Sulle dita ne ho contato uno

Certe volte mi chiedono, e questa volta me l’ha chiesto una persona a cui tengo molto, se le mie poesie parlano di me. Logico che rispondo di sì. Le mie poesie parlano di me, ma sono anche rielaborazioni di quello che vivo per renderle universalmente comprese. Quello che voglio comunicare non necessariamente l’ho vissuto nella vita reale, ma l’ho vissuto comunque  nel mio intimo, come emozione e per questo sento l’istinto naturale a condividerlo con l'”altro”. bianco_e_nero_1b

Lascio qui una mia poesia, proprio per rendere chiaro il concetto.

 

 

 

 

Sulla dita ne ho contato uno

Sulle dita ne ho contato uno.

Era un ti amo leggero

morto sulle tue labbra

ancor prima che raggiungesse le mie.

Era un ti amo fatto di pioggia,

la farfalla che ti era sfuggita,

la donna che ti aveva tradito.

Sulle dita ne ho contato uno.

Era il mio ti amo.

(di Giulia Penzo)

 

P.S. La foto è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia.

Fantasmi


sottomarina 18 aprile 2017

18 aprile 2017

Fantasmi mi sfiorano,
si divertono a burlarsi
di queste mani intrecciate,
delle carezze rubate
a sguardi indiscreti.
Il tuo sorriso mi fugge
negli occhi,
ed è quello di una lama
che trapassa l’anima.
Ti lasci sorprendere
e ti perdo
tra suoni chimici e fluorescenze.
Era l’odore della morte
quello che sentivo,
di una morte veloce,
di qualcosa che non esiste
perché il vuoto, così vuoto,
è il vuoto di un destino semplice.
Era un coltello a trafiggermi,
un coltello di carne e unghie,
e le tue carezze
ora graffiavano sangue.
Ma non era sangue,
era pioggia di primavera.
E i fantasmi si burlavano,
ancora una volta, di me.

Via M. Marangon

Via M. Marangon*

La strada ora è un po’ casa tua,
a Rosolina una piccola insegna
testimonia il ricordo.
Ti ho incontrata
in Via M. Marangon,
una “emme” puntata
al posto del nome.
Dovrebbero abolire
i punti dalle targhe delle vie!
Che fossi una donna,
che ti chiamassi Maria Angela
l’ho saputo per caso,
quella “emme” puntata
non mi avrebbe detto granché
ma il caso non esiste,
la memoria conferma.
Dovrebbero abolire i punti
per lasciare spazio ai nomi,
per lasciar vivere la storia.
Ti ho incontrata
ancora sporca di polvere,
di quella polvere sporca
che ammorba
e restituisce alla terra
ogni cosa, anche il tuo corpo.
Ventidue anni,
più di ventidue i compagni
e le compagne
di quel viaggio senza rimpatrio
per arrivare a una sentenza
che non rende giustizia.
Eri una ragazza quel giorno,
una vittima della strage
alla stazione di Bologna
quel 2 Agosto,
era il 1980.
E ti ho trovata per caso,
anche se il caso non esiste,
mentre cercavo la mia strada.
Una svolta: Via M. Marangon.
Il nome, Maria Angela,
lo porto nel cuore
mentre il tragitto continua
tra una babele di nomi
che intersecano
moltitudini di storie,
l’una accanto all’altra.

E la memoria
respira.

*M. Marangon: Maria Angela Marangon, (22 anni) . Nata il 30 marzo 1958, a Rosolina (RO) aveva una sorella e due fratelli. (dal sito Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 http://www.stragi.it/vittime.php?nome=marangon-ma ). Vittima della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. A Rosolina (RO) le è stata intitolata una strada nel 2008.

Rosolina (RO) - via Mariangela Marangon, vittima strage Bologna - foto di G. Penzo, 2013

Rosolina (RO) – via Mariangela Marangon, vittima strage Bologna – foto di G. Penzo, 2013

In poesia il merito non conta

Finalmente è uscito! Con Prefazione di Maria Pia Ercolini, Presidente dell’Associazione Toponomastica femminile, che ringrazio di cuore. E grazie a Neria De Giovanni, della casa editrice Nemapress per il lavoro svolto nella cura delle mie poesie.
 

 

 

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L’amore non è mai stanco

Il blog viaggia lento, sembra stanco. E’ solo apparenza: l’amore non è mai stanco.

