15/05/2012

A tutti i sognatori...

 Oh, ma che dolce questa canzone... da dedicare ai sognatori!

 

 

 

 

Ciò che ci unisce

 

non è una bandiera

 

ma il cielo d'azzurro infinito,

 

la bellezza del canto

 

di uguali voci diverse

 

a intonare libertà.

 

Ciò che mi unisce a questa terra

 

è la dolce brezza della laguna

 

il suo profumo salato nell'aria,

 

e lo stesso splendore,

 

la fiducia che ripongo nel futuro

 

quando guardo la mano

 

che sfiora e afferra e che nel pugno stringe

 

la certezza del domani

 

agognato e agito.

 

A te sono unita, laddove passione muove

 

i passi mancati del corpo,

 

laddove non c’è morte alcuna

 

ma vivo il pensiero, la fiera certezza

 

di un’idea d’umana giustizia.

 

Io sono laddove m’incontro

 

con te nello stesso umile unico sogno,

 

nei tuoi sogni, lontani ma simili ai miei.

 

Da te mi divide la terra, il mare, la laguna, i monti, il cielo

 

ma anche distante posso vedere i tuoi occhi

 

guardare dentro il tuo cuore

 

e rivedere il mio stesso desideroso essere.

 

 

 

 

 

 

P.S. Ho ascoltato casualmente questa canzone e me ne sono innamorata. Dall'ascolto nasce la mia poesia "Ciò che ci unisce...".

 

 

 

 

01:27 Scritto da: emmagiulia in sfoghi | Link permanente | Commenti (9) | Trackback (0) | Segnala | Tag: piccola bottega baltazar, sognatori | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

01/05/2012

1 maggio 2012

 

377334_314252625259130_219367184747675_1273106_28383985_n.jpgNon potrei vivere senza scrivere, fa parte della mia vita, del mio modo di sentirmi partecipe di questa vita: è il mezzo per dire quello che penso, anche se in maniera indiretta, attraverso i personaggi dei miei racconti e le mie poesie.

 

Allora cosa c'è di meglio di un 1° maggio di "dolce far niente"?

 

 

 

 

Ora respiro,

 

ora voglio,

 

ora amo.

 

Ti respiro, ti voglio, ti amo

 

e non c'è conseguenza

 

e c'è contemporaneità

 

e non c'è l'io e il tu

 

ma esiste solo il noi.

 

 

 

P.S. il dipinto è di John William Godward, "Dolce far niente".

La poesiola è frutto di fantasia.

 

00:00 Scritto da: emmagiulia | Link permanente | Commenti (17) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

26/04/2012

INSIEME DI_VERSI

Apertura con brano di Fabio Orefice "Scrivo perché"

Un unico tema per un insieme di_versi...
 
577634_3422063503053_1014150905_32774332_1956557612_n.jpga Zola Pedrosa (BO)
Sala Comunale del Municipio
sabato 28 aprile
ore 18.00
 

00:24 Scritto da: emmagiulia | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | Tag: poeticamente, zola pedrosa, giulia penzo, poesie | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

20/04/2012

La Primavera del Libro - Programma edizione 2012

LinguaFranca.JPG

http://www.linguafranca.it/it/Programma_2012/

 

Sabato 21 aprile 2012 alle 15.00 ci sarò anch'io!

Ecco il programma della giornata:

Sabato 21 Aprile

Ore 09.30
Castello Scaligero
Apertura mostra mercato della piccola editoria

11.00
Auditorium
Incontro-dibattito con Paolo Roversi sull’opera La mano sinistra del diavolo.

Ore 15.00-18.30
Auditorium

In-Con-Tra l’Autore. Il Giardino degli Scrittori: letture e presentazioni in sequenza con Marco Nundini, Giulia Penzo, Patrizio Pacioni, Mario Cionfoli e Arnaldo Ederle.

Ore 21.00
Auditorium
A Verona... l’anima mia! Poesie dialettali veronesi, ispirazioni. Esibizione musicale e figurativa a cura di Mattia Venturini, con la collaborazione di Milena Speri e Alessandro Berti.

23:05 Scritto da: emmagiulia | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala | Tag: linguafranca, fedele tradimento, giulia penzo, festival, primavera del libro, libro | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

02/04/2012

A te che leggi

leggere-un-libro-t7340.jpgOggi ti regalo un libro,

copertina lucida e titolo d’effetto,

così attraente che ti trascina sul letto

a combattere contro i fantasmi del sonno.

Con la luce le parole si velano d’ombre,

e tra quei segni cerchi il messaggio.

Famose parole che raccolgono

il senso di una vita

non meno importante della tua,

di te che ricevi, cresci e dai.

In te si raccoglie il meglio,

in te appare l’umanità nella sua essenza.

Per ora ascolta soltanto e medita.

Hai tutta una vita davanti per conoscere

quello che già inconsapevolmente sei.

Per ora raccogli solo il messaggio

di chi forse voleva dirti qualcosa.

 

 

 

 

P.S. la foto è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia, frutto di fantasia.

 

01:16 Scritto da: emmagiulia | Link permanente | Commenti (14) | Trackback (0) | Segnala | Tag: libro, figlio | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

25/03/2012

E l'hanno chiamato amore

catene
Spezzare le catene, su tutti i fronti.

 

 

 

 

 

 

Ci hanno dato buoni consigli,

fornendo alibi ai nostri nemici.

Hanno camuffato il colore delle emozioni

tingendolo del nero della schiavitù.

Adagiandosi sul nostro ventre

hanno finto gemiti di piacere

provando l'orgasmo del potere.


E l'hanno chiamato amore.


Si sono eretti simulacri,

finti tabù del nostro tempo,

glorificando la sicurezza della catena.

In nome della libertà

abbiamo tagliato le nostre vene,

dissanguando intelligenza.

E il sangue versato

l'hanno chiamato amore.


 

P.S. l'immagine è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia, opera di fantasia.

19:12 Scritto da: emmagiulia in opinioni | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Segnala | Tag: catene | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

10/03/2012

Felici cime

250px-Colle_del_lys_da_versante_est_roccasella.jpgLa lotta strema le coscienze,

il conflitto indebolisce il pensiero,

mi son detta,

quando ho visto un contadino raccogliere

pietrose offese come succosa frutta.

Spalava dalla terra le parole vergognose

di chi sporcava col catrame

i sentieri della felice cima.

 

La montagna chiama,

la montagna è carne,

mi son detta,

anche se straniere e lontane

percorsi incrociano le genti:

agitate dallo stesso vento

le chiome degli alberi

e i capelli del ragazzotto imberbe.

 

Svettano ora stanche le cime

martoriate da mostruose escavatrici,

che annegano nel cuore della terra

il buio informe di un tubo di ferro.

 

Negli occhi del poliziotto

c’è lo stesso spavento della donna

che spalanca il seno all’ingrata violenza.

Allarga le braccia di fronte al figlio.

 

E, attraverso il filo spinato,

non riconosce di aver innanzi una serpe.

 

 

 P.S. la foto è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia, opera di fantasia.

14:26 Scritto da: emmagiulia in sfoghi | Link permanente | Commenti (15) | Trackback (0) | Segnala | Tag: montagna, no tav | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

29/02/2012

#FreeRossellaUrru

rossellalibera.jpgNella notte tra il 22 e il 23 ottobre scorso Rossella è stata rapita in Algeria nel campo Saharawi di Rabuni da una banda di miliziani armati, assieme a due cooperanti spagnoli.

 

Chi è ROSSELLA URRU?

 

Rossella Urru ha 29 anni, sarda, ed è la coordinatrice nei campi dei Rifugiati Saharawi dei progetti della ONG CISP (Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli). Il CISP opera nei campi dal 1985, in coordinamento con organizzazioni internazionali - tra le quali la Comunità Europea, il Programma Alimentare, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite -, la cooperazione italiana, enti locali italiani, in particolare la Regione Emilia Romagna e comuni in essa presenti.

 

Dalla Farnesina si sono ricevute buone notizie sullo stato di salute di Rossella ma serve mobilitare anche l’opinione pubblica per mantenere alta l’attenzione e l’impegno per la risoluzione di questa grave situazione che vede una giovane volontaria in pericolo di vita e in uno stato di sicura sofferenza.

Qualcosa si sta mobilitando da quando l’artista Geppi Cucciari ne ha parlato sul palco del Festival di Sanremo.

 

Oggi a livello nazionale parte la CAMPAGNA #FreeRossellaUrru, con cui la rete si mobilita sui blog per chiedere la liberazione di Rossella.

