BUONA PASQUA

Buona Pasqua

Lavorarci tanto su un pensiero: i sogni nascono di mattina?

 

PASQUA

I sogni nascono di mattina,

ti bagnano come brina.

I sogni nascono di mattina

quando al risveglio

sai quanto sei

viva e viva di tutto

e fremi e li fai vivere forte

fino alla notte.

I sogni muoiono la notte.

Perché di notte i sogni muoiono

ma rinascono sempre di mattina.

Ogni giorno è Resurrezione,

vanno oltre ogni giorno,

oltre ogni desiderio.

(di Giulia Penzo)

BUONA PASQUA

 

 

Nascere e morire è da tutti,

risorgere è divino.

 

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Naturalmente la resurrezione può anche essere allegorica per noi umani.

Ad es. riportandola ai protagonisti del mio racconto, vi devo svelare, per accelerare lo sviluppo della narrazione e non tediarvi con particolari fastidiosi che il padre di Arturo (di cui non conosco il nome), in effetti, nonostante la tragica scena di morte apparente dentro il canalone, non è affatto morto. Il nostro Arturo che ben conosce le doti artistiche e melodrammatiche del padre, infatti, non si è minimamente preoccupato della sparizione e ne ha denunciato la scomparsa solo per tranquillizzare la madre.

Vi posso perciò confidare che quest’uomo infingardo se la sta spassando in Brasile.

Mi pareva giusto dare una bella notizia il giorno di Pasqua.

C’è speranza di resurrezione per tutti.

 

BUONA PASQUA

 

 

 

 

 

Poeticamente Pasqua

colomba.gifLa poesia può salvare il mondo?

Spesso l’ho chiesto ai poeti che ho abitato…

Lascio qui queste mie riflessioni e l’augurio per la pace e la bellezza di una Pasqua poetica.

 

giulia

 

 

«Pieno di merito e tuttavia poeticamente abita

l’uomo su questa terra»

(Hölderlin)

 

    “Per gli antichi Greci, la scoperta della bellezza coincise con l’intuizione dell’universo. Ai loro occhi il mondo si mostrò nel fulgore di un kosmos, cioè di un “ordine bello”: un sistema coerente di parti finalisticamente articolate e tali da suscitare un sentimento di ammirazione e , insieme, di emulazione. “1

    Proprio su questo sentimento di emulazione nasce la poesia. In quanto imitazione la poesia ha un proprio fondamento naturale: «due cause appaiono in generale aver dato vita all’arte poetica, entrambe naturali: da una parte il fatto che l’imitare è connaturato agli uomini fin dalla puerizia (e in ciò l’uomo si differenzia dagli altri animali, nell’essere il più portato ad imitare e nel procurarsi per mezzo delle imitazioni le nozioni fondamentali), dall’altra il fatto che tutti traggono piacere dalle imitazioni» 2

    Anche il conoscere della poesia, secondo Aristotele, non è qualcosa di marginale: «la poesia è cosa di maggior fondamento teorico e più importante della storia; perché la poesia dice piuttosto gli universali, la storia i particolari.

    E’ universale il fatto che ad una certa persona di una certa qualità capiti di dire o fare cose di una certa qualità secondo verisimiglianza o necessità».3

    Si è analizzato molto questo brano perché con questo Aristotele rende chiaro entro quale campo includere la poesia, ossia il verosimile viene inquadrato nella più estesa teoria dell’universale, propria dell’esercizio cognitivo.

    Per questo Aristotele può dire che la poesia è più filosofica della storia; più della storia (che Aristotele concepiva molto più “cronicistica” di noi) essa ci fa conoscere, in vicende tipiche, le leggi di funzionamento del mondo umano, sotto una luce di universalità che l’avvicina alla filosofia.

     

    Perché partire da Aristotele per parlare di poesia? Perché le questioni che egli pone sulla Poetica sono ancora attuali, ossia sono ancora le tematiche aperte su cui si discute quando si parla di poesia.

    “Il primo punto è quello che potremmo definire della laicità della poesia. Aristotele,…, si adopera a sciogliere gli antichi legami tra poesia e religione. Tutta la tradizione culturale successiva accetta come ovvia questa impostazione: la poesia, più in generale oggi diremmo l’arte, non ha ai nostri occhi nulla a che fare né con attività culturali né con attività di magia. Se c’è seduzione, è solo del sentimento. Una tale convinzione condiziona a priori la stessa definizione di attività e di linguaggio poetico, la loro collocazione nel quadro delle pratiche sociali.”4

    Seconda questione : Aristotele ci presenta la poesia come qualcosa di utile svago, la poesia appartiene al tempo libero, ad un tempo non alienato, anche naturalmente per chi se ne occupa come lavoro. E’ il tempo che resta all’individuo per sé , ma più che tempo libero , è per Aristotele il tempo dei liberi; il poeta deve essere libero nella sua attività poetica anche quando questa le è stata commissionata. Il poeta, infatti, deve dimostrarsi libero, capace di destreggiarsi anche con le regole della composizione.

    Terza questione: l’unità discreta e autonoma dell’opera di poesia, tracciando una delle caratteristiche più importanti dell’opera poetica, l’atemporalità.

    Per Aristotele, infatti, la poesia, in quanto mimesis praxeos, rispecchiamento di un’azione reale o possibile, assolve ad un’importante funzione conoscitiva. Poiché sa registrare non solo ciò che accade ma anche ciò che potrebbe accadere (secondo le regole della verosimiglianza o della necessità causale), la poesia riesce più filosofica della storia: essa ci rivela gli “universalia in re” e, organizzando il tumulto dell’esperienza e della passioni entro un coerente kosmos formale (o, nella dizione aristotelica, entro una coerente systesis, una “coesistenza”), rende significativi e comprensibili gli eventi spesso caotici e contradditori della vita reale.

    Per questa via, il legame ( platonico) tra l’apparenza e l’inganno, ci si ripresenta non più nei termini di un’apparenza ingannevole, bensì nei termini di un inganno apparente, di un inganno cioè che cessa di essere tale, proprio perché nell’allestimento del testo si mostra, ovverosia appare nella flagranza strutturale e ornamentale di un kosmos artistico.

    Se, dal punto di vista della loro storicità extraletteraria, gli eventi sono sempre imprevedibili e acosmici, dal punto di vista del testo che li comunica essi devono affidarsi ad un ordine formale. Esiste infatti, per così dire, “lealtà” della forma nella quale l’illusione del divenire, l’incertezza dell’evento, l’inganno dell’apparenza svaniscono e s’arrestano nell’assetto finale del testo e della sue figure verbali.

    In un senso, non molto dissimile, l’autore del trattato Sul Sublime vedrà, negli esiti più alti della prosa d’arte una taxis ataktos, un ordine disordinato, un ordine che riespone, senza cancellarlo, l’incontenibile disordine delle passioni.

    Nell’atmosfera del pathos il poeta fa: non nel senso di creare (tipico dei romantici) ma nel senso di vedere cose nuove che l’intelligenza non riesce a vedere.

     

    1 GIOVANNI LOMBARDO, L’estetica antica, il Mulino, Bologna 2002

    2 Aristotele, Poetica, 48b 4-9.

    3 ibidem

    4 Cfr. Introduzione di DIEGO LANZA, Poetica, Milano 1997, Rizzoli Libri.