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L’amore non è mai stanco

Amami nel tempo,

amami sempre

quando non ci sono,

nei pensieri lontani,

nei tuoi sogni strani.

Amami nel tempo,

amami sempre

quando ti sono accanto

nel dolce riposo a fianco.

Amami nel tempo

perché, amore,

l’amore non è mai stanco.

(di Giulia Penzo)

 

100 thousand Poets for change

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Io, io, io! dice il/la poeta, come se tutto gli/le ruotasse intorno,

le mani abbandonate nella scrittura,

la parola abbandonata tra le righe.

Può cambiare qualcosa la poesia?

Ci provano 100 mila poeti… il 29 settembre in tutto il mondo.

Qui il link dell’evento dove troverete anche gli eventi previsti nelle vostre città.

 

 

Continuo nel frattempo il mio racconto:

 Riassunto degli episodi precedenti:

In un ufficio ministeriale compare uno strano aggeggio. Niente paura, si tratta di una radio, danneggiata, perché trasmette – ahimé – sempre sulla stessa frequenza.Siamo negli anni ’50 e in quell’ufficio ci lavora Maria. La donna, dopo aver ascoltato la musica della radio, esce dall’ufficio con buoni propositi. Vorrebbe cambiar vita e trovarsi un amore ma il destino si accanisce contro di lei. Proprio in quel momento un bambino sfugge alla madre e attraversa la strada senza accorgersi che una macchina sta arrivando. Maria vede tutto ed eroicamente si lancia sulla strada e salva il bambino. La macchina però la investe e Maria muore tragicamente. Passano gli anni e dentro quell’ufficio, siamo negli anni ’70, ora ci lavora Mauro, avvocato ma destinato al momento ad essere impiegato come amministrativo. Anche lui un giorno si accorge della presenza di una radio, misteriosamente apparsa sopra uno schedario. L’accende,  ma la radio sembra essere bloccata su un’unica frequenza che trasmette musica religiosa. Lo stesso giorno fa uno strano incontro: si scontra all’uscita con il portaborse di un ministro che sta portando un’importante lettera proprio al Presidente della Repubblica…

 

RADIO X 

La lettera, destinata a essere depositata tra le mani del Presidente della Repubblica non era indirizzata al Presidente bensì al Ministro, di cui il dott. Dalla Francesca era il portaborse.

Ciò che vi era scritto costituiva motivo di grande urgenza e di pericolo per la stessa democrazia e per questo il Dott. Dalla Francesca stava correndo pieno d’ansia per l’ingrato compito che gli era stato addebitato.

In effetti chi l’aveva redatta si era prefisso l’obiettivo di distruggere quell’assurdità di democrazia.

Perché dopo il ‘48 c’era stata solo la rovina dell’Italia, allo sbando e in mano a comunisti e a quei falsi preti con cui avevano condiviso il governo.

Roberto aveva scritto la lettera insieme a quattro debosciati che aveva reclutato.

normografo.jpgAvevano usato il normografo con un pennino, non erano certo fottutamente scemi! Un capolavoro dell’arte, suo padre ne sarebbe stato fiero.

Come Roberto fosse arrivato a quella scelta era appunto una questione di nascita. Subito dopo la morte aveva frugato tra le carte del genitore e aveva trovato quelle lettere e quel mazzo di chiavi.

Povero suo padre, il grande uomo era morto qualche mese prima, per un infarto fulminante. Nessuna sofferenza, anche lui avrebbe desiderato una morte simile.

Il padre da adolescente aveva partecipato nel 1944 al campo addestramento vicino Vicenza, classe ’29, facendo parte a quindici anni delle “Fiamme bianche”, arruolato dall’Opera Balilla che in quegli anni faceva la sua propaganda in ogni città. Quelle piccole fiamme bianche che ornavano il bavero della giacca erano ora nascoste sul vestito da sposo di suo padre, in un sacchetto cucito nel sotto fodera della giacca nera.

Di questa cosa lui con il padre non ne aveva mai parlato. La politica era stata bandita dalla sua casa. In fin dei conti le sue esternazioni, che si rivelavano soprattutto in occasioni elettorali, non lasciavano dubbi sull’ideologia che lo muoveva. B-0208-val-d-astico-verso-pasubio.jpgE poi piccoli particolari, a partire dalla considerazione che una volta all’anno insieme con la madre tornava sui monti vicentini.

