoro per il marito e una casetta dove alloggiare.

La povera donna ringraziò promettendo che suo figlio sarebbe cresciuto sempre in onestà e col ricordo del grande dono ricevuto dai due sovrani.

Il re e la regina, nonostante fossero contenti per la felicità della povera mamma, non poterono fare a meno di invidiarle quel bellissimo bambino che, se avessero voluto, sarebbe diventato loro.

Immalinconiti ritornarono a tavola e solo allora si ricordarono degli altri due limoni.

Il re allora ne prese un altro e anche questa volta, mentre lo spremeva, ecco che all’improvviso uscì…

Cosa uscì?

Uno stregone!

Spaventati per la bruttezza si misero entrambi ad urlare, ma lo stregone cominciò: – Sono lo stregone “facciotuttoinfrettaperfetto” e mi ha mandato qui il mago delle rocce a risolvere il vostro problema.

– Vogliamo un figlio! – gridarono all’unisono il re e la regina, convinti che stavolta il mago avesse inviato qualcuno di veramente competente e capace di risolvere il loro problema.

– Niente paura, io so fare tutto e mi sono specializzato proprio in questo. So fare bimbi di tutti i tipi, bianchi, rossi, neri, gialli, con gli occhi azzurri, verdi, neri, con capelli biondi, castani, rossi, con gli stessi vostri occhi, con i vostri stessi lunghi nasi, con le stesse grandi orecchie, insomma… siete voi che dovrete dirmi come lo volete, ma fate presto perché ne ho altri centomila che hanno lo stesso vostro problema.

Il re e la regina si guardarono felici, stupiti di poter finalmente avere un bambino e chiesero allo stregone che cosa avessero dovuto fare.

– Nienteeeee… – disse lo stregone spazientito – faccio tutto io; altrimenti cosa faccio io? Voi mi dite come lo volete e al resto ci penserò io; dalla mia ampolla uscirà bello e perfetto!

Il re e la regina, sempre più stupiti, si guardarono e dissero: – Noi non vogliamo un bambino perfetto, vogliamo solo un bambino da amare e da crescere con amore.

E mentre pronunciavano la parola ‘amore’ ecco che lo stregone, come colpito da un fulmine, stramazzò stecchito al suolo e pian piano scomparve come se fosse fatto di mille granelli di sabbia proveniente dalla spiaggia di Sottomarina, la spiaggia dalla sabbia d’argento.

Contemporanemente dal terzo limone ricomparve il mago delle rocce.

– Bravi! – disse ai due sovrani – adesso dovrete superare la prova più difficile, essere mamma e papà! – e così dicendo sparì.

Anche questa volta il re e la regina rimasero esterrefatti, anche perché il mago se n’era andato senza spiegare loro come diventare mamma e papà, giacché erano senza un figlio, cosa fondamentale, essenziale!

Proprio in quel momento scoccava l’ora del giro quotidiano in carrozza che i sovrani facevano quotidianamente nel loro paese e decisero di rimandare la soluzione del loro problema al ritorno a palazzo.

Mentre giravano tranquillamente cullati dal movimento della carrozza e dagli innumerevoli pensieri, all’improvviso la carrozza si fermò e il cocchiere urlò: – Via brutto moccioso, lascia passare il tuo re e la tua regina!

Il re e la regina guardarono cosa stesse succedendo e obbligarono il cocchiere a fermarsi.

Scesero perciò dalla carrozza e dinnanzi a loro, per terra, c’era un bambino dalle vesti stracciate.

La regina, intenerita dallo sguardo spaventato del bambino, chiese chi egli fosse ed il bambino rispose: – Sono un povero orfano, senza parenti né amici…

Ora, quando due occhi pieni d’amore incrociano due occhi che chiedono amore, non ci sono parole per esprimere il sentimento che come soffice nuvola non puoi afferrare, ma ne percepisci la consistenza.

 

Non ho più bisogno di raccontare oltre perché, come avrete capito, quel bambino divenne il futuro re e tutti vissero felici e contenti…

 

Il Mago delle Rocce anche questa notte dormirà tranquillo… e senza bisogno di azaperone! 😉

 

 

P.S. la foto è tratta dal web e non ha alcuna attinenza col racconto

 

CACCIARI FOR PRESIDENT

CACCIARI FOR PRESIDENT

 

getmedia.jpgIeri notte aspettavo una stella.

Per esprimere un desiderio.

Penserete all’amore.

Alla salute.

Alla famiglia.

Al lavoro.