 

Per saperne di più visitate il sito creato dai familiari di Rossella:

 

 

http://www.rossellaurru.it/

 

Per la liberazione immediata di Rossella Urru

 

 

In molti abbiamo vacillato di impotenza. Ci siamo sentiti infinitamente soli di fronte a tanto assurdo, svuotati da tanta assenza improvvisa. Così ci siamo chiusi in un lungo silenzio. Ma quello che noi credevamo un silenzio si è rivelato essere in realtà un coro di voci giunte da ogni dove. Un coro di solidarietà e di affetto che, dalla notte tra il 22 e il 23 ottobre, diventa sempre più accorato, sempre più grande e sincero. Senza addentrarsi in considerazioni ed analisi di ordine politico o religioso, lasciando quindi che siano gli esperti ad occuparsene in altre sedi più appropriate, questo blog vorrebbe solamente essere il punto di incontro fra tutte queste voci. Raccogliendo e condividendo in un unico spazio libero e aperto a tutti le numerose testimonianze per l’immediata liberazione di Rossella Urru.

 

20:04 Scritto da: emmagiulia | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala | Tag: rossella urru | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

27/02/2012

FOSSI STATA DIVERSA

 

luna8an[1].jpgFOSSI STATA DIVERSA

Ti ho guardato per l'ultima volta.

Lo sapevo che era l'ultima.

Non volevo nemmeno sfiorarti:

avrei pulsato sangue e desiderio.

Fossi stata diversa

non mi sarei accontentata

di uno sguardo sfuggente,

ti avrei abbracciato

e scongiurato di non andare.

Ti avrei baciato

e pianto per farti rimanere.

Non ti avrei dimenticato in fretta,

non avrei sorriso al vento

al sole e a tutta la bellezza del mondo.

Tutto quello che dicevamo

non è che un mito lontano,

irraggiungibile. Amore

attende sul letto il mio bacio,

ancora mi soffia sul collo,

sussurra dolci parole al risveglio.

Fossi stata diversa!

 

 

P.S. l'immagine è tratta dal web e non ha alcuna attinenza con la poesia, opera di fantasia.

01:03 Scritto da: emmagiulia | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

20/02/2012

Mezzogiorno dell'animo debutta a Padova il 23 febbraio - Libreria Zannoni

enrico pietrangeliTutto assurdo, centripeto,

di una bellezza sconcertante

il vivere e la sua parodia di morte;

un logoro suono, traccia magnetica

divelta arando superstite giradischi.

...

 

 

 

Mezzogiorno dell’animo è la recente silloge poetica, che include anche una sezione di narrativa breve, realizzata da Enrico Pietrangeli e pubblicata alla fine del 2011 dalla CLEUP di Padova. Giovedì 23 febbraio 2012, alle ore 18, verrà presentata per la prima volta ufficialmente alla Libreria Zannoni di Padova in Corso Garibaldi - 21 (ang. Largo Europa). L’evento, realizzato con la collaborazione del Gruppo letterario “Formica nera”, prevede un intervento critico sull’opera di Luciano Nanni. Sarà presente, per l’occasione, anche l’autore che leggerà alcuni testi estrapolati dal libro. Un ulteriore intervento critico prevede anche la partecipazione della giornalista e operatrice culturale Vincenza Fava. Ci saranno, inoltre, due dei principali protagonisti delle manifestazioni ciclo-poetiche svoltesi nel corso dell’ultimo biennio, ovvero Andrea Bisighin, poeta che trova il suo campo espressivo nella bicicletta e co-organizzatore di CicloInVersoRoMagna 2011, nonché Giulia Penzo, scrittrice e collaboratrice per l’area veneta sia con CicloPoEtica 2010 che con CicloInVersoRoMagna 2011. Entrambi raccorderanno interventi mirati dalle sopramenzionate manifestazioni al libro stesso che nasce, non a caso, dall’epilogo agostano dell’ultima rassegna. Si tratta infatti di un libro che coincide con scritti realizzati, perlopiù, sull’onda della chiusura ufficiale della manifestazione dello scorso 12 agosto 2011, evento svolto a conclusione delle tappe di bicicletta e poesia, così come riportato nella stessa introduzione dell’opera. Un “ciclo” che parte da un altro biennio, quello realizzato in Sicilia, e ritorna, scandito con versi, in più parti del libro. “Con ciclo inverso e diverso, / altra ruota girerà sul verso,/ l’incompiuto giro d’una pausa / in attesa di un moto perfetto” esordisce il testo nel suo proemio. A seguire viene riportata una breve nota di lettura al libro realizzata da Liliana Arena dove, Amore e Fede, vengono posti in evidenza quali “viatici di guarigione”: “In Mezzogiorno dell’animo Enrico Pietrangeli sviscera il dolore, lo sventra e lo ricompone cercandone l’intima essenza e lo fa in prima persona, a testimonianza di un vissuto ‘esperito’ sulla propria pelle, analizzandone ogni possibile sfaccettatura, per poi giungere alla catarsi. L’autore comincia dall’atteggiamento di chi nega la possibilità di conoscerlo, mostrandosi indifferente ad esso, per poi seguirlo nella sua metamorfosi, fino a parlare di ‘contrappunto’ del dolore, penetrando la giustapposizione di più ‘melodie’ dal cui sconvolgimento simultaneo si ingenera un unitario e armonioso discorso ‘musicale’, per rimanere nell’ottica della metafora da lui utilizzata. Ne scandaglia l’anamnesi, le fobie, gli scherzi, l’esegesi, fino al suo epilogo. Pietrangeli respira il dolore alla ricerca di un baluardo esistenziale, che egli intravede nell’Amore e nella Fede, viatici di guarigione e ai quali approda, utilizzando un linguaggio poetico che nasce da uno stato emozionale e si trasforma, spaziando dalle assonanze alle figure grammaticali e retoriche in tutte le loro sfumature, dimostrando sapienza, pienezza, ricchezza e originalità di linguaggio espressivo”.

 

Gruppo letterario “Formica nera”

 

 

Luciano Nanni

Vincenza Fava

 

 

presentano il libro di

 

Enrico Pietrangeli

 

Mezzogiorno dell’animo

Cleup Edizioni

 

 

Intervengono:

Giulia Penzo e Andrea Bisighin

 

Giovedì 23 febbraio 2012

ore 18:00

 

Libreria Zannoni

Corso Garibaldi, 21 (ang. Largo Europa) - PADOVA

 

 

 

Scheda Evento

Settore: Cultura

Genere: Poesia e narrativa

Tipo di evento: Presentazione libro

Autore: Enrico Pietrangeli

Titolo: Mezzogiorno dell’animo

Editore: CLEUP – novembre 2011

ISBN: 978 88 6129 775 3

Interventi: Luciano Nanni, Vincenza Fava, Andrea Bisighin e Giulia Penzo

Data: 23/02/2012 - ore 18.00

Presso: Libreria Zannoni, Corso Garibaldi, 21 (ang. Largo Europa) - Padova

Ingresso: gratuito

22:04 Scritto da: emmagiulia | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala | Tag: enrico pietrangeli, mezzogiorno dell'animo, ciclopoetica | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

12/02/2012

Una che si chiamava Amore

Che bella questa canzone interpretata da Elvis Costello, uno dei miei cantanti preferiti.

Già, è facile essere fraintesi. E secondo me si adatta bene a questa mia (poesia).

 

UNA CHE SI CHIAMAVA AMORE

Seduta sullo scoglio, i capelli ondeggianti nel vento,

gli occhi sembravano riflettere il mare,

che ti scuoteva tutta,

impaziente com'eri di vivere.

Ecco, ti volti verso di me, ti sto di fronte,

mi guardi e mi dici: “Che hai?

Perché non ti siedi accanto?

Guarda com'è immenso!”,

e porti il tuo sguardo lontano, da lui.

Il mare t'invade, onda dopo onda,

in un freddo abbraccio.

Meriti un bacio. Ti do un bacio e ti abbandoni,

come se non esistessi, come se fossi mia e non lo sei

e ti aggrappi a me, ma sono io che cerco un appoggio.

Non ti avessi rivisto! La tua voce non ha suoni!

Non ha più suoni! Se non un intenso muggito.

Eri mia di nuovo, dopo tanto tempo,

dopo quel giorno in cui ti avevo lasciato,

in cui ti avevo detto che l'amore era finito,

che avevo trovato la mia strada senza di te.