Risalire da Roma fino a Vicenza, in mezzi ai monti, quella era stata un’impresa!

A Tonezza suo padre gli aveva lasciato una casa, dove erano nascoste parecchie armi e un bel mucchietto di soldi che era riuscito a nascondere dopo essere scampato a un agguato e prima che finisse la guerra con la disfatta.

Su questo punto c’erano parecchi punti oscuri ma Roberto amava pensare che il padre fosse stato un eroe piuttosto che un ladro e disertore.

Aveva raccontato in una lettera lasciata al figlio pochi dettagli di quell’episodio che aveva segnato profondamente la sua vita.

Il padre era nato in pieno periodo fascista e come tanti ragazzi voleva combattere in difesa della Patria, dopo il tradimento dell’8 settembre.

In quella lettera narrava di aver passato alcuni mesi in una tenda presso il campo d’addestramento a Vicenza. Era stato un addestramento duro sui boschi vicentini fin quando il campo venne smantellato.

Lui, già grandicello, venne destinato al trasporto di merci. Quel giorno del ’45 stava guidando un furgone che trasportava parecchi soldi, oro, armi. Lungo il corteo che stava seguendo per trasportare il “tesoro” – non aveva mai saputo la reale direzione perché gli era stato comandato di eseguire e di seguire il corteo dei camion senza fare domande – successe un imprevisto.

Tutto sembrava tranquillo, la giornata era stata calma anche se frenetica nel carico delle merci. Erano partiti di mattina presto, con l’aria fresca a stuzzicare la barba ispida del risveglio.

La strada era tortuosa, piena di curve e per questo aveva il timore di perdere il corteo. Dietro di lui c’era solo una moto di controllo.

Ad un certo punto fu costretto a fermarsi. Lì sul lato della strada c’era una piccola Cappella con una Madonnina, una di quelle che si trovano in molti angoli d’Italia e nel Veneto in particolare, in cui questi luoghi santi ce ne sono molti.

Mentre svoltava l’angolo della strada aveva visto fermo un camion, di quelli da ambulante, piuttosto vecchio e sicuramente ridipinto di blu. Dal camion sembrava provenire un canto melodico di tipo religioso, forse una radio lasciata accesa. Alzò gli occhi e davanti alla madonnina un uomo stava pregando; no non era inginocchiato, aveva lasciato il camion ad ingombrare la strada e la portiera aperta. Anche lui si era fermato, bloccato da quell’imprevisto e stava arrabbiandosi perché era l’ultimo furgone della fila e aveva paura di perdere tutti gli altri.  La moto l’aveva superato facendogli cenno di suonare per avvertire della sua presenza. Aveva suonato il clacson, ma l’uomo non si era mosso. Dopo qualche secondo interminabile l’uomo si fece il segno della croce e ritornò spedito, salendo sul suo camion, senza scusarsi. Sembrava, o almeno gli aveva fatto questa impressione, che gli fosse “scappato” di pregare.

E lui lì a guardare e…

Perché a qualcuno “scappa” di pregare?

Fu in quel momento che si accorse di aver perso la fila che lo precedeva.

Perché a qualcuno “scappa” di pregare?

Cambiò senso di marcia  e ritornò indietro.

Forse le cose capitano per caso. Come fu un caso che quei camion non riuscirono mai a raggiungere destinazione, che lui non venne mai cercato, che il suo camion si trasformò in un camioncino ambulante con un po’ di pittura blu, recuperata lungo la strada presso un’impresa edile della zona.

imagesCA9DH5ND.jpgCon i soldi dentro il camion comprò dalle ville dei dintorni della bella biancheria e iniziò un vero e proprio lavoro, diventando il venditore ambulante più amato della zona, andando a rivendere nelle campagne la sua mercanzia e vivendo della benevolenza delle donne venete, che lo vedevano giovane e pieno di speranze.

Del suo passato non parlò con nessuno.

Le donne avevano voglia di pensare ai mariti che sarebbero ritornati dal fronte e per loro compravano i primi pizzi e bella lingerie e le ragazze pensavano a farsi il marito e a presentarsi già con una bella dote. La vita in fondo era un lenzuolo ancora fresco, da consumare in dolci notti di sonno e amore. Sonno e amore, freschezza e biancore contro le brutture della guerra.