Al successo.

Macché!

L’aspettavo per un Massimo Cacciari Presidente del Consiglio.

Mi dispiace per Cacciari (non interpellato a proposito), ma ieri notte nel mio cielo non svolazzava e cadeva manco una stellina.

Sicché penso rimanga solo un desiderio.

Ma provo con questo post, magari arriva come suggerimento…

In questo fine settimana festaiolo, in cui scoppiano fuochi d’artificio pure tra le sedie del Governo e del Parlamento, e in cui stelle fini-scono nelle stalle…, mi toccherà alzare gli occhi al cielo e sperare.

Perché mica per tutti posso votare!

 

P.S. e se non si va al voto, pre-vedo (ma non occorre essere maghi) grandi accordi in arrivo…, promesse importanti che cambieranno l’assetto costituzionale.

 

 

Intanto… CONTINUO IL MIO RACCONTO.

Alessia prende una decisione. L’incontro con una donna, Elena, segna improvvisamente il suo destino.

Continua dal post precedente.

QUI tutto il racconto fino a questo punto.

UN VIAGGIO IN INGHILTERRA

 

Ora aveva sete, e voleva qualcos’altro. Doveva contattare Elena al più presto.

L’aveva conosciuta un giorno d’inverno.

Si era presentata come una giornalista che doveva prepararare per il suo giornale un servizio sulla vita delle ballerine di lap dance.

Carlo, come al solito, quando si trattava di fare un po’ di public relations, mandava Alessia perché di lei si fidava, sapeva parlare, era ‘pulita’ e così anche quella volta, quando la giornalista si era dimostrata interessata a fare alcune interviste, le aveva dato il suo numero di cellulare.

Si erano incontrate alle undici di mattina in un bar che si affacciava sulla Piazza dei Signori, davanti alla Loggia della Gran Guardia. Il bianco palazzo, sulla scalinata, anche d’inverno, era pieno di ragazzi e ragazze, per lo più studenti, che mangiavano panini e ridevano e si godevano lo splendore di una piazza priva delle solite bancarelle del mercato, che spesso la coloravano di stoffe e di rumori.

Elena arrivò all’appuntamento in un tailleur beige e subito Alessia la guardò con diffidenza: non aveva l’aspetto di una giornalista.

Elena aveva un corpo perfetto e sinuoso e splendidi capelli castani che la rendevano palpitante di sensualità, nonostante la camicetta bianca sotto la giacca togliesse ogni istinto seduttivo all’abito. La sua mascella volitiva denotava un autocontrollo malcelato da un tic involontario della bocca.

“Ciao, sono Elena”, allungò la mano alla bionda ragazzina che timidamente se ne stava seduta sulla sedia rossa del bar.

“Alessia”, le rispose svogliatamente. Il caffè non aveva ancora fatto il suo effetto.

“Bene, allora sei tu la ragazza che mi ha segnalato Carlo, a dir la verità mi aspettavo una persona diversa”, si sedette vicino ad Alessia, con un sorriso professionale.

Il tic le sollevò impercettibilmente l’angolo sinistro del labbro.

“Anch’io la credevo diversa”, la spiazzò, sorridendo per il tic.

“Be’, sembri proprio una ragazzina, sei giovanissima!”, Elena non si faceva intimorire certo da una bimbetta scontrosa.

“Ho ventidue anni, non sono minorenne se intende dire questo”, la odiò per il suo modo confidenziale e avrebbe voluto troncare subito l’intervista.

“Scusami per il ‘tu’, ormai mi sto abituando ad usarlo con tutti”

Elena aveva subito capito il tipo di donna che le stava di fronte, una di quelle che puoi bastonare ma se non usi una forma di rispetto verbale s’incazzano di brutto. ‘Saputelle sbruffoncelle innocue’, ecco come le definiva.

“Posso farti alcune domande? Carlo mi ha detto che mi puoi spiegare come funziona il vostro lavoro, mi ha detto che studi… Cosa studi all’Università?”

L’intervista si svolse pacatamente, Elena si addentrava anche su aspetti della vita intima che lei non aveva mai preso in considerazione. Le aveva chiesto il perché di quella scelta di lavoro. Non ci aveva mai pensato.

