BUON FUNERALE, PROFESSORE!

Scuola, Gelmini: “Penso a un bonus per chi studia alle private”

Così parla la nostra Ministra Maria Stella Gelmini a proposito della difficoltà di scegliere liberamente se andare in una scuola pubblica o privata. La difficoltà ce l’ha solo chi può scegliere soltanto di fare la scuola pubblica e non viceversa! Qui si ribalta la logica naturale del diritto. Mi viene il dubbio che dinnanzi alla disfatta della vita morale del premier, non si offra un bonus in cambio di…cosa?

A questo punto potrei dire che vogliono fare il funerale alla nostra scuola pubblica…

Vabbè, inserisco questo mio racconto che intanto augura Buon funerale ad un professore…

Giulia Penzo

Buon funerale, Professore!

 

Quella mattina, entrando in classe, avevo salutato frettolosamente i miei studenti.

Alcuni già col loro sorriso cominciavano a irritarmi, soprattutto se ripensavo che, proprio per essere a scuola quella mattina, avevo lasciato mio figlio all’asilo in maniera sbrigativa, con un bacetto sulla guancia e un abbraccio altrettanto fugace.

Poche parole di consolazione per quel pianto a dirotto che ogni giorno non mi lasciava tregua e le mani dell’educatrice che me lo sottraevano con un approccio che mi pareva più materno del mio.

Non sarei mai stata una buona madre. Forse, nemmeno una brava professoressa.

«Ragazzi, aprite il libro a pagina 113, trovate San Francesco d’Assisi; cominciamo la lezione sulla letteratura religiosa» attaccai senza tanti preamboli.

«Scusi prof, oggi non doveva interrogare?» mi si rivolge con aria investigativa Chiara, la ragazza del primo banco.

Guardo Chiara, due grandi occhi aperti verso il mondo, che aspettano da me qualcosa – che cosa vuoi da me, Chiara? – penso tra me e me.

«No ragazzi, mi sono accorta che sono un po’ indietro col programma e, mi dispiace, non darò nessun’altra possibilità di rimediare ai voti che già sono stati espressi in questi mesi. Ormai il quadrimestre è finito e se qualcuno voleva uscire interrogato, doveva farlo prima»

Chiara mi guarda con occhi delusi e meno interrogativi, ma non voglio ingraziarmi la simpatia di nessuno, tanto meno dei miei studenti.

Una cappa di silenzio rende glaciale il clima dell’aula.

Sono sempre andata avanti con le mie forze e questo è senz’altro qualcosa che mi dà una soddisfazione particolare, perché odio i raccomandati, i figli di papà che credono di vivere da parassiti grazie ai loro vantaggi ereditari. I ragazzi devono sapere che la scuola è impegno continuo ed io che sono una professoressa glielo devo insegnare: un giorno mi ringrazieranno per questo.

Continuo la lezione, che scivola quieta lungo le due ore successive.

La grazia e la poesia del Cantico di frate sole ci aiutano. Il fuoco è bello e robustoso e forte e i ragazzi ne sono estasiati come tutti noi fin da piccoli, che ci immaginiamo questo turbinio di sole stelle e luna simile al quadro di Van Gogh, di quell’azzurro cielo e giallo profano che circonda i nostri pensieri umani. La divinità è nell’arte, nella capacità umana di trasformare l’essenza del creato in qualcosa da condividere tra noi, esseri viventi tutti.

La campanella ci riporta alla realtà della nostra aula.

«A domani, ragazzi » saluto io, prendendo di corsa la borsa con tutte le mie carte.

«Arrivederci professoressa!» mi salutano in coro.

Corro veloce a prendermi il cappotto, scambio qualche parola con gli altri miei amici insegnanti. Ormai conosciamo le nostre abitudini e i nostri affanni. Tra noi qualche punzecchiatura, ma solo per incitarci a vicenda a non mollare nei momenti di difficoltà.

«Andrea ha pianto anche oggi, vero?» mi chiede Anna, una professoressa che insegna matematica da trent’anni e che ormai sa scrutare le mie occhiaie da notti insonni.

«Sì, purtroppo» le rispondo, «oggi ho anche una giornataccia, perché c’è il collegio docenti e devo mandare la mia mamma a prendere Andrea. Mi sembra davvero di approfittare di lei» concludo abbattuta. Mia mamma non è vecchia, ma mi dispiace addossarle questo impegno.