Fu così che suo padre riuscì a farsi un bel gruzzoletto e con questo si comprò una bella casetta a Tonezza. E poi se ne tornò giù a Roma, dove incontrò l’amore della sua vita.

Ebbe un unico figlio e della sua fede non fece mai menzione.

Forse l’educazione incide molto sulla personalità di un individuo. Forse i geni spiccano e determinano le nostre esistenze, fatto sta che l’ideologia politica e la visione del mondo si passa di padre in figlio, di madre in figlia come una dote ben guarnita di pizzi.

 (CONTINUA)

 

 

P.S. le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto della mia fantasia.

 

 

 

 

 

 

Illogico

E mimage_book.php.jpegentre prendo respiro, mi libero…

Questa poesia era nata dalla lettura del libro di Tobino.

Anni segnano la distanza del mio animo dal contenuto.

Il racconto “La viaggiatrice virtuale” procede il suo percorso, ma odio impormi una scansione temporale. Ora, a dispetto di ogni logica, ho deciso di inserire questa poesia.

 

 

 

 

 

LIBERE DONNE

 

Che l’amore generi pazzia

questo è vero,

che l’amore guarisca la pazzia

anche questo è vero,

ma dove sta il confine

tra amore e pazzia?

Perché è sempre bello sconfinare,

arrivare là dove sei più libera

che nella comune libertà.

E in fondo, aggrapparsi all’illogico

non rientra nella naturale tendenza

dell’umano?

Il solo tempo, la nostra società

fatta di individui senza unicità

ci ha ricondotto a troncare

questa tendenza e a livellarla

su un unico terreno:

quello della logica innaturale

e snaturata dello stare assieme

senza conoscere con chi si sta assieme.

L’unico volo,

l’unico fremito di ali stropicciate

è quello dell’amore

che nasce ancora spontaneo

dall’illogico, da un sospiro dell’ignoto.

E non ha importanza quale sia il chi,

nella follia della normalità

o nell’anormalità della follia,

purché si alzino le voci

di desideri assopiti,

di tenerezze inaudite,

di instancabili carezze.

La poesia… va in bicicletta!

 

La poesia itinerante va in bicicletta tra storia e wi-fi con diario multimediale

 