Ipocrita! Meritavo almeno un'accusa infamante,

e invece te ne sei andata, senza dire niente,

con lo sguardo duro e impassibile;

sei andata senza domandarmi perché,

perché tutto era inarrestabile.

Ma tu avevi capito. Bastava uno sguardo e mi capivi.

È stato così fin dal primo momento.

Parlavamo molto poco. Non sapevo nulla di te,

dei tuoi segreti, dei tuoi tormenti.

E io me ne fregavo di quelle come te,

di quelle che amano per vivere.

Io una come te me la mangiavo.

Tu mi hai mangiato. Eri bella. Sei bella, tu sei il mare.

Ti ho cercato, amore,

ho trovato anche il posto dove abitavi,

ma chi ti conosceva mi ha confidato

che senza dire nulla te n'eri andata.

Ah, ero contento perché sapevo che soffrivi:

io ero contento.

La sera mi divertivo a giocare,

il sesso è sempre stato il mio forte.

Eppure quando con rabbia facevo l'amore,

mi ricomparivi, bella e selvaggia,

del dolore si aprivano porte.

Eri tu che possedevi il mio corpo e ti chiamavo.

Volevo solo te: Amore, ondeggiavo nell'amore.

Quando ti ho perso ho capito

che senza di te non ci sarebbe stato null'altro.

E sono venuto da te, ora sono qui e sto correndo da te.

 

“Un uomo si è gettato in mare!

Aiuto, una donna dice che un uomo è caduto in mare!”

Sulla diga, scossa dal vento e dalle onde,

si sentivano delle grida infrante,

intorno a una giovane donna un assembramento.

“Signorina, signorina, come sta?”

“Sto bene, lo conoscevo da poco.

Ad un certo punto si è messo a correre.

Ha detto ti amo e si è gettato in mare.

Mi stava raccontando che aveva amato qualcuno,

                                                una che si chiamava Amore”

18:45 Scritto da: emmagiulia in musica, opinioni | Link permanente | Commenti (9) | Trackback (0) | Segnala | Tag: amore, san valentino, elvis costello, fraintendimento | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

01/01/2012

BUON ANNO!

Ogni anno devo lasciare qualche mio racconto incompiuto sul blog, per scaramanzia.

Lo terminerò nel 2012!

AUGURO A TUTTI

UN FELICE 2012

E CHE LA RICCHEZZA (DI TUTTO) SIA CON NOI!

 

buon anno,2012,racconto,auguri


 

 


La viaggiatrice virtuale

buon anno,2012,racconto,auguriRIASSUNTO

Linda è impiegata in una grande azienda finanziaria.

Durante la cena prima delle consueta pausa estiva, il suo capo le chiede dove andrà in vacanza e lei, dinnanzi a tutti, per non sfigurare mente e confida che partirà per una vacanza nelle montagne austriache.

Non sarà così. Infatti decide di trascorrere le sue vacanze trincerata in casa per 15 giorni, senza farsi vedere da nessuno e facendo credere a tutti la sua partenza.

Ma non ha fatto i conti con il destino.

Proprio la prima notte di ferie, entra in casa sua un ladro. Riesce a bloccarlo e a trascinarlo nel salotto, ma dopo qualche ora si fa viva anche sua sorella. E sembra che tra le due non ci sia proprio un bel rapporto.

La vacanza virtuale comincia proprio a mettersi male...



Per seguire dall'ultimo post:

http://chidicedonna.myblog.it/archive/2011/10/10/cambia-m...

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

 

 

buon anno,2012,racconto,auguriSiete pazze, stavo per soffocare! Vi potrei denunciare per maltrattamenti!”, urlò contro Veronica.

Ah, bella questa! Ti introfuli di notte a casa mia e pretendi di essere accolto a braccia aperte?”, Linda riprese il controllo della situazione.

Quella cretina di mia moglie mi aveva assicurato che non c'era nessuno a casa per una quindicina di giorni! Chi pensava che avrei trovato non una ma due donne!”, si sfogò quel bellimbusto, quasi piagnucolando.

Tua moglie? Ma chi è tua moglie che sa tutte queste cose sul mio conto?”, chiese Linda, curiosa.

Lavora con te. Mi aveva detto che la casa era vuota in questo periodo, sai, ho bisogno di soldi, non puoi capire...”

Certo ed è naturale andarli a prendere a casa degli altri. A rubare come un ladro.”

Sì, sono un ladro, ma ti giuro che lo sono perché non so più cosa fare. Mi hanno licenziato e devo pagare l'assegno di mantenimento per mio figlio. Quella strozzina di mia moglie non riesce a capirlo e non vuole farmi vedere mio figlio finché non glieli avrò consegnati.”

Mi sembra giusto. Come padre non devi valere granché se non riesci nemmeno a contribuire al mantenimento di tuo figlio. Tua moglie deve pur ricevere un piccolo aiuto economico, non credi?”

buon anno,2012,racconto,auguriNon è colpa mia se a quarant'anni mi hanno licenziato e non trovo più lavoro. Comunque ho sempre aiutato a casa e mio figlio l'ho tenuto spesso con me. Sono le prime vacanze estive che non riesco a trascorrere insieme a lui, altrimenti saremmo andati al mare da qualche parte.”

Il ladruncolo frignava dinnanzi all'incalzare maligno delle domande di Linda.

Forse cerchi solo un certo tipo di lavoro. Mai provato come lavapiatti, cameriere, muratore o altro? Scommetto di no. Immagino che questi lavori siano troppo umilianti per te, mentre per tua moglie non è umiliante riuscire a cavarsela con quel poco che riesce ad avere con il suo stipendio!”

E smettetela voi due! Sembri una moglie in piena crisi isterica!”, gridò Veronica frapponendosi al loro discorso, “Su, prepariamoci qualcosa da mangiare che è ora di colazione ormai.”

I due seguivano con lo sguardo Veronica che si era diretta tutta pimpante in cucina.

buon anno,2012,racconto,auguriAprì il frigorifero in cerca di latte.

Oh, mamma!”

Il frigorifero era traboccante di ogni ben di dio. Si rizzò in piedi e guardò diritta negli occhi Linda.

Non dirmi che hai fatto una spesa giornaliera, qui ce n'è per sfamare un reggimento! Non me ne vado finché non mi spieghi cos'hai programmato di fare a casa con questo tipo!”

E no! Non cambiare le carte in tavola”, la fronteggiò subito Linda, “Sei tu che mi devi spiegare cosa sei venuta a fare a casa mia!”, e le si piazzò fulminea davanti con le mani sui fianchi a mo' di poliziotta.

Veronica sembrò quasi folgorata, colpita nel cuore, e si piegò in due a tremolare, andando a rintanarsi sul divano a fianco del bellimbusto per cercare protezione. Quello la guardava infatti inebetito e affascinato dalla grazia e dalla femminilità seducente.

E va bene, va bene... Ecco, mi sono lasciata con Marco. Anzi, l'ho lasciato, dopo che ho scoperto l'ennesimo tradimento! E non so dove andare. Giuro che non tornerei a casa nemmeno sotto la canna di una pistola!”

Sembrò soppesare bene le parole perché si rivolse al tipo: “Ehi, a proposito, tu non avrai mica una pistola!?”

Ma vi sembro tipo da portare pistole? Lasciatemi andare, va', siete due pazze... Non dirò nulla a nessuno, ma vi prego di lasciarmi andare! E poi qui si muore dal caldo, non riesco a resistere!”buon anno,2012,racconto,auguri

In effetti ci si stava inoltrando nella mattina più calda di quella maledettissima estate.

E Linda aveva fatto i conti con tutto tranne che con quel piccolo particolare. D'altra parte le forze della natura si chiamano "forze" a ragione.

Il clima fino a quel momento era stato clemente e le temperature ben al di sotto della media estiva. I meteo si erano sbizzarriti nelle previsioni più ardue, smentite ogni volta da brezze inaspettate che a Milano venivano accolte con gioia soprattutto dai vecchietti agonizzanti che cercavano rifugio con le loro badanti all'interno dei supermercati.

Ma se la fortuna è cieca, la sfortuna invece ci vede benissimo e proprio in quell'occasione il tempo sembrava finalmente esprimere la propria autorevolezza.

