FINO ALLA FINE DEL MONDO

Si conclude così il mio racconto…

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Inserisco una mia foto (so già che qualcuno sorriderà…)

 

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continua dal post precedente

Quando arrivò sulla scalinata vicino a Giorgio era già tutta bagnata, ma si sentiva felice e non riusciva a capirne il motivo. Si abbracciarono, ridendo come due ragazzini al primo incontro amoroso. “Entriamo”, le disse Giorgio scostandole i capelli appiccicati al viso e spingendola dentro l’autogrill. Decisero di mangiare un panino caldo e andarono a sedersi ad un tavolino metallico vicino alla vetrata.

I fanali delle macchine e la pioggia disegnavano sulla grande vetrata segni lunari, che svanivano dentro le gocce di pioggia che si frantumavano sull’asfalto.

Sedettero uno difronte all’altro. Si guardarono con il desiderio della scoperta. Gli osservava il mento sfuggente, gli zigomi alti e il naso leggermente storto. Gli occhi erano di un verde, “Che colore strano negli occhi…”, gli diceva. E lui “Verdi, sono verdi cangianti…”

Sono belli, sembrano acqua di mare, quasi mi ci tuffo dentro”

Tuffati allora, ti prendo” le disse con fare sornione.

Sai, è una situazione imbarazzante, qualche ora fa mi hai visto completamente nuda fare l’amore con mio marito. Se qualcuno mi avesse raccontato una storia simile non ci avrei creduto”, Marina cercò di riportare il discorso su un piano meno seduttivo.

Ti dimentichi che l’avresti fatto anche con me, l’amore”, ora lui gli prendeva la mano, cercava il suo calore.

Lei ritrasse la mano, non per sfuggirgli, ma per parlare. Dovevano parlare ancora, lei ne sentiva il bisogno.

Sì, avevo il desiderio e l’avrei fatto”, le disse sfacciatamente.

Cosa ci ha fermato allora? Quando l’ho detto a tuo marito mi aspettavo da parte tua la verità, perché fingere con lui?”

Non ho finto, con mio marito esiste una buona intesa sessuale. Quando te ne sei andato ho avuto paura che tu avessi frainteso e che ti sentissi umiliato. Mentre facevo l’amore sentivo la tua presenza, e per un momento ho pensato che sarebbe stato bello che partecipassi anche tu. Luca in quel momento non voleva fare davvero l’amore, cercava solo di darmi piacere e di prenderselo, voleva farmi capire quanto mi desiderasse, che non avevo bisogno di altro, ma non c’era null’altro. La scoperta, il desiderio di incontrarsi, questo mancava e volevo raggiungerlo con te…”

L’ho capito, ho capito”, la rassicurò Giorgio “Questo mio viaggio è nato con la decisione di conoscere Giovanna ed ora non so cosa mi sia successo. Volevo andare da Giovanna ed invece eccomi qui, con te, dopo avere combinato un bel po’ di confusione anche con tuo marito e Giovanna in questo momento che vedo e sento sempre più lontana. Non so nemmeno se provo ancora il desiderio di incontrarla, mi sembra inutile e forse dannoso, vista la situazione che si è creata con te…Dovevo solo fare un viaggio e mi sto perdendo.”

Non ti stai perdendo, ci stiamo trovando. Sai, quando ho lasciato Luca e sono venuta a cercarti, sentivo forte i tuoi pensieri. Non capivo cosa mi dicevi. Vagavo con la macchina, e ti sentivo. Era qualcosa che mi spingeva a te. Più di qualche volta mi è successo di pensare forte ad una persona, e ne percepivo le sensazioni, era come se tutte le sue sensazioni si riversassero su di me. Tante volte non ho voluto coglierle, mi distraevo, cercavo di distogliere la mia attenzione da questo, ma oggi mi sono lasciata trasportare e sono arrivata fino a te.

Mi sono sentita infinita e sentivo di amarti.

Oh, non so se si possa chiamare amore, forse è anche qualcosa di più, ma io amo anche Luca e tu Giovanna ed è con loro che noi vogliamo vivere la nostra vita. Io volevo fare l’amore con te, non stare insieme a te. Volevo soddisfare un desiderio, di unirmi a te, perché so che con te c’è qualcosa di intimo, di intesa intima che va ben oltre l’atto fisico; l’atto sessuale aprirebbe un’altra parte di me, alla tua conoscenza, alla tua essenza. Non è solo la soddisfazione di una mera esigenza fisica, è qualcosa di più…, è un incontro.