«Ma va là, sai che la tua mamma lo fa con amore» mi risponde Anna, nel tentativo di consolarmi.

«Sì, hai ragione» le rispondo per rassicurarla. In effetti, lei ha parole buone per tutte, ma è tra le poche che avrebbe davvero bisogno di essere rincuorata. Per via di sua madre, con un tumore da dieci anni e lei che se la cura in casa nonostante debba badare anche a tre figli e al lavoro da insegnante.

Le do un bacetto veloce sulla guancia: «Ciao, ci vediamo oggi pomeriggio »

La mattina è bella, piena di sole. Corro veloce al supermercato per prendere due cose per pranzo e per cena: mozzarelle sono il mio piatto forte.

Lungo i portici che si snodano attraverso la mia città, vedo un gruppetto di persone ferme a guardare le epigrafi.

Di solito non mi soffermo, ma il gruppetto di persone è troppo folto e forse il morto è qualche ragazzo giovane.

Guardo anch’io e resto sorpresa. E’ il mio Professore, il mio vecchio, già allora vecchio, professore di italiano e latino.

Sì, è proprio lui, il professore che amava Dante e che non amava me, di sicuro. Certo non mi apprezzava come studentessa. Da lui non avevo mai preso un voto superiore al sei, eppure scrivevo con passione e il mio sogno era quello di diventare giornalista. Alla maturità mi aveva presentato con una misera sufficienza, ma il mio orgoglio si rallegrò quando all’esame di maturità il mio compito di italiano risultò il migliore di tutto il Liceo e finalmente conquistai il desiderato “otto”.

Il danno era comunque fatto e uscii dal liceo con un misero 50/60. L’iscrizione all’unico corso per giornalisti indetto a quel tempo dal Corriere della Sera purtroppo risultò aperto solo ai sessantini e la mia delusione e le maledizioni contro quel professore che mi aveva presentato con un immeritato voto alla commissione d’esame si trasformarono in un rancore che sembrava assopito e che invece riaffiorò quando lo vidi lì, ritratto su quel foglio bianco e le parole nere che annunciavano il suo funerale. Avrei preso un’altra strada…, forse.

Il funerale era quello stesso pomeriggio, un’ora prima del collegio docenti e volevo parteciparvi, per rivedere tutti i miei compagni e fare una specie di rimpatriata anche se in un contesto infelice. Quel pomeriggio salii la scalinata di quella chiesa e quello che vidi, quando entrai, mi lasciò impietrita. La chiesa era quasi vuota, tranne le prime panche occupate dei parenti. Non c’erano i miei ex compagni di scuola. Non ero riuscita ad avvertire nessuno, ma non c’era proprio nessuno, neanche gli studenti che mi dicevano allora di ammirare il professore, e non c’erano nemmeno quei professori della scuola con i quali il Professore aveva trascorso tante ore di didattica insieme. Dov’erano tutti quanti? Possibile che nessuno, tranne me, sapesse del funerale e non si fosse sentito in dovere di dare l’ultimo saluto a quel vecchio professore col quale avevamo condiviso una parte importante della nostra vita?

Il prete terminò la funzione ed io lo salutai a mio modo, sentendo che quel rancore nei suoi confronti, in fondo, si era del tutto assopito: «Addio professore, per l’ultima volta. Non sei stato granché come professore, ma sei comunque parte di me e, come vedi, ti sono riconoscente per quegli anni. Buon funerale, Professore!»

La mattina successiva lasciai Andrea all’asilo, e lui stranamente non si mise a piangere. Pensai che, come tutti i bambini, avrebbe pian piano acquisito un po’ di sicurezza in se stesso e un po’ di fiducia nei confronti di quell’estranea, l’educatrice, a cui lo lasciavo per quasi un’intera giornata.

Così forse anche i miei studenti?

Entrai in classe felice e guardai Chiara e finalmente mi parve di comprendere i suoi occhi: «Oggi, ragazzi, interrogo chi lo desidera e domani, chi vorrà, potrà avere altre possibilità; forse ieri sono stata troppo dura con voi. Ma prima vi voglio chiedere una cosa:… verrete al mio funerale? »

I ragazzi mi guardavano sorpresi e preoccupati.

«No, niente di grave» li rassicurai, «mi riferisco a qualcosa che potrebbe succedere fra molti, molti anni, naturalmente…, o forse mai, considerando la mia immortalità…» e mi misi a sorridere.

«Sì, professoressa, verremo tutti al suo funerale» risposero in coro divertiti.