I metereologi avrebbero senz'altro ricordato quella giornata che sarebbe diventata la più calda da cento anni, raggiungendo un record senz'altro storico.

buon anno,2012,racconto,auguriGià se Linda avesse guardato i primi telegiornali  avrebbe notato con timore quei titoloni che gridavano all'emergenza, scoraggiando la gente a uscire di casa nelle ore più calde – e almeno su questo i nostri tre potevano starsene tranquilli - , avrebbe valutato seriamente le varie interviste agli esperti, con i numerosi numeri verdi da contattare in caso d'emergenza e i vari piani anticaldo delle ASL regionali.

Essere una persona fragile d'estate in effetti sembrava essere una questione piuttosto seria e il caldo mieteva persone fragili come se fossero vittime ineluttabili di un destino infame. La fragilità ora era un caso nazionale. E se Linda riteneva di essere una persona fragile, in questo caso aveva una buona ragione per sentirsi maggiormente in pericolo. Faceva caldo, anzi, caldissimo!

Guardò il tipo paonazzo in viso, da cui grondavano sulla fronte goccioline di sudore.

Fino a quel momento la tensione aveva dissimulato il calore sotto forma di nervosismo, ma adesso che le relazioni di conoscenza stavano facendo il loro naturale corso in effetti si cominciava a percepire l'umidità malsana che ristagnava sulla stanza non ancora sottoposta all'adeguata quotidiana areazione mattutina.

 

(CONTINUA)

 

P.S. le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto della mia fantasia personale.

00:00 Scritto da: emmagiulia in RACCONTO | Link permanente | Commenti (15) | Trackback (0) | Segnala | Tag: buon anno, 2012, racconto, auguri | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

28/12/2011

NO alla TRATTA, NO alle SCHIAVE del mercato della prostituzione

Con questo post mi unisco all'appello dell'ASSOCIAZIONE AMICHE DI ABCD

QUI l'appello:

Amiche di Abcd MOD 26.05.07h19.30.gif"Dalle inchieste fatte risulta che siano 500.000 le donne che ogni anno sono “importate” o che sono fatte transitare in Europa da organizzazioni criminali e immesse nel mercato come merce. In Italia ci sono dalle 50 alle 70.000 provenienti dai paesi dell’Est europeo o dai paesi in via di sviluppo, costrette a prostituirsi. Di queste il 40% sono minorenni (dai 14 ai 18 anni). Oltre il 50% è di ragazze africane.

Prendere coscienza di cosa c’è dietro al mercato della prostituzione è un primo atto per aiutare queste donne a riacquistare dignità, per questo vi chiediamo di unirvi a noi per dire “NO ALLA TRATTA – NO ALLE SCHIAVE DEL MERCATO DELLA PROSTITUZIONE”.

...

Per partecipare invia una mail a AMICHEDIABCD@fastwebnet.it indicando come vuoi partecipare, allegaci il link del tuo sito o blog e lo pubblicheremo sul nostro sito, oppure l’adesione ad essere iscritta/o nell’elenco. Per tutti gli approfondimenti e aggiornamenti sull’attività di Isoke, ti chiediamo di consultare la pagina sul sito: www.amichediabcd.org

 

AMICHE DI ABCD – www.amichediabcd.org
FACEBOOK EVENTO http://www.facebook.com/events/315162525171447/ AMICHE DI ABCD - CAMPAGNA DI
SENSIBILIZZAZIONE SULLE VITTIME DELLA TRATTA

Per approfondire il tema:


CARITAS - TRATTA E PROSTITUZIONE

Documento “Prostituzione e Tratta, Diritti e Cittadinanza – Le proposte di chi opera sul campo”

 

I LIBRI DI ISOKE

 

I. Aikpitanyi e Laura Maragnani

Le ragazze di Benin City, la tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d'Italia, edito da Melampo

 

I. Aikpitanyi - 500 STORIE VERE sulla tratta delel ragazze africane in Italia, edito da Ediesse Materiali

                                           

 

21:58 Scritto da: emmagiulia in opinioni | Link permanente | Commenti (8) | Trackback (0) | Segnala | Tag: tratta, prostituzione, appello, amiche di abcd | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

24/12/2011

LA NOSTRA VITA È LATTE DI NUVOLA!

Buon Natale a tutti!

 

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Non è il momento adatto per le favole.

O forse sì, visto che tutti ce le raccontano.

Avevo iniziato questo racconto mesi fa, quando si manifestava per Sakineh. I media non ne hanno più parlato e manco le ong che si erano mobilitate. Era stata sospesa la lapidazione, ma non sappiamo più nulla della sua sorte. Un po' come nelle favole, in cui il finale rimane sospeso in un limbo che s'immagina felice.

Il mio raccontino non ha nulla a che fare con la politica, come quello di Aristofane, anche lui ispirato dalle Nuvole.

Qui non ci sono filosofi, che cercano di raggirare con le belle parole. Non si parla di equità o di giustizia. Ho paura adesso a nominare il termine "equità". Quando lo nomino mi tengo stretta la borsa (anche se dentro non c'è nulla).

Le mie nuvole sono buone e il mio è un racconto buono. D'altra parte si avvicina Natale...

 

LA NOSTRA VITA È LATTE DI NUVOLA!

1438148450.JPGLa storia che ti voglio narrare non è una storia qualunque.

Alcuni dicono che i bambini nascono sotto i cavoli.

Altri raccontano che a portarli sono grandi cicogne bianche.

Io ti racconterò di come i bambini arrivano sulla terra.

Ma per fare questo dovrai alzare gli occhi al cielo.

Se tu alzi gli occhi al cielo, troverai il sole se è mattino, e il nero nero se è notte.

Potrai vedere le stelle, innumerevoli, alcune brillanti, altre si muovono..., ma forse non sono stelle, sono le luci degli aerei che volano nel cielo.

Guarda, con la mano potresti prendere una stella e portarla nel tuo letto.

Ehi, non farlo!

Alcuni dicono che le stelle abbiano un cuore e se tu le porti sulla terra quel cuore piano piano comincia a battere sempre più piano, inizialmente pum pum pum... e poi pum pum ed infine non si sente più.

La stellina, tutta morbida nel cielo, quando arriva sulla terra si sgretola come sabbia!u12977213.jpg

Ma riprendiamo dall'inizio.

Vedete nel cielo le soffici nuvole?

Ecco, tutti i bambini stanno là, sopra le nuvole. Diciamo che ogni bimbo lassù sceglie la famiglia quaggiù.

Ogni tanto, qualche bambino è curioso e si sporge un po' troppo dalla nuvola e allora..., be' allora cade.

Questa dunque è la storia di Alfredo e di come dalla sua nuvola cadde sulla terra.

Nella nuvola si sta da favola.

La vita è una pacchia.

I bimbi sono lì che se la spassano a saltellare come matti, perché la nuvola è di una sostanza gommosa che ti fa saltare alle stelle e nel vero senso della parola. Le stelle sono come piccoli cavalli ammaestrabili, li puoi cavalcare. Se vedi una stella con la coda è perché il bambino che la cavalca, la fa correre ad una velocità supersonica.

Alfredo se ne stava sulla sua nuvola insieme ad altri due compagni, Michele e Francesco.

Ora però vi devo dire la verità, nelle nuvole non c'è età.

Alfredo ad esempio non vi so dire da quanto tempo se ne stava tra le nuvole e poi tutti hanno un'aria... - come dire? - ... tra le nuvole!

Ma che si mangia tra le nuvole?

Provate ad immaginare: oh, cielo!

Prendete pezzetti di nuvola, metteteci un po' di sale e diventa una bella focaccia, simile a quelle fatte con tanta farina, acqua e lievito. Ah, ne puoi mangiare a volontà! Te ne stai stravaccato a pancia in giù per un bel po', ma ti assicuro che ne vale la pena.

torte_margherita.jpgE se ci metti lo zucchero? I pezzi di nuvola sono soffici più della torta margherita, una delizia se ci cospargi sopra un pizzico di cioccolata, solo un poco però, perché la delizia del palato è che quando si assaggia una nuvola così, mentre si scioglie in bocca ne hai ancora voglia.

Alfredo andava matto per questo tipo di nuvola e ne mangiava a volontà. Non era un tipo sportivo e si adattava a stare tranquillo tra le nuvole e fantasticare, quindi ormai lo conoscevano tutti. Era diventato quasi un'istituzione nel mondo delle nuvole.