È difficile farsi capire e spiegarti, la nostra sembra un’umanità lacerata, che lascia poco spazio alla fantasia, in un sistema di input/output, impatto/esito della stessa vita e per nascondere le sue lacerazioni tende a cellofanare tutto, come in quest’autogrill. Guarda, tutto è ricoperto da cellophane eppure si percepisce l’odore, l’unto permane sugli alimenti, tutto diventa merce scadente nonostante siano prodotti anche di buona qualità. Ma questo luogo di passaggio non ti permette di cogliere la loro bellezza, sono ammassati come prodotti di consumo, da guardare, da mangiare, da spremere, da buttare. Nel virtuale tutto allo stesso modo. La pellicola avvolge, non si coglie l’essenza, siamo tutti prodotti indistinti, finché non si entra nel dialogo, non si cerca qualcosa oltre la pellicola, la si toglie e si arriva all’incontro. Se lo desideriamo si arriva allo svelamento.”

Giorgio la guardava. Si alzò e la prese per mano “Andiamo”

Uscirono dall’autogrill correndo ed entrarono in macchina. Sapevano già cosa avevano voglia di fare. La pioggia forte toglieva ogni visibilità e nessuno nell’oscurità della notte avrebbe potuto vederli; abbassarono i sedili. Lui si adagiò sopra il corpo di Marina e si baciarono profondamente. Era tutto un fruscio di vestiti nello spazio ristretto della macchina; lei lo sentiva premere sull’inguine, strusciando con la cerniera dei jeans sul monte di Venere. Il calore si propagò velocemente al resto del corpo. Le mani di lui risalivano al seno e poi giù, fino ad incontrare i fianchi e addentrarsi a sentire la pelle più sottile, la meno esposta: abbassò la lampo, sfilandole parte dei pantaloni ancora bagnati. Lei fece altrettanto, godendo dei suoi muscoli in tensione. Raggiunsero entrambi velocemente l’amplesso: si incontrarono.

Quando si sciolsero dall’abbraccio, sapevano che ormai era cambiato qualcosa. Si sistemarono i vestiti in silenzio, per non turbare il momento di gioia.

Un fascio di luce li illuminò, i fanali di una macchina in arrivo. La macchina accostò lì vicino a loro.

Luca…” accennò con la voce Marina.

Luca scese dalla macchina e rimase immobile in attesa, in piedi davanti a loro, con la pioggia trasformata in piccole bollicine di acqua frizzante. Marina non si stupì della sua presenza, era naturale che lui l’avesse raggiunta, l’aveva fortemente pensato.

Marina si girò verso Giorgio, “Devo andare”

Sei libera di scegliere”, le rispose.

Sì, sono libera” gli disse sorridendo e, dandogli un leggero bacio sulla guancia, scese dalla macchina e di slancio si buttò nell’abbraccio di Luca.

 

 

FINE

 

SULLA STRADA

Continuo…

              SULLA STRADA 

La strada si snoda in curve pericolose,

un grigio asfalto sfumato,

un tutto di terra e cielo indiviso,

mentre alle prime ore del pomeriggio

la soffice nebbia svapora.

La pianura padana è un’immagine d’amore della natura,

quando tra la nebbia fa capolino il fiume

sporco di fango e di barche fantasma,

e poi un raggio di sole bambino

illumina il fogliame rado e verdastro.

Non è il verde dei pittori,

che amano un verde umbro pastoso:

il verde della pianura è di un verde che consola,

un verde schiumoso di animali da cortile,

che odi lontani in qualche sabbiosa rincorsa,

un verde così misterioso e scuro

che ti fa sentire l’assurdo della natura,

una lama spietata di sensazione lucida

di esser parte di qualcosa

(scherzosamente unica e irripetibile?)

Quanta crudeltà

lasciare questi luoghi,

senza più abitare questa immensa casa,

dolce pianura mia,

mia dolce, dolce pianura.

 

SEGUI DAL POST PRECEDENTE…

Girovagava senza meta. E poi, dal portico sbucò all’aria di una vasta piazza, Prato della Valle.

Lì il brusio degli immigrati rendeva la piazza simile ad un grande bazar. Dalla Piazza alzò gli occhi finalmente al cielo e tra le luci quasi notturne poté ammirare in lontananza la Basilica del Santo.

Giorgio ne fu consciamente come attratto. Non posso fermare il mio cammino, devo andare perché c’è qualcuno che mi chiama, diceva tra sé. Non pensava ad un’esperienza mistica, perché Giorgio rifuggiva da qualsiasi situazione che non fosse connotata da concretezza, ma il richiamo lo sentiva così forte che le gambe procedevano da sole e, come sospinte dalla forza del mare, un’onda le percorreva. I brividi di freddo si alternavano al sudore ed ogni pensiero sull’episodio vissuto qualche ora prima era scomparso per lasciare il posto a quell’invito.