Avrei offerto a loro e a me stessa una possibilità, quella di vivere insieme felici questi anni meravigliosi di vita e, chissà, in futuro qualcuno di loro avrebbe detto (ne sono sicura):

«Buon funerale, professoressa! »

GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA

121056221.jpg Non sono iscritta al PD, e non sono neanche simpatizzante del PD, ma bisogna ammettere che Veltroni è riuscito a mobilitare tante persone, si parla di 2 milioni e mezzo, e guardando le immagini in televisione mi sembra che sia stato quasi quanto la grande manifestazione in difesa dell’articolo 18 organizzata dalla CGIL nel 2002.  Io c’ero, ed è stata un ‘esperienza bellissima e indimenticabile.

Ieri ci sarei andata anch’io perché non si trattava di manifestare per una sigla politica, anche se era stata indetta dal PD, ma si trattava di scendere in piazza contro questo governo che vuole distruggere lo stato sociale, quel welfare state nato proprio per distruggere la povertà, l’ignoranza e perseguire il bene di tutti.

Tre sono i pilastri del welfare: istruzione, salute e lavoro (con la previdenza sociale).

L’istruzione? Dice bene Veltroni quando accusa Berlusconi che per lui l’unica scuola è la televisione.

La ministra Gelmini parla di riforma della scuola: ma non esiste alcuna riforma quando non c’è alcun disegno pedagogico sottostante. Prima ci deve essere una buona programmazione, supportata dall’analisi del bisogno, delle risorse e da quelli che sono gli obiettivi e poi si può intervenire con la riorganizzazione. Col decreto Gelmini avviene il contrario. Prima si fanno i tagli, ad es. si dice che bisogna tornare al maestro unico nella scuola elementare, ma non si spiegano le motivazioni di tale scelta. E la motivazione non può essere allora altro che una ragione economica. E così si tagliano le ore di scuola: da 30 nelle elementari si passa a 24 ore, nei licei si tagliano 3 ore e non si spiega in quale disciplina, negli istituti professionali si tagliano 6 ore (forse i laboratori che dovrebbero costituire la parte qualificante degli istituti tecnici?). Tutto è nebuloso, tranne il fatto che vengono mantenuti i professori di religione, specie protetta dallo spirito santo e vengono REGALATI i soldi alle scuole private, contro la nostra Costituzione che disciplina diversamente la scuola pubblica e la scuola privata, che sono istituzioni obiettivamente diverse, e stabilisce che l’intervento educativo privato debba avvenire «senza oneri per lo Stato» (art. 33, c. 3).

Si dica chiaramente che l’unico disegno è quello di voler trasformare l’istruzione in un grande affare privato, e ritornare nella più grande ignoranza. Vi ricordate la famosa canzone “Contessa” di Pietrangeli? anche l’operaio vuole il figlio dottore… Non va giù, non va giù che tutti siano nello stesso piano, che tutti possano studiare e capire. Bisogna distruggere le possibilità che uno riesca con le proprie capacità. Qualche rincogl…nita, stile la ragazzina del PD, parla di abolizione del titolo di studio: ma lo sa questa povera imb..lle, che è proprio questo che si vuole raggiungere? Quando si parla di giudizio sulla base di competenze si arriva in un mondo astratto, e questo lo si può notare da quando sono stati creati i famosi “crediti“.  Le competenze, nonostante quello che può sostenere qualche psicologo, non sono misurabili in maniera oggettiva . Basti pensare che nel lavoro 3 sono le componenti importanti: il sapere, il saper fare e il saper essere. Il sapere, quell’insieme di conoscenze culturali di base, devono essere acquisite tramite una buona preparazione scolastica! Il titolo di studio sarà burocratico ma pur sempre è anche garanzia di trasparenza, come appunto è la burocrazia.

Se trasformeremo l’università in Fondazioni, come è dichiarato nella finanziaria di Tremonti, la ricerca verrà pilotata solo su alcuni campi che potranno avere un risvolto economico, ma la scienza non è un business!