img_19.26-23.5.2011.0.jpgCon CicloInVersoRoMagna 2011 la poesia in bicicletta approda alla sua quarta edizione del giro ciclo-poetico, le precedenti sono del 2008 e 2009 su due versanti siciliani (Sicilia Poetry Bike) e quella dello scorso anno, lungo il corso del fiume Po (CicloPoEtica). “InVerso”, oltre ad evidenziare l’asse portante poetico che si rinnova in seno all’iniziativa, vuole segnare letteralmente un percorso a ritroso, a partire dall’introduzione di tematiche storiche legate a mito e poesia che, nella fattispecie, sono state individuate nella romanità, per ripercorrere idealmente una leggenda che s’identifica infine con la storia per avere un suo corso. L’area geografica dell’itinerario non è vincolante ma portante nello snodo tra via Emilia, Flaminia e Popilia-Annia nonché nella presenza, oltre al Po, delle sorgenti del Tevere. Un’area che, a partire dalla denominazione, riconduce la memoria alla grandezza di Roma, che qui diviene baluardo di un mondo in opposizione a quello barbarico. A scandire le tappe ciclistiche sarà il consolidato format d’incontri e condivisione di poesia, arti e tradizioni con una programmazione che prevede, per ogni tappa sul percorso, un evento/sosta incontrando artisti con reading, performance ed altro in luoghi e orari prestabiliti. A Ravenna si giungerà il giorno 8 agosto, quale ultima capitale dell’Impero in un viaggio che, da Flavio Romolo Augusto, apre alle origini del mito della Caput Mundi, nei secoli sede pontificia di quella che fu l’ultima religione di stato dell’Impero nonché capitale dello stato unitario dopo la breccia di Porta Pia, nodo e punto focale che tarderà di quasi un decennio l’annessione di Roma al regno sabaudo. Una rosa di luoghi, quindi, sulla latinità confluente nella nostra storia più recente, oltre alle pluriennali tematiche portanti progettuali, ovvero bicicletta e poesia, già interconnesse a locali tradizioni come, ad esempio, è il caso Ferrara nel suo espletare una cultura ciclabile, luogo dove si farà tappa il 7 agosto. Il tragitto, articolato nell’arco di una settimana, prevede inoltre il seguente calendario soggetto a integrazioni: 3 agosto a Pavia, 4 agosto a Cremona, 6 agosto a Legnago, coinvolgendo un’area culturalmente eterogenea ma legata da un corso storico che, in concomitanza con il 150° anniversario dell’indipendenza del nostro Paese, vuole essere di riferimento e supporto per una comune cognizione attraverso lo strumento ciclo-poetico. Tale riferimento verrà evidenziato attraverso un’azione performativa che, in questo contesto, farà ricorso a strumenti e simboli che restano attuali e fondativi dell’evento unitario celebrato durante l’anno. Il 9 agosto, con l’annunciato congedo alla volta del Lido di Dante, ci sarà quindi una ciclo-installazione mobile nel breve tratto previsto per l’happening finale. Per gli appassionati della bicicletta si rammenta che le iscrizioni a CicloInVersoRoMagna 2011 sono gratuite e resteranno aperte sino al 16 luglio 2011 in collaborazione col Sindacato Nazionale Scrittori. È possibile scaricare l’apposito modulo per iscriversi dal sito www.sindacatoscrittori.net. Compilarlo firmandolo e quindi rispedire a segreteria@sindacatoscrittori.net oppure via fax al 0648901252 o con posta ordinaria al Sindacato Nazionale Scrittori via Buonarroti 12 – 00185 Roma – tel. 06485601. Ogni tipo di bicicletta, in accordo ai rispettivi gusti ed esigenze, è utilizzabile sul percorso purché verificata per tempo con adeguata manutenzione. Si ricorda che è un evento sportivo-culturale non agonistico. A coloro che riterranno di essere in ritardo oppure non se la sentano di percorrere un intero tratto, ricordiamo, tra le possibili alternative, la presenza di una rete di treni regionali frequenti che prevede, a bassi costi, il trasporto di biciclette. L’iscrizione, pertanto, non vincola ad un’identità di percorso, variabile in accordo alle singole esigenze e disponibilità, bensì a un comune momento di aggregazione in concomitanza con gli stessi eventi che scandiranno l’iniziativa attraverso le location predefinite per ogni tappa. CicloInVersoRoMagna 2011 è un progettocon il contributo di Tulain.comed il patrocinio della Federazione Ciclistica Italiana, l’Università La Sapienza di Roma e l’Università degli Studi di Pavia, il Comune di Ravenna, la Provincia e il Comune di Ferrara. Inoltre ha patrocinio e collaborazione del Comune di Cremona e Literary.it – Sistema Letterario Italiano, la collaborazione di Comedu.it, di Nuovaresistenza.org, del progetto culturale La Nostra Isola, del Centro Giovanile Salus, del Gruppo Scrittori Ferraresi, del Concorso San Maurelio, dell’Associazione Culturale Regisole, di Paviaedintorni.it, del blog InParoleSemplici e dell’Osservatorio Letterario tra gli altri ancora in corso di definizione. Quest’anno, insieme agli immancabili poeti, torneranno, come nel 2009, rappresentanti del mondo ciclistico. Si anticipano testimonianze storiche, come quella di Gilberto Vendemiati, professionista ferrarese che nel ’63 prende parte al Tour de France, o di Angelo Miserocchi, dilettante prodigio e poi professionista del ciclismo ravennate alla fine degli anni Cinquanta, che parteciperà onorevolmente al Giro d’Italia. Ci saranno anche forme di ambientazione del passato, nel caso di Benedetta Morandi si entrerà nel vivo del combattimento storico, teatrale e cinematografico. Tra quante adesioni già confermate, si preannunciano inoltre interventi di Gian Ruggero Manzoni, poeta, narratore, pittore, teorico d’arte e drammaturgo, di Bruno Bartoletti, poeta, scrittore e saggista, di Marco Palladini, scrittore, performer e poeta, e di Guido Passini, impegnato nell’azione divulgativa sulla fibrosi cistica. Questa quarta edizione di poesia e bicicletta itinerante è a cura di Enrico Pietrangeli e Gloria Scarperia da Roma insieme ad Andrea Bisighin, operante nell’area veneta.Si segnalano inoltre, tra le altre in definizione, le adesioni delle collaborazioni di Giulia Penzo da Chioggia e Bruno Mancini da Ischia, insieme a quella di Emilio Diedo su Ferrara e Ugo Magnanti nell’area di Anzio, oltre che nell’ambito dell’aggregazione artistica e della conduzione delle serate nel festival itinerante. Tra le novità, oltre ai collegamenti streaming con collaborazioni di community dalla Toscana e la Campania in corso di strutturazione, s’introduce Bici-Tulain:strumento vivo di movimento con connessione wi-fi a impatto zero che accompagnerà i ciclo-poeti raccontando in diretta audio-video, come un diario multimediale, l’intera esperienza all’indirizzo www.tulain.com/biciwifi.La Bici-Tulain incontrerà luoghi e tradizioni per tutti segnando, a sua volta, un corso storico attraverso la rispettiva strada connessa sul web.La programmazione con i singoli eventi della manifestazione e ulteriori collaborazioni messe in atto saranno diffuse con la chiusura dell’allestimento a fine giugno, mentre gli iscritti, ai fini organizzativi, verranno aggiornati tramite newsletter ricevendo, tra gli altri materiali disponibili, tutte le location e gli appuntamenti utili in anticipo.