Si ritrovò nella piazzetta antistante la Basilica dalla grande facciata in stile romanico, quella dove si erge la statua del Gattamelata. Non posso seguirti, il tuo bastone chissà ora chi sta chiamando e incitando al sangue, gli disse Giorgio, sedendo sul muretto vicino.

Un barbone dagli occhi lucidi lo guardò: “Vedo dietro di te la mano di Dio”. Giorgio gli sorrise e gli tese quei pochi spiccioli dalla tasca: “Tieni”, gli sorrise, “ancora un altro bicchiere e ne vedrai anche gli occhi”.

Il barbone si allontanò felice, rivelando un sorriso sdentato. Non fece neanche in tempo a seguirlo con lo sguardo che una macchina gli si avvicinò. Nel buio, i fari lo illuminavano e non riusciva a scorgere chi la stesse guidando, quando il finestrino dal lato opposto al guidatore si abbassò: “Dai, sali”.

Giorgio non fece domande, si avvicinò alla macchina, aprì la portiera e vi salì sopra. La macchina sgommò sull’asfalto. Rimasero in silenzio, Marina guardava diritta la strada e così anche Giorgio.

Ho girato per tutta Padova”, la donna ruppe il silenzio “ma sapevo che ti potevo trovare solo qui. Ormai hai perso il treno, ti accompagno io a Milano”

Giorgio si abbandonò sul sedile della macchina, senza rispondere a Marina. Sentiva che stava per perdere le forze, la camminata senza meta lo aveva svuotato e abbandonarsi a quella donna era l’ancora della sua salvezza; aveva la sensazione di aver perso la sua meta, Giovanna.

Giovanna, dove sei?

Esisteva da qualche parte, qualsiasi parte, qualcuno, qualcuno, qualcuno con, con, con, con cui esistere, esistere, esistere?

Grosse nuvole nere, più nere della notte si profilavano all’orizzonte e scendevano minacciose sulla strada che si snodava davanti a loro. Marina si voltò verso di lui e vide il nulla. Un’ombra discese sui suoi occhi: nello stesso giorno aveva trovato l’amore e nello stesso giorno sapeva di averlo perso per sempre. Lo accarezzò dolcemente, grazie a lui aveva acquistato la consapevolezza della propria forza.

Aveva lasciato Luca ancora nudo, disteso sul pavimento. Mentre faceva l’amore con Luca sentiva una nota dissonante, qualcosa che non gli faceva provare un piacere totale. Il piacere meccanico dell’unione con Luca si riduceva a sensazioni corporee, e una volta sedato l’orgasmo, gli rimaneva il desiderio di qualcos’altro da raggiungere. Luca aveva cercato di esprimere il suo possesso e questo l’aveva umiliata. “Luca, devo andare”, gli smosse dal seno il braccio, inarcando la schiena e svincolandosi.

Luca la guardò: “Perdonami, ti amo”

Lo so, ma adesso lasciami andare”, la mano di Luca le tratteneva con forza il braccio, “Lasciami”, lo affrontò con sicurezza, “o non tornerò”

Ho capito, perdonami, sei libera”, Luca supplicò Marina.

Non ho bisogno che tu mi lasci libera, io sono libera”, replicò Marina.

Luca lasciò la stretta, aveva capito che Marina sarebbe andata via comunque, ma non sapeva se Marina sarebbe ancora tornata da lui. E tutto il potere che aveva dimostrato prima, prendendola quasi con rabbia, gli parve improvvisamente inutile.

(CONTINUA)

IMPROVVISAMENTE, UN’ALTRA DIMENSIONE

Continua il mio racconto “Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes“. Chi lo vuole leggere dall’inizio può CLICCARE QUI

 

 

 

Foto tratta da Wikipedia280px-Padova_060123.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

IMPROVVISAMENTE, UN’ALTRA DIMENSIONE

 

Pronto? Parlo con Giorgio?”, lo interrogò, dall’altra parte della linea telefonica, una voce squillante femminile.

Giorgio esitò: “Sì, sono io”

Ciao, mi presento, già ci conosciamo e abbiamo parlato nel blog tante volte, sono VOGLIADISOLE…” e lasciò la frase a metà.

Ciaoooo…, allora hai ricevuto la mia mail?”