Altri bambini invece quando dalla nuvola vedevano il mondo sottostante rimanevano incantati ora da un fiume che s'inoltrava tranquillo e serpeggiante nel mare, ora dal picco di una montagna che, allungando la manina, quasi talvolta riuscivano a sfiorare, e negli innumerevoli volteggiamenti della nuvola provavano un desiderio irresistibile di scendere sulla terra, attirati dalla bellezza dei colori, dalla magia delle persone che si muovevano con grazia sulla superfice terrestre. Ecco che la testa, pesando più del corpo, li trascinava giù, sollevati dal vento, e come per magia si ritrovavano piccini, tra le calde braccia di una mamma o tra le braccia forti di un papà. Non si ricordavano più della loro vita tra le nuvole e dei loro amici di nuvola.

Poi nella nuvola di Alfredo erano arrivati altri due bimbi, Michele e Francesco. E dopo la prima diffidenza si erano ritrovati con caratteri complementari e andavano d'accordo. Persino un musone come Alfredo adesso preferiva stare insieme a loro.

Il legame tra Alfredo, Francesco e Michele era qualcosa di unico.

Quanti giochi insieme!

A nascondino, tra gli anfratti della nuvola, a gare stellari su piste immaginarie, a saltellare per ore e ore senza mai stancarsi e a gustare il cielo stellato, bevendo latte di nuvola. Alfredo era il più vecchio e conosceva tutti i segreti e li sapeva sfruttare al meglio, perciò quasi sempre vinceva lui, ma era buono e non si vantava e poi con Francesco e Michele la vita sulla sua nuvola era migliorata notevolmente.

Finché non successe qualcosa che trasformò la loro vita.

Era notte, uno vicino all'altro, tutti e tre distesi si beavano del notturno cielo stellato. Le meraviglie non avevano mai fine.

“Da quanto tempo sei qua, Alfredo?”, gli chiese quella notte Michele, sdraiato accanto ad Alfredo.

“Non so, ma non mi preoccupo..., perché mi fai questa domanda?”

“Oggi ho visto una bellissima casetta dal tetto rosso. Dalla casa ad un certo punto è uscita una donna...”

“Non so, ce ne sono tante di case qui sotto. E quella donna cosa faceva?”

“Oh, nulla, però ad un certo punto si è distesa sul prato e ha guardato verso il cielo. Non so spiegarti, ma sembrava proprio che mi avesse visto. Ho provato a salutarla con la mano e lei...”

“Lei che ha fatto?”

“Mi ha salutato.”

“Gli umani son fatti così. Salutano tutto e tutti; ho spesso osservato la loro vita, qui dall'alto”, mentì Alfredo, “ci son posti orribili, pieni di ciminiere nere che sputano fumo nel cielo. Certe volte le nuvole si impregnano di questo fumo tanto da diventare grigiastre: gli uomini, come nere formiche, si incuneano dentro questi brutti contenitori per tutto il giorno e non ne escono finché non arriva sera. Si incamminano poi verso le loro case. Sono tristi, solo in alcuni giorni giocano con i bambini come noi. Sono felici, sì, quando si intrufolano tra gli alberi, quando si tuffano nel mare e si rincorrono abbrimages.jpegacciandosi, ma sono momenti così rari, rispetto a quell'infinita felicità che viviamo quassù...”

Michele rimase in silenzio. Sì, forse Alfredo aveva ragione. Quella donna in effetti aveva uno sguardo così pieno di... meraviglia? O forse era qualcos'altro.

Michele dormì, sognando ciminiere nere e il fumo che lo soffocava e poi una donna che correva verso di lui tendendogli le braccia: era la donna dalla casa del tetto rosso, bella, bionda, non sapeva come definirla, tanto i suoi lineamenti erano dolcissimi.

Si svegliò prima di Alfredo e di Francesco, guardò giù dalla nuvola e la vide, quella donna, ancora lì, che lo fissava e lo stava salutando.

Si sporse fuori dalla nuvola a guardare bene, forse un po' troppo, perché scivolò giù... giù... giù...

Dopo qualche minuto si svegliò anche Alfredo. Chiamò Michele, ma non rispose. Era preoccupato dopo il discorso della sera precedente. Non lo trovò.

La sua esperienza gli fece subito capire che Michele se n'era andato.

Francesco si svegliò allarmato dalle grida di richiamo.

Quattro capriole e fu da Alfredo. “Dov'è andato Michele?”, chiese allarmato all'amico. “Sulla terra. Dev'essere caduto questa notte.”

“E ora come faremo senza Michele?”, piagnucolò Francesco.

“Prima del vostro arrivo sulla mia nuvola ero da solo, perché non possiamo stare insieme noi due? Staremo bene, vedrai. Così al mattino non dovremo più litigare per il latte di nuvola!”

Eh, sì, faccio questo breve inciso nella storia.

Ogni nuvola ha una sua vita. E questo dipende da quanto latte di nuvola riesce a dare. I bambini si scelgono le nuvole più cicciute in modo da garantirsi per un bel periodo di tempo una buona scorta di latte. E naturalmente tra bambini c'è una lotta (all'ultimo latte) per acccapparrarsi queste belle e soffici nuvolette. Quella di Alfredo era al momento ancora la più cicciona di tutte, nonostante fossero in tre a rifornirsi fino alla partenza di Michele.

Certo, doveva ammettere Alfredo, che Michele era diventato per lui un grande amico. Michele era il simpaticone del gruppo, il pagliaccio sempre pronto a ridere degli altri e di se stesso. Già, come avrebbero fatto senza Michele! Adesso era triste per la sua partenza ma non voleva confidarlo a Francesco e sapeva che Francesco era molto legato a Michele. Francesco era un coccolone, tutto carezze e baci. Aveva bisogno sempre di essere consolato e allora Michele era sempre dolce con lui, lo aiutava in tutto.

Già, come avrebbe fatto Francesco senza Michele?

Alfredo prese una decisione.

“Vieni qui, Francesco!” lo chiamò, “guarda giù per piacere e dimmi cosa vedi.”

Michele si fidò di Alfredo e si sporse dalla nuvola per guardare, ma Alfredo con una piccola spinta lo buttò giù dalla nuvola.

Alfredooooooo...., lo sentì gridare, mentre cadeva a precipizio.

Alfredo non guardò. Sapeva che se si fosse sporto dalla nuvola, forse lo avrebbe seguito. Pensò che la sua decisione di mandare anche Francesco sulla terra era quella più giusta. Lui non era in grado di amare con la stessa dolcezza del suo amico.

Era resistito sulle nuvole tutto quel tempo grazie alla sua forza di volontà. Non voleva guardare giù dalle nuvole, si divertiva troppo in quel mondo e non aveva la voglia di affrontare una vita diversa sulla terra. Chi guardava giù, prima o poi non sarebbe più tornato sulle nuvole.

Ma la voglia di rivedere i suoi amici era troppo forte. Se avesse dato solo una piccola sbirciatina?

87_Fiume Po_ro.jpgFu così che guardò fuori e vide un mondo bellissimo. Il verde dei prati, l'azzurro del mare, il giallo del sole... oh... pensò che la terra fosse un paradiso! E poi cercò di restringere il campo visivo. Michele gli aveva parlato di una casetta dal tetto rosso. Eccola! L'aveva trovata..., e cos'era quel puntino che si muoveva? Era una manina e apparteneva a una piccola donna bionda. Prese il cannocchiale per guardare meglio. Sì sì, era una donna e sembrava proprio che lo stesse salutando. Provò a salutare anche lui e nel mentre, per appoggiare sulla nuvola il cannocchiale, si sbilanciò e cadde, cadde, cadde giù....

Ora vi chiederete se questa è la fine della storia. No no, questo è solo l'inizio.

Vedete ora quei tre bimbi, dentro quella casetta dal tetto rosso mentre, seduti insieme su un tavolo in cucina bevono a gran sorsate una bella tazza cioccolata calda con la panna?

Assomigliano a qualcuno? Certo. Sono Alfredo, Michele e Francesco. Ma loro non lo sanno.

Ora sono tre fratelli e hanno i nomi che per loro hanno scelto i genitori e non si ricordano più della loro vita tra le nuvole... o quasi più...nuvole,favola,equità,natale,racconto di natale

E quella signora bionda che li salutava mentre erano sulle nuvole? Ora è la loro mamma.

Litigano per la panna. A cucchiate se l'accapparanno, attingendo dalla grande ciotola sul tavolo.

“Non litigate, ce n'è per tutti!”, li sgrida bonariamente la mamma.

Alfredo le sorride e guarda i suoi fratelli.

“Mamma, non pensi che la panna assomigli a una grande nuvola?”

“Certo, è così bianca e soffice, proprio come una nuvola.”

