Caro, non ti devi disturbare…

41+xoMEGRFL__SL500_AA300_.jpgDevo dire che mi ha incuriosito molto l’idea di immortalità di un chirurgo che ha parlato di La mort de la mort.

In effetti i progressi della scienza ci stanno consegnando una buona dose di “immortalità”.

 

 

 

 

 

Sì, sì… mi gusta molto l’immortalità, un po’ di più della trasformazione in diamante delle ceneri dell’amato defunto. images.jpg

Della serie: “Caro, non ti dovevi disturbare…”

 

 

Continuo il mio racconto:

Riassunto degli episodi precedenti:In un ufficio ministeriale compare uno strano aggeggio. Niente paura, si tratta di una radio, danneggiata, perché trasmette – ahimé – sempre sulla stessa frequenza.Siamo negli anni ’50 e in quell’ufficio ci lavora Maria. La donna, dopo aver ascoltato la musica della radio, esce dall’ufficio con buoni propositi. Vorrebbe cambiar vita e trovarsi un amore ma il destino si accanisce contro di lei. Proprio in quel momento un bambino sfugge alla madre e attraversa la strada senza accorgersi che una macchina sta arrivando. Maria vede tutto ed eroicamente si lancia sulla strada e salva il bambino. La macchina però la investe e Maria muore tragicamente. Passano gli anni e dentro quell’ufficio, siamo negli anni ’70, ora ci lavora Mauro, avvocato ma destinato al momento ad essere impiegato come amministrativo. Anche lui un giorno si accorge della presenza di una radio, misteriosamente apparsa sopra uno schedario. L’accende, ma la radio sembra essere bloccata su un’unica frequenza che trasmette musica religiosa. Lo stesso giorno fa uno strano incontro: si scontra all’uscita con il portaborse di un ministro che sta portando un’importante lettera proprio al Presidente della Repubblica. A scriverla sarebbe stato un misterioso gruppo composto da personaggi strani…

 

 RADIO X

 

images.jpgForse l’educazione incide molto sulla personalità di un individuo. Forse i geni spiccano e determinano le nostre esistenze, fatto sta che l’ideologia politica e la visione del mondo si passa di padre in figlio, di madre in figlia come una dote ben guarnita di pizzi.

Invero suo padre aveva subito notato nel figlio una strana dose di debolezza.

Fin da piccolo era un bambino piagnucoloso, che amava stare con la madre, giocare con le bambole delle cuginette che venivano a casa apposta per farlo divertire, spiluccare le coperte di lana, ciucciare per ore il biberon del latte.

Tutte queste banalità sembravano agli occhi del padre orribili segnali di indole femminile.

Ecco che allora per raddrizzarlo e riportarlo alla retta via mascolina, quando piangeva lo allontanava con serietà dalla madre e lo riponeva in una stanza buia finché il poverino smetteva di piagnucolare per poi riportarlo alla luce. In fin dei conti il comportamentismo insegnava questo: ad uno stimolo corrisponde una risposta e la punizione consisteva proprio in una circostanza volta a diminuire la probabilità di comparsa di una risposta non voluta.

Le cuginette diradarono ben presto le loro visite. Lo zio le spaventava quando osavano avvicinarsi al piccolo compagno di giochi. Il gioco del dottore venne sostituito da giochi solitari.

Le copertine di lana furono sostituite da pesanti trapunte, il biberon da tazze.

La madre si tratteneva da qualsiasi espansione di tenerezza, perché avrebbe in questo modo temprato il carattere. E così Roberto cresceva con pistole e robot atomici di latta che il padre faceva pervenire direttamente dall’America.

atomicrobot.jpgSi sentivano nella casa questi suoni rumorosi e luci accecanti mentre Roberto correva di qua e di là nelle stanze, uccidendo mostri di fantasia, ritrovando l’alieno verde dentro lo sgabuzzino buio, cercando di riempire lo spazio vuoto della sua giornata nella grande casa dove la madre si era ridotta a nero fantasma. Aspettava invece con ansia l’arrivo del padre che gli avrebbe permesso di godere di attimi di allegria, trasportato in groppa da una stanza all’altra, giocando agli indiani cattivi, a guardie e ladri.

E’ per bilanciare questa indole bonaria che spesso, inconsciamente, si diventa egregiamente cattivi.

Contro qualsiasi teoria comportamentista, sembrava funzionare una trasmissione intergenerazionale dispettosa, per cui quanto più il padre cercava di temprare il figlio, più questo teneva dentro sé un germe di debolezza che mitigava con una spavalderia dannosa per sé e per gli altri.

Alcune ideologie politiche sembrano pertanto colmare lacune presenti nelle persone. Tanto più uno si appoggia a un’ideologia che proclama un’idea di forza e la necessità dell’uso della forza, con la giustificazione della violenza in virtù del raggiungimento di un obiettivo, tanto più la persona che vi si appoggia e ne viene attratto, è una persona che ha bisogno di essere guidata, priva di qualsiasi atteggiamento critico nei riguardi del mondo. E così, come la responsabilità penale è sempre individuale, qualsiasi male è sempre individuale  e, invero, non esiste nessun bene comune, ma un bene sempre individuale.

Il bene della collettività, il bene comune è una baggianata creata per le masse, per il loro ammansimento, quando si sa appunto che il bene dell’uno non coincide con il bene dell’altro o di un altro o altri ancora e tanto meno non coincide con il bene di molti. Su questo incide l’educazione. L’educazione diventa il pretesto culturale per inculcare oggetti psichici frutto di contesti sociali e culturali dominanti, di chi detiene il potere.