Sì, ce l’ho proprio qui davanti agli occhi…”

Allora, vengo a trovarti? A proposito, come ti chiami, non potrò mica continuare a chiamarti VOGLIADISOLE anche per telefono”

Certo, mi chiamo Marina…ti piace come nome? Me l’hanno dato perché sono nata in spiaggia, a Sottomarina, una spiaggia a pochi chilometri da Padova. Insomma, i miei non hanno avuto molta fantasia…”, e si mise a sorridere.

Bello come nome! E pensa a me, anche nel nickname utilizzo il mio nome di battesimo…, ho problemi di identità già di mio e se utilizzo altri nomi mi faccio un bel casino…”

Marina dall’altra parte si mise a sghignazzare con aria sorniona, seducente…

Allora ci vediamo oggi pomeriggio?”, riprese seria.

Certo, sono qui alla stazione Termini e sto aspettando l’Eurostar che mi porterà fino a Padova. A minuti dovrebbe essere qui, e per le 17.00 dovrei essere lì alla stazione di Padova; …tu riesci a venire?”

Sì, ti vengo a prendere in stazione; ho la macchina. Abito proprio vicino alla Basilica del Santo, in centro, così poi ti porto a fare un giro per Padova”

Grazie, sei gentilissima”

Figurati, ho voglia di conoscerti, non ci vedo nulla di male in un incontro tra amici. Sai, a certe cose non ci pensi, ma ogni tanto bisognerebbe farle per capire chi e com’è la persona che ti scrive, che commenta i tuoi post, con cui trascorri buona parte della tua vita.”

Già, …comunque non preoccuparti, devo prendere il treno per Milano alle 22.00; voglio essere a Milano questa notte. Milano sarà la mia ultima tappa.”

Ho capito…, vuoi andare da Giovanna?”

Sì…” , rispose titubante. Non voleva che tutti gli altri blogger ne venissero a conoscenza prima di Giovanna. “Sai, le ho scritto una mail, come a te, solo che non l’ha ancora letta…oppure non ne vuole sapere”

Non so, quando sarai qui ne parleremo” rispose Marina, affrettando la chiusura della comunicazione “tra un po’ saremo uno difronte all’altro…, ne avremo di cose da dirci…”

Ok, allora a tra poco…e grazie, ti stai dimostrando quella che sei anche nel blog; non ti immaginavo diversa”

Quando ci vedremo, lo sapremo…ciao, ciao…” e chiuse velocemente la telefonata.

Lesse sul display luminoso della stazione l’arrivo dell’eurostar 9474 delle 12.50. Sarebbe arrivato a Padova alle 16.49.

Tutto si svolgeva rapidamente, nemmeno il tempo di un pensiero, e si ritrovò seduto sul proprio posto vicino al finestrino, lui amava vedere dalla finestra scorrere le immagini veloci del paesaggio, come in un film. Si appisolò. Nel dormiveglia immaginava il seno di una donna, immenso, grande accogliente. Quando si riprese dal torpore, una donna lo fissava, seduta dalla parte opposta alla sua. Forse mi sono eccitato e ho detto qualche parola di troppo…, pensò, la donna infatti gli sorrise.

La donna, sulla trentina, era insignificante nell’aspetto, capelli biondastri le incorniciavano il viso, segnato da una cicatrice infossata sul naso, nella parte centrale tra gli occhi.

Sta bene?” la donna si rivolgeva proprio a lui. La cicatrice ballava come una danzatrice del ventre. Chissà perché riusciva a notare solo quel particolare.

Sì…sono solo stanco” rispose Giorgio malvolentieri, “è stata una giornataccia”

Sta rientrando dal lavoro?” insisteva la donna, desiderosa di parlare. Non aveva con sé nessun libro, nessun giornale…

Perché la gente non si fa i cazzi propri, pensò Giorgio. Ma Giorgio pensava che era come avrebbe detto J.P. Sartre, l’essere-nel-mondo o, come direbbe Martin Buber, è relazione, non è se non è mutua appartenenza.

Lui voleva appartenere a qualcuno. Ma quella donna lo irritava. Chissà come sarebbe stato essere il suo uomo, il suo compagno. Finse di riaddormentarsi.

A Bologna gli arrivò un sms di Marina: A che punto sei?

A Bologna, …come ti riconoscerò?, lui gli rispose con un altro sms.

Sarò una donna bionda con una maglietta bianca e pantaloni bianchi…, a dopo, gli scrisse Marina.

Chissà quante donne vestite di bianco avrebbe incontrato alla stazione, ma chissà perché aveva come il presentimento che l’avrebbe riconosciuta.

Arrivò alla stazione davvero stanco.