I tre bambini, mentre mangiano a bocconi quella bontà di panna, sentono di essere felici e nei loro sguardi s'incontrano e per un momento sembra che si ricordino di quando erano amici e bevevano latte di nuvola... Tutti e tre volgono lo sguardo al cielo, fuori dalla finestra a indovinare le forme strane delle nuvole.

Pensateci un po'. Perché amiamo così tanto la panna montata* e la soffice neve?

Forse perché ci ricordiamo di quando saltellavamo allegri sulle nuvole.

 

La nostra vita è latte di nuvola!

 

 

 

*è per questo che i bambini amano la panna montata. Non vedete anche voi quanto assomigli ad una nuvola?

 

 

P.S. le immagini sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto di fantasia.

08:55 Scritto da: emmagiulia in RACCONTO | Link permanente | Commenti (12) | Trackback (0) | Segnala | Tag: nuvole, favola, equità, natale, racconto di natale | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

27/11/2011

Illogico

E mimage_book.php.jpegentre prendo respiro, mi libero...

Questa poesia era nata dalla lettura del libro di Tobino.

Anni segnano la distanza del mio animo dal contenuto.

Il racconto "La viaggiatrice virtuale" procede il suo percorso, ma odio impormi una scansione temporale. Ora, a dispetto di ogni logica, ho deciso di inserire questa poesia.

 

 

 

 

 

LIBERE DONNE

 

Che l'amore generi pazzia

questo è vero,

che l'amore guarisca la pazzia

anche questo è vero,

ma dove sta il confine

tra amore e pazzia?

Perché è sempre bello sconfinare,

arrivare là dove sei più libera

che nella comune libertà.

E in fondo, aggrapparsi all'illogico

non rientra nella naturale tendenza

dell'umano?

Il solo tempo, la nostra società

fatta di individui senza unicità

ci ha ricondotto a troncare

questa tendenza e a livellarla

su un unico terreno:

quello della logica innaturale

e snaturata dello stare assieme

senza conoscere con chi si sta assieme.

L'unico volo,

l'unico fremito di ali stropicciate

è quello dell'amore

che nasce ancora spontaneo

dall'illogico, da un sospiro dell'ignoto.

E non ha importanza quale sia il chi,

nella follia della normalità

o nell'anormalità della follia,

purché si alzino le voci

di desideri assopiti,

di tenerezze inaudite,

di instancabili carezze.

10:27 Scritto da: emmagiulia in sfoghi | Link permanente | Commenti (17) | Trackback (0) | Segnala | Tag: amore, pazzia, tobino, magliano, libere donne di magliano, poesia, premio poesia | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

11/10/2011

CAMBIA/MENTO

alba1.jpgPubblico una parte del mio racconto. Comincia a diventare imbarazzante anche per me questo silenzio nel mio blog, che poi, tutto sommato, è uno spazio virtuale importante.

Ho tanto da raccontare, ma al momento mi fermo qui. E' notte, anche se il post lo faccio uscire domattina (anzi, stamattina). Mi piace lasciarlo dormire, come me, un altro po' per poi svegliarsi alle luci dell'alba e aprirsi al nuovo giorno.

 

 

 

 

Continua il mio racconto "La viaggiatrice virtuale". Linda non sta trascorrendo una vacanza tranquilla...

continua dal post precedente

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE


Fu una giornata distruttiva. Erano quasi le quattro del mattino.

Era stata dura ma ce l'aveva fatta a trasportarlo fino in salotto. L'aveva legato per benino con la corda che teneva nel ripostiglio.

Cercò di svegliarsi ma gli assestò un altro colpo in testa e messo dello scotch sulla bocca così che non potesse gridare. Se l'avesse disteso sul letto dove avrebbe dormito? Così l'aveva trascinato fino al divano, per terra, rotolandolo sopra un vecchio tappeto, e aspettò che si svegliasse per farlo sedere sopra: le sue forze non le permettevano di tirarlo sù. Gli si addormentò vicino; per un attimo pensò di averlo ucciso, ma poi lo sentì lamentarsi. Si era avvicinata alla sua bocca per sentire le parole ma erano solo lamenti insensati. Emanava un buon profumo e non sembrava cattivo, almeno dall'aspetto.

Aveva cercato di liberarsi dalla corda stretta con cui l'aveva legato. Avere un padre pescatore qualche volta fa comodo. Difatti si ricordava una serie di nodi e ne aveva fatto uno per cui più ci si prova a muoversi e più si stringe il nodo. Comunque non era riuscito a liberarsi. Era mezzo intontito e anche Linda, le sembrava di essere uno zombie.

Quando si rese conto di essere prigioniero tentò di urlare. Gli aveva ficcato un piccolo fazzoletto in gola e l'implorava con gli occhi di toglierlo. Comunque le sorprese non erano ancora finite. Non si era ancora ripresa dallo spavento e stava osservando come un animale strano quell'uomo disteso per terra. Cercava di parlargli, di spiegare il motivo per cui si trovava a casa quella sera, anziché essere in viaggio. Quasi si stava scusando con il ladro... Certe volte si comportava  da cretina! Quello aveva profondi occhi neri e uno sguardo indifeso. Per un attimo aveva percepito la potenza del possesso, era adesso in balia della sua volontà, ma aveva altro a cui pensare.

busta_da_lettera.gifLa lettera che aveva trovato nella cassetta le aveva portato una notizia troppo bella per goderla in quella triste situazione.

Fu in mezzo a questi pensieri che sentì che qualcuno stava cercando di entrare nel suo appartamento...

Linda cominciò a maledire la giornata, ma si riprese subito e si diresse sicura verso la porta; questa volta avrebbe lasciato al bando ogni esitazione. Riprese il mano l'ombrello che aveva usato qualche ora prima con il ladro. Guardò dallo spioncino.

Aprì di scatto la porta.

Tu?”, esclamò quella.

Che ci fai a quest'ora a casa mia... E perché volevi entrare?”, Linda esclamò con tono inferocito. Poi si ricordò di non poter gridare e si mise a digrignare tra i denti: “Che ci fai a casa mia! Ladra!”

La poveretta girò la testa verso di lei e col tono più serafico del mondo le rispose: “E' questo il modo con cui dopo tanti anni si accoglie una sorella?”

Linda la guardò e trattenendosi dallo spaccarle in testa l'ombrello, preferì brandirlo in aria con rabbia.

Veronica, rispondi o giuro che te lo spacco in testa a costo di fare un omicidio; perché sei venuta qui a casa mia?”

Fammi entrare almeno, non vorrai svegliare tutto il condominio alle cinque del mattino!”, e intanto si era fatta strada, passando indenne davanti a Linda.

Maledetta vacanza!”, sibilò tra sé e richiuse la porta, sperando che le sorprese, almeno per quella giornata, si fossero esaurite.

Vedo che non sei sola... Ho disturbato qualche tuo gioco erotico?”, e toccò con la images.jpegpunta della scarpa il corpo legato dell'uomo riverso sul pavimento. “Sorellina, c'hai gusto a quanto pare...”, lo sfiorò con lo sguardo a soppesare la muscolatura soda e ben tornita.

A vederle non sembravano nemmeno lontane parenti. Una mora, alta e magra e l'altra piccolina e dai capelli rosso fuoco. Ma non era solo una questione di lineamenti e di corporatura. Era nel loro modo di approcciarsi alla vita che la distanza aumentava.

Se Linda appariva anonima a prima vista e cercava di defilarsi da ogni possibile situazione conflittuale, Veronica invece non perdeva occasione per farsi notare, per emergere.

Devi andartene, non puoi rimanere qua.”

Perché? Non mi puoi ospitare almeno per questa giornata? E poi mi sembri in difficoltà: questo tipo per terra non mi sembra un amico capitato per caso...”

Veronica, non voglio..., non sei più una bambina, non puoi rimanere qua perché questa è casa mia, casa mia, lo capisci?, mia e solo mia, e decido io chi deve e non deve restare”, rispose Linda con voce calma e serena, come se non ci fosse altra possibilità di scelta.

Fu in quel momento che l'uomo sul pavimento con un gesto repentino afferrò, nonostante la corda imprigionasse i suoi polsi, una caviglia di Linda, che senza alcuna precauzione gli dava le spalle, tutta presa dalla conversazione con la sorella.

Questo bastò a farle perdere l'equilibrio e a farla cadere per terra. Se non ci fosse stata Veronica a sedersi sopra quella stazza d'uomo, sicuramente quello avrebbe trovato il modo per rotolare sopra il corpo esile della donna.