Il padre era il potere. E tutto in suo nome.

“Diventerai un grande uomo, farai grandi cose”, gli diceva sempre suo padre.

Ma lui non voleva essere “grande”, si sentiva infinitamente piccolo, e incerto, incapace, tanto che si circondava di incapaci anche nelle amicizie.

Ora, a venticinque anni, Roberto si trovava ad un bivio. La morte del padre rappresentava per lui la morte di un mito. Questo mito lo aveva condotto a una strada impervia. Trovare la propria strada… missione impossibile, finché non aveva rintracciato indizi che gli avevano aperto uno squarcio di luce sul buio della misera esistenza.

Suo padre aveva combattuto! Anche lui avrebbe fatto lo stesso e avrebbe eliminato chi proclamava idee di uguaglianza. L’uguaglianza esisteva solo tra i vili. Il mondo invece era profondamente diseguale e si divideva in forti e deboli: i deboli dovevano soccombere.

Logico che lui si trovasse dalla parte dei forti.

Erano gli anni ’60  e tutto sembrava coincidere con la voglia di dare un impulso acceleratore ai movimenti all’interno del paese. Roberto per indole si trovava dalla parte di coloro portati all’azione. Il filo americanismo del padre lo aveva compreso come una resa iniziale a un modello di democrazia che invece a lui stava stretto.

Il mondo si divideva in bianco e nero, deboli e forti e vivi e morti; naturalmente non si poneva il problema di un’autocritica e di una riflessione intima.

I ragazzi che aveva iniziato a frequentare erano quattro o cinque balordi privi di qualsiasi valore morale: per loro vivere equivaleva a scopare e mangiare, mangiare e scopare secondo un ordine vario per cui il mangiare era sempre e comunque necessario. Sul lato sessuale, invece, tutto dipendeva da chi riuscivano a rimorchiare ma su questo il loro era un infimo successo per l’incapacità di connettere due parole nella trama di un discorso logico.

“Mango, domani partiamo per la montagna!”, disse Roberto a un ragazzone biondo alto circa un metro e novanta, disteso sgraziatamente sul divano, intento a grattarsi senza ritegno i testicoli.

Qualche volta i suoi amici gli facevano schifo.

“Cosaaa? In montagna?”

Nella stanza, a casa di Roberto, erano in tre: Roberto, Mango e il cugino di Mango, Alex.

Alex era piccolo e minuto, e fisicamente sfigurava in mezzo agli altri due, anche se con la testa riusciva a macinare più in fretta qualche pensiero.

radioantica.jpgSpegni quel cazzo di musica! …in montagna dove?”, gridò Alex, intimando a quel cretino di suo cugino di chiudere la radio, che stava emettendo una strana melodia religiosa.

Sapeva che se quel matto di Roberto si fosse messo qualcosa in testa, l’avrebbe fatta con o senza di loro. Si trattava perciò di prender tempo e di capire dove l’amico sarebbe andato a parare…

 

(CONTINUA)

 

 P.S. le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto della mia fantasia.

 

 

 

 

ENRICO NORDIO SEI GRANDE!

OK, CERTE VOLTE MI LASCIO TRASPORTARE DAL CAMPANILISMO: IERI MI SON GUARDATA X-FACTOR…

Già, ieri ho aspettato fino a mezzanotte per vedere un nostro concittadino, di Chioggia, Enrico Nordio, cantare ad X-Factor .

Enrico ha cantato una canzone degli A-Ha, un gruppo pop norvegese che andava molto negli anni 8o e ha riproposto TAKE ON ME: un ottimo arrangiamento e una voce che ci ha fatto sognare. Bravo Enrico, devo ammettere che non guardo molta tv ma mi ha fatto piacere votare per te: hai davvero personalità e sei bravo a cantare!

 

Un nostro concittadino passa il casting ad X-Factor: trovate nel suo sito tutta la sua storia e il curriculum che, ragazz*, è proprio lunghissimo: 

 

CRONOSm_ece528e0e9fc449aa61a82eb735a7700.jpgTORY: 1995 – comincia a suonare il basso 1997 – entra nei Relik in veste di bassista e l’esordio fu da gruppo spalla ai Mau- Mau e facendo concerti nella zona di Chioggia fino a sporgersi fino in Friuli 1998 – apre la mente a varie situazioni satellite ai Relik 1998 – comincia a scrivere e mettere in cassetto le sue prime canzoni 2000 – lascia i Relik e fonda i Thumar, Gruppo crossover NewMetal in cui suona la chitarra 2001 – entra nei Revolution come bassista e successivamente anche contrabbassista 2001 – comincia la registrazione coi Revolution di un disco 2002 – entra nel J24 gospel Choir in qualità di corista-solista 2002 – conosce e segue un corso di Elio Lazzarin, famoso insegnante e poli-strumentista il quale diventa fin da subito suo secondo mentore musicale 2003 – conosce il m° Luca Pitteri e comincia il suo anno di prove per entrare nel coro diretto dallo stesso maestro, il Venice Gospel Ensemble 2003 – comincia la sua esperienza come fonico e tecnico audio live 2003 …

Mi fermo qua, non basta un post, se volete andate a visitare il suo sito dove troverete anche i suoi provini a X-Factor.

 

 

Un abbraccio ad Enrico Nordio, dicendo che TIFIAMO PER TE! E VINCA IL MIGLIORE!