8 MARZO: OPERAZIONE POETRY ATTACK!

Quest’anno andrà così, che nel centenario dell’8 MARZO, Giornata internazionale delle donne, mi sfogherò con la poesia.

Perché non c’è più interesse per la poesia?

Perché i poeti hanno fatto disamorare della poesia.

La poesia è estremamente inutile e come tutte le cose inutili, estremamente odiata, perché solo nell’inutilità delle cose ci può essere la vera libertà. E si odia la libertà.

La poesia non ha interessi economici e, come tutto ciò che non ha prezzo e non è mercificabile, non interessa al potere economico.

La poesia non appartiene alla massa, ma all’individuo, unico, indivisibile, sempre differente, anche nei suoi più infimi sentimenti.

La poesia non ha una lingua, ma mille e mille, e voce unica, quella umana.

Perciò AMICA e AMICO, condividi con me… poeticamente…

 

TESTO LINKATO DA: http://attacchidipoesia.blogspot.com/2011/02/8-marzo-operazione-poetry-attack.html#comment-form

 

 

L’IDEA
Per l’8 marzo vogliamo reclamare e declamare i nostri diversi modi di essere donna in modo creativo. Come? Attraverso la poesia che, proprio come noi, trova poco spazio sui media e nella società!
Facciamo la rivoluzione culturale, riportiamo la poesia in mezzo alla gente, per ricordare a noi e a chi ci sta intorno l’importanza delle parole e la bellezza di una rappresentazione molteplice delle donne contro il modello unico imperante.

PER STRADA

L’8 marzo scendi in strada con una poesia o dei versi sulle donne appesi al collo (basta fare un semplice cartello con del cartoncino).
Puoi andare al lavoro, salire sull’autobus, passeggiare con amiche ed amici con il tuo cartello poetico. Puoi anche fermarti in uno spazio pubblico e leggere la poesia!
Scegli tu i versi che preferisci: puoi pescarli all’interno della sezione DONNE di POETRY ATTACK oppure scrivere/riportare quelli che vuoi.

SU FACEBOOK
Pubblica la foto del tuo “cartello poetico” sulle donne come immagine del tuo profilo Facebook per tutta la settimana dal 6 al 13 marzo.
In questo modo, se non potrai fare il tuo “attacco di poesia” per strada,  la foto dei versi che hai scelto sarà comunque un poetry attack a spasso per la Rete!


CONDIVIDI
Se vuoi, manda una foto o un video della tua perfomance o del tuo cartello ed invialo a donnepensanti@gmail.com (se è un video, mandaci il link pubblico). Oppure condividilo nella bacheca dell’evento Facebook.
Foto e link dei video ricevuti via email saranno pubblicati, dopo l’evento, sul sito DONNE PENSANTI e sul blog POETRY ATTACK.

Poetry Attack per l’8 marzo

Info:
attacchidipoesia.blogspot.com
www.donnepensanti.net

PROBLEMI DI COMPETENZA

terra.jpgDevo ammetterlo, l’unica cosa in cui sono competente è nell’essere “donna”.

 

Potrebbe essere uno slogan, ormai.

 

Questa domanda me la faccio spesso, e me lo chiedo soprattutto quando si consultano le donne su tematiche e questioni di genere, cosa che ritengo giustissima soprattutto in questo periodo in cui il “maschio” sembra essere in crisi, ma il pericolo di cadere in una sorta di banale autoreferenzialità, a parlar di se stesse quando si potrebbe guardare al mondo nella sua interezza, è sempre presente.