Veronica invece gli si mise a cavalcioni sulla schiena e lo bloccò per terra e Linda potè staccare la caviglia da quella presa maldestra.

Hai visto che servo a qualcosa? Dai, mettiamolo seduto sul divano così lo teniamo meglio sotto controllo”.

Tutte e due issarono il losco individuo sul divano. Quello stava tentando di dimenarsi, ma un colpo della borsetta sulla testa da parte di Veronica gli tolse ogni piccola velleità di ribellione.

Grazie..., Linda allungò uno sguardo d'intesa alla sorella.

Ora Veronica non era più una sorellina, ma una donna matura. Le vide le piccole rughe intorno agli occhi, i capelli che non avevano più la lucentezza dei capelli della giovinezza, e nonostante tutto era una donna piena di fascino infantile, un qualcosa di incompiuto. Peccato che rovinasse ogni cosa...

Zitto! O ti caccio il fazzoletto di nuovo in gola!”

Veronica si stava rivolgendo al tipo seduto, paonazzo in faccia per la mancanza d'aria, che stava cercando di risucchiare voracemente dopo che gli era stato tolto il fazzoletto ficcato in bocca...

 

 

(continua)

 

 

 

08:10 Scritto da: emmagiulia in RACCONTO | Link permanente | Commenti (21) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

02/08/2011

Topi d'appartamento

Ora, che m'intrufoli in una storia d'appartamenti è solo un caso, senza riferimenti a situazioni d'attualità che non sarei in grado di commentare, visti gli intrighi d'alto spionaggio.

D'altra parte sembra inutile il tentativo di invitarvi a chiudere ben bene le porte quando partite per viaggi lunghi.

Ho girato per borghi in Calabria dove tengono la porte aperte e mi sembra che tutti se ne stiano tranquilli, a dispetto di chi dice che ci sia molta malvivenza al sud.

Non molto tranquilli se ne stanno invece altri ospiti in Calabria. Passando per la statale 106 jonica abbiamo rischiato di investire di notte molti immigrati che provenivano dal centro di accoglienza e dai campi di lavoro.

 

Continua il mio racconto "La viaggiatrice virtuale". Linda non sta trascorrendo una vacanza tranquilla...

continua dal post precedente

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

0ada273f7f259fffb87638a532166d77.jpegUn rumore insolito la svegliò; qualcuno stava incautamente tentando di forzare la porta del suo appartamento. Sbirciò l'orologio, erano le tre del mattino e un brivido la percorse lungo la schiena. Cercò di ragionare per quanto possibile a mente fredda, prese la prima cosa che le capitò tra le mani, un libro grosso, e si avvicinò verso l'ingresso. Abitava in un appartamento abbastanza grande in cui la zona giorno era suddivisa dalla parte notturna grazie ad un corridoio e a una porta a soffietto. Dal soggiorno attraverso il piccolo corridoio si passava nell'entrata e lì c'era anche un ripostiglio senza finestre. Vi entrò per rifugiarsi e avere un attimo per pensare e comunque nascondersi. Pensò subito a un ladro, a qualche malintenzionato che voleva entrare nel suo appartamento, approfittando della sua assenza. Si appoggiò silenziosamente al muro, aveva il cellulare in tasca ma non voleva usarlo. Voleva prima accertarsi di quello che stava accadendo... e poi telefonare a chi? Alla polizia? E così diventare la barzelletta del vicinato e tra i suoi colleghi di lavoro. A questo avrebbe preferito la morte. Nel ripostiglio lasciò il libro per afferrare un ombrello, molto più adatto nel caso di un'eventuale difesa e rimase in silenzio al buio, aspettando che il malvivente entrasse. 6652282-ladro-furtivo.jpgDifatti, di lì a poco sentì lo scatto della serratura e si maledì per non aver inserito il catenaccio. Quello entrò e richiuse la porta dietro di sé e fece i primi passi nell'entrata. Linda scorse un fascio di luce, probabilmente quello di una torcia. Pensò che il ladro andasse diretto verso il soggiorno, invece lo sentì muovere i primi passi e imprecare a bassa voce: “...azz!”

In quel momento vide una testa entrare per guardare dentro il ripostiglio e pensò dentro di sé: adesso!

Quello strabuzzò gli occhi per la sorpresa inaspettata e non riuscì a scansare l'ombrellata che Linda gli piazzò sulla testa. Il dolore fu tale che cadde a peso morto a testa in giù, ma la parte più dolorosa doveva ancora arrivare perché Linda continuava a batterlo dappertutto. Provò a rialzarsi ma senza risultato perché ormai si era trasformata in una belva inferocita. L'ombrello continuava a cadere sulla testa del topastro d'appartamento, finché quello non diede più alcun segnale di vita. Aveva agito al buio ma ora sentiva l'esigenza di vedere in volto quel malvivente. Accese la luce e lo vide...


(continua)

 

P.S. Le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto di pura fantasia.


01:34 Scritto da: emmagiulia in opinioni, RACCONTO | Link permanente | Commenti (27) | Trackback (0) | Segnala | Tag: viaggio, immigrazione, calabria | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |

07/07/2011

PERFETTAMENTE FELICE

sphereexpansion.gifCosì oggi mi sono sentita perfettamente felice. Questione di maturità, immagino, ma non solo. La consapevolezza di aver dato vita a qualcosa di grande.

Direi che è stato un BIG BANG! Oggi il rumore del big bang l'ho sentito pure io...

 

 

 

 

 

 

Continua il mio racconto "La viaggiatrice virtuale". La vita di Linda non è proprio così monotona come sembra...

continua dal post precedente

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

images.jpegLa notte la sorprese addormentata sul divano. Aveva puntato la sveglia per le cinque e si alzò ancora vestita dal giorno precedente. Prese le valigie e le portò nell'androne del palazzo. Il tassista era già lì ad aspettarla e così gliele consegnò direttamente, insieme a una lauta mancia. Il tassista era troppo assonnato per chiederle qualcosa, quindi partì subito come concordato e lei se ne ritornò nell'appartamento, silenziosamente come l'aveva lasciato. La mattina si svegliò alle undici e si mise a sorridere felice. In ufficio bisognava arrivare alle otto e a quell'ora si faceva la pausa caffé e immaginò le facce stanche dei colleghi. Si preparò una sontuosa colazione a base di riso soffiato, latte, yogurt e biscotti per onorare l'inizio della prima giornata completamente libera. L'unica nota stonata erano le tapparelle chiuse e avrebbe dato volentieri una sbirciatina al cielo per immaginare il tempo. Aprì comunque le finestre per lasciare agli spiragli di aria la possibilità di entrare attraverso le poche fessure che attraversavano le saracinesce.

Approfittò del tempo libero per sistemare la libreria. Associava ogni libro ad un momento particolare. Ora sfogliava Silone e ripensava a Mario. A diciannove anni certo non hai bisogno di leggere ma hai voglia di sperimentare e ti butti seguendo il tuo ideale. Che poi l'ideale di Linda era un uomo di trent'anni alto e biondo, con una moto da sballo e una passione per i Led Zeppelin. Nel suo zainetto trovavi un libro di Silone, una foto da bambino insieme ai compagni della classe al tempo della scuola elementare, un pezzo di zappa, simbolo del lavoro che non avrebbe mai fatto, e una borraccetta d'alluminio che qualche volta aveva provato ad aprire, ma senza fortuna, perché il tappo era stato sigillato. Lo aveva profondamente amato finché non aveva capito che sotto quei bellissimi capelli biondi non c'era null'altro che una zucca vuota che bighellonava con la moto in giro per il paese per sentirsi anticonformista. Gli altri giorni si accontentava di vendere capi d'abbigliamento a poco prezzo ai mercati dei paesi limitrofi. Un giorno le arrivò la sua proposta d9788895916002g.jpgi matrimonio, dopo tre mesi di sesso sfrenato. Ed in questo era stato un gran maestro.

