Auguri per un felice 2019!

All’ultimo dell’anno (e quindi subito nel primo giorno dell’anno) non può mancare nell’ordine rigoroso:

  1. mutande rossemutande2. persone che ami a fianco
    IMG_5380 (3)3. sentire almeno telefonicamente chi vuoi sentire per tutto l’anno

4. pubblicare una parte del racconto che stai scrivendo (questo perché è sintomatico di continuare a scrivere per tutto l’anno)

5. non fare lavori di casa se non quelli strettamente necessari alla                               sopravvivenza

Intanto vi auguro a tutti UN FELICE 2019!

buon-anno-2019

Come sapete, stavo scrivendo Il mistero della donna pantera. Devo pubblicarne una parte… sono riuscita ad andare avanti anche se ora mi sono arenata in un punto cruciale del racconto.

IL MISTERO DELLA DONNA PANTERA

(se cliccate nella foto della pantera, questa vi rimanda al racconto nella parte precedente)


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CAP. 3 AVEDON

Era riuscito a raccogliere un po’ di uomini, in tutto una decina di cui poteva pienamente fidarsi.

Partiti all’alba, passando attraverso la foresta, erano arrivati alla capanna dove stavano Yoric e Eilen. Quando Avedon li vide, così vicini, cominciò a urlare contro Yoric.

– Lascia mia figlia o ti ammazzo!

– Padre!

Yoric allontanò bruscamente Eilen, non per paura ma per vedere in faccia chi osasse trattarlo in quel modo.

Si rivolse a Avedon brandendo la spada e con un passo felino gliela puntava direttamente sulla gola.

– Tu? Tu osi imporre ordini a me? Avedon! Tu, maledetto! Finalmente posso vedere chi ha distrutto la mia famiglia e ucciso mia madre. Posso ora vendicarla, tu osi venire qui dopo quello che ci hai fatto!

– Fermati Yoric!

Eilen tentò di rimettersi davanti a Yoric per fermarlo, ma era diventato una furia e con un gesto violento l’allontanò, buttandola a terra. Avedon corse subito in aiuto della figlia e prima che Yoric potesse reagire, gli si slanciò addosso con tutta la rabbia, buttandolo a terra e cadendo sopra di lui con l’intero peso del corpo. Ma Yoric era più giovane e forte e senza fatica lo rigirò, rimettendolo a terra e ponendosi sopra, così che l’altro non potesse reagire. I compagni di Avedon fecero per intromettersi nella lotta, ma Eilen li fermò, frapponendosi tra i due e gli uomini.

– Fermi! Lasciateli fare…

Yoric prese Avedon per il collo, con violenza.

– Maledetto! Ti ricordi di me? Di mia madre e di mio padre. Lo sai che mia madre è morta per colpa tua?

Avedon era diventato rosso paonazzo e comunque per la stretta alla gola non gli sarebbe uscita una parola dalla gola e non avrebbe in alcun modo potuto rispondere.

– Yoric, ti prego! urlò Eilen, rivolgendosi con sguardo implorante al ragazzo.

Yoric con sprezzo allentò la presa e lasciò andare l’uomo quasi agonizzante.

– Non meriti neanche la morte! Ti ci vuole più coraggio a vivere, maledetto! e dicendo queste parole si rimise in piedi, cercando di pulirsi le mani sui vestiti.

Eilen accorse subito in aiuto del padre, ma questi si era già messo seduto e la cacciava malamente con la mano.

– Padre, Yoric mi stava aiutando. Stamattina abbiamo trovato uccise in maniera violenta le due persone che per proteggermi dall’oscurità e dal freddo, mi hanno ospitata nella loro casa. Erano Magda e Milko.

Un lampo di orrore passò veloce negli occhi di Avedon. Non si era ancora ripreso dalla lotta con Yoric, aveva un profondo segno rosso attorno al collo e se lo toccava con le mani come per cercare un po’ di sollievo.

Magda e Milko, come avrebbe potuto dimenticare? Li aveva cacciati per non destare sospetti tra gli abitanti del villaggio. Doveva pure trovare qualche capro espiatorio che distogliesse l’attenzione dalla sua povera moglie. Si era sentito profondamente ingiusto quando li aveva attaccati, denigrandoli dinnanzi a tutti per la loro bassa statura come se fosse una colpa, un marchio della loro nefandezza.

Guardò Yoric e vide lo splendore della giovinezza, la forza dei muscoli che si lasciavano intravvedere nelle vesti inconsistenti che lo ricoprivano. La sua bellezza emergeva nitida a confronto degli altri uomini. Gli occhi però, di un nero profondo, trasparivano la durezza della sofferenza. Si era odiato per quello che aveva fatto ai genitori di quel ragazzo, cacciati per evitare a sua moglie l’accusa di essere un mostro.

Guardò Eilen. In quel momento la figlia lo scrutava con apprensione, aveva la stessa pelle chiara di sua madre, gli stessi occhi felini… sentì una strana fitta al cuore. Si portò le mani al petto, sentiva che la morte stava arrivando, sua figlia… come sua madre, la stirpe non sarebbe mai finita e quei mostri, l’unico mostro era proprio la persona che amava più al mondo.

Un guizzo di paura passò veloce nei suoi occhi. Si contorsero le mani attorno al petto e stramazzò al suolo. Eilen capì subito che stava per morire e gli si lanciò vicino per soccorrerlo. Yoric rimaneva indifferente, mentre Eilen chiamava suo padre inutilmente per cercare di risvegliarlo. Le sembrava impossibile che potesse succedere proprio in quel momento. Anche gli altri si fecero intorno al corpo del loro capo. Guardarono con cattiveria Yoric, come se la colpa della tragedia fosse imputabile al combattimento con il giovane.