Mi fermo qua, mi ci vorrebbe una vita  a scrivere questo post…

BASTA! BASTA ALLA DISTRUZIONE DELLA SCUOLA PUBBLICA!

fonte: http://www.quirinale.it/

Nota sulle web-mail al Presidente della Repubblica Napolitano in relazione alla legge di conversione del decreto legge n. 137, in materia di istruzione e università

Giunge in questi giorni al Presidente della Repubblica un gran numero di messaggi con i quali da parte di singoli, e in particolar modo di insegnanti, nonché da parte di talune organizzazioni, gli si chiede di non firmare il decreto legge 137 – o, più propriamente – la legge di conversione di tale decreto.Pur nella viva attenzione e comprensione, da parte del Presidente, per le motivazioni di tali appelli, si deve rilevare innanzitutto che  il Parlamento non ha ancora concluso l’esame del provvedimento in questione. Inoltre,  secondo la Costituzione italiana, è il governo che si assume la responsabilità del merito delle sue scelte politiche e dei provvedimenti di legge sottoposti al Parlamento, che possono essere contrastati e respinti, o modificati, solo nel Parlamento stesso. Il Capo dello Stato non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce: la stessa facoltà di chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulle leggi approvate incontra limiti temporali oggettivi nel caso della conversione di decreti-legge, ed il Presidente ha in ogni caso l’obbligo di promulgare le leggi, qualora le stesse siano nuovamente approvate, anche nel medesimo testo.

QUI SOPRA LA NOTA del 13 ottobre DA PARTE DEL QUIRINALE IN RIFERIMENTO ALLA POSTA VIA WEB INVIATA AFFINCHE’ NON FIRMI IL DECRETO GELMINI (dopo il passaggio al Senato).

Non credo ci possa salvare Napolitano…

et voilà il DECRETO GELMINI

La Camera ha approvato il 9 ottobre il decreto legge Gelmini con 280 voti a favore, 205 voti contrari e 28 astenuti.

Il testo passera’ ora al vaglio del Senato che dovra’ completare l’iter legislativo entro il 31 ottobre.

  

DECRETO-LEGGE: Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università.

Consiglio dei Ministri: 28/08/2008
Proponenti: Presidenza
Status: Pubblicato in G.U. n. 204 del 01/09/2008

 

DECRETO-LEGGE 1 settembre 2008 , n. 137

 

Disposizioni urgenti in materia di istruzione e universita’.

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di attivare

percorsi di istruzione di insegnamenti relativi alla cultura della

legalita’ ed al rispetto dei principi costituzionali, disciplinare le

attivita’ connesse alla valutazione complessiva del comportamento

degli studenti nell’ambito della comunita’ scolastica, reintrodurre

la valutazione con voto numerico del rendimento scolastico degli

studenti, adeguare la normativa regolamentare all’introduzione

dell’insegnante unico nella scuola primaria, prolungare i tempi di

utilizzazione dei libri di testo adottati, ripristinare il valore

abilitante dell’esame finale del corso di laurea in scienze della

formazione primaria e semplificare e razionalizzare le procedure di

accesso alle scuole di specializzazione medica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella

riunione del 28 agosto 2008;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del

Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di

concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze e per la

pubblica amministrazione e l’innovazione;

 

E m a n a

 

il seguente decreto-legge:

 

Art. 1.

Cittadinanza e Costituzione

 

1. A decorrere dall’inizio dell’anno scolastico 2008/2009, oltre ad

una sperimentazione nazionale, ai sensi dell’articolo 11 del decreto

del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, sono attivate

azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate

all’acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle

conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e

Costituzione», nell’ambito delle aree storico-geografica e

storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse.

Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell’infanzia.

2. All’attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti

delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a

legislazione vigente.

 

 

 

Art. 2.

Valutazione del comportamento degli studenti

 

1. Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della

Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e successive modificazioni, in

materia di diritti, doveri e sistema disciplinare degli studenti

nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, in sede di

scrutinio intermedio e finale viene valutato il comportamento di ogni

studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede

scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attivita’ ed

agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche

anche fuori della propria sede.

2. A decorrere dall’anno scolastico 2008/2009, la valutazione del

comportamento e’ espressa in decimi.

3. La votazione sul comportamento degli studenti, attribuita

collegialmente dal consiglio di classe, concorre alla valutazione

complessiva dello studente e determina, se inferiore a sei decimi, la

non ammissione al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del

ciclo. Ferma l’applicazione della presente disposizione dall’inizio

dell’anno scolastico di cui al comma 2, con decreto del Ministro

dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca sono specificati i

criteri per correlare la particolare e oggettiva gravita’ del

comportamento al voto insufficiente, nonche’ eventuali modalita’

applicative del presente articolo.

 

 

 

Art. 3.