Scese nel sottopassaggio e riemerse. La visione della donna che gli si parò davanti, con la mano alzata, era completamente diversa da quello che si era immaginato e pensò che fare una piccola deviazione per conoscere Vogliadisole ne era valsa davvero la pena.

Sei Marina?” gli andò incontro sorridente, “…piacere, Giorgio” e stese la mano per stringere la mano della donna che gli era apparsa davanti.

Marina non era una donna. Era una donna con un seno. Non un seno normale, ma una di quelle donne il cui seno sovrasta la figura, sul quale, parlando, inevitabilmente, l’occhio maschile e femminile, indistintamente cade indiscreto.

Anche a Giorgio successe la stessa cosa. Il seno di quella donna lo faceva già impazzire, e il torpore provato prima si riaccese, con la voglia di sprofondare in quella morbidezza.

Allora, come stai? Trascorso bene il viaggio?” gli fece lei, guardandolo negli occhi e qualcosa gli fece capire che avrebbe trascorso il pomeriggio in un’altra… DIMENSIONE.

 

(CONTINUA)

 

 

NEL MARE DEI MIEI DESIDERI, PERCHE’ PROPRIO TU?

  Aquarium – G.F.G. Liminare_206

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Continua il mio racconto “Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes”

Grazie a Liminare_206 per la foto gentilmente concessa:

 

Lord65, ovvero il mattino

 

Lord65 era ironico, sempre presente nei momenti difficili. Un post sui Doors, l’amore per la musica e per i viaggi, era bastato per diventare subito amico di Giorgio63. Ogni tanto Lord65 partiva e postava anche durante i suoi viaggi; bellissime foto di paesaggi campeggiavano nel suo blog e, sempre informatissimo sulle novità del momento, intervallava notizie curiose di visite in luoghi stranissimi con commenti sulla politica attuale. Il mondo dei bloggers era variegato ma Giorgio sapeva riconoscere chi era in grado di apportare qualche novità tra le solite assurde presunzioni o in mezzo agli innumerevoli tentativi adolescenziali di espressione artistica. Certe volte si soffermava divertito sui blog delle ragazzine, sempre piene di fantasia, di disegni dolci ripieni come biscotti di cuoricini, stelline, gattini e peluche. Le loro poesie e i loro post reclamavano dolci carezze, amore e amore soffice come panna. Qualcosa di delicato, che non osava disturbare o intaccare magari con commenti sarcastici. Anche virtuali erano bellissimi, i giovani. Non che lui si sentisse vecchio, anzi. Ma aveva acquisito una capacità critica nel tempo che lo aveva reso duro, se così si può dire, nei confronti dell’altro. Le sue relazioni avevano perso la spontaneità giovanile dell’approccio diretto. E procedevano per gradi.

Ogni mattina Giorgio63 apriva il blog dell’amico, per leggervi le ultime novità. Lord65 era ogni volta una scoperta artistica nuova, e peraltro offriva gratuitamente suggerimenti seri sul mondo dell’informatica; un giorno avrebbe pubblicato una piccola guida per blogger, questo era il suo sogno, anche se al momento si accontentava di un lavoro come sistemista.

Nella blogosfera Lord aveva simpatizzato con tantissimi amici. Giorgio63 invece era meno seguito e non ne capiva il motivo, anche se cercava di essere sempre presente, commentava sempre i post degli amici, non era invadente…mah…, non riusciva a farsene una ragione. Lord65 era diventato amico in particolare di Stefy che gestiva un blog di grafica, di musica, e di programmini vari per abbellire i siti e i blog.

Lord65 aveva confidato a Giorgio63 che prima o poi si sarebbe incontrato con Stefy; al momento si telefonavano, si piacevano, avevano gli stessi interessi culturali. Il problema era che Lord era già sposato e con un figlio ancora piccolo.

Quella mattina, lo contattò con un sms: “domani sono a Roma,vuoi che ci incontriamo per un caffè?”

Lord rispose subito “sono al lavoro alle 8.00, se vuoi alle 7.30 possiamo trovarci per fare colazione assieme”.

Ok”, gli rispose Giorgio63.

Giorgiò arrivò a Roma molto presto. Trovò sistemazione in un hotel vicino alla stazione Termini, non proprio un hotel a 5 stelle, ma comunque comodo e funzionale per passarci la notte.

Anche quella notte Giovanna non gli aveva scritto. Era preoccupato per lei, per la situazione pericolosa con il marito; sapeva che ne sarebbe uscita solo con l’aiuto di qualcuno, e lui voleva essere quel qualcuno. Avrebbe voluto abbracciarla, sentirla viva. Le aveva lasciato una mail prima di partire, dove le aveva scritto che partiva per conoscere un po’ di amici virtuali e soprattutto per vedere lei, per capire cosa provasse per lei.