“Perché mi piace ballare e sono brava a ballare. Il mio sogno era diventare ballerina classica, poi ho abbandonato…”, le aveva risposto così con noncuranza, poi ci aveva riflettuto. Lei abbandonava spesso, trascurava, non si addentrava nelle cose, come se i fallimenti non dipendessero da lei, ma dal fato. Aveva così tanta paura di fallire che minimizzava, non si impegnava a fondo. Quando da ballerina avrebbe dovuto sforzarsi di più negli esercizi e nell’allenamento per ottenere qualche risultato migliore, aveva lasciato tutto, dedicandosi alla scuola e allo studio.

Poteva diventare una brava ballerina? Non lo avrebbe mai saputo.

E ora la stessa cosa le succedeva nello studio, non voleva nemmeno tornare all’Università, la tesi la percepiva come qualcosa di insignificante. Stava forse fallendo di nuovo? Si stava preparando ad un nuovo fallimento?

Il servizio d’inchiesta uscì nell’inserto del giornale qualche settimana più avanti, con il titolo:

LE BALLERINE DI LAP DANCE: BABY STUDENTESSE E CASALINGHE CON I TACCHI

NON SOLO SESSO MA STUDIO E DANZA CLASSICA

L’articolo fece clamore, alludendo alla bontà del lavoro in quei locali, accusati spesso di prostituzione e di spaccio, e il locale di Carlo, che si intravedeva nella foto pubblicata nel giornale, ebbe un’impennata nella clientela.

Quando lo lesse capì che Elena aveva riportato fedelmente quanto lei aveva detto ed aveva sorriso tra sé.

Nell’articolo Elena l’aveva descritta come una studentessa modello, una ragazzina acqua e sapone, una specie di ‘biancaneve in attesa del principe’, dalle idee confuse, consapevole della difficoltà di conciliare il lavoro con lo studio e con visioni contradditorie sul proprio futuro.

Le compagne di lavoro erano state descritte come brave mamme di casa, costrette ad un lavoro a tratti svilente, ma che comunque garantiva una buona paga e in maniera sicura.

Era davvero così?

Se pensava alla droga, allo sballo continuo e al corpo che comunque non avrebbe retto dopo qualche gravidanza: non era certo una questione di cellulite o di smagliature, ma la necessità di avere una vita tranquilla, che induceva spesso le sue amiche a lasciare il lavoro. Era un ambiente pericoloso e non solo per la droga. Quante di loro erano state minacciate, quante mandate all’ospedale da qualche balordo che le perseguitava? Quanta prostituzione e sesso a pagamento?

Si sentì sporca e falsa per quello che aveva detto alla giornalista.

Mentre era affacciata sul ponte a vedere l’acqua scorrere, le apparve tutto chiaro.

Prese il cellulare e chiamò.

“Elena? Ciao, sono Alessia…”

(CONTINUA)

 

 

P.S. la foto è liberamente tratta dal web e non ha alcuna attinenza con il contenuto del post.

QUI per contribuire allo sviluppo di genialità incompresa

 

 

LA LUNA È UN DELITTO

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Ecco, abbasso gli occhi e mi adeguo all’umano e per questo inserisco questa poesia da cui nasce un racconto.

E’ nata così questa “poesia”: guardando l’aurora…

Era solo una foto sbiadita e ho pensato: “per fortuna è solo una foto…”

Leggendola forse si capisce il perché…

 

LA LUNA È UN DELITTO

 

Mani di cera si sciolgono sui fianchi,

nella sera umidi occhi si appellano

all’ultima notturna scelta divina:

danzano attorno alla sacra fiamma

con le mani intrecciate in fili segreti,

urlano versi propiziatori di acqua materna,

di linfa, di squarci di cielo tra il nero della tempesta.

Si abbandonano all’urlo che sale:

dalle viscere del loro ventre il vento lo afferra,

lo trascina attraverso le fronde, sui tetti,

cala rapido nel dolce sonno che attende,

l’innocenza dorme nei placidi letti.

È solo un sospiro, ma lei si desta al soffio

che apre menti e finestre: per terra vetri e sogni infranti.

Fragile, nella fugacità della linea sottile

la bocca insegue un movimento insano:

parola, parola esige il crudele messaggio!

Pace non trova. Sfinita,

si alza dal letto e si avvicina alla notte:

la luna è un delitto che sgualcisce il sorriso.

Quell’urlo è una stretta, si aggrappa alla gola:

si accorge che qualcuno le ha strappato la vita.

Si sfila la veste e il corpo rimane alla luce ingannevole.

I capelli danzano nell’aria soffusa.

Si getta con un balzo nel buio, tocca la rugiada notturna.

Corre nella notte come veliero sospinto,

conosce la meta, un’immagine avanza costante.