Valutazione del rendimento scolastico degli studenti

 

1. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola primaria la

valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e

la certificazione delle competenze da essi acquisite e’ espressa in

decimi ed illustrata con giudizio analitico sul livello globale di

maturazione raggiunto dall’alunno.

2. Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo

grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli

alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite e’

espressa in decimi.

3. Sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a

conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto un voto non

inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.

4. L’articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 17 ottobre 2005,

n. 226, e’ abrogato e all’articolo 177 del decreto legislativo

16 aprile 1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) i commi 2, 5, 6 e 7, sono abrogati;

b) al comma 3, dopo le parole: «Per la valutazione» sono inserite

le seguenti: «, espressa in decimi,»;

c) al comma 4, le parole: «giudizi analitici e la valutazione

sul» sono sostituite dalle seguenti: «voti conseguiti e il»;

d) l’applicazione dei commi 1 e 8 dello stesso articolo 177 resta

sospesa fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al

comma 5;

e) e’ altresi’ abrogata ogni altra disposizione incompatibile con

la valutazione del rendimento scolastico mediante l’attribuzione di

voto numerico espresso in decimi.

5. Con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 2,

della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro

dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, si provvede al

coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti e

sono stabilite eventuali ulteriori modalita’ applicative del presente

articolo.

 

 

 

Art. 4.

Insegnante unico nella scuola primaria

 

1. Nell’ambito degli obiettivi di contenimento di cui

all’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito,

con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti

di cui al relativo comma 4 e’ ulteriormente previsto che le

istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico

insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali.

Nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate

alla domanda delle famiglie, di una piu’ ampia articolazione del

tempo-scuola.

2. Con apposita sequenza contrattuale e a valere sulle risorse di

cui all’articolo 64, comma 9, del decreto-legge 25 giugno 2008, n.

112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.

133, e’ definito il trattamento economico dovuto per le ore di

insegnamento aggiuntive rispetto all’orario d’obbligo di insegnamento

stabilito dalle vigenti disposizioni contrattuali.

 

 

 

Art. 5.

Adozione dei libri di testo

 

1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 15 del

decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,

dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici

adottano libri di testo in relazione ai quali l’editore si sia

impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo

le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere

separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e

motivate esigenze, l’adozione dei libri di testo avviene con cadenza

quinquennale, a valere per il successivo quinquennio. Il dirigente

scolastico vigila affinche’ le delibere del collegio dei docenti

concernenti l’adozione dei libri di testo siano assunte nel rispetto

delle disposizioni vigenti.

 

 

 

Art. 6.

Valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria

 

1. L’esame di laurea sostenuto a conclusione dei corsi in scienze

della formazione primaria istituiti a norma dell’articolo 3, comma 2,

della legge 19 novembre 1990, n. 341, comprensivo della valutazione

delle attivita’ di tirocinio previste dal relativo percorso

formativo, ha valore di esame di Stato e abilita all’insegnamento,

rispettivamente, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche a coloro

che hanno sostenuto l’esame di laurea conclusivo dei corsi in scienze

della formazione primaria nel periodo compreso tra la data di entrata

in vigore della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e la data di entrata

in vigore del presente decreto.

 

 

 

Art. 7.

Sostituzione dell’articolo 2, comma 433, della legge 24 dicembre

2007, n. 244.

 

1. Il comma 433 dell’articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n.

244, e’ sostituito dal seguente:

«433. Al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione

mediche, di cui al decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, e

successive modificazioni, possono partecipare tutti i laureati in

medicina e chirurgia. I laureati di cui al primo periodo, che

superino il concorso ivi previsto, sono ammessi alle scuole di

specializzazione a condizione che conseguano l’abilitazione per

l’esercizio dell’attivita’ professionale, ove non ancora posseduta,

entro la data di inizio delle attivita’ didattiche di dette scuole

immediatamente successiva al concorso espletato.».

 

 

 

Art. 8.

Norme finali

 

1. Dall’attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o

maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

2. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e

sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito

nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo

osservare.

Dato a Roma, addi’ 1° settembre 2008

 

NAPOLITANO

 

Berlusconi, Presidente del Consiglio

dei Ministri

Gelmini, Ministro dell’istruzione,

dell’universita’ e della ricerca

Tremonti, Ministro dell’economia e

delle finanze

Brunetta, Ministro per la pubblica

amministrazione e l’innovazione

 

Visto, il Guardasigilli: Alfano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106