La mattina seguente con Lord si era dato appuntamento in un bar lì vicino. Gli arrivò un sms “cosa indossi?”, “maglietta a righe blu e jeans” rispose. Una mano si alzò vicino al bancone. Giorgio! Si senti chiamare da un ragazzotto biondo, un po’ appesantito dal lavoro sicuramente sedentario di sistemista.

Il ragazzotto gli sorrise e gli corse incontro, abbracciandolo: “Che bello vederti, finalmente!”

Sì, dopo tante chattate, eccoci di persona!”

Purtroppo ho a disposizione solo 15 minuti, poi sai che devo andare al lavoro…” gli rispose Lord un po’ dispiaciuto “..il tempo appena di bere un caffè…”.

Non preoccuparti, anch’io non ho molto tempo”, mentì Giorgio, ma non voleva essere di peso. Il caffè rimase nella tazzina. Lord sembrava demoralizzato da qualcosa.

Sai, con Stefy chiudo. Aspettiamo un altro bambino…Mia moglie…”

Ma tu e Stefy,…vi siete mai incontrati?”

No, Stefy non vuole, dice che non vuole essere lei a rovinare la mia famiglia, e che dev’essere una mia decisione”, rispose Lord abbassando lo sguardo.

Sì, ha ragione, ma non puoi prendere nessuna decisione seria se non la conosci almeno fisicamente; non riusciresti mai a fare un passo così importante”.

Tu pensi sia solo una questione che riguarda una relazione fisica. Non è così, almeno nel mio caso; con lei, nella mia virtualità riesco ad essere e ad esprimermi nella maniera più autentica. Con mia moglie non c’è più quel rapporto di complicità che trovo invece con Stefy. Perché non si può amare più di una persona? Internet, ha creato un modo per permettere al nostro spirito di amare e di essere amati indipendentemente dalla nostra fisicità.”

Tua moglie non accetterebbe mai un’altra relazione, me l’avevi detto…”

Non andrei ad incidere nella nostra vita quotidiana. Amerei Stefy, ed amerei mia moglie in modo diverso, ma amerei entrambe…”

Non credo che Stefy sarebbe d’accordo…essere considerata un ritaglio di spazio intellettuale..”

Non so, così non si può continuare. Ho deciso di chiudere con lei…e voglio chiudere il blog”

No, davvero, non puoi farlo…”, disse Giorgio al suo amico, ponendo un braccio con affetto sulla sua spalla.

Ti porta via troppo tempo, anche al lavoro ed oggi, con il secondo figlio in arrivo, non posso permetterlo..”

E’ vero, ma puoi moderarti…”

Lo sai anche tu che non è possibile: una volta che si sono innescate le relazioni, si moltiplicano i contatti, le amicizie e tutto diventa più complicato, non puoi permetterti di ignorare tutto” guardò distrattamente l’orologio, “Devo andare…Tu adesso dove andrai?”

Da Giovanna”

Sei sicuro che voglia incontrarti?”

Non lo so”

L’amico lo abbracciò, senza dire altro, e se ne andò.

Lord65, ovvero la mattina, se ne andò.

Giorgio continuò a sorseggiare pensieroso il caffè ormai freddo.

Non gli aveva chiesto quale fosse il suo vero nome; avrebbe continuato a chiamarlo “Lord65”.

 (continua)

SE IL MIO UOMO CONOSCESSE ROLAND BARTHES

Può l’amore salvare il mondo? Naturalmente no, perché anche gli strnz si innamorano, però il cambiamento è sempre un atto d’amore…

Inserisco il primo atto di un mio racconto che parla d’amore e di cambiamento:

 

Giulia Penzo

 

Se il mio uomo conoscesse Roland Barthes

Se il mio uomo 

conoscesse Roland Barthes

basterebbe un abbraccio

per sentirmi

libera.

  

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe uno sguardo

a colmare

il desiderio.

 

 

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe un bacio

per slegarmi

dal dubbio.

 

 

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe il vento

per raggirare

l’attesa.

 

 

Se il mio uomo

conoscesse Roland Barthes

basterebbe una parola

per capire

tutto.

 

 

Se il mio uomo

mi conoscesse.