 

E allora fare un Elenco delle cose che le donne non vogliono mai più sopportare mi fa così ridere!

Pensiamo se fosse stato presentato l’Elenco delle cose che gli uomini non vogliono mai più sopportare: mi avrebbe sicuramente causato un sano conato di risata… E nessun uomo, se non qualche comico simpaticone, l’avrebbe mai stilato!

 

Forse sono io che guardo al mondo nella sua interezza… e sogno come Sibilla Aleramo, inchinandomi alla Sua Poesia quando scrive:

 

 

Aiutatemi a dire! Così grande

quel che il mio petto sommuove

visione fonda dell’avvenire

amore del tempo che si prepara

e passione e orgoglio per la sofferenza d’ora,

così grande, aiutatemi a dire!

 

Non solo nel mio petto, in altri innumeri

nel terrestre immenso spazio

immensa certezza respira

del mondo qual sarà nell’atteso domani,

umano mondo di compatta giustizia,

savio sorridente trasparente cristallo.

 

Innumeri siamo a prepararlo

quel limpido globo di gioia

ove niuno più mai onta avrà di propria specie,

più mai eccidi si compiranno né stupri né

[inganni,

e il lavoro di tutti fiorirà quasi prolungando

l’alacre trastullarsi del bimbo.

 

Ma non inerte attesa la nostra, oh dura passione,

oh masse di popolo per tutta la terra

fra paludi fra roventi e giù nelle miniere,

oh genti oppresse antiche e nuove,

oh volontà ferma di redenzione, oh sollevamenti,

oh fiere grida a prezzo di carcere e sangue,

sangue sul selciato che le stessi genti piantarono,

sangue e lacrime più forte di quelle selci

la certezza frattanto viva nei cuori

l’amore per i fratelli nel dolore d’oggi

per i fratelli nella conquistata dolcezza domani.

 

Così grande, aiutatemi a dire,

la meraviglia di questa ardente unione,

di questa nel patimento e nel sacrificio

imbattibile vita dell’idea,

alta idea che tutti accumuna i credenti

[in lei,

 

da quelli che rudemente faticano,

arano la nuda terra

alzano babiloniche torri

caricano navigli picchiano metalli,

ai sapienti che il moto degli astri scrutano

o a quelli che in lievi sillabe tentano

fissare il ritmo e la melodia de le stagioni

[eterne.

Così grande, aiutatemi a dire,

questa che nel mio petto e in altri innumeri

nel terrestre immenso spazio

immensa certezza respira

del mondo qual sarà ne l’atteso domani,

umano mondo di compatta giustizia,

savio sorridente trasparente cristallo

limpido globo di gioia di vita.

 

Amalfi, gennaio 1950

(da Luci della mia sera, di Sibilla Aleramo)

 

 

 

 

 

 

(dal post precedente de

IL COLLEZIONISTA DI FINALI)

 

“Non ne vale la pena.”

Sentì una voce proprio dietro le sue spalle; si girò e lo rivide. “Ah, sei tu”, si riferiva al ragazzo scoiattolo, “Non piango per lui, se proprio ti interessa…, piango per la rabbia. Ma tu, mi stai seguendo?”

“Mi chiamo Arturo, scusa per prima”, e allungò la mano porgendole un pacchetto di fazzoletti di carta.

“Ah, io Anna. Vai sempre in giro a combinare guai?”, gli sorrise accettando con piacere i fazzoletti; il naso le colava in maniera disgustosa.

Si misero a ridere insieme. Arturo le aprì il portone, che dava sulla piazza centrale di Padova. Cominciavano a intravedersi le prime luci dell’alba.

“Dove abiti? Ti accompagno se vuoi, a quest’ora non è bello girare da sole…”

“Voglio aspettare le mie amiche; doveva accompagnarmi Filippo a casa e non ho preso accordi con loro… Abito a Legnaro.”

Legnaro era un paesino ad una decina di km da Padova, a quell’ora sarebbe stato quasi impossibile trovare un mezzo pubblico.

“Se ti fidi ho la macchina qui vicino. Giuro che non farò come Filippo…”

Si sentì arrossire fin sulla punta delle orecchie, al pensiero che quello sconosciuto le avesse visto alcune parti intime e in atteggiamenti così spinti.