- Ho solo diciannove anni!, gli rispose, come se la sua età fosse una giusta scusante. Alla stessa maniera rispose anche a Marco, qualche anno più tardi durante gli studi universitari. Non capiva il motivo per cui riusciva a attrarre così tanto gli uomini, si sentiva insignificante e non si accorgeva dei lunghi sguardi erotici cui sottoponeva le sue vittime. Rimise Silone al suo posto e sfilò Profumo di Capuana. Che libro misterioso! Ne sentiva ancora il reale sapore intrigante e quel personaggio femminile così fragile e forte allo stesso tempo, capace di emanare profumo di zagara in situazioni di disagio. Si annusò i polsi. A lei sapevano di zolfo. Iniziò a rileggere alcuni passi del libro ma cominciava a farsi tardi e piano si addormentò sul divano. Un rumore insolito la svegliò; qualcuno stava incautamente tentando di forzare la porta del suo appartamento. Sbirciò l'orologio, erano le tre del mattino e un brivido le corse lungo la schiena. Cercò di ragionare per quanto possibile a mente fredda, prese la prima cosa che le capitò tra le mani...

(CONTINUA)

 

 

P.S. Le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto di pura fantasia.

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24/06/2011

Il bastone e la carota

Poveri cittadini italiani!

 

continua dal post precedente

 

LA VIAGGIATRICE VIRTUALE

 

carota.jpegPrima di salire nell'appartamento, guardò nella cassetta della posta per evitare al ritorno il pagamento di qualche mora imprevista. Infilò la mano nella fessura, senza prendere la chiave e tirò fuori dalla cassetta una piccola busta bianca. Un sorriso comparve tra le sue labbra. Iniziò a salire le scale, senza prendere l'ascensore e cominciò a rigirare la busta tra le dita, quasi a soppesarne l'importanza.

Rideva da sola dentro di sé. Entrò in casa e valutò se non era il caso di prendere il coltello per aprire la busta oppure se sarebbe bastato un piccolo strappo, senza invadere il cuore della lettera. Optò per la seconda soluzione e strappò con le dita la carta sottile e dalla lettera scivolò un piccolo foglio.

Lo lesse voracemente, vide solo la firma; lo lesse e lo rilesse per accertarsi la verità della scrittura. Non poteva sbagliarsi, era vero. Si appoggiò al tavolo per non cadere dall'emozione, perché tutto le girava intorno, ma era come se il mondo dovesse trovare una sua posizione, una sua stabilità. Decise di mangiare qualcosa e si preparò un'insalata veloce e fresca.

La giornata si prospettava lunga ma piena di godimento. Preparò le valigie vuote, telefonò al tassista per concordare la partenza.

Il tassista avrebbe prelevato le valigie che lei avrebbe riposto sul portone alle cinque del mattino e le avrebbe portate al deposito della stazione. Poi lei sarebbe passata a prenderle dopo una quindicina di giorni. Sicuramente nessuno si sarebbe accorto che lei non montava nel taxi insieme alle valigie e comunque avrebbero visto il taxi partire.

Chiuse tutte le tapparelle, valutando se lasciavano qualche spiraglio di luce. Voleva evitare di lasciar trapelare la luce dall'interno, magari durante il buio notturno e rivelare così la propria presenza.

Quel giorno aveva acquistato un paio di cuffie per ascoltare la musica e la televisione. Doveva rinunciare a telefono e a pc, ma almeno la tv in quei giorni sarebbe servita per trascorrere il tempo e non annoiarsi.

Questa idea malsana di rimanere in casa quindici giorni senza alcun contatto umano e rinchiusa come una prigioniera inizialmente l'aveva accantonata come qualcosa di assurdo. Aveva persino pensato di partire veramente, ma non ne aveva voglia e comunque per lei sarebbe stato un atto di sottomissione alla volontà del padrone. Poi casualmente aveva letto di quel soldato giapponese che si era nascosto per ventotto anni, pensando di essere ancora in guerra. Se quel soldato era riuscito a resistere così a lungo, lei sicuramente ce l'avrebbe fatta per quindici giorni. Si sentiva in guerra e guerra al sistema sarebbe stata! Lei non avrebbe ceduto alle lusinghe della vacanza facile e massificata, allo stuzzicare fintamente innocuo del capo. Avrebbe condotto la sua battaglia di resistenza e ne sarebbe uscita vittoriosa: resistere resistere resistere! Queste sarebbero state le sole parole d'ordine. E sgranocchiò una carota con ingordigia...

(CONTINUA)

 

 

P.S. Le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto di pura fantasia.

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07/06/2011

La viaggiatrice virtuale

viaggio, ungheria, budapest, referendumE così, mentre mi accingo a partire per un viaggio reale, ne creo uno di virtuale, dove libero l'anima di una donna ingabbiata nella sua volontaria prigionia.

Tornerò in tempo per votare ai referendum del 12-13 giugno.







                                                                                   La viaggiatrice virtuale

viaggio, ungheria, budapest, referendumQuando Linda decise di partire si preparò mentalmente all'idea molto tempo prima e cominciò a selezionare tutta una serie di siti per programmare il viaggio nei minimi dettagli. Certamente non voleva trovarsi in situazioni poco piacevoli per colpa di una sua inadempienza.
Il viaggio doveva essere di almeno una quindicina di giorni; certo, se la durata fosse stata inferiore lei non ne avrebbe risentito e per gli altri non ci sarebbe stato alcun cambiamento.
Poi avrebbe staccato il filo del telefono e riposto il pc al riparo, sotto un telo plastificato che lo avrebbe protetto dai suoi melanconici attacchi imprevisti.
In ufficio aveva detto a tutti che sarebbe partita per l'Austria: un bel viaggetto in una zona di montagna, per non dimostrare abbronzature particolari al ritorno.
Si comprò un bel po' di scatolame e surgelati, così per quindici giorni non avrebbe sofferto la fame.
“Domani il gran giorno!” le disse la collega.
“Già, già...” arrossì.
Lavorava come impiegata in una grande finanziaria e spesso le capitava di non conoscere chi  sedeva nella scrivania accanto. Era da vent'anni che lavorava così e ormai aveva visto un continuo turn over tra le impiegate. D'altra parte solo una donna avrebbe accettato un lavoro così sedentario e poco gratificante, senza possibilità di carriera, e nel tempo erano sparite anche le compagne di lavoro più simpatiche per lasciar spazio a quelle rompiscatole, che parlavano tutto il giorno della famiglia, dei figli, degli altrettanto petulanti mariti. Il lavoro era per loro solo una paga mensile. Le guardava con commiserazione.
Lei si era sempre sentita completamente libera, fino a quella maledetta cena di lavoro.
Il direttore prima delle vacanze estive era solito organizzare una cena con tutti i dipendenti. Si trattava di una cena abbastanza grandiosa e impersonale in cui ci si scambiavano quattro battute insensate tanto per rendere meno noiosa una serata cui era impossibile rinunciare.
Il discorso era naturalmente scivolato, come ogni volta, sulla meta delle vacanze estive. Lei sorvolava vagamente e i suoi colleghi di rado approfondivano l'argomento, ma quella volta no. Il direttore ad un certo punto l'aveva guardata con un sorriso strano: “E lei, signora Linda, anche lei sempre così puntuale e precisa al lavoro, dove andrà di bello in vacanza?”
Quarantaquattro occhi la guardavano con curiosità.
Tutta colpa di questa maledetta maglietta rossa che attira l'attenzione, pensò Linda. viaggio, ungheria, budapest, referendumE la collega a fianco le dava una gomitata, invitandola a rispondere dinnanzi a quel devoto interessamento del direttore.
“In Austria, una quindicina di giorni”, rispose di getto, ripensando a quell'articolo sulle bellezze delle montagne di Sissi, che aveva letto proprio quella mattina.
“Bellissimo, ci racconterà poi...”, aveva continuato a sorriderle quella nullità di pallone gonfiato.
Non se ne capacitava, il giorno dopo tutti le avevano fatto i complimenti per quella scelta inusuale in un periodo in cui le mete più ambite erano spiaggie da sogno rinfrescate da palme e mari cristallini.
Linda abitava da sola, in centro a Milano, in un piccolo appartamento all'interno di un grande condominio storico, vicino alle vie più belle della Città. Era una di quelle donne che sembrano essere sempre le stesse nel corso degli anni, a venti, a trenta, a quaranta e ora a cinquantanni portava la sua età come un accessorio di Chanel, mai fuori moda e informale. Ma la domanda che ci si poneva era se una donna così fosse mai stata realmente giovane...

(CONTINUA)

 

P.S. Le foto sono tratte dal web e non hanno alcuna attinenza con il racconto, frutto di pura fantasia.

06:30 Scritto da: emmagiulia in opinioni, RACCONTO | Link permanente | Commenti (22) | Trackback (0) | Segnala | Tag: viaggio, ungheria, budapest, referendum | OKNOtizie | | | |  Facebook |  Stampa | |