 

 

 

  Giovanna si sentiva completamente svuotata e si buttò sul letto per assaporare quei pochi attimi di libertà prima di iniziare nuovamente il tram tram quotidiano di annientamento. Sua sorella Giulia era arrivata anche quella sera con il figlio di due anni a casa dei genitori e il piccolo Andrea già bussava alla porta della sua cameretta con le piccole manine paffute. ac0d52e0ef692f3e08242639778eefce.jpgSuo nipote era un piccolo gnomo pensante, e non voleva fargli del male. Si tirò su dal letto a malincuore ma lo sguardo d’amore di Andrea le bastò per ricompensarla della fatica; lo issò tra le braccia per guardarlo alla sua stessa altezza. “Ana…, buba…”. Andrea le mostrava un piccolo graffio sull’occhio. Odiava sua sorella che faceva soffrire inutilmente quel bambino. Cominciò a baciarlo tutto fino a fargli il solletico e lui si dimenava allegro sul letto, dove insieme vi si erano tuffati, mentre Giovanna gli faceva le facce strane e sbaciucchiava con amore il piccolo corpicino che fremeva dal piacere. Un giorno anche Giovanna sapeva che avrebbe avuto un figlio. Lo voleva con tutte le sue forze, perché un figlio ti consolida nella tua esistenza, è il ponte verso l’infinito, la consapevolezza di esistere per sempre e che rimarrà per sempre qualcosa di te. Ma non avrebbe chiesto nulla ai suoi figli, li avrebbe lasciati liberi. Strinse forte i pugni, e le unghie si conficcavano sulla carne, con dolore. Giovanna amava il dolore.

Andrea era stanco e Giovanna lo raccolse accanto a sé, finché il sonno calò sui grandi occhi del bimbo. Giovanna volentieri sarebbe rimasta con il nipote a dormire, ma aveva ancora da scrivere la programmazione dell’anno scolastico. Lavorava come educatrice di asilo nido e doveva scrivere insieme alla collega il programma didattico per l’intero anno. E poi c’era Giorgio. Un appuntamento fisso ormai ogni sera. Aveva conosciuto Giorgio attraverso il blog: qualche frase di conoscenza, il passaggio su facebook, e il colloquio infinito su chat.

In poche parole aveva detto a lui di tutto: avevano flirtato ingenuamente, raccontando in maniera spudorata il proprio corpo e i propri desideri.

Lui voleva incontrarla.

Ma lei come avrebbe potuto?

Era un inganno vivente la sua esistenza.

Anzi si era impadronita di un’altra esistenza: “Amore, se tu potessi capire!”

Accese il pc ed entrò subito in chat; lui l’aspettava.

G ciao, come va?

G è successo ancora.

G ti ha picchiato?

G no, ma sono a casa di mia madre, me ne sono andata di casa con Andrea.

G e adesso, come stai? Dove sei?

G sono ritornata di nuovo a casa mia. E’ lui che adesso è uscito.

G amore, ti voglio vedere, ti devo incontrare…se posso aiutarti in qualche modo così mi è impossibile.

G non puoi aiutarmi, lo sai…

G va bene, ma ti voglio incontrare lo stesso, lo sai che così non possiamo continuare.

Giovanna troncò la chat. Chiuse di colpo. Non andava bene così? Perché farsi del male? Giorgio voleva incontrarla.

In quel momento entrò anche sua sorella: “Vado a casa, Mario mi viene a prendere”.

Sei sicura? Non sarebbe meglio per te fermarti qui?”, le disse Giovanna, preoccupata.

No, lo sai che dopo si incazzerebbe ancora di più”, le rispose sua sorella, che intanto sollevava dolcemente tra le sue braccia il bambino, che ignaro continuava a dormire.

Ma tu hai bisogno della tua libertà, non puoi continuare così…”, Giovanna aveva visto le occhiaie da notti insonni nel viso di sua sorella. Giulia era bellissima. violenza01G.jpgUna donna che poteva avere chiunque, al minimo gesto gli uomini le sarebbero caduti ai suoi piedi, e lei aveva scelto quello sbagliato, quello che la tradiva, quello che la picchiava se avesse osato ribellarsi, che la sviliva dinnanzi agli altri. Sua sorella li cercava proprio, quelli pazzi. Se ne andò, accompagnata dalla madre, fin giù sul portone. Giovanna si accostò alla finestra e vide la sorella salire veloce sulla macchina del cognato.

Lei si sentiva impotente. Ora sua madre sicuramente l’avrebbe cercata per rasserenarsi un po’.

Meno male che ci sei tu, con noi, altrimenti io e tuo padre non sapremo cosa fare” le avrebbe detto ancora una volta sua madre. E a lei chi pensava? Lei ad ascoltare, ad aiutare, a soffrire per gli altri, ma quando qualcuno l’avrebbe ascoltata?