Eilen sollevò lo sguardo verso Yoric, sperando di trovare un minimo di pietas, ma gli occhi freddi e impassibili la ferirono profondamente, simile a una stilettata nel cuore.

Come poteva rimanere indifferente dinnanzi a suo padre? Possibile che l’odio fosse così forte in lui da non accorgersi della sua sofferenza?

Yoric era immobile. Dentro di lui si scatenava un inferno di sentimenti. Davanti c’era Eilen che avrebbe voluto abbracciare e difendere da quel dolore ma l’onore e il disprezzo per l’uomo che aveva distrutto la vita dei suoi genitori lo trattenevano.

Decise in quel momento che se ne sarebbe andato, per evitare qualsiasi comportamento o parola che potesse ferire la fanciulla.

Eilen ricacciò dentro le lacrime. Realizzò che avrebbe dovuto affrontare tutto da sola. Sarebbe diventata il capo di quegli uomini, doveva prendere in pugno la situazione prima che tutto le sfuggisse di mano.

Lo vide allontanarsi e quel disprezzo l’indusse a reagire.

– Prendete quell’uomo!

Yoric la udì, appena in tempo per rendersi conto di essere ormai accerchiato dagli uomini di Avedon, ormai al servizio di Eilen.

– Eilen! Tu sai che non c’entro con la morte di tuo padre. Vuoi essere come lui, imprigionare un innocente? Ieri sono morte due persone in questa casa e dovevamo cercare i colpevoli, te ne sei dimenticata?

– Yoric, lo so bene – lo sfidò Eilen – ma tu sei un ribelle che si è rivoltato contro mio padre. Lui è morto a causa tua e devi pagare per questo. Ti condurremo al villaggio e lì sarai giustiziato secondo la decisione dei nostri saggi. Così ho deciso.

Una decina di uomini si buttarono contro Yoric, che nonostante la resistenza, dovette presto arrendersi alla loro forza.

Fu condotto al villaggio a piedi.

Eilen era alla testa del corteo, in groppa al cavallo con sopra il corpo di suo padre. Quando arrivò tutti gli abitanti le si fecero intorno.

Le vesti strappate, i capelli scarmigliati ondeggiavano sopra di lei, e lasciavano guizzare dal pallore del viso, quasi spettrale, due occhi di fuoco. Sembrava una belva, più del cavallo che conduceva. Scese senza guardare nessuno. La sua amica Vania provò ad avvicinarsi tra la folla che l’attorniava. Si accorse del corpo del padre morto e del giovane uomo che, legato a una corda, veniva strattonato dagli uomini a cavallo che seguivano Eilen. Vania lo riconobbe senza esitazioni. Anche lei aveva giocato insieme a Yoric per molti anni, fino al momento in cui Avedon aveva cacciato lui e la sua famiglia lontano dal villaggio.

– Eilen, amica mia, come stai? Cosa ti è successo? Yoric, come mai è qui, e tuo padre, com’è morto?

Voleva abbracciarla ma si trattenne vedendo la situazione di disperazione che l’amica stava provando in quel momento.

– Chiamate i saggi! Voglio che si svolga subito il consiglio, dobbiamo decidere subito, perché ne va della vita di questo villaggio.

Scese da cavallo e si diresse senza guardare nessuno verso la sua casa. Si precipitò dentro togliendosi, quasi strappandoli con forza, i vestiti.

Li gettò lontano, sapevano di sangue, di umori, di morte. Si guardò allo specchio e quasi lanciò un urlo vedendo le pupille diventare quasi gialle dalla rabbia che la percorreva tutta. Come poteva Yoric trattarla in quel modo e aver agito così nei confronti di suo padre senza dimostrare alcuna sensibilità e sentimento di pietà?

Decise di farsi un bagno. Non poteva incontrare i saggi nel villaggio in quel modo, da belva selvaggia. Doveva calmarsi e decidere cosa fare.

Si lavò accuratamente con l’acqua calda che l’amica Vania le aveva portato. L’aveva subito raggiunta.

– Eilen, racconta, cosa ti è successo e perché Yoric?

– Vania, ti prego ora lasciami tranquilla, e quando mi sarò calmata ti prometto di raccontarti tutto.

– La voce che circola al villaggio è che tuo padre sia morto a causa di Yoric, durante un combattimento.

– No, Vania ti prego, non è proprio così… dopo ti spiegherò.

L’acqua calda cominciava a fare il suo effetto e i muscoli iniziavano a rilassarsi. Si lavò accuratamente i capelli. Non capiva come tra essi si fossero annidati grumi di sangue. E immagini a flash le passavano nella mente, le urla di Magda… non riusciva a capire. Un brivido di freddo l’attraversò. Lo estromise con forza dai suoi pensieri. Per questo si passò a lungo l’unguento profumato che sua madre usava abitualmente e che il padre le aveva consegnato.  Suo padre, ora come avrebbe fatto senza di lui? Come poteva essere la guida del villaggio e prendere il posto del padre? Si sentiva ancora troppo giovane per una così grande responsabilità. Ma non voleva deluderlo, sapeva che suo padre ci teneva a trasmettere alla figlia il suo comando.

(CONTINUA)

(racconto di Giulia Penzo ©) 

Auguri per un felice 2019!ultima modifica: 2019-01-01T00:00:46+01:00da emmagiulia
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