La fiamma si innalza, il battito incalza

feroce il lamento che invoca, che chiama:

è aurora, felice dimora.

 

 

 

 

MARTIRIO “ALLA DORIAN GRAY” e Ciclopoetica

E così scrivo a caldo, calda, piena di passione, di felicità.

Scrivere di sé, parlare di sé… uh uh… qui la presunzione avanza, la vanità alla “dorian gray” mi strazia e mi distendo nel letto per assaporare la bellezza del momento.

Scrivere forte, ma scrivere. Voglio critiche, distruttive, imperative. Voglio critiche.

 

41593_139782526053656_6910_n.jpgCosa c’entra Dorian Gray con la Ciclopoetica?

Nulla!

Vi spiego un po’ cos’è la ciclopoetica…

Ciclopopoeticaetica:

Si va in bicicletta,

si pedala lungo il Po,

si poeta,

e tutto in maniera molto etica 🙂

insieme…

 

 

 

CicloPoEtica 2010

Torino(2/8) Frassineto Po(3/8) Pavia(4/8) Piacenza(5/8) Parma(6/8) San Benedetto Po(7/8) Ferrara(8/8) Chioggia(9/8) Venezia(10/8)

a cura di Daniela Fargione ed Enrico Pietrangeli
Assistente al coordinamento: Gloria Scarperia

Realizzata con il sostegno di Tourinbike, www.torinoinbici.com Tel. 011 5793314 – via Fiocchetto, 39 – Torino, ed il Patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana, dell’’Università degli Studi di Torino, della Provincia di Mantova e di Ferrara, delle Città di Torino, Pavia, Parma, Piacenza, Ferrara e Chioggia, dell’Associazione Castelli del Ducato, di Literary.it www.literary.it “Sistema letterario italiano” e dell’Associazione Gruppo Scrittori Ferraresi

 

41574_132022520166364_7210_n.jpg Un tour in bici lungo il Po alla scoperta della poesia. Nove tappe, otto giorni di pedalate all’inizio di agosto, da Torino a Chioggia lungo il fiume che attraversa e unisce la Pianura Padana. A ogni sosta incontri in librerie, teatri, giardini, piazze e cascine per conoscere le storie locali, suonare e leggere poesie. Dopo due edizioni della “Sicilia Poetry Bike”, il 2 agosto da Torino, con un aperitivo nel Parco del Valentino, parte la “CicloPoetica 2010”: la poesia sale in bici per attraversare Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Prima tappa il 3 agosto a Frassineto Po, poi il 4 a Pavia e il 5 a Piacenza, per prendere la via Emilia fino a Parma il 6 agosto. Dopo la sosta di San Benedetto Po, la carovana convergerà su Ferrara domenica 8. Taglio del nastro a Chioggia il 9 con un prologo, il 10 agosto, per un congedo al Lido di Venezia. Il tour è organizzato da Daniela Fargione, docente dell’Università di Torino, e da Enrico Pietrangeli, ciclo-poeta che con Ugo Magnanti comporrà il gruppo da Torino. Nella carovana anche il fotografo Claudio Cravero che ‘immortalerà’ il viaggio. I partecipanti saranno invitati a scrivere pensieri e impressioni: il tutto sarà raccolto e montato insieme al reportage fotografico.
(“Fiume Po: nove tappe in bici, come una poesia”, di Diego Longhin, Repubblica – 21 luglio 2010, pagina 36, sezione: Viaggi)


PRESENTAZIONE di “UN FEDELE TRADIMENTO” di Giulia Penzo

Facciamo un po’ di sana autopromozione… altrimenti il mio editore si potrebbe lamentare… ;-))

 

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Con il patrocinio della Città di Chioggia – Assessorato alle Pari Opportunità

Sala Consiliare del Comune di Chioggia

Sabato 7 Agosto 2010 alle ore 11.00

Presentazione del libro
di
Giulia Penzo

UN FEDELE TRADIMENTO
(LA STANZA ERA PIENA DI FUMO) E I RACCONTI TRADITI

 

Con la prefazione di CHICCA OLIVETTI

 

Ne parla con l’autrice la poetessa MERY NORDIO

Letture del testo a cura dell’attrice AGNESE MASIERO

 

Seguirà buffet
ENTRATA LIBERA


 

Sulla home page della Perrone LAB trovate l’evento http://perronelab.it/ e  qui http://perronelab.it/node/502 c’è la scheda del libro con tutte le notizie, dove potete leggere anche l’incipit.