Giovanna si guardò allo specchio. Sapeva di essere bella. La mano le scivolava veloce verso l’altezza del piccolo monte che delimitava la sua intimità, soffice come velluto. Si prese tra le mani le ciocche bionde dei capelli: voleva ora essere vista ora da lui, avrebbe voluto solo lui ora. Le arrivò un sms: buonanotte amore mio. Si buttò nel letto e finse che lui fosse lì.

 

Giorgio guardò l’orologio: era quasi la mezzanotte e G. non le aveva mandato nessun sms in risposta alla buonanotte. Quella donna lo faceva impazzire e lui non era mica un ragazzino, anzi era un uomo di 40 anni, separato e con figli. Un amico lo aveva fatto iscrivere a face book. “Conoscerai tante donne, dammi retta, altro che uscite a faticare, aspetta e vedrai…” gli aveva detto l’amico. Ed in effetti, dopo qualche battuta simpatica era facile passare ad un discorso più intimo e magari chiedere un appuntamento.

Ma con G. era stato lui a fare il primo passo: aveva visto la sua foto su Facebook. Erano tratti appena accennati, la foto era sbiadita, non si capiva nemmeno l’età, ma il mistero che ne emanava lo incuriosiva, e poi ne conosceva il blog. Anche lui ne aveva uno dove inseriva le sue poesie e le sue riflessioni sul mondo: una specie di diario che teneva costantemente aggiornato e con il quale aveva conosciuto molte persone, uomini e donne con cui intratteneva discorsi virtuali e da cui riceveva incoraggiamenti nei momenti bui e tristi della sua vita. Durante il periodo di separazione dalla moglie molti erano riusciti ad incoraggiarlo e a tirargli su il morale. Forse anche la sua dispersione nel blog, nel mondo virtuale, lo aveva allontanato dai problemi reali, non accorgendosi che la moglie pian piano se ne stava andando, via da lui. Vent’anni di vita insieme, dispersi in un vortice di impegni continui e di abitudini che ora pesavano alla moglie, che avrebbe voluto ancora passione, amore da parte sua. Era lui ad essere profondamente cambiato: dialogare con la moglie era qualcosa di scontato,come chiedere risposte alla propria coscienza. La conosceva così bene che non le poneva più domande e anche l’amore era scontato, nella sessualità quotidiana la ricercava come per soddisfare un qualcosa di naturale, vilmente erotico. Sua moglie meritava di più. Ma era lui che non gli poteva dare di più. I figli rinnovavano spasmodicamente la loro esistenza, ma acuivano nella loro richiesta giovanile la distanza dialettica tra di loro. La distanza allo specchio dei figli raddoppiava, si sdoppiava. E lui come un gatto randagio si rifugiava in un mondo virtuale, dove ancora aveva significato, dove la sua identità si confondeva ed emergeva nella sua essenza.

La moglie lo aveva compreso o, semplicemente, essendo una donna intelligente, lo aveva lasciato andare per prendersi anche lei le proprie emozioni e passioni. Era stata dura, comunque la separazione aveva portato a conflitti, con colpevolizzazioni reciproche di responsabilità nel fallimento della loro vita di coppia e per spartizioni materiali del patrimonio comune. Che tristezza! Vivere insieme, baciarsi, entrare ognuno dentro l’altro e poi, miseramente, incappare nell’inutilità della suddivisione economica di beni. Lui le avrebbe dato comunque tutto, ma lei lo rivendicava, e allora meschinamente, si impuntava anche lui su sciocchezze. Ora se ne stavano lontani, per evitare ulteriori sofferenze e litigi e vivevano ciascuno per conto proprio.

In quel momento, tra i suoi pensieri, entrò Giovanna e come al solito la percepì fisicamente accanto a lui. Lei si posava sopra di lui, la sentiva muoversi leggera, una danza colorata.

calendario_fantasy_luglio_07_2009.jpgSi scosse da quel torpore, non la voleva così e cercò di distogliere il pensiero; il suo sguardo si posò distrattamente sul calendario. Mancava ancora qualche giorno e poi sarebbe andato in ferie. Guardò il pc e prese una decisione. Avrebbe iniziato il viaggio. Una tappa ogni giorno per conoscere i suoi compagni virtuali. E avrebbe conosciuto anche lei, Giovanna. Anzi, Giovanna ne sarebbe stata l’ultima tappa.

Prese questa decisione, si alzò, si sedette davanti al pc e cominciò a scrivere ai vari contatti del suo blog.

                                                                                                             continua

 

P.S. le foto sono liberamente tratte da internet e non hanno alcuna attinenza con il racconto