“Mi dispiace, non dirò niente a nessuno, se questo può rassicurarti”

“No, ti sbagli, per me Filippo non è importante, quello che mi fa arrabbiare è non essermi resa conto di quanto fosse stupido e, anzi, ti devo ringraziare, perché senza di te forse stasera io e Filippo…, be’, capisci…”

Camminando erano arrivati alla macchina di Arturo, una vecchia bmw. Cominciava a piovigginare e s’infilò dentro, al riparo nella macchina. Arturo, chissà perché, le sembrava un vecchio amico, anche se non si conoscevano.

Scrisse un sms alle amiche per dire che aveva trovato un passaggio per tornare a casa e di non preoccuparsi.

“Che scuola frequenti?”

“Il liceo classico, terza liceo, qui a Padova, e tu?”

“Sono al primo anno di Lettere; quest’anno hai la maturità allora?”

“Già, sarà dura…, vedremo”

Dopo questi pochi scambi di parole non sapeva cosa dire. “Come mai ti trovavi a casa di Filippo?”

libri.jpg“Alberto, suo cugino, frequenta la mia stessa facoltà e mi ha invitato. Suo cugino ha una biblioteca splendida, mi aveva detto. Ed è vero, solo che ci sono capitato nel momento sbagliato e certamente non potevo immaginare che ci sareste entrati in quella maniera”, rispose ironicamente.

“Potevi anche fermarci… Ho visto che avevi tra le mani quel libro. Hai notato anche tu? Mancava la pagina finale…”, cercò di cambiar discorso.

Un lampo di cattiveria gli ombreggiò il volto: “No, l’ho preso per caso”

“Pensa a chi leggerà quel libro…, ad un certo punto si troverà che non ne conoscerà il finale. Vorrei vedere la sua faccia in quel preciso momento” e si mise a ridere allegramente.

“Come fai a non capire l’importanza di questo?”

“A non capire cosa?”

“Lascia stare…”

Ripiombò il silenzio. Erano quasi arrivati ed Anna non aveva assolutamente voglia di ricominciare a parlare. Gli occhi da scoiattolo di Arturo erano diventati due fessure feroci. Si rilassò quando vide il profilo della sua casa.

“Lasciami pure qui, sono arrivata. Grazie del passaggio.”

“Di niente, grazie a te per la compagnia”

Accostò al marciapiede e la vide scendere. “Ciao, allora” e lo salutò come una bimbetta con la manina.

Ripartì con il motore rombante. Almeno in questo lasciava trasparire le sue emozioni.

Sua madre dormiva tranquilla e lei si rifugiò in camera sua.

Ripensò a quello strano tipo. Un attimo prima era un ragazzetto insignificante e remissivo e poi, in macchina con lei lo aveva sentito farsi forte, adulto, quasi minaccioso.

La notte sognò scoiattoli che si trasformavano in enormi topi giganti.

 

Arturo arrivò a casa. Parcheggiò la macchina in garage. La porta dava sulla scala che lo portava diretto in camera sua. Sentì sua madre gridare: “Sei arrivato?”

“Sì, mamma, vai a dormire, tutto bene”

Da quando suo padre era morto, la madre era diventata per lui un’ossessione. Lo assillava continuamente: Hai fatto l’esame? Quando mi porti una ragazza a casa? Vieni a mangiare che mi diventi troppo magro! A che ora torni di notte! Non rientrare tardi…Cosa fai tutto il giorno a casa?

Sperava che prima o poi si rifacesse una vita, aveva solo una cinquantina d’anni, anche se la sua giornata era cadenzata da ritmi tranquilli. Di mattina si alzava presto per andare a Messa, al cimitero a far visita al marito, e poi a far gli acquisti per il pranzo e la cena.

La cucina era la sua vera passione.

Ogni settimana preparava un menù diverso, con il pretesto di conoscere le varie Regioni d’Italia: stava ancora male al pensiero della ribollita che aveva vomitato per due giorni perché, nonostante l’applicazione assidua e la volontà costante, i risultati continuavano a mantenersi pessimi.

Povera mamma!

Ma non voleva riservare quella notte a pensieri molesti.

Quella notte il sonno lo colse veloce, senza turbamenti.

Si addormentò addentrandosi in cosce bianche e sognò percorsi di latte da succhiare.

 

(CONTINUA)